martedì 21 febbraio 2017

Chi sta bluffando nel PD ?


La occhiata cupa e malevola, colta da questa foto, di Matteo Orfini che fissava Michele Emiliano al termine del suo intervento, sintetizza il clima astioso che aleggiava nei confronti di chiunque non fosse allineato e sottomesso al verbo renziano durante la Assemblea generale del PD.
Non è la prima volta, a dire il vero, che nel PD si conferma essere “democratico” solo l’aggettivo abbinato al nome del partito.
Un partito che, regnante il ducetto di Rignano, ha smarrita ancor più la disponibilità intellettuale e reale al confronto delle idee, zittite come blasfeme se non osservanti del pensiero renziano.
Eppure, basterebbe un minimo di onestà intellettuale per comprendere che un confronto libero e franco avrebbe evitate al partito, o meglio al governo Renzi, alcune rovinose musate che erano facilmente prevedibili.
Ad esempio, non occorreva essere docenti di diritto costituzionale per rendersi conto che l’Italicum, la legge elettorale architettata da Renzi, contenesse palesi ingredienti di incostituzionalità.
Ma il rignanese, ebbro di arroganza e presunzione, non solo si è rifiutato di ascoltare le voci critiche che si levavano all’interno del suo stesso partito, ma ha fatto perdere mesi di lavoro al Parlamento per dibattere ed approvare a colpi di fiducia una legge che, come prevedibile, la Consulta ha poi bocciata.
Ed oggi siamo senza una legge elettorale mentre il Parlamento sarà costretto a sottrarre altro tempo ai problemi reali ed urgenti del Paese per cercare di sfornare una nuova legge.
Ma elementi di incostituzionalità erano presenti anche nella riforma Madia della Pubblica Amministrazione ed, ancora una volta, ha dovuto intervenire la Consulta per cassarla e rimandarla al mittente.
La Consulta, invece, non ha avuto modo di esprimere il suo giudizio sulla cosiddetta riforma Boschi perché ci ha pensato prima il Popolo Sovrano ad affondarla sotto oltre 19 milioni di “NO” al referendum costituzionale.
Ebbene, pur gravato da un fardello così greve di insuccessi clamorosi, evitabili semplicemente dando spazio ad un confronto ed ascoltando le opinioni di tutti, Renzi ed i suoi tirapiedi hanno trasformata la Assemblea al Parco dei Principi nel più classico dei “j’accuse” rivolto a quanti sembrerebbero non più disposti a rinunciare ad un confronto libero e franco per sottomettersi ai diktat renziani.
Ho scritto “sembrerebbero” perché dopo aver trascorsa la domenica ad essere presi a schiaffi dalle 11.00 alle 17.45, i cosiddetti “non renziani” non hanno sbattuta la porta per dar vita a quella scissione che un minuto prima che iniziasse l’Assemblea tutti davano per certa.
Eppure di aperture nei confronti delle proposte/richieste della minoranza PD non si è intravisto alcuno spiraglio.
Anzi, la sensazione è che, con la convocazione di congresso e primarie, Renzi ed i suoi peones abbiano iniziato a scavare la fossa a Gentiloni per impedirgli di governare fino alla fine della legislatura.
Se questa si dimostrasse non essere solo una sensazione vorrebbe dire che il rignanese, pur di installarsi a Palazzo Chigi, starebbe per compiere un secondo assassinio politico di un compagno di partito, dopo quello di Enrico Letta.
Di fronte a questo inquietante scenario mi domando: è mai possibile che a rabbonire le bellicose argomentazioni di coloro che fanno parte della cosiddetta minoranza PD sia la sola paura di perdere la lauta poltrona di parlamentare o di amministratore locale?
Chi è che sta bluffando nel PD, Renzi che tira dritto sperando di liberarsi delle minoranze per sognare il Partito della Nazione o coloro che fingono la scissione ?

