sabato 7 febbraio 2015

Lo smottamento di Scelta Civica

A differenza di Berlusconi che, uso al mercato delle vacche, comprava senatori a suon di milioni di euro (NdR: lo ha confessato l’ex senatore De Gregorio che per questo ha patteggiata la condanna ad 1 anno ed 8 mesi) Renzi si comporta come il pifferaio di Hamelin.
Preoccupato per aver persa la stampella del Nazareno (NdR: almeno per qualche giorno !) e diffidando della disciplina nel suo partito, il ducetto di Rignano, scaltro e spregiudicato, ha dato fiato al suo magico piffero ed ha suonate note seducenti per i parlamentari di Scelta Civica.
Non si era ancora dissolto nell’aria il falso e stridente suono di quelle note che già le prime pantegane del Senato e della Camera, eccitate e paghe, si accucciavano senza pudore ai piedi di Renzi.
È realistico immaginare che siano solo le avanguardie di un ben più numeroso branco che abboccherà alle lusinghe del pifferaio.
È bizzarro che ciò accada a poco più di 48 ore dal congresso che dovrebbe eleggere il nuovo segretario del partito.
Ad onor del vero la dissoluzione di Scelta Civica era nell’aria da tempo, almeno da quando il fondatore del movimento, Mario Monti, aveva deciso di lasciare al suo destino la armata brancaleone che aveva messa insieme, in fretta e furia, per partecipare alle elezioni 2013.
Comunque, pur presentatosi agli elettori con una armata brancaleone, il progetto politico aveva riscosso un certo successo tanto da ottenere il 10,54% alla Camera ed il 9,13% al Senato.
Un risultato ottenuto nonostante Mario Monti, per inesperienza politica e per supponenza cattedratica, avesse messa insieme una sfilza di cantonate che, inevitabilmente, avrebbero inciso poi sulle sorti di Scelta Civica.
Sordo agli avvertimenti ed alle raccomandazioni di Corrado Passera, Monti aveva scelto di consegnarsi ad alcuni tromboni, mestieranti della politica da tempo immemorabile, senza capire che il loro vero interesse era quello di assicurarsi un salvagente qualunque che li riportasse ancora in Parlamento.
È stato così per Casini e Cesa che, resisi conto di non avere alcuna possibilità di essere rieletti essendo UDC ormai ridotta a prefisso telefonico, sono saltati sul carro di Scelta Civica.
Monti non si è reso conto che inserendo Casini e Cesa nelle liste elettorali, avrebbe fatto sì che gli elettori avvertissero un maleodore di muffa e vecchiume nel progetto di Scelta Civica che invece, almeno nelle intenzioni, intendeva proporsi come riformatore ed antitetico alla vecchia politica da contrapporre alla destra berlusconiana ed alla sinistra bersaniana.
Ma questo non è stato il solo errore commesso da Monti.
Non so se per inesperienza, dilettantismo, o altezzosità, certo è che Monti ha sbagliato anche il casting.
Inseriti nelle liste e in seguito eletti, si sono ritrovati così ex-finiani ed ex-berlusconiani, renziani della prima ora, frustrati dalla vittoria di Bersani alle primarie del PD, liberali e cattocomunisti, ciellini e sindacalisti.
Insomma, una miscellanea politica che in comune aveva solo la preoccupazione soggettiva di ottenere una poltrona in Parlamento.
Di fatto, già nelle prime settimane dopo le elezioni del febbraio 2013, i gruppi parlamentari di Scelta Civica sono entrati in fibrillazione e si sono verificate le prime frantumazioni provocate, guarda caso, proprio da quei tromboni che Monti aveva imbarcati con insensatezza.
Così, dopo soli 24 mesi di vita Scelta Civica rischia di scomparire dalla scena politica, mentre non scompariranno quei parlamentari che, facendosi beffe del mandato ricevuto dagli elettori, strada facendo hanno deciso di accasarsi in altre parrocchie.
Vorrei concludere, però, riconoscendo il merito a Scelta Civica di aver sottratti voti al Popolo della Libertà, evitando così di ritrovarci Berlusconi ancora Presidente del Consiglio.

venerdì 6 febbraio 2015

Matteo e Silvio … ganzi o gonzi ?

