giovedì 7 maggio 2015

Mi inchino ai costituzionalisti renziani, ma …

Da semplice cittadino, né docente né studioso di diritto costituzionale, non posso fare a meno di inchinarmi alle erudite considerazioni che i soliti costituzionalisti di corte esternano, in queste ore, per spiegare al volgo profano perché il Presidente Mattarella non ha potuto esimersi dal firmare e ratificare l’Italicum.
Siccome, però, da semplice cittadino sono desideroso di capire come mai alcune motivazioni, che hanno indotta la Consulta a giudicare incostituzionale il vergognoso Porcellum, non siano applicabili anche al non meno spregevole Italicum, ho deciso di leggermi la sentenza 1/2014.
Ho letto, ad esempio, che la Corte Costituzionale (NdR: di cui faceva parte allora anche il giudice Sergio Mattarella che oggi, nel firmare, deve aver avuto un momento di amnesia traumatica!), afferma: “non subordinando l’attribuzione del premio di maggioranza al raggiungimento di una soglia minima di voti e, quindi, trasformando una maggioranza relativa di voti, potenzialmente anche molto modesta, in una maggioranza assoluta di seggi, si determinerebbe irragionevolmente una oggettiva e grave alterazione della rappresentanza democratica”.
Ora, è vero che nell’Italicum si è provveduto a fissare la soglia del 40% per attribuire il premio di maggioranza alla lista.
È altrettanto vero, però, che l’Italicum raggira furbamente la soglia del 40% che, se non raggiunta al primo turno, diventa di fatto ininfluente ed inefficace con la introduzione del ballottaggio.
Già, perché al ballottaggio il premio di maggioranza verrebbe attribuito, in ogni caso, alla lista che riuscirebbe a convertire, con parole della Consulta, “una maggioranza relativa di voti, potenzialmente anche molto modesta, in una maggioranza assoluta di seggi”.
Che sia stato inserito, con malafede, lo artificio del ballottaggio, al solo scopo di aggirare la sentenza della Corte Costituzionale, lo confermano proprio i dati relativi, ad esempio, alle ultime quattro tornate di elezioni politiche.
Nelle elezioni politiche del 2001, 2006, 2008 e 2013, infatti, se per la Camera fosse stato già in vigore l’Italicum, nessuna lista avrebbe raggiunta la soglia del 40%, e si sarebbe dovuto ricorrere necessariamente al ballottaggio tra le prime due liste.
In tutte le quattro elezioni, cioè, si sarebbe verificato che una lista, con una maggioranza relativa di voti, avrebbe ottenuta la maggioranza assoluta dei seggi, esattamente ciò che la Consulta ha inteso bocciare con la sua sentenza.
Dati alla mano sarebbero andati al ballottaggio:
  • nel 2001: Forza Italia con il 29,4% e Democratici di Sinistra con il 16,6%;
  • nel 2006: Ulivo con il 31,3% e Forza Italia con il 23,7%;
  • nel 2008: Popolo della Libertà con il 37,4% e Partito Democratico con il 33,2%;
  • nel 2013: Movimento 5 Stelle con il 25,6% e Partito Democratico con il 25,4%.

Trangugiata controvoglia questa prima quisquilia di palese incostituzionalità dell’Italicum, come semplice cittadino non posso fare a meno di pormi un’altra domanda.
Come si conciliano i “capilista bloccati”, nominati dai segretari dei partiti, con queste parole che leggo nella sentenza della Consulta: “sottraendo all’elettore la facoltà di scegliere l’eletto, farebbero sì che il voto non sia libero, né personale” ?
Devo confessare di sentirmi davvero sciocco ed ignorante nel non riuscire a comprendere questo come un altro mistero dell’Italicum.
Mi domando, infatti, se non fosse approvata la riforma in itinere, che prevede un Senato non elettivo, e di conseguenza fosse confermato il Senato elettivo, con quale legge elettorale verrebbero eletti i senatori visto che l’Italicum disciplina solo la elezione della Camera dei deputati ?
Sarà, ma nella mia crassa ignoranza mi convinco sempre più che Renzi (NdR: con l’accordo del suo compare pregiudicato) abbia fatto un gran casino !

