domenica 13 settembre 2015

Solidarietà per il Brenta, mentre…

Dallo scorso 2 settembre è attivo un numero di telefono solidale (NdR: 45500) chiamando il quale gli italiani possono donare due euro per contribuire alla ricostruzione della Riviera del Brenta colpita il 15 luglio da un micidiale tornado.
Un tornado che ha lasciato dietro di sé una vittima, più  di cento feriti oltre a centinaia di case e capannoni industriali inagibili.
Dal momento che di fronte a danni per oltre 100 milioni di euro il Governo continua a fare orecchie da mercante e non concede i necessari finanziamenti, la Regione Veneto ha pensato di rivolgersi alla solidarietà degli italiani per ottenere un generoso e concreto contributo al risanamento del territorio.
Ma, mentre ancora una volta gli italiani devono sostituirsi allo Stato e fare le sue veci nel sostenere concittadini in difficoltà, cosa fa il nostro sconcertante capo del governo, Matteo Renzi ?
Zompa su un aereo di Stato ed a spese dei contribuenti si fa portare a New York per assistere al Flushing Meadows alla finale degli US Open di tennis tra Vinci e Pennetta.
A carte quarantotto, perciò, tutti gli impegni istituzionali, compresa la inaugurazione della importante Fiera del Levante di Bari.
Non so se anche questa volta si porterà dietro moglie e figli ma è già indecente a sufficienza che approfitti del suo ruolo per trastullarsi scialacquando denaro pubblico.
Perché per assistere alla finale di un torneo di tennis non ha preso un volo di linea pagandosi il relativo biglietto ?
Non è la prima volta, però, che Renzi utilizza aerei di Stato per uso personale.
Nel dicembre 2014, infatti, con moglie e figli era andato a sciare a Courmayeur a bordo di un Falcon 900 della flotta di Stato.
Evidentemente Renzi è refrattario a seguire l’esempio del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che per i suoi spostamenti usa treni ed aerei di linea.
Per il purtroppo nostro presidente del consiglio sembra essere un piacere, invece, sperperare il pubblico denaro.
Infatti, non soddisfatto del confort e delle prestazioni del Airbus A319 CJ, l’aereo di Stato che fino ad oggi ha portati in giro per il mondo i capi di governo italiani, Renzi ha deciso di spendere oltre 175 milioni di euro per posare le sue nobili terga, quando viaggia, sulle più confortevoli poltrone di un Airbus A330.
“…ed intanto io pago !” diceva il mitico Totò.

giovedì 10 settembre 2015

RAI e Bruno Vespa hanno toccato il fondo

Più passano gli anni e più Bruno Vespa mette a nudo le sue manchevolezze umane, morali e professionali.
Profumatamente rimunerato da “mamma RAI” con milioni di euro prelevati dai canoni carpiti agli italiani con il pretesto truffaldino di essere un “servizio pubblico”, Vespa ha oramai toccato il fondo della indecenza.
Alternando alla morbosa inclinazione a pescare nel torbido di efferati delitti, con plastici e simulacri, una insuperabile maestria nel leccare, con disgustoso servilismo, il potente di turno, da anni Vespa si serve degli schermi della televisione per rifilare ai telespettatori qualcosa che nulla ha a vedere con il servizio pubblico, mission istituzionale della RAI.
Ieri sera, però, questo sedicente giornalista ha superato il limite della decenza.
Nella trasmissione “Porta a Porta”, a lui indegnamente affidata, Vespa ha ospitati Vera e Victor Casamonica, cioè figlia e nipote del boss mafioso Vittorio il cui funerale hollywoodiano ha indignati ed offesi di certo i romani, ma anche tutti gli italiani onesti, per la ostentazione di cavalli, elicottero, petali di rosa, gigantografia del capoclan vestito da papa con un crocefisso come monile.
Non solo, ma il malefico conduttore si è guardato bene dall’invitare in studio qualcuno che ribattesse alla indecente apologia di quel boss mafioso che per anni ha furoreggiato nella Capitale con i suoi seguaci.
Da più parti, sia della società civile che di gran parte del versante politico, è stato chiesto a Vespa ed alla RAI di chiedere scusa agli italiani per l’intollerabile affronto commesso mandando in onda quella trasmissione.
In difesa di Vespa si sono levate, ovviamente, solo le voci di Cicchitto e Lupi, parlamentari di quell’Area Popolare nelle cui fila militano non pochi rappresentanti inguaiati con la Giustizia, oltre a quella del solito esagitato, Renato Brunetta.
Ora da cittadino mi domando: è giusto che gli italiani siano coartati a pagare alla RAI un canone che viene usato non per fare servizio pubblico ma per sovvenzionare Vespa, le sue spregevoli performance, e non solo ?

