domenica 12 luglio 2015

Cocktail di malapolitica e cattoipocrisia

Da tempo mi chiedevo che correlazione ci fosse tra quella che nel linguaggio quotidiano i media e noi tutti identifichiamo come “politica” ed il significato autentico di questa parola che affonda le sue radici in secoli di storia della umanità.
Per questo ho afferrato il primo dizionario della lingua italiana che mi è capitato a portata di mano (NdR: per la precisione quello edito da Le Monnier) ed alla pag. 1477 ho letto: “Scienza e tecnica, teoria e prassi, che hanno come oggetto la costituzione, la organizzazione, la amministrazione dello Stato e la direzione della vita pubblica.”
Scienza ? Tecnica ? Teoria ? Prassi ? Stato ? Vita pubblica ?
Ma di cosa parlano ed a cosa si riferiscono i dotti dizionaristi di questo Le Monnier ?
A me, infatti, che leggiucchio qua e là i quotidiani, che occasionalmente assisto a qualche talk show e, in momenti di particolare sfiga, anche a tronfi soliloqui dei premier, presenti e passati, a me appunto, pur con molta buona volontà e con tutta la disponibilità mentale di cui sono capace, non riesce proprio di ricondurre ai tratti di quella definizione le azioni, i discorsi, i pensieri degli individui che si propongono come investiti della responsabilità di fare politica.
Già agli inizi degli anni ’90, la stagione di “mani pulite” ci aveva fatta scoprire una classe politica, tutta senza distinzione, capace di essersi data un gran da fare, per decenni, nel perseguire arricchimenti personali con illeciti di ogni specie.
Forse avrebbe potuto essere una occasione irripetibile per voltare pagina e recuperare i valori e gli scopi di una politica autentica, attenta cioè a gestire la cosa pubblica nell’interesse della collettività.
Invece, per la profonda crisi che colpì i partiti tradizionali, sono comparsi, sulla scena pubblica, individui senza arte né parte che non solo si sono dimostrati ancora più amorali e disonesti, ma che inoltre si sono distinti per essere ignoranti e bifolchi, irrazionali e facinorosi, sopraffattori e senza ritegno.
In sostanza, dopo “mani pulite” il Paese è precipitato dalla padella nella brace e, purtroppo, il degrado etico e culturale sembrerebbe non aver ancora toccato il fondo.
In Italia si va consolidando, in realtà, una metastasi di quella politica descritta dai dizionari, metastasi sulla quale trovano terreno fertile malaffare e depravazione dilaganti.
Oggi nella vita pubblica spadroneggia un machiavellismo insolente, che si avvale di ogni mezzo, anche dei più disonesti e disgustosi, pur di soddisfare egoismi ed ambizioni che nulla hanno a che fare con l’interesse della collettività.
Falsità, inganni, doppiezze, tradimenti, stravolgimenti dei fatti, sono state, e sono ancora oggi le armi con cui ignobili controfigure nostrane del pensiero machiavellico si sono impadronite e detengono le stanze del potere.
C’è chi ha occupato il potere per mettersi al riparo dalle disavventure giudiziarie in cui si era cacciato con comportamenti non certo adamantini.
C’è chi, invece, ha usato il potere anche per far prosperare gli affari suoi e dei suoi sodali.
C’è chi, infine, si è arrampicato fino a Palazzo Chigi solo per soddisfare la sua smodata ambizione, servendosi di mezzucci ripugnanti per il loro squallore.
Ad esempio, è un segreto di Pulcinella che Matteo Renzi, appena eletto segretario del PD, abbia intrapreso a congiurare subito per far fuori da Palazzo Chigi il suo compagno di partito Enrico Letta.
Fatto sta che milioni di italiani, educati alla “cattoipocrisia”, si sono affrettati ad acclamare quel ex chierichetto, ex boy scout, ex democristiano, e da sempre baciapile nelle sagrestie toscane, non solo ignorandone le abiette azioni, ma perfino sorvolando sul fatto che per  cospirare contro Letta avesse fatta comunella con il pregiudicato Berlusconi.
Perciò, anche se è diventato di dominio pubblico non sorprende più il contenuto delle telefonate in cui il Renzi, allora segretario del PD, additava come “incapace” l’allora premier e suo compagno di partito Letta.
Queste intercettazioni comprovano solo quanto sia moralmente e culturalmente lontano dai valori e dalle finalità di una autentica missione politica questo individuo che ha anche la faccia tosta di presentarsi come il “nuovo”.
Purtroppo, a pagare il conto di questo malcostume e del malaffare che lo accompagna è quello che in una democrazia viene identificato come il popolo sovrano.
Poiché, però, in Italia molta parte del popolo sovrano è malata di “cattoipocrisia”, dopo aver citato Machiavelli ora mi viene voglia di parafrasare un verso dantesco: “chi è causa del suo mal pianga se stesso”.