martedì 5 maggio 2015

A malincuore verso l’astensionismo

Era il 1953 quando per la prima volta sono entrato in una cabina elettorale per partecipare alle elezioni politiche.
Essendo trascorsi più di 60 anni non sono assolutamente in grado di ricordare se ero emozionato per il fatto che, con il mio voto, avrei contribuito alla vita democratica del Paese.
Non ricordo neppure se fui influenzato, in qualche modo, nella scelta del partito per cui votare.
Mi sentirei, però, di escluderlo perché fin da ragazzino sono stato sempre insofferente a vincoli ed imposizioni, motivo per il quale dicono che io abbia un caratteraccio.
Da quel 1953, comunque, non ho mai disertate le urne perché consideravo il voto un dovere civico, anche se non ho mai contribuito, con il mio voto, a far vincere le elezioni a chicchessia.
Ahi… ahi… ahi… senza volerlo mi sono tradito !
Senza rendermene conto ho usato  l’imperfetto indicativo “consideravo”.
In realtà questa sera ho la sensazione, sempre più netta, che quelle del 2013 siano state le ultime elezioni che mi hanno calamitato ai seggi.
Da qualche ora, infatti, la Camera dei Deputati, con l’emiciclo semideserto per l’Aventino attuato dalle opposizioni, ha approvata la nuova legge elettorale, l’indecente Italicum in odore di incostituzionalità.
L’ultima fiammella di speranza è che il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, si rifiuti di firmare e, quindi, promulgare questa legge rinviandola alle Camere.
Una speranza non infondata dal momento che Mattarella era uno dei giudici della Consulta che il 4 dicembre 2013 ha dichiarato incostituzionale il Porcellum.
D’altra parte non potrà di certo sfuggire ad un attento  costituzionalista, come Mattarella, che l’Italicum sia in palese linea di continuità proprio con il Porcellum del quale ripropone alcuni dei vulnus di costituzionalità.
Ad esempio, anche l’Italicum attribuisce ai segretari dei partiti la prerogativa di nominare i “capilista bloccati”, cioè di scegliere quei candidati che godranno della certezza di essere eletti, lasciando invece agli elettori poche chance di vedere eletti i candidati da loro preferiti e votati.
È fin troppo chiaro che ogni segretario di partito blinderà come “capilista” i suoi fedelissimi, cioè valletti, galoppini e damigelle che mai potranno opporsi ai voleri del capobastone.
Se, poi, alla certezza di fare eleggere i cortigiani si somma l’assurdo spropositato “premio di maggioranza” che sarà attribuito sempre e comunque, di fatto con l’Italicum si concretizzerà una gestione egemonica ed autoritaria del potere da parte del presidente del consiglio.
Poiché, con il previsto ricorso al ballottaggio, il “premio di maggioranza” se lo potrebbe attribuire anche un partito che, al primo turno, abbia ottenuto, ad esempio, il 20/25% dei voti validi, è fondato il rischio che il Paese possa finire governato, con un potere pressoché assoluto, da qualcuno che rappresenti solo una sparuta minoranza degli italiani.
Per questo, poiché alla mia età, e per rispetto delle nuove e future generazioni, non intendo concorrere alla instaurazione di un sistema totalitarista, finirò per stracciare la tessera elettorale così da non essere neppure tentato sulla strada delle urne.

