La domanda che corre sulla bocca di tutti i commentatori politici in queste ore è : quali conseguenze avrà questo week end elettorale sul futuro dell’Europa ?
Domanda più che legittima considerando che nei palazzi di
Bruxelles le ultime 24 ore devono essere state percorse da fremiti di inquietudine
ed incertezza.
Per assuefarsi alla vittoria di François Hollande, nelle
presidenziali francesi, c’era stato l’intervallo di 15 giorni tra il primo ed
il secondo turno, ma per capire ed assimilare il contraccolpo dei risultati
greci forse occorreranno molte settimane.
Infatti, anche se tra Francia e Grecia esistono condizioni
politiche, economiche, ma soprattutto sociali non comparabili, tuttavia in
entrambi i paesi è apparso chiaro che spirino forti venti di contrasto agli
indirizzi di rigore imposti dall’Europa.
Ma, mentre il neo presidente francese aveva già dichiarato,
durante la campagna elettorale, di voler rimettere in discussione gli accordi
con l’Europa del suo predecessore, in Grecia i due partiti, Pasok e Nuova Democrazia che avevano accettati i tagli e le riforme imposti da UE, FMI e BCE, sono stati severamente puniti dagli elettori a pro di movimenti estremisti antieuropei, di destra e di sinistra, il cui peso renderà di fatto ingovernabile il Paese. Il primo tentativo di formare una coalizione di governo, provato ieri da Antonis Samaras, è miseramente fallito in poche ore.
Come se tutto ciò non fosse sufficiente, ecco che a
rendere più complesso il quadro europeo, sia politico che economico, sono
giunti gli eclatanti risultati delle elezioni amministrative italiane.
Una palese espressione di disagio, rabbia, insofferenza, della quale i partiti non potranno non
tenerne conto, anche se alle
urne era chiamato solo un quinto dell’elettorato.
La débacle,
oltre ogni più pessimistica previsione, che ha accomunati PdL e Lega, anche se per
ragioni diverse, creerà tensioni intestine che finiranno per incidere sul
quadro politico nazionale.
Il fatto, poi, che il PD non abbia ricevuti benefici dal
tracollo di PdL e Lega conferma che gli elettori hanno voluto bocciare tutti i
partiti ed il loro modo intollerabile di gestire la cosa pubblica.
Tanto è vero che l’autentico vincitore di questa tornata
elettorale è stato, senza ombra di dubbio, un movimento di protesta, quello dei
“grillini”, che ha ottenuto il 14%
dei consensi a Genova, il 20% a Parma, il 10% a Verona, e così via, arrivando perfino
a far eleggere il primo sindaco “grillino”
a Sarego, un comune di 6.652 abitanti nel vicentino.
E’ facile prevedere, perciò, che i partiti,
impegnati a leccarsi le ferite, rinunceranno a portare avanti qualsiasi riforma
estendendo ulteriormente il disagio e la disaffezione popolare.
Il Governo Monti sarà messo in uno stato di immobilità.
Le elezioni politiche anticipate, a questo punto, non sono solo più una
ipotesi remota, mentre a Bruxelles dovranno prepararsi a fare i conti anche con l’Italia.
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