Nel vernacolo fiorentino è definito “ganzo” un individuo molto scaltro e smaliziato ma in fondo anche simpatico, mentre si definisce “gonzo” il suo contrario, cioè una persona sciocca che può essere imbrogliata con molta facilità.
Semplicemente mettendo una “o” al posto di una “a” si può stravolgere il significato di una parola.
Così sabato, poco dopo la elezione del Capo dello Stato, di questo giochetto semantico si è servito un deputato toscano per sentenziare: “l’elezione di Mattarella è la prova che Renzi è un ganzo e Berlusconi è un gonzo”.
Nel leggere su un quotidiano questa battuta mi è venuto da sorridere pensando a quanto siano lontane dal vero queste parole. 
Fin dal 18 gennaio 2014, giorno che sui testi scolastici sarà ricordato come il D-Day della “tresca del Nazareno”, avevo pensato che nelle segrete stanze del Nazareno si fossero incontrati due “ganzi”, ognuno dei quali determinato a conseguire, con scaltrezza, obiettivi assolutamente personali.
Renzi era alla ricerca di qualcuno che lo spalleggiasse nel silurare Enrico Letta e nello scalare Palazzo Chigi.
Berlusconi, invece, avvertiva il bisogno di aggrapparsi a qualcuno che lo disseppellisse dal ottenebramento politico in cui era precipitato dopo la sentenza della Cassazione e l’espulsione dal Senato.
Anche se per ragioni diverse Renzi e Berlusconi dovevano abbattere un ostacolo comune: Enrico Letta.
Ma il loro problema era come rendere meno perfida ed infame, agli occhi dell’opinione pubblica, quella macchinazione.
Non so a chi sia venuta l’idea, di certo però furono molto astuti nel far credere agli italiani che, con la “tresca del Nazareno”, loro due si proponessero solo di portare avanti un programma di riforme.
Fatto sta che in meno di cinque settimane dal D-Day Matteo Renzi poteva soddisfare la sua sfrenata ambizione, insediandosi a Palazzo Chigi, e Berlusconi poteva riemergere dall’oblio assurgendo a principale ed unico interlocutore politico del governo per la attuazione delle riforme.
Sarebbero sufficienti già queste prime circostanze per inficiare la battuta del deputato toscano, ma c’è ben altro.
Incontro dopo incontro, telefonata dopo telefonata, Berlusconi è riuscito ad ottenere da Renzi, ad esempio, che non si parlasse più del conflitto di interessi, che il DDL anticorruzione fosse rinviato di mese in mese, nonostante il malaffare nel Paese avanzasse come una valanga, che fosse messo in un angolo il reato di falso in bilancio, che giacesse in un cassetto, perché non gradita a Mediaset, l’asta di cinque canali del digitale terrestre, che di soppiatto fosse inserita nel decreto fiscale una norma così fatta da permettere al pregiudicato Berlusconi di ottenere l’annullamento della sentenza passata in giudicato.
Per contro Renzi ha avuta via libera per pavoneggiarsi ogni giorno ed a suo piacimento anche sulle TV Mediaset.
Insomma, a conti fatti la “tresca del Nazareno” sembra sia stata più utile a Berlusconi, per salvaguardare gli interessi suoi, delle sue aziende e dei suoi sodali, che non a Renzi.
Si racconta perfino che domenica sera ad un Berlusconi, deciso oramai a far saltare il Nazareno, uno dei famigli gli abbia raccomandato: “pensaci bene perché Renzi in un anno è servito alle tue aziende più di quanto siano serviti i tuoi ministri”.
Certo, dopo la pantomima dello sgarro quirinalizio Forza Italia è collassata ed il cerchio magico berlusconiano sopravvive afflitto da attacchi di panico, ma basta questo per affermare che tra i due il “gonzo” sia veramente Berlusconi ?

