mercoledì 1 aprile 2015

E la chiamiamo ancora Giustizia ?

Fino a qualche tempo fa confidavo che la frase “La legge è uguale per tutti”, che fa bella mostra di se nelle aule dei tribunali, significasse davvero qualcosa.
Credevo, cioè, o per meglio dire mi illudevo che i giudici, tutti, fossero in grado di giudicare nello stesso modo i comportamenti per ravvisare con uniformità l’esistenza o meno degli estremi di reato.
Così come mi illudevo che valutassero con lo stesso metro testimonianze, prove ed indizi, per assolvere o condannare un imputato, a prescindere dal fatto che fosse povero o ricco, uomo o donna, bianco o nero, credente o ateo, e via dicendo.
Questo è quello che insigni docenti di diritto avevano fatto credere a me giovane studente.
Ecco perché, prestando fede a questi insegnamenti ho continuato, fino ad oggi, ad avere fiducia nella giustizia e nell’assioma che “La legge è uguale per tutti”.
Purtroppo, però, da qualche tempo i miei convincimenti hanno incominciato a vacillare in presenza di prove provate che la giustizia è sempre più gestita, di fatto, dalla eccentrica ed umorale esegesi che ogni giudice fa dei codici e dei reati.
Come posso non rimanere sconcertato se uno stesso atto delittuoso è ritenuto perseguibile o no da giudici diversi ?
Come non essere disorientato se un giudice valuta affidabili testimonianze, prove ed indizi mentre un suo collega ne contesta la ammissibilità ?
Poco mi importa se tutto ciò fa perdere credibilità alla magistratura.
Mi preoccupa molto più perdere la fiducia nella Giustizia, quella con la “G” maiuscola.
Alcuni recenti iter processuali mi sono apparsi bislacchi ed incomprensibili.
Nei giorni scorsi, ad esempio, si è concluso il processo per l’omicidio di Meredith Kercher, la studentessa inglese che era a Perugia con il Progetto Erasmus.
Un caso giudiziario contrassegnato da molte stranezze.
Innanzitutto per quell’omicidio fu condannato a 16 anni in via definitiva, con rito abbreviato, Rudy Guede giudicato colpevole del reato in concorso con …
Coimputati per l’omicidio dal primo momento furono Amanda Knox e Raffaele Sollecito.
Processati con rito normale Knox e Sollecito sono stati sottoposti a ben 5 gradi di giudizio invece dei 3 ordinari.
Infatti, ritenuti colpevoli e condannati in primo grado sono stati successivamente assolti in appello.
L’assoluzione, però, è stata annullata dalla Prima Sezione Penale della Corte di Cassazione che ha rinviati gli atti alla Corte d’Assisi di Firenze per un nuovo processo d’appello.
Nel nuovo processo d’appello sono stati giudicati ancora colpevoli e condannati rispettivamente a 28 e 25 anni.
Ma la Corte di Cassazione li ha assolti in via definitiva con una ultima sentenza di cui si attendono le motivazioni.
Ora, è mai possibile che di fronte alle stesse testimonianze, alle stesse prove, agli stessi indizi cinque collegi giudicanti siano pervenuti a sentenze così contrastanti ?
Quali di questi giudici hanno prese lucciole per lanterne ?
Ma ancora, in concorso con chi Rudy Guede avrebbe commesso l’omicidio per il quale sta scontando in carcere la sua condanna ?
Altrettanto sconcertante è ciò che si è verificato anche nel cosiddetto processo Ruby.
Mi domando, ad esempio, è comprensibile che nella stessa azione ci siano giudici che ravvisino gli estremi del reato di concussione, mentre per altri giudici il reato non esista ?
Eppure è quello che è accaduto nel giudicare la telefonata che l’allora presidente del consiglio Berlusconi fece al Capo di Gabinetto della Questura di Milano, in piena notte, per chiedere che Ruby, in stato di fermo per furto, fosse affidata non ad una comunità, come disposto dal giudice minorile, ma a Nicole Minetti.
Se questa non è concussione allora vuol dire che qualunque cittadino potrebbe ottenere il rilascio di un suo amico, in stato di fermo per furto, semplicemente telefonando nel cuore della notte al Capo di Gabinetto della Questura di Milano.
Una assurdità bestiale in base alla quale la Corte di Cassazione ha mandato assolto Berlusconi !
Non è neppure credibile, però, che Berlusconi ignorasse la minore età di Ruby se ha preteso che il Capo di Gabinetto, contravvenendo alla decisione del giudice minorile, evitasse l’affidamento di Ruby ad una comunità, eppure è noto a tutti che è riservato proprio a minorenni in stato di fermo l’affidamento ad una comunità.
Fatto sta che i giudici hanno ritenuto di assolvere Berlusconi per “ignoranza inevitabile” !
E questa la chiamiamo ancora Giustizia ?