giovedì 9 luglio 2015

Stati vassalli nell’UE

Più trascorrevano le settimane senza riuscire ad intravedere uno spiraglio per la soluzione della crisi greca, più sembrava non inverosimile immaginare che dietro a questo mimodramma ci fosse una abile regia occulta, determinata a mettere a nudo contraddizioni e magagne di una Unione Europea a rischio di disfacimento.
Lo stesso Tsipras non si rendeva conto, o non ne era del tutto consapevole, di muoversi e di agire interpretando un copione che qualcun altro aveva ideato e scritto.
Una sceneggiatura che, ad esempio, avrebbe voluto dimostrare che ad uscire acciaccata dalla vicenda greca fosse questa Unione Europea e che la nave della ripudiata Grecia avrebbe potuto attraccare anche ad un porto diverso per trovare nuova vigoria.
Che l’UE, questa UE, non goda di ottima salute non è notizia di oggi.
Così come non scopriamo oggi che ai comandi di questa UE si trovi stabilmente la diarchia Germania – Francia.
Nessun paese europeo, né tantomeno l’Italia, infatti, si è sorpreso né indignato mesi fa quando, dopo aver chiuso fuori dalla porta l’Alto Rappresentante europeo per gli affari esteri, il duo formato da Angela Merkel e da François Hollande si era incontrato ripetutamente con Vladimir Putin per discutere della spinosa situazione ucraina.
In quel caso non si erano registrati brusii europei di malcontento o di disapprovazione.
Ecco perché in queste ore sorprendono alcuni primi timidi ma diffusi brontolii in relazione al fatto che Merkel ed Hollande si siano arrogata la prerogativa di gestire in prima persona la crisi greca i cui contraccolpi, invece, si ripercuoteranno su molti paesi dell’UE.
Perché domenica, ad esempio, mentre in Grecia era ancora in corso lo spoglio delle schede, senza consultare i partner europei Merkel ed Hollande hanno spiazzati tutti decidendo di incontrarsi a Parigi, loro due, per discutere e valutare il successo referendario dei “NO” ?
Fatto sta che, accompagnati forse dai mugugni silenziosi di qualche partner europeo, Hollande e Merkel lunedì sera, a Parigi, hanno concordata la linea da tenere con Tsipras e con la Grecia.
I partner europei, però, sono stati nuovamente estromessi poche ore prima della riunione del Eurogruppo, quando i due diarchi, insieme a Junker, hanno incontrato a Bruxelles Tsipras per confrontarsi su come superare il risultato del referendum per loro così indigesto.
Di fatto, tenendo lontani i rappresentanti europei dalle stanze in cui si prendono le decisioni, i due danno prova di considerare gli Stati dell’UE solo entità vassalle abitate da sudditi.
E che la Grecia sia ritenuta uno Stato vassallo se ne è avuta conferma anche quando Merkel ed Hollande sono entrati a gamba tesa nella campagna per il referendum, ingerendosi con intollerabile tracotanza per sobillare il popolo greco affinché votasse “SI” in aperto contrasto con quanto chiesto dal premier Tsipras.
Insomma, se la regia occulta degli avvenimenti di questi giorni si fosse proposta di assestare qualche scrollone alla immagine di questa Europa, la missione potrebbe dirsi compiuta.
L’impressione è che stia emergendo, giorno dopo giorno, una Europa per la quale nulla è più inappropriato che definirla “unione”.
Così, probabilmente, domenica cadrà la prima delle 19 stelle che ornano la bandiera dell’UE.
Altrettanto probabilmente potrebbe accadere che molti cittadini europei si sveglino dal loro torpore e pretendano che i loro governanti reagiscano e contrastino questa Europa sempre più tedesca ed egoista e sempre meno democratica, solidale, attenta al benessere degli europei.

domenica 5 luglio 2015

Perderà pezzi il puzzle europeo ?

