venerdì 9 dicembre 2016

Politico giovane ma “vecchia maniera”

Quando a gennaio 2016 Matteo Renzi definiva il referendum costituzionale “la madre di tutte le battaglie” affermava anche “non sono un politico vecchia maniera che resta attaccato alla poltrona” per aggiungere, poche settimane dopo, che in caso di sconfitta  “è sacrosanto non solo che il governo vada a casa ma che io consideri terminata la mia esperienza politica” e concludeva  “secondo voi posso diventare un pollo da batteria che perde e fa finta di niente?”.
Ha voluto scommettere sul referendum convinto che gli italiani gli avrebbero tributato un plebiscito, tale da cementarlo per anni al governo del Paese.
Forte di questa sua certezza per mesi ha canzonati i sostenitori del “NO” accusandoli di rappresentare la vecchia casta di politici ostinatamente attaccati alle loro poltrone.
Purtroppo, per lui, domenica 4 dicembre il Popolo sovrano non solo non gli ha tributato l’atteso plebiscito, ma lo ha sotterrato, sul piano personale e politico, sotto una valanga di “NO”.
Era legittimo attendersi che allo tsunami referendario seguissero, da parte di Renzi, scelte coerenti.
Ebbene, in linea con le categoriche dichiarazioni della vigilia Renzi è salito al Colle ed ha rassegnate le dimissioni da presidente del consiglio, nonostante gli sprovveduti portaborse di cui si è circondato supplicassero di non farlo.
Se non altro il clamoroso successo dei “NO” ha prodotta una pletora di ormai ex-ministri ed ex-sottosegretari.
Per contro, invece, presentatosi alla direzione del PD Renzi non ha fatto alcun cenno alla intenzione di dimettersi anche da segretario del partito, avvalorando così i dubbi che il perentorio impegno è sacrosanto che io consideri terminata la mia esperienza politica” fosse solo una delle tante bufale con cui ha disseminati i mille giorni di governo.
Non solo, ma in queste prime ore di consultazioni al Quirinale, sembra prendere sempre più corpo la voce secondo la quale Renzi abbia data, al Capo dello Stato, nientemeno che la disponibilità a formare un nuovo governo, a condizione che lo appoggino partiti e movimenti che sono usciti vincitori dalle urne referendarie.
Una pretesa stravagante ed insensata che, però, ha una sua chiave di lettura.
Infatti, nonostante la puerile enfatizzazione di stupefacenti risultati che avrebbero ottenuti nei mille giorni a Palazzo Chigi, in realtà Renzi ed il suo governo hanno fatto solo il minimo sindacale.
In realtà,  colpevole di aver gettati alle ortiche mesi e mesi di lavori per una legge elettorale, l’Italicum, in predicato di incostituzionalità, per una riforma della PA bocciata dal Consiglio di Stato, per una riforma costituzionale bocciata dagli elettori, il governo nel frattempo ha nascosti sotto il tappeto nodi complicati che stanno venendo al pettine.
Criticità del sistema bancario, situazione spinosa del Monte dei Paschi, manovra correttiva plurimiliardaria richiesta dall’UE, sono solo alcuni dei primi problemi che dovrà affrontare e risolvere subito il prossimo governo.
Ora, la pretesa che le forze di opposizione gli tolgano le castagne dal fuoco, manifestata da chi per mille giorni le ha mortificate spudoratamente, è un affronto al buon senso.
Se poi questa pretesa viene da colui che, per sua stessa voce, dovrebbe aver già conclusa da giorni la sua esperienza politica … beh, allora siamo in presenza di una bizzarria da camicia di forza. 

martedì 6 dicembre 2016

#NonsistupralaCostituzione

Sono convinto che, per rincuorare Renzi e lenirgli le amarezze della disfatta referendaria, Enrico Letta non sia ricorso ad un vendicativo e spietato #Matteostaisereno.
Lo immagino perché, per stile, lealtà e serietà, Enrico Letta surclassa innegabilmente Matteo Renzi.
Immagino, anche, che 19.419.507 elettori con l’eclatante successo referendario del “NO” abbiano voluto, in cuor loro, inviare a Renzi & Co. un #NonsistupralaCostituzione.
Un messaggio che deve essere arrivato forte e chiaro al destinatario se è vero che dalle ore 23.00 di domenica 4 dicembre i tweet renziani, così fitti ed invasivi nei mille giorni di governo, finalmente tacciono.
Personalmente ho qualche dubbio che tutti gli oltre 19 milioni di italiani che hanno bocciata la riforma Boschi, l’abbiano letta, e probabilmente bocciata solo per sentito dire.
Forse, almeno credo, molti elettori hanno invece voluto manifestare soprattutto la disapprovazione per l’arrogante bullismo renziano che, con insolenza e cialtroneria, ha offesa la Democrazia, ha calpestata la Costituzione, ha mortificato il Parlamento, solo per imporre il suo disegno di deriva autoritaria.
Insolenza e cialtroneria, peraltro, che hanno contrassegnata la stessa campagna referendaria condotta da Renzi e dai suoi galoppini.
Da un lato, infatti, abusando del suo ruolo di presidente del consiglio per settimane si è impadronito con arroganza di radio, TV e carta stampata.
Dall’altro, ha denigrati gli avversari, da lui definiti una “accozzaglia”, ed ha tentato di turlupinare gli elettori con mistificazioni di ogni genere, ultima, ad esempio, la inverosimile ed ingannevole scheda per la elezione dei nuovi senatori che ha tirata fuori dal cilindro all’improvviso.
Per mille giorni il suo narcisismo morboso lo ha spinto a perseguire soprattutto la affermazione personale, da oggi però deve fare i conti con una indubbia e sonora sconfitta personale.
A tradire Renzi, fino dai primi giorni dell’insediamento a Palazzo Chigi, è stata la delirante presunzione di poter irretire gli italiani con il suo scilinguagnolo sciolto e con la elargizione di mancette qua e là per il paese.
Ha dimostrato di credere che l’italiano fosse un popolo di gonzi pronti ad abboccare ad ogni fandonia venisse data loro da bere.
Ieri, con una affluenza alle urne che ha superata ogni attesa, il popolo italiano ha dimostrato invece non solo di essere vigile e pronto ad intervenire, ma soprattutto di non gradire che arroganti ed imbonitori si impossessino delle istituzioni repubblicane, una indicazione della quale il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, non potrà non tenere conto già dalle prossime ore.