domenica 3 maggio 2015

The day after … che voltastomaco

Centinaia di foto e decine di video hanno fissate le avvilenti fasi dello scempio di Milano fatto dagli idioti in tuta nera.
Foto e video che stanno facendo il giro del mondo per ulteriore discredito dell’immagine già compromessa del nostro Paese.
È triste, ma solo i nostri governanti sembrano non aver colta la gravità di ciò che è successo a Milano per colpa loro dal momento che hanno deciso di lasciare mano libera agli idioti in tuta nera perché mettessero a ferro e fuoco le strade del centro cittadino.
La conferma arriva dalle parole con cui il ministro degli interni, Alfano, si è compiaciuto con se stesso perché è stato “evitato il peggio con intelligenza e fermezza”.
Chissà se le migliaia di milanesi, vittime dei gravi atti criminosi compiuti dagli idioti in tuta nera, condividano la soddisfazione di Alfano o se, invece, non siano convinti che il “peggio” sia stato scaricato su di loro con “intelligenza e fermezza” e, forse, con lucida premeditazione.
Da settimane, infatti, lo sapevano tutti che la manifestazione “No Expo” presentava un rischio altissimo, quasi la certezza che sarebbe degenerata.
Evidentemente, però, a Renzi ed Alfano interessava solo che le forze dell’ordine blindassero il teatro “La Scala”, in modo che gli illustri invitati si godessero in santa pace la “Turandot”.
E' probabile che Alfano abbia pensato: perché non lasciare che gli idioti in tuta nera sfoghino la loro bestialità ai danni di qualche migliaia di milanesi meno illustri e si dimentichino di "La Scala" ?
Che l’Italia, però, sia governata da incompetenti e ciarloni, lo avvalora, con una delle sue insensate facezie, Matteo Renzi che ha liquidata la devastazione di Milano dichiarando: “quattro teppistelli figli di papà non riusciranno a rovinare l’Expo”.
Forse Renzi non ha capito che, a Milano, il governo da lui presieduto ha dimostrato di essere incapace di garantire la sicurezza a migliaia di cittadini.
Forse Renzi non si è reso conto che sono bastati quei “quattro teppistelli” per mandare in tilt la gestione dell’ordine pubblico, allarmando inevitabilmente quei milioni di turisti che vorrebbero venire in Italia, anche per visitare l’EXPO.
Forse Renzi è anche rimasto indifferente di fronte alla foto, amara ed avvilente, che mostra un agente delle forze dell’ordine scaraventato a terra da “quattro teppistelli” che si avventano su di lui con bastoni, pugni e calci.
Quella foto non solo mi ha rattristato molto, ma continua ad angosciarmi nel timore che perfino quella immagine di un poliziotto, lasciato alla mercé della violenza idiota, testimoni il vero significato del “peggio evitato con intelligenza e fermezza”.   

sabato 2 maggio 2015

Un EXPO ad alto rischio

Se, a Milano, la manifestazione dei “No Expo” doveva rassicurarci  su capacità ed idoneità delle forze dell’ordine di garantire la sicurezza dei cittadini, ebbene si può solo concludere che il risultato è stato fallimentare in assoluto.
Secondo i dati della Questura la città di Milano è stata messa a ferro e fuoco da 500 idioti neri, delinquenti che, con il viso coperto da cappucci e passamontagna, hanno scorrazzato per ore nel centro della città seguiti a distanza dalla polizia.
Via Carducci, Corso Magenta, Piazza della Conciliazione, Piazza Virgilio, Via De Amicis, sono state teatro dello scempio compiuto da quei criminali convenuti a Milano da tutta Italia oltre che da Francia, Germania, Grecia, Spagna.
Hanno dato fuoco a decine di auto, centinaia di auto hanno avuti i vetri infranti, decine e decine di vetrine dei negozi in frantumi, la filiale di un istituto bancario dato alle fiamme, cartelli stradali divelti ed usati come mazze,  cassonetti dei rifiuti incendiati.
Le forze dell’ordine, contro le quali gli idioti incappucciati hanno scagliato di tutto, da molotov a petardi, da bombe carta a pietre e bottiglie, hanno reagito con lanci di fumogeni ed idranti, assistendo, senza intervenire, allo sfacelo che si stava consumando.
Volontà di evitare lo scontro ? Ordini arrivati da Roma ?  
Certo è che se questo è il livello di sicurezza che viene garantito ai cittadini il ministro degli interni, Angelino Alfano, dovrà spiegare se è questa la capacità effettiva dello Stato di gestire l’ordine pubblico e di prevenire e contrastare questa delinquenza.
Anche la Magistratura, però, dovrà riflettere sul suo malcostume di dimostrare clemenza nei confronti degli autori di simili atti delinquenziali.
Perché è una fregnaccia colossale sostenere che questo è il costo della democrazia che non può vietare il dissenso.
Quello che è successo oggi a Milano non è una espressione di dissenso ma sono veri e propri atti criminali.
Posso testimoniare che anche negli anni ’50 e ’60 c’era la democrazia, eppure in Italia le forze dell’ordine erano in grado di garantire la sicurezza anche di fronte ad avvenimenti turbolenti, e lo facevano con una efficacia ben maggiore di quella dimostrata a Milano.
Forse i tempi sono cambiati ed il disagio sociale ha raggiunti oggi livelli insostenibili, ma i cittadini si attendono comunque che lo Stato li protegga proprio perché viviamo in una democrazia.
Per questo mi chiedo: L’EXPO è stata inaugurata, ma cosa potrà succedere nei prossimi sei mesi a Milano ?