Questa domenica, 5 luglio 2015, la ricorderemo come il giorno in cui i cittadini di un paese dell’UE, la Grecia, sono stati chiamati ad esprimersi, con un referendum, se continuare a soggiacere, o no, ai vincoli economici e finanziari imposti loro da Angela Merkel, da Christine Lagarde, da Jean Claude Junker, ma soprattutto da quello scorbutico ministro “germanico” che risponde al nome di Wolfgang Schäuble.
A prescindere dal come si concluderà il referendum, voluto dal premier Tsipras, va sottolineato il rilievo che questo evento assume come prova innegabile di democrazia partecipativa.
Concretamente, infatti, i greci sono i primi europei ai quali è data l’opportunità di manifestare se questa UE, con le sue politiche di austerity ed involutive, sia per loro ancora tollerabile.
Una UE, così monopolizzata dai soli interessi tedeschi che si allontana sempre più, giorno dopo giorno, dalle aspettative di milioni e milioni di cittadini europei, perdendo ogni suo appeal.
Lo confermano i roboanti successi ottenuti in Francia, Italia, Spagna, Gran Bretagna, etc. dai molti movimenti antieuropeisti.
Una conferma, però, della perdita di attrattiva da parte dell’UE giunge anche da oltre Manica.
Il premier britannico David Cameron, infatti, si è impegnato ad indire un referendum, entro maggio 2016, per far sì che i suoi concittadini possano esprimersi sulla opportunità che il Regno Unito rimanga o no nell’UE.
Perché, ad esempio, non provare a scoprire se siano ancora affascinati dall’UE i cittadini di quei paesi nei quali sono state fortemente compromesse le condizioni di vita dalle politiche di austerity, imposte dalla cricca con a capo Merkel e l’astioso Schäuble ?
Come si esprimerebbe in proposito la preponderanza di italiani, portoghesi, spagnoli, francesi, etc. ?
Ora, stando alle parole del nostro presidente del Consiglio, che di certo eccelle come habitué di talk show ed interviste, ma che altrettanto certamente sa farsi notare per i suoi imbarazzanti deficit di democrazia, noi italiani non saremo mai chiamati, purtroppo, a dire la nostra sull’UE.
Lo ha ribadito a Berlino, Matteo Renzi, poche ore fa mentre, scodinzolando felice sotto lo sguardo compiaciuto della Kaiserin germanica, ha voluto dar prova della sua obbedienza cieca, pronta, assoluta, condannando con fermezza la scelta del referendum da parte di Tsipras, ed asserendo che lui non l’avrebbe fatto né lo farà mai.
Non mi sorprende per nulla che Renzi sia contrario a coinvolgere gli italiani per conoscere il loro parere su un qualsiasi argomento, perciò figurarsi se lo sarebbe sulla permanenza o meno del nostro Paese in Europa.
Infatti, il nostro presidente del Consiglio, così deferente e cerimonioso con Junker, Merkel, Hollande, Schäuble, etc., si trasforma in un individuo autoritario, accentratore e prepotente,  non appena atterra a Roma e viene contornato dalle schiere di cortigiani.
In Italia Renzi esibisce deficit di democrazia così inquietanti e frequenti da far sorgere perfino il dubbio che si tratti di ballon d’essai, con i quali vuole verificare se il nostro Paese, dopo Mussolini e Berlusconi, sia ancora in grado di reggere un altro uomo solo al comando.
Sedici mesi fa, ad esempio, Renzi aveva esordito giurando che avrebbe realizzate le riforme con l’ampio contributo di tutte le opposizioni, poi, strada facendo, ha deciso di poter procedere tutto solo essendo lui l’unico detentore del verbo.
Una convinzione che si è trasformata poco a poco in certezza fino a persuadersi che il Parlamento fosse un inutile orpello democratico, per decidere di esautorarlo ritenendo superfluo ed inefficace il suo contributo.
Renzi si è montata la testa al punto di aver deciso che a lui sia concesso di governare ricorrendo a voti di fiducia così numerosi da meritarsi un posto nel “Guinness World Records”.
E qualcuno può credere che ad un individuo, dentro gli italici confini tanto tronfio e spocchioso, interessi conoscere cosa pensano gli italiani ? 