mercoledì 15 febbraio 2017

# Paolostaisereno

Chissà perché, ma il finale della Direzione PD di lunedì scorso, incomprensibilmente allargata, mi ha fatto venire in mente la conclusione di un’altra assise del PD renziano.
Ripenso, cioè, alla Direzione PD di giovedì 16 gennaio 2014 quando Matteo Renzi, dopo aver pubblicamente accusato di “lentezza” il governo Letta, fece sfoggio di una ipocrisia senza pari twittando, ancora una volta, quel falso ed infido “#Enricostaisereno”.
Questa volta, in verità, non c’è traccia di un tweet #Paolostaisereno”, indirizzato a Paolo Gentiloni.
È innegabile, però, che quando Matteo Orfini, con la innata espressione grigia e compunta da beccamorto, ha respinta la mozione che avrebbe impegnato il partito a garantire il sostegno fino a fine legislatura al governo Gentiloni, ne abbia di fatto confermata la incerta durata.
In altre parole il presidente PD con quella mossa ha prefigurate le condizioni perché anche Gentiloni possa essere pugnalato alla schiena all'improvviso, come è accaduto a Letta, da un nuovo dissennato proposito del ducetto di Rignano.
Non solo, ma per domenica 19 febbraio è stata convocata la Assemblea nazionale del PD che dovrà indire a tambur battente il congresso del partito.
Per fare cosa ? Boh !!!
Ora, può anche darsi che io stia prendendo una cantonata, ma ho la sensazione che sulla scena politica italiana ritorni a sfarfallare il fantasma dell’inciucio del Nazareno che solo parzialmente si è manifestato fino ad oggi.
È fantapolitica ? Forse, ma se proviamo a mettere insieme alcune circostanze casuali (???) di questi ultimi giorni può essere consentito qualche sospetto.
Ad esempio, dalle parti del centrodestra Berlusconi, non solo ha etichettato come “sbruffoncello” Matteo Salvini ma gli ha inviato anche il messaggio, forte e chiaro, che non potrà essere mai il leader del centrodestra.
Mi sembra evidente, cioè, che Berlusconi intenda tenersi le mani libere per ritornare a giocare un ruolo da protagonista con quello che ancora resta di Forza Italia.
Nel PD, parallelamente, Renzi sta facendo di tutto e di più per sbarazzarsi delle scomode minoranze interne.
La decisione di convocare frettolosamente e “subito” il congresso, e non una conferenza programmatica come suggerito dal ministro Andrea Orlando, appare una forzatura per costringerle alla scissione.
Solo così, infatti, una volta liberatosi dei Bersani, Speranza, Cuperlo, Emiliano & Co., Renzi potrebbe dar vita finalmente a quel “Partito della Nazione” di cui già aveva iniziato a disquisire, guarda caso, subito dopo aver tramato con Berlusconi al Nazareno nel gennaio 2014.
In realtà se, come è probabile, dopo che la Consulta ha bocciato l’Italicum il Parlamento finirà per approvare una legge elettorale di tipo proporzionale, con un premio di maggioranza per la lista che conseguirà il 40%, è prevedibile che nel listone del “Partito della Nazione” confluiscano, oltre ai reduci del PD, anche i verdiniani, gli alfaniani, gli pseudo centristi sparsi qua e là,e, perché no, in accordo con Berlusconi anche i superstiti di Forza Italia.
Solo mettendo insieme questa specie di guazzabuglio post-ideologico, una torre di Babele il cui collante non sarà la comunanza di idee e di programmi ma solo l’apporto di gerle più o meno imbottite di voti, il “Partito della Nazione” potrebbe sperare di raggiungere l’agognato 40%.
A quel punto, dal momento che Berlusconi sarà fuori gioco perché pregiudicato, la leadership del “Partito della Nazione”, e di conseguenza la candidatura a premier, toccheranno fatalmente a Matteo Renzi.
Probabilmente stiamo per assistere alla realizzazione del disegno politico che Berlusconi, allora premier, e Renzi, allora sindaco di Firenze, avevano già elaborato nel loro primo incontro a Villa San Martino, ad Arcore, il 6 dicembre 2010.
È fantapolitica ? Può darsi … staremo a vedere.

