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giovedì 28 febbraio 2013

Rappresentare il popolo sovrano


Tra le espressioni, di cui i politici si riempiono la bocca chiosando sui risultati elettorali, ricorrono con una certa frequenza la “rappresentatività della politica” ed il “popolo sovrano”.
Vale a dire che, se per caso mettessimo in successione questi due modi di dire, potremmo perfino immaginare che la politica avrebbe l'intenzione di essere rappresentativa del popolo sovrano.
Eppure, proprio le elezioni sono l’occasione più indicativa della maniera distorta, ed un po’ ipocrita, con cui la classe politica usa queste espressioni deviando, a proprio uso e consumo, dal loro autentico significato.
Credo di non sbagliare se come popolo sovrano identifico la totalità dei cittadini, e nel caso specifico delle elezioni l’insieme del corpo elettorale.
Perciò, se nelle giornate del 24 e 25 febbraio, per dimostrare il proprio dissenso dall’andazzo della politica, il 25% degli elettori si è astenuto dal voto, non significa che 12 milioni di cittadini non siano parte del popolo sovrano, ma semplicemente che hanno manifestata con l’astensione la volontà di non riconoscere i partiti in lizza come propri rappresentanti.
Peraltro, se l’indice di astensionismo varia nelle diverse tornate elettorali, è logico leggere queste differenze come la prova del maggiore o minore interesse verso la politica ed i politici.
Non riesco, infatti, a scorgere una differenza concreta tra gli elettori che si sono astenuti e coloro, cioè il 3,5%, che invece, recatisi alle urne, hanno espresso il proprio disaccordo con scheda bianca o nulla.
È ingannevole ed ipocrita, quindi, la consuetudine di riferire la rappresentatività dei singoli partiti ai soli votanti e non a tutto il corpo elettorale.
A maggior ragione quando i partiti si spartiscono, poi, a titolo di rimborsi elettorali, un ammontare calcolato in base all’intero corpo elettorale.
Prendendo spunto da queste premesse, perciò, ho voluto accertare quale sia la reale rappresentatività del popolo sovrano espressa nelle urne e confrontata con i valori del 2008, per le formazioni politiche.
Movimento 5 Stelle – Presentatosi per la prima volta alle politiche, con 8.688.545 consensi, ha occupato il gradino più alto del podio, rappresentando il 18,5% del popolo sovrano. Senza avvalersi di apparentamenti o coalizioni, comunque risulterà decisivo nel futuro Parlamento.
Partito Democratico – Smagrito di 3.452.506 voti rispetto al 2008 (-28,5%), di fatto ha ricevuto il mandato a rappresentarlo dal 18,4% del popolo sovrano, contro il 25,7% del 2008. Anche sommando i voti ottenuti da SEL (2,3%) si arriverebbe all’assurdo che con il 20,7% di rappresentatività del popolo sovrano non solo disporrà del 55% dei seggi alla Camera, ma pretenderebbe anche occupare Palazzo Chigi.
Popolo della Libertà – Assottigliatosi di ben 6.297.343 voti, nel raffronto con il 2008 (-46,2%), oggi rappresenta il 15,6% del popolo sovrano, mentre lo era per il 28,9% nel 2008. Nonostante il chiaro tracollo, questo partito avanza la pretesa di voler ancora condizionare la politica italiana per i prossimi anni.
Scelta Civica con Monti – Pur presentatasi per la prima volta, ed in gran fretta, alle elezioni politiche questa lista ha ottenuti 2.823.814 voti che gli accreditano una rappresentatività del 6.0% del popolo sovrano.
Lega Nord – Avendo lasciati per strada 1.634.387 voti rispetto al 2008 (-54.0%), oggi la Lega rappresenta il 3,0% del popolo sovrano contro il 6,4% delle precedenti elezioni.
Grazie ad una legge elettorale vergognosa, oltre a queste cinque formazioni politiche, in Parlamento entreranno anche alcuni partiti accreditati di una rappresentatività del popolo sovrano che non supera l’1/1,3% !
I mercati finanziari hanno percepito, subito, che questo scenario politico creerà problemi di governabilità del Paese, ed hanno alzata immediatamente la guardia, come attesta la pronta lievitazione dello spread.
Il boccone amaro è che, solo nei primi due giorni dopo le elezioni, l’aumento dei tassi d’interesse sui titoli di Stato collocati sul mercato, ha già comportato un maggior costo per le casse pubbliche di euro 367.125.000 !
Se come è facile prevedere l’incertezza politica dovesse proseguire per qualche settimana, le casse dello Stato ed ovviamente noi italiani la pagheremmo molto cara.

mercoledì 27 febbraio 2013

Che ne sarà dell’Italia ?