giovedì 2 luglio 2015

L’impero della Kaiserin Angela

Se fino ad ieri  nutrivo ancora qualche dubbio, da oggi ho avuta la conferma e quindi ne ho la certezza.
A nostra insaputa anche noi italiani, come quasi tutti i cittadini europei, siamo predestinati a diventare sudditi dell’impero euroteutonico, il cui scettro è solidamente nelle mani della potente Kaiserin Angela Dorothea Merkel e del suo superinfluente ministro Wolfgang Schäuble.
Due momenti, nella giornata di oggi, hanno data sostanza a quelle che fino ad ieri mi erano sembrate solo voci di corridoio, congetture, ipotesi, sfoghi di qualche politico depresso.
Il primo episodio è correlato alla snervante ricerca di una soluzione per evitare il default della Grecia e, di conseguenza, la sua uscita dall’area euro e dall’UE.
Nelle prime ore del mattino era pervenuta a Juncker, Draghi e Lagarde una lettera con la quale Tsipras si dichiarava disponibile ad accettare l’accordo proposto dalla Troika venerdì scorso, richiedendo solo alcuni emendamenti secondari.
Scattava subito un febbrile lavorio, con incontri e scambio di telefonate, per valutare la nuova proposta formulata da Tsipras.
Juncker organizzava una conference call dell’Eurogruppo, differita poi al pomeriggio.
Ecco che, però, sul fervore dei rappresentanti europei, impegnati nella ricerca di una possibile soluzione, piombava la mannaia del veto assoluto a proseguire i lavori, imposto dalla Kaiserin Merkel e da Schäuble.
In un consesso democratico, secondo me, si sarebbe dovuto procedere innanzitutto ascoltando l’opinione di tutti i partecipanti alla conference call, e poi decidendo a maggioranza.
Darei per scontato, forse ingenuamente, che il voto di ogni paese membro dell’UE abbia lo stesso peso.
Invece no !
La Kaiserin Merkel si è arrogata il diritto di bloccare tutti e tutto, decidendo lei che si debba attendere l’esito del referendum che si terrà domenica.
Ora mi domando: a che cavolo servono strutture, tecnocrati, commissioni, vertici dei capi di stato e di governo, incontri, conference call, etc., quando poi ad avere il sopravvento sono solo le volontà e le decisioni di Merkel e del suo ministro Schäuble ?
Mentre cercavo di trovare una risposta a questo banale interrogativo, dagli schermi TV mi è giunta la risposta.
Andava in onda la conferenza stampa Merkel-Renzi, a conclusione del loro incontro.
Ho notato subito che durante la conferenza stampa, forse per la presenza di Merkel, Renzi non aveva il portamento arrogante ed un po’ sfrontato che assume, invece, quando si presenta alla stampa casereccia.
Mi è parso molto compito, attento e riverente alle parole della Merkel, ma soprattutto l’ho visto ansioso di cogliere ogni cenno di assenso da parte della Kaiserin.
Insomma, Renzi si stava comportando come un cagnolino che avesse bisogno di attenzione e carezze, scodinzolando felice ogni volta che Merkel lo sfiorava con lo sguardo o con le parole.
Certo è che se questo è il modo cortigiano e remissivo con cui il nostro presidente del Consiglio si relaziona con la Kaiserin, beh, allora noi italiani dovremmo rassegnarci ad essere considerati sudditi dell’impero euroteutonico.