domenica 12 febbraio 2017

Matteo Renzi ed i vasi di Pandora

Secondo indiscrezioni di stampa il premier Gentiloni ed il ministro Padoan si sarebbero indispettiti, per usare un eufemismo, nell’apprendere che 37 parlamentari, di provata fede renziana, avevano sottoscritta una mozione per invitare il governo a non mettere mano alle accise su carburanti e tabacchi.
Per evitare, infatti, che l’UE metta in atto la minaccia di avviare la procedura di infrazione nei confronti dell’Italia, il governo si sta scervellando per trovare quei 3,4 miliardi necessari per attuare la manovra correttiva richiesta dai commissari europei.
Il problema è sorto, di fatto, perché l’eredità fallimentare dei mille giorni del governo Renzi non è solo riconducibile ai rovinosi smacchi subiti da tutte le pseudo riforme volute dal ducetto di Rignano, ma ha lasciata una precarietà dei conti pubblici tale da non sfuggire né ai controlli della UE né alla attenzione dei mercati finanziari.
Il primo effetto, ad esempio, è stato il balzo dello spread a 200 con il conseguente aumento dei tassi che l’Italia dovrà pagare ai sottoscrittori delle prossime emissioni di titoli.
Temo, ahinoi, che solo nei prossimi mesi, poco a poco, noi italiani ci renderemo conto di quanto amaro sarà il boccone che dovremo trangugiare per effetto delle molte decine di miliardi che Matteo Renzi ha dilapidate oltre che in mancette elettorali anche per compiacere industriali, banchieri e compari di ogni genere.
Purtroppo, però, lo sperpero di denaro pubblico non sembra terminato con la partenza di Renzi da Palazzo Chigi.
In questi giorni, ad esempio, il ministro allo sport Luca Lotti, renziano della prima ora, sta facendo ogni acrobazia possibile per far sì che il Parlamento approvi il finanziamento di 97 milioni alla Ryder Cup di Golf che dovrebbe svolgersi a Roma nel 2022.
Insomma, ancora un tentativo di sperperare denaro pubblico per compiacere l’amico Giovanni Malagò ed i 90.000 praticanti di questo sport in Italia (NdR: … proprio mentre ISTAT rende noto che nel 2016 un ulteriore mezzo milione di persone  si è aggiunto ai già molti milioni di poveri che campano indecorosamente in Italia).
Ma torniamo alla mozione che ha infastiditi Gentiloni e Padoan.
Ho il sospetto che quei 37 soldatini delle truppe rignanesi abbiano sottoscritta quella mozione solo per ordine ricevuto dal loro ducetto, senza neppure rendersi conto che solo loro sarebbero apparsi come degli scellerati, disposti cioè a fottersene dei molti guai che si abbatterebbero sul nostro Paese qualora l’UE avviasse la procedura di infrazione.
Un sospetto che, poche ore dopo, è stato avvalorato da due circostanze.
La telefonata, che Renzi avrebbe fatta a Padoan per intimargli di non aumentare le accise su carburanti e tabacchi per rispondere al diktat della UE, e la sfrontata intenzione di mettere in imbarazzo lo stesso Padoan invitandolo alla direzione PD che, verosimilmente, lunedì prossimo avallerà la mozione sottoscritta dai 37 soldatini.
Come non porsi, a questo punto, qualche domanda.
1.      Vuoi vedere che Renzi, conscio di aver devastati i conti pubblici a tal punto da rendere inevitabile la procedura di infrazione della UE, abbia deciso di lasciare Palazzo Chigi per mettere negli impicci Gentiloni ? (NdR: dopo la congiura ordita contro Enrico Letta non mi sorprenderei di un altro sgambetto ad un compagno di partito!)
2.      Essere rimasto abbarbicato alla segreteria PD, sconfessando l’impegno di lasciare la politica se fosse stato sconfitto al referendum del 4 dicembre, è servito a Renzi forse anche per imporre a Mattarella e Gentiloni i suoi ministri fedelissimi per controllare in questo modo che non fossero scoperchiati i vasi di Pandora lasciati agli italiani dal suo governo ?
3.     Infine, la cocciutaggine con cui Renzi insiste per elezioni anticipate non nasconderà, per caso, la paura che, quando saranno scoperchiati via via questi vasi di Pandora, gli italiani si potrebbero rendere conto di quanto disastrosi siano stati per il Paese i suoi 1000 giorni a Palazzo Chigi ?  

venerdì 10 febbraio 2017

L’informazione davvero fa schifo ?