mercoledì 26 agosto 2015

‘O paes e pulecenella

Ci sono giornate, ed oggi è una di quelle, in cui assisto incredulo al susseguirsi di eventi così paradossali e schizofrenici da far apparire assurda ed ingiustificabile la realtà.
Alcune vicende avvenute, o delle quali si è avuta conoscenza nelle ultime ore, inducono ad esempio a qualche riflessione.
Da mesi, ormai, lo sbarco di migranti sulle coste italiane e greche si fa ogni giorno più drammatico non solo per la incontrollabile dimensione dei flussi, ma soprattutto per la inadeguatezza delle strutture che dovrebbero assicurare una accoglienza almeno decente.
L’Unione Europea, che si crogiola nel suo egoismo, ha sempre fatte orecchie da mercante  ad ogni sollecitazione, anche perché considera Italia e Grecia le ultime ruote del carrozzone europeo.
Per i maggiorenti dell’UE, infatti, Italia e Grecia hanno così poca rilevanza che ieri, per valutare e decidere come affrontare i sempre più ingestibili flussi migratori, si sono incontrati a Parigi Angela Merkel e François Hollande.
Neppure l’ombra, a Parigi, di rappresentanti dei due paesi che invece sono in prima linea a sobbarcarsi, da soli, oltre al salvataggio anche la ricezione di migliaia e migliaia di poveracci.
Non solo ma, a conclusione dell’incontro, dopo aver bacchettate Italia e Grecia, colpevoli di inefficienze, i due maggiorenti, M & H, hanno ordinato loro di mettere in piedi e “velocemente” (NdR: Sic !!!), entro fine anno, efficaci centri per la registrazione dei migranti.
Domanda: insomma, a che cavolo servono i salamelecchi, le smancerie ed i sorrisi che Matteo Renzi riserva alla Merkel se poi il nostro Paese non viene neppure consultato su come affrontare le criticità che lo assillano ?
Ma lasciamo l’UE e veniamo ai fatti di casa nostra (NdR: mi verrebbe da scrivere di “cosa” nostra).
Profittando del mese di agosto, che per tradizione vede gli italiani distratti e vacanzieri e l’informazione assente per ferie, il Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri ha disposto alla chetichella l’esonero da “incarichi operativi e di polizia giudiziaria” del Colonnello Sergio De Caprio, noto come Capitano Ultimo.
Era il 1993 quando, a capo di un reparto ROS (NdR: Raggruppamento Operativo Speciale) l’allora capitano De Caprio, a conclusione di indagini “coerenti e concatenate”, così definite dal Tribunale di Palermo, riuscì a mettere le manette a Salvatore (Totò) Riina.
Trascorso, però, il tempo degli encomi De Caprio fu assegnato, come vice comandante, al NOE (NdR: Nucleo Operativo Ecologico) dove, impegnato in importanti indagini, ha consentito ai magistrati di inquisire ed arrestare, nel 2013, Giuseppe Orsi, presidente di Finmeccanica, con l’accusa di concussione e peculato e, nel 2014, Manlio Cerroni, proprietario della discarica romana di Malagrotta, e Bruno Landi, ex presidente della Regione Lazio.
Anche per queste ultime circostanze suscitano perplessità sia il periodo che le modalità con cui il Comando generale ha attuata una decisione che, tra l’altro, ricorda molto la rimozione inflitta dai vertici della Marina al capitano di fregata De Falco resosi colpevole, nel coordinare i soccorsi ai naufraghi della Costa Concordia, di aver rivolto a Schettino il famoso ordine “torni a bordo cazzo !”.  
Domanda: a chi rischierebbe di pestare i piedi il colonnello De Caprio per esimerlo da incarichi operativi e da compiti di polizia giudiziaria e sollevarlo così dalle indagini su “Mafia Capitale” e su “CpL Concordia” ?
Mentre trapelavano, però, le prime notizie sulla rimozione del colonnello De Caprio, a Roma si riuniva il Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica, convocato per trattare il caso delle esequie hollywoodiane del boss Casamonica.
Nella conferenza stampa, che è seguita, il prefetto Gabrielli ha riconosciuto che si è trattato di una vicenda gravissima che oltre a screditare il sistema di controllo e prevenzione, ha recato un danno intollerabile alla immagine non solo della città di Roma.
Gabrielli, però, ha anche dovuto ammettere che il clan dei Casamonica fosse da sempre noto alle forze dell’ordine che, in passato, hanno eseguiti ben 117 arresti di individui affiliati al clan.
Ed allora, se il clan era noto e controllato come è stato possibile organizzare il funerale show con tanto di carro, cavalli ed elicottero? Chi sono i responsabili di aver lasciato fare senza intervenire ?
Dalle dichiarazioni del Prefetto sembra tuttavia non emergere alcun responsabile !
Domanda: ma al termine di questa giornata è legittimo, si o no, pensare che il nostro sia davvero “ ’o paes e pulecenella” ?