lunedì 28 novembre 2016

Un Erdogan casereccio

Nell’estate del 1799, quando nel porto di Palermo attraccò la flotta dell’impero Ottomano, di fronte alle brutalità ed agli stupri perpetrati dai marinai turchi il popolo palermitano insorse ed al grido di “Mamma li turchi” diede vita ad una vera caccia agli ottomani con tumulti violenti che si prolungarono per molte ore.
Trascorsi quasi tre secoli dovrebbero essere i popoli europei, oggi, a far proprio il grido “Mamma li turchi” contrastando la efferatezza con cui il Presidente turco, Recept Tayyip Erdoğan, sta calpestando la costituzione per riformarla e dar vita ad un sultanato.
E questo dopo avere già soppresso ogni diritto, dopo aver incarcerati magistrati, giornalisti, professori, generali, rappresentanti del popolo curdo, e dopo aver dichiarato il proposito di ripristinare la pena capitale.
L’Europa, invece, fino ad oggi ha preferito fingere di non vedere il sorgere di questa spietata dittatura in un paese così vicino, limitandosi a sospendere, ma non a cancellare, le trattative per l’ingresso della Turchia nell’UE.
Siccome, però, noi italiani non vogliamo farci mancare nulla, ecco che zitto zitto anche in Italia sta spuntando un “erdogan casereccio”, sciapo proprio come il pane toscano.
Anche il nostro “erdogan casereccio” ha deciso di calpestare la Carta Costituzionale, di mortificare le prerogative parlamentari, di sottrarre agli elettori il diritto di scegliersi i propri rappresentanti,  di proporre riforme a colpi di voti di fiducia, di vagheggiare una Camera di nominati, attribuendo i propri insuccessi ad un fantomatico male burocratico che lo assedierebbe.
Eppure, quando l’innominabile è diventato presidente del consiglio, senza essere stato neppure eletto dal voto degli italiani, ha prestato giuramento con questa formula, di fronte ad un compiacente Capo dello Stato ormai sul viale del tramonto:
“Giuro di essere fedele alla Repubblica,
di osservarne lealmente la Costituzione e le leggi
e di esercitare le mie funzioni
nell’interesse esclusivo della Nazione”
Mi domando: ma nel momento in cui il nostro “erdogan casereccio” pronunciava questo giuramento sapeva che stava per commettere il reato di spergiuro, previsto dall’art. 371 del Codice Penale che, oltre alla pena detentiva, comporta la interdizione dai pubblici uffici ?
L’ultima prova dello spergiuro è la riforma Madia della PA che, deliberatamente, ha violata la Carta Costituzionale là dove sono statuite alcune fondamentali autonomie regionali, come ha sentenziato la Consulta nei giorni scorsi. 

lunedì 21 novembre 2016

Però, anche lui … sbrocca !