venerdì 1 maggio 2015

I palloncini colorati di Renzi

Con il passare dei giorni Matteo Renzi somiglia sempre più ad un bambino, viziato e capriccioso, al quale la mamma, pur di farlo smettere di frignare, ha dato non uno, ma due, tre, quattro … palloncini colorati.
Raggiante con in mano quei palloncini dai mille colori, il frugoletto capriccioso va in giro, qua e là, pavoneggiandosi e raccontando ai molti, troppi grulli che lo stanno ad ascoltare, che i suoi palloncini si librano verso il futuro perché contengono idee miracolose.
Purtroppo, però, c’è un destino perverso che, armato di uno spillo dispettoso, fa scoppiare uno dopo l’altro i palloncini colorati, smascherando la ciarlatanata che li voleva pieni di cose prodigiose.
È accaduto, appunto, nelle scorse settimane, quando il palloncino che avrebbe dovuto contenere il famoso “tesoretto”, garantito da Renzi nel presentare agli italiani il DEF, si è miseramente afflosciato sulle illusioni dei molti, troppi grulli che ho già citati.
Eppure, per giorni e giorni molti media hanno fatto a gara nel magnificare quel “tesoretto” che avrebbe dovuto alleviare le afflizioni di milioni di cittadini.
Mi domando, però: quanti media si sono preoccupati, con altrettanto zelo, di informare gli italiani che il “tesoretto” era solo una ciarlatanata ?
Comunque, insabbiato in fretta e furia il “tesoretto”, passano pochi giorni ed ecco che ai soliti molti, troppi grulli viene rifilato un altro palloncino.
Questa volta a dare una mano a Renzi, nel propagandare la ciarlatanata, c’è anche il ministro Poletti.
Correndo dietro a microfoni, telecamere e taccuini, con dichiarazioni trionfanti e tweet a gogò, il duo Renzi-Poletti si è profuso nel magnificare presunti effetti miracolistici del Jobs Act citando dati elaborati, per il mese di marzo, dal Ministero del Lavoro.
“92.000 nuovi contratti di lavoro a tempo indeterminato” andavano blaterando i due ai quattro venti, turlupinando non solo i cittadini ma anche il Capo dello Stato, Mattarella, che da Zagabria dichiarava: “sono dati iniziali ma incoraggianti”.
Questa volta ad afflosciare il palloncino è il destino perverso incarnato dall’ISTAT che, proprio alla vigilia del 1° maggio, certifica come il tasso di disoccupazione a fine marzo sia tornato a salire, raggiungendo il 13% con un incremento di 0,2 punti.
Nel solo mese di marzo, cioè, si sono avuti 52.000 disoccupati in più, mentre nell’arco degli ultimi 12 mesi il popolo dei disoccupati è aumentato di 138.000 unità.
La disoccupazione giovanile, manco a dirlo, è risalita oltre il 43%.
Immagino che il pargoletto capriccioso se ne strafreghi di vedersi scoppiare tra le mani tutti questi palloncini perché il suo scopo è soprattutto quello di pavoneggiarsi e narcotizzare con qualche balla i molti, troppi grulli.
Ad essere angosciati, invece, sono quei milioni di italiani, non narcotizzati dal verbo renziano, preoccupati ed in apprensione per il futuro del nostro Paese.