sabato 22 agosto 2015

Funerale show da accapponare la pelle

Ci sono cento ed uno buoni motivi per rimanere costernati davanti a quello che è accaduto a Roma, giovedì, in occasione del funerale del noto boss malavitoso Vittorio Casamonica.
Una cerimonia funebre che il clan ha trasformata in uno show per dimostrare quanto grande sia stato, sulla Capitale e non solo, il potere di quello zingaro abruzzese, arrivato a Roma negli anni ’70, che la DIA accredita oggi di un patrimonio personale di oltre un miliardo di euro, frutto di usura e traffico di droga.
Carro funebre trainato da sei cavalli neri con pennacchi, un elicottero che, sorvolando a bassa quota il corteo, ha lanciati petali di rosa, una banda musicale che ha accompagnato il feretro eseguendo le musiche di Nino Rota scritte per il film “Il Padrino”, la facciata della Basilica di San Giovanni Bosco tappezzata con due maxi poster, effigianti il boss vestito di bianco papale con il crocefisso al collo, sormontati dalla scritta “Hai conquistato Roma, ora conquista il Paradiso”.
Ometto di commentare il conformismo delle reazioni politiche e delle polemiche scatenate nelle ore successive.
Da uomo della strada, però, non posso fare a meno di riflettere sull’accaduto e pormi qualche domanda.
Innanzitutto trovo incredibile che sia stato possibile organizzare uno spettacolo così imponente senza che Comune, vigilanza urbana, forze dell’ordine ne siano stati informati o, perlomeno, ne siano venuti a conoscenza.
È incredibile, in particolare, che all’oscuro di quanto il clan stava organizzando fosse proprio la DIA (NdR: Direzione Investigativa Antimafia) che dovrebbe monitorare giorno e notte le attività non solo dei boss mafiosi ma anche dei loro affiliati.
Ma, ad insinuare un ulteriore tarlo sui livelli di sicurezza concorre anche ENAC, cioè l’ente preposto al controllo dell’aviazione civile, che ha dichiarato: “non è stata data alcuna autorizzazione al volo od al sorvolo della città di Roma” all’elicottero privato che ha fatto piovere i petali di rose.
Di male in peggio, cioè senza autorizzazione un aereo od un elicottero privato può sorvolare le nostre città ?
Vale a dire, se alla cloche di quell’elicottero, invece del pilota napoletano (NdR: per il quale oggi ENAC ha disposta la sospensione cautelativa della licenza), ci fosse stato un terrorista dell’Isis ed invece di petali di rose avesse fatto piovere bombe sulla città, sarebbe stato da considerare un accidente inevitabile ?
Ma non solo le Istituzioni, anche la Chiesa ha fatta la sua bella figuraccia assecondando questo pomposo funerale, e non solo don Giancarlo Manieri, parroco della Basilica di San Giovanni Bosco.
Don Manieri, dal canto suo, non può raccontare la fregnaccia di non essersi accorto dei maxi post e manifesti che coprivano tutta la facciata della Basilica, facciata sulla quale di solito è ostensa l’effigie di Don Bosco.
Eppure quei maxi poster erano lì da ore in bella mostra.
Il Vicario di Roma, invece, non può ignorare che la Basilica di San Giovanni Bosco ebbe già l’onore delle cronache, nel 1990, quando vi si celebrò il servizio funebre per Enrico De Pedis, spietato e violento boss della famigerata banda della Magliana.
Quello stesso De Pedris le cui spoglie, inspiegabilmente, furono tumulate poi in Sant’Apollinare, chiesa che da sempre accoglie solo le sepolture di Papi e grandi benefattori.
Una vicenda, quella di oggi, a dir poco inquietante alla luce di quanto già accadde nel 1990.
Non solo ma il Vicario di Roma giustifica la condotta di don Manieri affermando che “il servizio funebre non lo si può negare ad un cristiano”.
Eppure fu proprio il Vicariato di Roma che, nel 2006, nella stessa Basilica di San Giovanni Bosco negò i funerali di Piergiorgio Welby solo perché, malato terminale di Sla, aveva chiesto ai sanitari di staccare la spina.
Ora mi domando: anche Welby era un cristiano, però aveva la colpa di non essere mafioso e questo per il Vicariato di Roma fu forse una macchia intollerabile ?