Tra qualche settimana l’organizzazione non governativa RSF (NdR: Reporters sans Frontieres ha ricevuto nel 2005 dal Parlamento Europeo il premio Sakharov “per la libertà di pensiero”) pubblicherà l’annuale classifica con la quale viene valutata la libertà di stampa in 180 Paesi.
Nella classifica resa pubblica nell’aprile 2016 l’Italia figurava in terza fascia al 77° posto, preceduta perfino da Armenia, Nicaragua, Moldova, Burkina Faso e Botswana.
Non solo ma rispetto al 2015 il nostro Paese arretrava di ben quattro posizioni.
Nelle prime 10 posizioni figuravano, nell’ordine, Finlandia, Olanda, Norvegia, Danimarca, Nuova Zelanda, Costarica, Svizzera, Svezia, Irlanda e Giamaica.
Seguendo da molti anni i media nazionali mi sono fatto l’idea che, nel nostro Paese, il degrado progressivo della informazione sia provocato dal travaso di addetti ai lavori dalla categoria “giornalisti liberi” a quella di “giornalisti in cerca di padrone” con l’aspirazione a finire in “giornalisti con padrone” con modi di agire conseguenti.
Quindi non c’è da stupirsi se, giorni fa, qualcuno ha osato dire che l’informazione italiana “fa schifo” provocando la veemente reazione di molti addetti ai lavori.
Tra costoro c’era anche il giornalista del servizio pubblico RAI, Maurizio Mannoni, che su RAI 3 conduce, dal lunedì al venerdì, il programma di informazione “Linea Notte”.
Orbene, il sig. Mannoni da molte settimane ha scelta come sua priorità quella di dedicare il 40/50% della trasmissione a commentare criticamente le traversie della giunta capitolina del M5S, trascurando così di informare i telespettatori su accadimenti di certo non meno significativi ed importanti.
Prendiamo, ad esempio, “Linea Notte” che è andata in onda ieri sera 8 febbraio 2016.
Come da copione i primi 20/25 minuti della trasmissione sono stati riservati al coinvolgimento degli ospiti in studio nel commentare le quotidiane vicissitudini del sindaco Virginia Raggi e dei suoi assessori.
Peccato che il sig. Mannoni abbia omesso di informare i telespettatori su altri fatti del giorno.
Ad esempio non ha fatto alcun cenno che, nella stessa giornata di ieri:
1.      il Presidente del Senato avesse dichiarato inammissibile nel decreto “Salva-banche” il finanziamento pubblico di 97 milioni, voluto dal ministro renziano Luca Lotti, a favore della Ryder Cup di Golf che dovrebbe svolgersi a Roma nel 2022.
2.      L’ex amministratore delegato ENI, Claudio Descalzi, sia stato rinviato a giudizio con l’accusa di corruzione internazionale per aver versato maxi tangenti al governo nigeriano in cambio dello sfruttamento di un giacimento petrolifero.
3.      La Procura di Napoli abbia ascoltata, come persona informata, la on. Valeria Valente del Partito Democratico per lo scandalo Listopoli, relativo a quei “candidati a loro insaputa”, 9 finora accertati, inseriti nelle liste PD per le comunali 2016.
4.      Il Tribunale di Milano abbia condannato a 13 anni e mezzo di reclusione l’ex assessore regionale Domenico Zambetti, di Forza Italia, con l’accusa di aver comprato 4.000 voti dalla ‘ndrangheta in occasione delle regionali 2010.
5.      Proseguendo le indagini CONSIP per corruzione, le Fiamme Gialle abbiano trovato in una discarica il diario autografo delle tangenti pagate.
Il sig. Maurizio Mannoni ha ritenuto che i telespettatori di “Linea Notte” non dovessero essere informati di queste notizie.
Ora, se il sig. Mannoni fosse un conduttore della TV Pinocchietto, il suo comportamento potrebbe apparire meno grave.
Purtroppo, però, il sig. Maurizio Mannoni è lautamente retribuito dalla RAI per assicurare ai telespettatori una informazione completa, con correttezza e professionalità, come esigerebbe un servizio pubblico.
Non c’è quindi da sorprendersi se in base a linee editoriali di questo tipo la classifica REF releghi al 77° posto il sistema informativo del nostro Paese.

martedì 17 gennaio 2017

Que reste-t-il de ces 1000 jours ?