sabato 28 marzo 2015

Matteo Renzi… canta Mina

Mercoledì 25 marzo il mondo della musica leggera ha festeggiato il compleanno di Anna Maria Mazzini in arte Mina, soprannominata la Tigre di Cremona (NdR: trattandosi di una signora non citeremo gli anni !).
Dopo quarantotto ore anche il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha voluto unirsi ai festeggiamenti intonando uno dei successi più famosi di Mina

Di certo non è una sorpresa che Renzi abbia adottato il ritornello di questa canzone come sua filosofia di vita.
Lo ha confermato ancora ieri, al termine del Consiglio dei Ministri, presentandosi in sala stampa per illustrare il DdL sulla riforma della governance della RAI.
A suo dire una riforma assolutamente rinnovatrice che manderà finalmente in soffitta la legge Gasparri.
Nel documento, approvato dal CdM, si legge tra l’altro: “…non serve un Parlamento che nomini i politici nel Consiglio di amministrazione della RAI”.
Finalmente ! Era ora che la politica fosse esclusa dalla governance e dal CdA della Rai.
L’illusione, però, è durata meno dello sbattere di ciglia.
Infatti, dopo poche righe si legge che comunque “…serve un Parlamento che svolga la sua funzione di garanzia e controllo, con la Commissione di Vigilanza, cane da guardia dell’azienda”.
Ma come ? Erano settimane che Renzi andava assicurando per ogni dove che alla guida della RAI ci sarebbe stato un manager vero, con pieni poteri, come quello di qualunque azienda privata.
Un Amministratore Delegato, insomma, che, anche se nominato dal Governo, dovrebbe essere l’unico responsabile di prendere le decisioni strategiche e realizzarle, di assumere i dirigenti, di rispondere della gestione economica e finanziaria.
Un manager, perciò, che dovrebbe rispondere del suo operato e dei risultati solo ai professionisti membri del CdA.
Un'altra bufala !
Infatti il CdA, ridotto da 9 a 7 componenti, vedrà  4 membri nominati ancora dal Parlamento, 2 dal Ministro dell’Economia ed 1 in rappresentanza dei dipendenti.
Quindi, non solo il DdL mantiene in vita la Commissione di Vigilanza come “cane da guardia”, ma riconosce che sia la politica a nominare 6 dei 7 membri del CdA.
Insomma, come sempre

mercoledì 25 marzo 2015

Prescrizione e conati di ipocrisia

A tarda notte, i giudici della terza sezione penale della Corte di Cassazione hanno  definitivamente posta la parola fine all’iter processuale, durato ben nove anni, etichettato dai media come “Calciopoli”.
Ancora una volta io, come credo molti italiani, nel leggere il dispositivo della sentenza mi sono sentito preso per i fondelli.
Infatti, pur ribadendo l’esistenza di una associazione a delinquere, e pur riconoscendo appropriate le condanne inflitte a Luciano Moggi, Antonio Giraudo ed agli altri imputati, i giudici della Cassazione si sono dovuti arrendere di fronte alla evidenza che i reati commessi erano stati estinti, di fatto, dalla prescrizione.
Alla fine l’unico imputato condannato ad un anno è stato l’ex arbitro Massimo De Santis che aveva rinunciato ad avvalersi della prescrizione.
Già, perché alla prescrizione l’imputato può rinunciare !
Fatto sta che lo sciagurato istituto della prescrizione ha permesso che andassero impuniti ancora individui riconosciuti colpevoli dei reati loro ascritti nei tre gradi di giudizio.
Ora, per uno di quei beffardi casi che solo il fato riesce a mandare in scena, poche ore dopo la sentenza della Cassazione la Camera dei Deputati si è riunita per esaminare e votare, guarda caso, le norme relative al prolungamento dei termini di prescrizione dei reati, e cancellare la vergognosa legge ad personam Ex Cirielli, voluta dal governo Berlusconi.
È stata a dir poco sconcertante la fiumana di ipocrisie che ha caratterizzati molti interventi durante il dibattito parlamentare.
A dare la stura sono stati i parlamentari di NCD (NdR: partito che fa parte della compagine governativa) messisi di traverso alla approvazione dell’art. 1 del Ddl, che prevede l’aumento della metà dei termini di prescrizione per i reati di corruzione.
In un Paese, marcescente per la diffusa vocazione corruttiva di molti eminenti cittadini, non voler concedere più tempo per scoprire, inquisire, processare e condannare i responsabili dei reati di corruzione significa, di fatto, stare dalla parte di corrotti e corruttori per assicurare loro più probabilità di sfuggire alla Giustizia.
Uno show indegno, inscenato da chi, stando al governo, dovrebbe invece essere esempio di moralità per i cittadini.
Ovviamente non potevano che dichiararsi contrari all’allungamento dei termini di prescrizione i parlamentari di Forza Italia artefici della Ex Cirielli, una legge escogitata a bella posta per prescrivere reati di cui era imputato Berlusconi.
Una legge talmente imbarazzante che lo stesso primo firmatario, appunto l’on. Edmondo Cirielli, la sconfessò fino a manifestare il suo voto contrario in aula.
Le argomentazioni, addotte dai deputati forzisti per contrastare l’allungamento dei termini di prescrizione, sono apparse non solo ipocrite ed artificiose, ma così infantili da risultare indegne di persone raziocinanti.
Secondo questi personaggi, infatti, i tempi di prescrizione più lunghi servirebbero solo a prolungare nel tempo le sofferenze patite dagli eventuali soggetti inquisiti.
Una idiozia colossale !
Tanto è vero che un individuo diventa indagato solo nel momento in cui un magistrato ravvisa l’esistenza di un presumibile reato, e non prima.
È vero, invece, che un individuo, consapevole di aver commesso un reato, potrà vivere più a lungo sulle spine per il timore che gli inquirenti, avendo più tempo per indagare, possano giungere a scoprire i suoi misfatti.
E, secondo i parlamentari di Forza Italia, gli italiani dovrebbero sdegnarsi perché dei farabutti vivano l'angoscia di essere scoperti ?
La verità, di fatto, è che fino a quando la magistratura non avrà elementi per inquisirlo, quell’individuo continuerà impunemente a godere magari di una posizione da boiardo di Stato, o a fare l’imprenditore oppure, perché no, ad occupare una poltrona da parlamentare o da amministratore locale.
Già, perché il prolungamento dei termini di prescrizione si propone solo, in realtà, da un lato di concedere più tempo per scoprire i reati, e dall’altro di evitare che l’iter processuale possa essere vanificato dall’incombere della prescrizione.
Quanti furfanti, nel Paese culla del diritto, si sono avvalsi della prescrizione per evitare di essere condannati e per irridersi della giustizia ?
Comunque, checché ne dica il ministro Orlando, queste norme sulla prescrizione stanno nascendo con il freno a mano tirato per non indisporre Alfano che, dal canto suo, minaccia già nuove barricate anche sulle intercettazioni.

