domenica 30 dicembre 2012

La “Agenda Monti” nasce zoppa

 
L’improvvisata conferenza stampa, che è seguita al vertice di coloro che dicono di condividere la “Agenda Monti per l’Italia”, ha generate alcune perplessità ed una qualche delusione.
Come ha giustamente osservato Corrado Passera, la sensazione è che sia stata sciupata la grande occasione per proporre, agli elettori, un soggetto politico veramente nuovo, in grado di realizzare un autentico radicale rinnovamento, capace di prendere le distanze, in modo definitivo, da una politica oramai così degradata da disgustare e mortificare gli italiani.
L’impressione a caldo è che i professionisti della politica, per loro meschini interessi di bottega, si siano messi di traverso, ancora una volta, sulla strada di un vero rinnovamento.
Eppure le premesse c’erano tutte, per presentare agli elettori una proposta nuova, e dare un segnale di cambiamento.
Perché, quindi, una lista unica, per il Senato e, invece, due, tre o quattro liste differenti (permane l’incertezza sul numero) per la Camera ?
Evidentemente è una scelta dettata non dalla condivisione sincera di un progetto, appunto la “Agenda Monti per l’Italia”, ma solo da calcoli di opportunismo e di difesa delle vecchie logiche partitiche.
Il ventilato impegno a riunirsi, poi, in un unico gruppo parlamentare alla Camera, è il culmine dell’ipocrisia!
E Monti ha sbagliato, ha sbagliato di brutto nell’accettare il doppio binario, illudendosi di poter controllare del tutto una federazione di più liste e di potere condizionare le candidature.
Oltre tutto, è logico supporre che, sull’elettorato moderato, avrebbe fatta maggior presa la “salita in politica” di un nuovo soggetto, reso ancora più credibile dalla selezione e dal ricambio della classe dirigente; in altre parole, facce nuove, esponenti della società civile, persone competenti in grado di gestire il percorso ad ostacoli che il Paese dovrà affrontare nei prossimi anni.
Mentre è oramai evidente che UDC sceglierà i propri candidati, così come farà FLI, e Monti dovrà prendere a bordo tutti senza batter ciglio.
Così facendo, con la frammentazione delle liste la proposta rischia di riservare agli elettori l’amara sorpresa di incocciare ancora nei soliti vecchi politicanti, da Casini (in Parlamento da 29 anni) a Fini (in Parlamento da 29 anni), da Buttiglione (in Parlamento da 19 anni) a Bocchino (in Parlamento da 16 anni), e via dicendo.
Se, invece, Monti avesse insistito per presentare una lista unica, anche alla Camera, sarebbe stato possibile selezionare i candidati, con criteri univoci di moralità, autorevolezza e capacità, e proporre all’elettorato una squadra prestigiosa, senza le scorie della vecchia politica.
Tra l’altro, non è neppure da escludere che mantenere in vita, almeno per la Camera, liste ereditate, da quella politica palesemente rifiutata dagli italiani, possa generare diffidenza non solo nell’elettorato, ma anche in autorevoli personaggi, riluttanti a “salire in politica” ed a metterci la faccia, al fianco dei professionisti della politica.
Resta il fatto, comunque, che con la scelta del doppio binario si riduce, non di poco, la credibilità di un auspicato nuovo modo di fare politica.

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