mercoledì 4 febbraio 2015

Esame di riparazione per il ministro M. E. Boschi

Ho sempre avuto il dubbio che nel nostro Paese le cose vadano male perché i palazzi del potere sono occupati da incompetenti e, ancora peggio, da furbastri che si preoccupano esclusivamente del tornaconto loro e dei loro compagnucci.
È inevitabile, perciò, che troppe leggi, emanate dal governo ed approvate dal Parlamento, tendano a garantire e tutelare l’interesse di pochi a scapito dell’interesse generale.
Questa strada, lastricata di privilegi e vantaggi a favore di tizio o di caio, alimenta il malaffare, la corruzione, l’evasione fiscale, e via discorrendo.
A questo, ad esempio, sono servite le decine di condoni dai quali sono stati sbeffeggiati tutti quei cittadini onesti che, magari a costo di sacrifici, avevano semplicemente rispettate le leggi.
Cosa attendersi, d’altra parte, da un sistema che tollera, da anni, che sugli scranni di Camera e Senato bivacchino, a spese dei contribuenti, decine e decine di individui indagati, condannati, indultati o non puniti per prescrizione ?
Solo per avere una idea, ad ottobre 2012 nel Parlamento italiano occupavano uno scranno 117 soggetti che, nel loro curriculum, contavano pendenze presenti e/o passate con la giustizia.
La colpa, in larga misura, è certamente anche nostra, di tutti noi che quando siamo chiamati alle urne non scegliamo di dare il nostro voto al partito che vanta il pedigree meno amorale.
Sarebbe nostro diritto scegliere e votare un candidato in base al suo curriculum, ma questo diritto ci è stato usurpato, prima dal “porcellum” ed in futuro, forse, dallo “italicum”.
Ma la colpa non è solo e tutta nostra !
La colpa è anche di quei giornalisti e commentatori politici che, per piaggeria o per inidoneità professionale e morale, sbavano ad ogni parola proferita da un politico, ma si guardano bene dal rimbeccarlo quando dice la solita stupidaggine di comodo.
Così facendo qualsiasi balla finisce per essere percepita come una verità assoluta dalla opinione pubblica che ne viene condizionata.
Quante volte è successo ad ognuno di noi di veder spacciare come vere o credibili certe bufale solo perché “lo hanno detto in televisione” ?
Ebbene, domenica 1° febbraio dagli schermi televisivi di RAI Uno, durante il programma L’Arena, l’On. Maria Elena Boschi, ministro della Repubblica Italiana, ha detta una panzana colossale e nessuno dei presenti glielo ha fatto notare.
Infatti, nel tentativo di giustificare quell’indecente art. 19bis (NdR: non punibilità penale del reato fiscale fino al 3% di evasione), che Renzi ha tentato di far passare sottotraccia nel decreto fiscale, ha testualmente affermato: “In Francia hanno una norma uguale, con una soglia più alta, non del 3% ma del 10% di non punibilità”.
Immagino che dall’aldilà Mike Bongiorno abbia esclamato: “Ahi Ahi Ahi onorevole Boschi, mi è caduta sulla Tour Eiffel !”.
Infatti, se prima di parlare Maria Elena Boschi avesse avuta l’umiltà di informarsi, magari con una semplice ricerca in internet e l’assistenza di un francofono, avrebbe scoperto che in Francia, è in vigore la LOI n°2013-1117 du 6 décembre 2013  che ha modificato l’art. 1741 del Code général des impôts, prevedendo per chiunque evada il fisco in modo fraudolento, oltre ad una sanzione amministrativa da € 500.000 a € 2.000.000, una pena dai 5 ai 7 anni di carcere.
Non solo, ma se l’on. Maria Elena Boschi avesse consultato anche frettolosamente l’art. 1741, si sarebbe resa conto che il 10% al quale lei, sbagliando, ha fatto riferimento ha, però, un tetto di € 153! (NdR: per info si riporta il testo originale “Toutefois, cette disposition n’est applicable, en cas de dissimulation, que si celle-ci excède le dixième de la somme imposable ou le chiffre de 153€”).
Purtroppo, però, come al solito né il conduttore del programma, Massimo Giletti, né i numerosi giornalisti presenti hanno osato alzare il loro ditino per far presente all’on. Boschi che stava dicendo una boiata pazzesca.
I telespettatori si saranno così convinti che quell’indecente art. 19bis, voluto da Renzi, potrebbe essere perfino una buona norma.
Data la grossolanità della cantonata c’era da aspettarsi che la ministro Boschi si riscattasse almeno con un tweet: “Scusate, riconosco di aver detta una #stupidaggine”.
Invece no! Riconoscere i propri errori anche quando questi sono evidenti è una qualità però non presente nel DNA dell’on. Boschi.