martedì 24 marzo 2015

Prima il rimborso del riscatto e poi…

Sul quotidiano La Repubblica ha avuto un certo risalto la intervista che Vanessa Marzullo ha rilasciata all’inviato Paolo Berizzi.
Vanessa Marzullo è una delle due giovani “volontarie”, l’altra è Greta Ramelli, che si sono recate in Siria con una buona dose di avventatezza per portare aiuto, a loro dire, alle popolazioni civili stremate dal conflitto civile.
Non riesco proprio a non ritenere velleitario ed incosciente il loro comportamento alla luce del fatto che non potevano contare in Italia sul supporto di una organizzazione accreditata e che, ancora più grave, non disponevano di protezioni competenti e qualificate in un territorio di guerra quale è ormai da diversi anni la Siria.
Fatto sta che a fine luglio 2014 le due “volontarie” furono rapite nei pressi della località di Aleppo da un gruppo di guerriglieri jihadisti e, da quel momento, non si ebbero più loro notizie.
L’unità di crisi della Farnesina appena allertata attivò tutte le iniziative opportune per accertare non solo che fossero ancora vive ma dove fossero segregate e da chi.
Per farla breve, dopo cinque mesi di prigionia le due “volontarie” sono tornate libere grazie al lavoro svolto dalle strutture del Ministero degli Esteri, ma soprattutto grazie al pagamento di un riscatto che voci ben informate indicano in 12 milioni di dollari, pagato ovviamente non dalle loro famiglie ma dallo Stato italiano.
Non è certo la prima volta che lo Stato, e quindi pro quota tutti gli italiani, paga per la liberazione di un connazionale che in giro per il mondo è rapito da qualche banda di predoni.
È però la prima volta, secondo me, che una persona rapita e liberata, grazie all’impegno delle istituzioni ed al pagamento del riscatto con denaro pubblico, dimostri scarsa considerazione per i problemi ed il danno che i suoi comportamenti, incoscienti ed irresponsabili, hanno procurato alla collettività.
Nel corso dell’intervista, infatti, la “volontaria” Vanessa Marzullo ha dichiarato: “Appena potremo, non so ancora quando, Greta ed io in Siria potremmo anche tornarci”.
Non contesto che le due “volontarie”, maggiorenni e vaccinate, possano disporre della loro vita come meglio credono.
Però, confesso che, se ne avessi il potere, innanzitutto ritirerei loro i passaporti per restituirglieli solo dopo che abbiano rimborsati allo Stato i 12 milioni di dollari pagati per il loro riscatto.
Come ?
Magari dedicandosi, gratuitamente, in Italia ad opere di assistenza a beneficio dei milioni di loro concittadini che versano in stato di indigenza, sono invalidi, infermi, anziani, etc., etc.
Comprendo bene che assistere emarginati, invalidi e malati in Italia non sia avventuroso come farlo in Siria e non renda così popolari da attirare l’attenzione dei media.
Però, se il proposito delle due “volontarie” è quello di dedicare la loro vita ad alleviare le sofferenze del prossimo, allora mi domando perché non farlo in Italia ?