Ha detto e fatto di tutto per sostenere questa insensata riforma costituzionale.
Ha messi alla frusta tutti i suoi galoppini perché si consacrassero anima e corpo, in TV ed in convegni, per spacciare come oro il nulla assoluto della riforma.
Ha spedite lettere manipolatorie agli italiani all’estero.
Ha oscurata la bandiera UE con le 28 stelle nel gretto tentativo di abbindolare gli elettori leghisti.
Occupa da mesi gli schermi televisivi con un presenzialismo senza uguali nella storia repubblicana, in spregio per la “par condicio”.
Oggi arriva a minacciare di intasare le caselle postali degli italiani con depliant variopinti di tradizione berlusconiana.
Mi domando cosa si potrà ancora inventare l’imbonitore di Rignano per turlupinare gli italiani in queste due settimane che mancano al fatidico 4 dicembre.
È certo, però, che con il passare dei giorni e con l’approssimarsi della prima domenica di dicembre si nota una caduta verticale del suo linguaggio e del suo atteggiamento.
Insomma, mi sembra che, con la paura di andare a sbattere il muso contro i risultati del referendum costituzionale, l’innominabile … incominci a sbroccare.
Ad esempio, in queste ore è arrivato a denigrare coloro che sostengono il “NO” alla riforma, definendoli una “accozzaglia”, solo perché tra loro ci sono esponenti che appartengono a movimenti sia politici che della società civile molto diversi.
Evidentemente ancora una volta l’innominabile dà prova di non avere nessuna familiarità con quelli che sono i più elementari principi di un sistema democratico.
In una democrazia, infatti, la carta costituzionale è un valore condiviso che appartiene a tutti i cittadini, senza distinzione di credo politico e religioso, di sesso e colore della pelle, di età e stato sociale.
Non solo, ma l’imbonitore di Rignano dimostra anche di essere cieco come una talpa se non vede la “accozzaglia” che compone la combriccola di coloro che sostengono la riforma.
Che ci fanno insieme, ad esempio, il PD e Verdini ?
Forse sarà una mia manchevolezza ma ammetto che non riesco proprio a vedere quale sia la comunione logica e morale che metta insieme, nel sostenere questa indegna riforma, postcomunisti e cattolici massimalisti, piduisti e bancarottieri, massoni ed ex presidenti della repubblica, industriali e corruttori, e via discorrendo.
A meno che il filo comune non sia la appartenenza di tutti a quel establishment che ha potuto installare l’innominabile sulla poltrona di Palazzo Chigi, senza passare dal voto del popolo sovrano.

sabato 5 novembre 2016

Ignobile integralismo radiofonico

Non scopro di certo io che gli esseri umani, da quando hanno fatta la loro comparsa su questa terra, sono stati e continuano ad essere condizionati e prigionieri della paura di un castigo divino inculcata in loro da sciamani, stregoni, santoni e religiosi di ogni genere.
Manipolatori così truffaldini da spacciare come un castigo, inflitto agli umani da una delle divinità che albergano nello immaginario dei popoli, ogni fatto naturale: dalla eruzione di un vulcano al maremoto, dalla esondazione di un fiume al dissesto di un territorio, da una pandemia ad un sisma.
Così facendo, nei secoli, questi scaltri e subdoli manipolatori, seminando la paura della collera divina, hanno carpita la buona fede e la creduloneria dei loro proseliti con lo scopo di consolidarsi posizioni di potere tali da incidere sugli scenari politici, sociali, finanziari, economici, ed arrivando perfino a determinare il nascere di feroci conflitti.
Confidavo ingenuamente che i profondi mutamenti presentatisi in successione negli ultimi decenni avessero in qualche modo emarginata la ortodossia che si accompagna a queste forme di manipolazione delle masse, purtroppo, però, mi rendo conto che il loro stupido accanimento sopravvive indifferente al mutare dei tempi.
Ne ho avuta la riprova ieri quando, navigando in internet, mi è capitato di ascoltare casualmente il breve replay di una delle puntate di “Lettura cristiana della cronaca e della storia”, la trasmissione che ogni giorno va in onda su “Radio Maria”.
Nel commentare l’ultimo spaventoso terremoto del 30 ottobre, che ancor più ha messo in ginocchio il centro Italia, dai microfoni di “Radio Maria” Padre Giovanni Cavalcoli proferiva queste mostruose e ignobili parole: “Dal punto di vista teologico questi disastri sono una conseguenza del peccato originale, sono il castigo del peccato originale, anche se la parola non piace … Arrivo al dunque, castigo divino. Queste offese alla famiglia ed alla dignità del matrimonio, le stesse unioni civili. Chiamiamolo castigo divino”.
È evidente che per questo oltranzista dell’ortodossia cattolica a scatenare la ipotetica ira divina siano le unioni civili e non le migliaia di preti pedofili che hanno segnata l’infanzia di decine di migliaia di bambini e ragazzi in ogni continente.  
In verità, però, “Radio Maria”, espressione del cattolicesimo più integralista ed ottuso, non è affatto nuova a decodificazioni artefatte e mendaci delle calamità naturali, così come ad aggressioni spregevoli nei confronti di chi non rientra nei suoi gretti canoni di ortodossia.
Ad esempio, il terremoto che devastò gli Abruzzi, nel 2009, fu definito “una tragedia voluta dal Signore”, mentre lo tsunami che causò morti e distruzioni in Giappone, nel 2011, fu etichettato come “disegno divino”, fino ad arrivare a definire “degni di impiccagione” i due giornalisti che svelarono il Vatileaks.
In paesi meno tolleranti del nostro questa emittente radiofonica, che dispone di 850 ripetitori a copertura dell’intero territorio nazionale e con una audience di circa un milione e settecentomila seguaci, sarebbe già stata oscurata da anni per impedirle di continuare ad inebetire ascoltatori che ormai, poveracci, identificano ogni pioggerellina come un castigo divino.