sabato 15 agosto 2015

Nel Belpaese c’è omicida ed omicida

Nel nostro Belpaese la legge è così fantasiosa e ricca di originalità da distinguere perfino tra omicida ed omicida.
Puta caso che ad una persona, ovviamente maggiorenne, nel pulire la rivoltella, regolarmente detenuta, parta accidentalmente un colpo che uccida un amico che era lì per fare due chiacchiere.
Tradotto in caserma dai militari dell’Arma il tizio verrebbe indagato per omicidio (NdR: colposo o doloso dipenderà dal quadro probatorio) e rinchiuso in camera di sicurezza in attesa che il PM decida sulle misure da adottare.
Se, invece, un individuo al volante della sua automobile uccide uno sventurato pedone, magari sulle strisce pedonali, una volta redatto e firmato il verbale l’omicida, perché di questo si tratta, se ne torna a casa in attesa che gli venga notificata l’imputazione.
Non viene presa nessuna misura restrittiva della libertà personale neppure qualora l’omicidio sia commesso da un vacanziere diportista che, al timone di un motoscafo, travolga una barchetta ed uccida gli occupanti affettandoli con le eliche dei motori.
Insomma, per la legge, c’è omicida ed omicida con effetti differenziati.
Nei mesi estivi, purtroppo, ogni anno si verificano in mare disgrazie gravi e mortali e, quasi sempre, il vacanziere omicida la fa franca nonostante siano quasi sempre innegabili ed ingiustificabili le sue colpe.
Nei giorni scorsi, nel golfo di Salerno, un motoscafo ha travolto una piccola barca sulla quale si trovavano due anziani pescatori, e li ha tranciati con le eliche dei motori.
Con faccia tosta il proprietario del motoscafo ha dichiarato ai militari della Capitaneria di Porto ed al PM di turno che non si era accorto di nulla, non aveva vista quella barca ed aveva percepito solo un forte botto.
Ha evitato, bontà sua, di rifilare al PM come scusante anche la presenza nella zona di un banco di nebbia così fitta da tagliare con il coltello.
Al posto del PM, ascoltando queste giustificazioni mi sarei incazzato nero ed avrei disposto, per quell’individuo, il proseguimento della vacanza in gattabuia.
Ma come si fa, in una luminosa giornata di agosto, con un mare piatto come una tavola, ad affermare di non aver visto la barchetta che ha travolta con il suo motoscafo?
Il PM gli avrà domandato dov’era e cosa cavolo stesse facendo invece di tenere in mano il timone e guardare dove conduceva il motoscafo ?
Eppure, le cronache degli incidenti che si verificano in mare, per colpa di diportisti criminali, riportano che la scusa principe esibita dai responsabili dei sinistri ha sempre lo stesso refrain “non ho visto”.
Purtroppo c’è del vero in questa giustificazione idiota.
Il mare italiano, infatti, ogni anno è sempre più in balia di disgraziati e di incoscienti che, appena usciti dai porti con le loro barche, mettono i motori a tutta manetta ed affidano la barca al pilota automatico per essere liberi di trastullarsi con gli amici, bere drink, prendere il sole, o dedicarsi ad  altre amene occupazioni.
Poiché il pilota automatico non ha occhi per vedere se a prua, sulla rotta da seguire, ci siano subacquei, natanti o bagnanti, ecco che accadono disgrazie con morti e feriti, come appunto quella di Salerno.
Quando anche nei confronti dell’automobilista o del diportista omicida saranno adottate le stesse misure restrittive in uso per chi uccide accidentalmente con un’arma ?
Forse che un morto sia un po’ meno morto se travolto da un auto od affettato dalle eliche di un motoscafo ?