martedì 3 febbraio 2015

Italiani turlupinati a puntino

Tutte le volte che qualcuno riconosce, nei modi di fare di Matteo Renzi, una certa spregiudicatezza, non posso fare a meno di ripensare all’antica massima popolare “Dio li fa e poi li accoppia”.
Un pensiero che ritorna con prepotenza a poche ore dalla elezione di Sergio Mattarella al Quirinale, contestata in modo troppo vivace per essere vero dai pasdaran di Forza Italia.
Non so perché, ma avverto la sgradevole sensazione di essere stato turlupinato, ancora una volta, dalla impudenza della coppia del Nazareno, Renzi e Berlusconi maestri di spregiudicatezza.
Una sensazione avvalorata, purtroppo, dalla dichiarazione che il ministro per le Riforme Maria Elena Boschi, molto vicina a Renzi, ha rilasciata nel corso di una trasmissione andata in onda sulla TV pubblica: “La norma inserita nel decreto fiscale (NdR: la depenalizzazione del reato fiscale fino al 3% di evasione) non è a favore di Berlusconi ma riguarda tutti. Il 20 febbraio riaffronteremo il tema in Consiglio dei Ministri”, e come se non bastasse ha aggiunto: “Non credo che si possa fare o non una norma che riguarda 60 milioni di italiani perché riguarda anche Berlusconi”.
Aldilà del fatto che il ministro Boschi dimostra una bella faccia tosta nell'affermare che quella norma interessi anche 16 milioni di pensionati, 25 milioni di operai ed impiegati, oltre ai milioni di casalinghe, precari, disoccupati, cioè milioni e milioni di individui che sono nella impossibilità di evadere anche un solo euro, è ragionevole domandarsi come mai il ministro abbia ritenuto opportuno fare questa dichiarazione proprio il giorno dopo l’elezione del Capo dello Stato.
Forse io sarò troppo diffidente o, come diceva Andreotti, poiché penso male sarò un peccatore incorreggibile, ma se è vero che due più due fa quattro, allora ho più di un motivo per sentirmi turlupinato da questa nuova sceneggiata architettata da quei due spregiudicati.
Proverò a mettere in fila alcune considerazioni per suffragare il perché mi sento turlupinato.
È la prima volta che per voce di un ministro renziano viene confermato che la depenalizzazione del reato fiscale “riguarda anche Berlusconi” e sarà riproposta nel Consiglio dei Ministri.
Domanda: come mai Renzi ha deciso di rinviare dal 3 gennaio al 20 febbraio il decreto fiscale, nonostante tutti lo ritenessero urgente ?
Probabilmente perché la depenalizzazione del reato fiscale, criticata da più parti, se fosse stata riproposta subito avrebbe lacerato il PD, costringendo la minoranza a fare le barricate, ed avrebbe reso impossibile a Renzi il pavoneggiarsi per aver portato il partito ricompattato alla elezione del Capo dello Stato.
Perciò, messo in freezer il decreto fiscale, la coppia del Nazareno aveva bisogno che, come dicono a Napoli, si facesse un po’ di ammuina per confondere le carte e distrarre l’opinione pubblica inducendola a credere nella innocenza della “tresca del Nazareno”.
Ora, quale migliore occasione per fare ammuina che l’elezione del Capo dello Stato ?
D’altra parte per Berlusconi, interessato soprattutto a conseguire vantaggi per sé e per le sue aziende, era di gran lunga più importante che Renzi gli assicurasse la norma che depenalizza il reato fiscale, piuttosto che condividere coram populo la scelta del Presidente della Repubblica.
Con la depenalizzazione del reato fiscale, infatti, Berlusconi  riuscirebbe nel suo intento di ottenere la cancellazione della sentenza di condanna e, come conseguenza, la revoca della interdizione dai pubblici uffici, e la non applicazione nei suoi confronti della Legge Severino.
Insomma … Bingo !
Peraltro, dal canto suo Renzi aveva interesse a far credere al PD ed all’opinione pubblica che nella “tresca del Nazareno” non ci fosse il patto segreto per il Quirinale.
Per questo i due compari hanno dato vita alla sceneggiata alla quale abbiamo assistito negli ultimi giorni, con i pasdaran di Forza Italia che sparavano contro Renzi i tormentoni del “metodo” disatteso e delle “tre maggioranze”, e con Renzi a darsi un gran da fare per dimostrare che nella “tresca del Nazareno” non c’era nessun patto per eleggere insieme a Berlusconi il Capo dello Stato.
A riprova, però, che si è trattato solo di una messinscena i forzisti hanno garantito un cospicuo pacchetto di voti alla elezione di Mattarella, e Berlusconi, che è pur sempre un pregiudicato, è stato invitato ufficialmente alla cerimonia di insediamento del nuovo Presidente della Repubblica.
Beh ! niente male per il nuovo Capo dello Stato debuttare ricevendo il pregiudicato nel più alto palazzo delle istituzioni per una cerimonia ufficiale!
Ma la domanda che più mi intriga è: che ne sarà del PD nelle prossime settimane quando il sipario sarà calato definitivamente sulla sceneggiata e gli intrighi dei due spregiudicati saranno alla luce del sole ?
Per quanto mi riguarda, da cittadino comune anche se mi sento turlupinato riesco ancora a sorridere pensando che, poiché per mia fortuna non sono né militante né elettore del PD, almeno per ora non dovrò pensare al suicidio.