mercoledì 1 luglio 2015

Tramite Tsipras un monito ai critici dell’UE

Non so quale potrà essere il verdetto che uscirà domenica sera dalle urne del referendum voluto da Tsipras.
Checché ne pensino e dicano i soliti codini sparsi qua e là per il pianeta, dare al popolo greco l’opportunità di esprimersi e scegliere il proprio futuro, data l’importanza della posta in palio, non mi sembra possa essere vista come la fuga di Tsipras dalle sue responsabilità, né mi sorprende che un atto così vibrante di democrazia si realizzi proprio nel paese, guarda caso, in cui la democrazia è nata.
Mi sorprende, invece, la sfrontata ingerenza con la quale molti capi di stato e di governo europei si affannino nel pretendere di influenzare i cittadini greci.
Da quando esiste l’Unione Europea è la prima volta che leader politici di paesi membri si intromettono, così spudoratamente, nel tentativo di condizionare le scelte politiche dei cittadini di un altro paese dell’UE.
Lo sta facendo François Hollande, lo sta facendo Angela Merkel, ma quel che è ancora più grave, a mio avviso, lo fa persino Jean Claude Junker che, come Presidente della Commissione europea, dovrebbe dare prova di equilibrio stando al di sopra delle parti.
È un po’ come se, in occasione di elezioni politiche in un paese dell’UE, questi signori appoggiassero apertamente questo o quel partito o movimento politico.
Ho l’impressione, pur tuttavia, che questa invasione di campo non dia scandalo e non indigni nessuno.
D’altra parte penso non ci siano dubbi sul fatto che, in Grecia domenica sera, la vittoria dei “SI” o dei “NO” potrebbe avere anche ripercussioni politiche.
Ecco perché l’essersi schierati apertamente a favore del “SI”, da parte di Hollande, Merkel e Junker, in antitesi con il “NO” chiesto da Tsipras, costituisce una gravissima interferenza negli affari politici di un paese tuttora membro dell’UE.
Ma quale potrebbe essere la spiegazione ?
Solo evitare che la Grecia esca dall’area euro e che l’UE perda un paese membro ?
Oppure il motivo è inconfessato e consiste nella speranza che con la vittoria dei “SI” Tsipras possa dimettersi, così Bruxelles si libererebbe  di quel rompiscatole che non solo ha avuto l’ardire di contestare le politiche di austerity, tanto care a Merkel & Co, ma in più si rifiuta di prolungare il commissariamento del suo Paese da parte della Troika, ed in particolare del FMI ?
Ora, che la Grecia abbia avuto accesso all’UE presentando conti pubblici taroccati è un dato di fatto, ma responsabili sono anche i tecnocrati di Bruxelles che hanno controllati e ricontrollati quei bilanci senza rilevare nulla di anomalo.
Comunque dietro la volontà di silurare Tsipras ho l’impressione che ci sia ben altro.
Non c’è dubbio che a farla da padrone nell’UE è la Germania che, con Merkel e Schäuble, detta le regole ed impone le sue condizioni.
Merkel e Schäuble, però, da mesi sono sotto shock per i successi elettorali ottenuti dal partito di Marine Le Pen, in Francia, e dai “Podemos”, in Spagna, movimenti senza dubbio critici verso questa UE e le sue politiche.
Merkel & Co, quindi, vivono Tsipras come il primo esponente di un dissenso che in Europa sta montando come una marea e che, una volta arrivato a Bruxelles, romperebbe le uova nel paniere ai padroni dell’UE.
Per questo la vittoria dei “SI” al referendum greco, inducendo Tsipras a fare le valigie, non solo sarebbe un successo per Merkel & Co (NdR: alcune settimane fa era stato proprio Schäuble a sfidare Tsipras sollecitando un referendum), ma suonerebbe come monito anche per gli elettori francesi e spagnoli, chiamati presto alle urne, dissuadendoli dal dare i loro voti a Le Pen e “Podemos”.
Sarebbe comunque un successo per Merkel & Co, e continuerebbe ad essere un monito per gli elettori francesi e spagnoli, anche l’eventuale ritorno, nelle prossime ore, di Tsipras al tavolo negoziale con la presumibile cancellazione, all’ultimo momento, del referendum.
Però, venire a sapere che oggi Junker, per riaprire il tavolo negoziale, abbia posta, a Tsipras, tra le altre condizioni anche quella di sputtanarsi facendo campagna perché i greci votino “SI”, mi sembra una bambocciata indegna di ogni commento.