lunedì 23 marzo 2015

Renzi, epigono della filibusta salgariana

In molti libri avventurosi, scritti da Emilio Salgari, che eccitavano la mia fantasia di ragazzino e mi inducevano a fantasticare avventure mirabolanti, protagonista era la filibusta.
Infatti, alle temerarie storie dei pirati, che nel XVII secolo infestavano il mare caraibico, Emilio Salgari ha riservati i romanzi del ciclo “I Pirati delle Antille”.
Forse un giorno non lontano, stomacato dalla lettura quotidiana delle cronache politiche, mi darò da fare per ricercare sulle bancarelle di qualche mercatino quei vecchi libri perché mi aiutino a depurare la mente dalle brutture che la politica ci rifila ogni giorno.
Sbiadito retaggio delle letture salgariane mi è rimasto il vezzo di definire filibustiere ogni individuo spavaldo, scaltro, spregiudicato, impostore, opportunista, trafficone senza scrupoli.
Tali erano, infatti, il Corsaro Nero, il Corsaro Rosso ed i loro rispettivi rampolli.
Se Emilio Salgari fosse un cronista dei giorni nostri, non avrebbe alcuna difficoltà a raccontare le gesta dei tanti filibustieri protagonisti della nostra scena politica.
Ad esempio, credo che potrebbe dedicare un intero ciclo di libri a raccontare questi dodici mesi del premierato di Matteo Renzi.
Mi sembra, infatti, che Matteo Renzi rappresenti la incarnazione più autentica dei filibustieri descritti da Salgari.
I pirati, ad esempio, erano così spregiudicati e senza scrupoli da stringere alleanza con chiunque permettesse loro di arraffare ricchi bottini.
Ebbene, forse che Renzi non abbia dimostrato di essere spregiudicato e senza scrupoli quando, mentre rassicurava il suo compagno di partito Enrico Letta, #enricostaisereno, già cospirava con Berlusconi per pugnalare alla schiena lo sventurato Letta ed andare all’arrembaggio di Palazzo Chigi ?
I pirati potevano contare su ciurme di individui, senza arte né parte, pronte ad esaltarsi ogniqualvolta il pirata di turno, brandendo la sciabola, con spavalderia li spronava all’arrembaggio dalla tolda del vascello battente bandiera della filibusta.  
E forse Renzi non ostenta spavalderia, quando nei salotti televisivi esibisce irreali successi, o quando sguaina, invece della sciabola, raffiche di banali tweet, accolti come messaggi mistici dai suoi devoti ?
A differenza dei pirati, però, Matteo Renzi deve credersi un profeta, venuto al mondo per divulgare il suo credo a fedeli ed infedeli.
Se vogliamo dare fiducia ai sondaggisti, sembrerebbe che un 30% di italiani viva ubriaco per le abbondanti libagioni di tweet.
Ritornando, però, ai filibustieri, riscontravo in loro la istintiva attitudine a raggirare la ciurma, fantasticando di favolosi bottini per incitarla ad andare impavida all’arrembaggio.
Ebbene, da settimane il nostro premier non va per ogni dove ad incensarsi, per esempio, come artefice del Jobs Act quando, almeno per quanto riguarda le norme sulla maternità e sul superamento dei co.co.pro, il Jobs Act è invece solo una ipotesi di lavoro dal momento che i decreti attuativi sono bloccati dalla Ragioneria di Stato per mancanza di copertura finanziaria ?
Quante volte, in questi dodici mesi, Matteo Renzi si è avventurato nel vendere la pelle dell’orso prima di averlo ucciso ?
Ma nei romanzi di Salgari i filibustieri sono descritti anche come abili opportunisti nello sfruttare, di volta in volta, ogni circostanza da cui poter trarre vantaggio.
E qui, come il cacio sui maccheroni, per l’opportunista Renzi arrivano le “spintanee” dimissioni di Maurizio Lupi che liberano un dicastero di rilevanza strategica come è quello delle infrastrutture.
Quale migliore occasione, perciò, per collocare su quella poltrona un renziano fedelissimo anche se incompetente per gestire un ministero così importante.
Poco interesserebbe alla morale dell’ex rottamatore se si trattasse perfino di inserire un nuovo inquisito nella compagine di governo.
Non so cosa ne pensi tu, ma io non ho dubbi: preferisco i filibustieri narrati da Salgari.