lunedì 2 febbraio 2015

Che tormentoni per eleggere l’inquilino del Colle

Da sabato gli italiani hanno un nuovo Presidente della Repubblica: Sergio Mattarella.
Avremo sette anni per valutare, apprezzare o criticare l’operato del nuovo Capo dello Stato.
Oggi bisognerebbe essere stupidi ed invasati come Matteo Salvini per affermare con o senza tweet: “Mattarella non è il mio presidente”.
Non appena eletto il nuovo Capo dello Stato, vertici dei partiti, politologi e commentatori hanno iniziato ad affannarsi per capire quanti, nel segreto del catafalco elettorale, avessero disattesi gli ordini di scuderia.
Uno sforzo vano quanto inutile dal momento che ormai i giochi sono fatti e che il Presidente Mattarella ha ottenuti più consensi di quanti facevano ipotizzare le più rosee previsioni della vigilia.
A me, comune cittadino, ha invece incuriosito e divertito molto di più, in questi giorni, assistere all’accalorarsi di politici e giornalisti nel discutere di due inspiegabili tormentoni.
Tormentoni sciocchi ed incomprensibili, incardinati da un lato sul “metodo” con cui Matteo Renzi ha proposta la candidatura di Sergio Mattarella, e dall’altro sulla balla delle “tre maggioranze”.
Pretesti che, sebbene fatui, hanno finito per condizionare la scelta di votare o meno, trascurando ogni valutazione sulle qualità e sulla autorevolezza del candidato proposto.
In prima fila, ad escogitare e caldeggiare i due tormentoni, si distingueva il livoroso e petulante Renato Brunetta che, come un fungo velenoso ha fatto di tutto per intossicare gli animi.
Era sufficiente osservare il suo ghigno per notare come, con  il passare delle ore e con la elezione di Mattarella sempre più vicina, l’irritazione ed il livore crescessero a dismisura.
Secondo Brunetta ed i suoi compari di partito, il “metodo” adottato da Renzi non avrebbe consentita loro la condivisione sulla scelta del candidato per il Quirinale.
Riconosco che Matteo Renzi abbia sbagliato, ma per motivi diversi.
Infatti, dopo aver dedicate al Nazareno alcune decine di minuti ad ogni delegazione dei  gruppi parlamentari, compresa Forza Italia, per condividere il profilo del candidato, ha poi ricevuto addirittura in una sede istituzionale, quella di Palazzo Chigi, il pregiudicato Berlusconi con il quale si è intrattenuto non per qualche minuto ma per oltre due ore.
Una scelta, il lungo tête-à-tête con Berlusconi, inspiegabile oltre che censurabile.
La realtà è che, in quel tête-à-tête, il pregiudicato pretendeva di far digerire a Renzi le improponibili candidature di Amato e di Casini.
Giuliano Amato, improponibile perché inviso agli italiani, memori che nella notte tra giovedì 9 e venerdì 10 luglio del 1992, da presidente del consiglio effettuò il prelievo forzoso del sei per mille sulle giacenze di tutti i conti correnti bancari.
Pierferdinando Casini, improponibile perché soggetto inaffidabile; dopo aver usati Mario Monti e Scelta Civica come cavallo di troia per farsi eleggere in Parlamento insieme al suo sodale Lorenzo Cesa, ha subito voltate loro le spalle tradendo così anche il mandato ricevuto dagli elettori.
Se questi sono i fatti, oramai di dominio pubblico, perché mai l’intossicante Brunetta si sarebbe incaponito nell'accusare Renzi di non aver rispettato il “metodo” ?
Ma veniamo al secondo tormentone ancora più ridicolo.
Almanaccato sempre dalla cervellotica e velenosa fantasia di Brunetta, con questo tormentone si sarebbe voluto ravvisare la nascita di una terza maggioranza per il solo fatto che i parlamentari SEL avevano già manifestata la loro intenzione di votare per Mattarella.
C’è una unica maggioranza inaccettabile e contro natura, ed è quella nata con la “tresca del Nazareno” che vede il Governo flirtare con Forza Italia, cioè con il maggiore partito di opposizione.
D’altra parte, non riesco a credere che il professorino tuttologo ignori che la Carta Costituzionale auspichi, per la elezione del Capo dello Stato, il concorso di tutte le forze politiche presenti in Parlamento senza per questo che si configurino alleanze o nuove maggioranze.
Non resta che pensare, perciò, che la paranoia che si è impossessata di Brunetta e dei suoi compari forzisti, inducendoli a rifugiarsi dietro tormentoni insensati, sia dovuta al tentativo di aggrapparsi sugli specchi per non finire tra le macerie dei movimenti tellurici che scuotono Forza Italia.