Spero che Charles Trenet mi perdonerà se oso scopiazzare, e male, i  meravigliosi versi di quella dolce melodia che lui scrisse e musicò nel 1942: “Que rest-t-il de nos amours ?”.
In queste ore, però, quando ripenso a ciò che è rimasto agli italiani dei 1000 giorni trascorsi da Matteo Renzi al governo del nostro Paese, riecheggia in me quella stessa tormentosa domanda che Charles Trenet si poneva su ricordi sicuramente più coinvolgenti ed appassionanti.
“Que reste-t-il ?”, ad esempio, se lo stanno chiedendo in questi giorni, sommersi dalla neve ed assiderati dal freddo polare, le vittime del terremoto che in agosto ha devastato il centro Italia.
Infatti, nel post-terremoto l’allora premier Renzi, esibendosi in passerelle-show tra Amatrice ed Accumoli, aveva rassicurati i terremotati impegnandosi a mettere a loro disposizione prima di Natale centinaia di confortevoli casette di legno.
Con cinismo mentiva sapendo di mentire perché i tecnici gli avevano già ribadito che non sarebbe stato possibile montare le casette prima della primavera 2017.
Ma questa è solo una delle tante cialtronate che con spudorata faccia tosta Renzi ha propinate agli italiani nei suoi 1000 giorni a Palazzo Chigi.
Oltre alla prodigalità di fandonie, però, quei 1000 giorni a Palazzo Chigi hanno rivelata la fallimentare inconcludenza di un governo che ha lasciati irrisolti, dietro di sé, problemi quali: conti pubblici a rischio della procedura europea di infrazione, disoccupazione giovanile incontenibile, povertà dilagante, situazione rovinosa del Monte dei Paschi, sistema creditizio traballante, debito pubblico fuori controllo, etc. etc.
Sono convinto, però, che i fallimenti più clamorosi siano stati causati dalla ottusità nell’inseguire false priorità che, una dopo l’altra, stanno franando come castelli di sabbia.
“Que reste-t-il ?”, per esempio, della legge elettorale, l’Italicum, che ha impegnato per mesi il Parlamento ?
Una legge nata già morta non solo perché in odore di anticostituzionalità, ma perché concepita per eleggere solo la Camera dei deputati quando ancora era incerto se il Senato elettivo sarebbe stato cancellato.
Per questo trovo sconcertante che il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, non abbia manifestata alcuna riserva all’atto di promulgare, con la sua firma, l’Italicum il 6 maggio 2015, mentre oggi consideri invece “inconcepibile indire elezioni” senza disporre di una legge elettorale omogenea per Camera e Senato.
Mi domando: perché, allora, promulgò una legge elettorale valida solo per la Camera dei deputati ?
“Que reste-t-il ?”, oggi, di quella mostruosa riforma costituzionale sulla quale Renzi & Co. avevano detto di giocarsi i loro destini politici, fragorosamente bocciata da oltre 19 milioni di elettori con il referendum del 4 dicembre 2016 ?
Mi domando, perciò, cosa ci facciano ancora sulla scena politica Renzi & Co. dopo la batosta referendaria.
Ma soprattutto mi domando: quante iniziative più urgenti ed utili per il Paese avrebbero potuto essere adottate da governo e Parlamento nell’anno e più  scialacquato nel discutere, approvare e poi propagandare questa riforma miseramente defunta nelle urne referendarie ?
“Que reste-t-il ?”, al momento, della magnificata riforma Madia della Pubblica Amministrazione, altro fiore all’occhiello del governo Renzi, oggi ferma al palo dopo che la Consulta ha giudicati incostituzionali 4 dei suoi 11 decreti attuativi?
“Que reste-t-il ?”, ancora, di quella che era stata esaltata come la miracolosa riforma per rilanciare l’occupazione e normalizzare il mercato del lavoro ?
Mi riferisco ai provvedimenti legislativi, meglio noti come “Jobs Act”, sui quali pende la spada di Damocle delle due proposte di referendum approvate dalla Consulta, ma che al tempo stesso vede impegnato pancia a terra il governo Gentiloni per correggere in fretta i disastrosi effetti del “Jobs Act” nel diffondere il precariato.
“Que reste-t-il ?”, infine, dei molti provvedimenti annunciati per eliminare le Province, sopprimere il CNEL, ridurre i costi della politica, mettere mano alle pensioni d’oro, aumentare la prescrizione per i reati di corruzione, combattere gli sprechi nella PA, etc. etc. etc. ?
Insomma, 1000 giorni fallimentari che, anche se infiocchettati con fandonie e tronfie promesse cialtronesche, lasciano l’amaro in bocca agli italiani, soprattutto a quanti avevano creduto nel ducetto di Rignano.
C’è una cosa, però, che purtroppo resta ancora per ricordarci quei nefandi 1000 giorni.
Ed è la compagine del governo Gentiloni che, con l’approvazione del Capo dello Stato, resta tuttora farcita con gli stessi ministri e sottosegretari che hanno condivisa la scellerata conduzione del governo Renzi, e questo, mi sembra davvero uno schiaffo a milioni di italiani.