L’unica nota positiva di questa tornata elettorale è la certezza che ci sarà risparmiato lo sgradevole spettacolo di Berlusconi ubriaco.
Nel corso di un comizio a Milano, infatti, il Cavaliere aveva promesso che avrebbe presa una solenne sbornia se la lista, Scelta Civica con Monti, fosse stata esclusa dal Parlamento.
Aldilà, però, di esserci sottratti a questa disgustosa performance, i risultati elettorali non offrono alcun motivo per rallegrarsi.
La evidenza d’ingovernabilità, uscita dalle urne, in meno di 24 ore ha già prodotti i primi effetti negativi.
Non solo la borsa ha fatto registrare un sonoro tonfo, ma lo spread ha ripreso ad impennarsi con le inevitabili ripercussioni sui tassi di interesse dei nostri titoli di Stato.
Anche se l’insigne economista di Arcore considera lo spread solo “un imbroglio”, ieri i BOT semestrali sono stati collocati con un tasso d’interesse dell’1,23%, contro lo 0,73% di quindici giorni fa, il che ha comportato un maggiore costo per le finanze pubbliche, e quindi per tutti noi, di € 42.500.000.
Già si prevedono almeno 2 punti in più di interesse che lo Stato, e quindi noi italiani, dovremo pagare sulle emissioni di titoli a medio e lungo termine.
Temo, purtroppo, che queste avvisaglie rappresentino solo l’aperitivo di un amaro pasto che ci toccherà mangiare nei prossimi mesi.
Sono questi, infatti, i primi indicatori determinati da un risultato elettorale che ha visto vincitore perdente Bersani e la coalizione di centrosinistra, ed un assodato vincitore, Beppe Grillo con il suo M5S.
Lo tsunami Grillo si è abbattuto sullo scenario politico mandando all'aria le certezze di Bersani che già si apprestava a far scorrere fiumi di champagne per festeggiare il suo ingresso a Palazzo Chigi.
Di fronte alla sua palese incapacità di gestire il vantaggio di 5 o 6 punti percentuali che, solo quindici giorni fa, i sondaggisti ancora gli accreditavano, era ragionevole attendersi, da Bersani, un gesto di onestà intellettuale, le dimissioni.
Invece l’idea non deve averlo neppure sfiorato se, nonostante la batosta, insista nell’immaginarsi a capo del futuro governo.
È evidente che o ha cattivi consiglieri, oppure non ha intelligenza e serenità per rendersi conto in quale cul de sac ha infilato il suo partito, ma soprattutto il nostro Paese.
Convintosi di essere un leader, dopo aver vinte le primarie taroccate, non ha saputo cogliere il vento di rinnovamento che imperversava sulla politica italiana, ed ha fatto assegnamento sull’avvizzita nomenklatura del PD.
Così è andato a sbattere contro il M5S che, invece, ha saputo tesaurizzare i sentimenti di disgusto verso il degradato ed inefficace modo di intendere la politica, ed ha cavalcato il bisogno di cambiamento.
Di certo Grillo, e M5S, sono i veri protagonisti nuovi di questa tornata elettorale, pur rappresentando, però, anche la indecifrabile incognita del come vorranno e sapranno gestire il mandato che il 25% degli elettori ha conferito loro.
Solo in parte sorprendente, invece, la rimonta realizzata dall’armata brancaleone del centrodestra, grazie al guitto imbonitore, Berlusconi, che si è speso, ancora una volta, promettendo agli elettori la luna nel pozzo.
Se ancora ce ne fosse bisogno, questi risultati elettorali confermano che almeno metà degli italiani, quando è nella cabina elettorale, vota con la pancia.
La quarta forza, presente nel futuro Parlamento, sarà rappresentata dagli eletti della lista Scelta Civica con Monti.
Molti opinionisti hanno giudicato un flop il risultato ottenuto da questo movimento politico che, secondo loro, sarebbe stato inferiore alle attese.
Personalmente non condivido questo giudizio, prima di tutto per il rispetto dovuto agli oltre 3.200.000 di elettori che hanno espresso il loro voto a favore di una formazione del tutto nuova, e poi perché si tratta di un movimento che ha preso forma soli 50 giorni prima dell’appuntamento elettorale, con carenza di strutture e mezzi per affrontare una competizione politica così esacerbata.
Una riflessione a parte, invece, meritano gli insuccessi delle ali estreme dello scenario politico, solo due delle quali entreranno in Parlamento grazie al traino delle coalizioni di appartenenza, mentre tutte le altre saranno costrette a tornarsene a casa con le pive nel sacco.

martedì 26 febbraio 2013

La sconfitta dell’Italia !


Non è la prima volta che lo affermo e, probabilmente, non sarà neppure l’ultima, ma il voto espresso dagli italiani il 24 e 25 febbraio ha dilapidati, in un sol colpo, 15 mesi di sacrifici lacrime e sangue che il Governo Monti aveva dovuto mettere in atto per allontanarci dal rischio default e restituire credibilità internazionale al nostro Paese.
Da oggi ripiombiamo in condizioni d’ingovernabilità e, quindi, il rischio incombente è di azzerare quel poco o tanto di buono che, con i sacrifici di molti, si era riusciti a fare nell’ultimo anno.
Un’ingovernabilità che non è di certo colpa della nostra Costituzione, come s’incaponisce ad affermare Berlusconi, ma dell’immaturità politica di noi italiani e della classe politica che eleggiamo con il nostro voto.
Come non essere avviliti ascoltando le dichiarazioni di tutti i politici preoccupati solo di polemizzare su chi abbia vinte e perse le elezioni.
Non ho ascoltata, finora, una sola parola per rassicurare gli italiani su come superare questa situazione di stallo ed evitare al Paese di ritrovarsi sul ciglio del baratro.
Ci sarà tempo per analizzare, con serenità e distacco, i perché il Paese si ritrovi, ancora una volta, in questa nuova angosciante situazione.
Per il momento l’unica cosa certa è che ad essere sconfitta è l’Italia !

sabato 23 febbraio 2013

Silenzio … adesso si vota !


È passata la mezzanotte, i riflettori sulla campagna elettorale si sono finalmente spenti !
Fino alle ore 15.00 di lunedì, politicanti, opinionisti, commentatori politici e relativi cortigiani, saranno ridotti al silenzio.   
È il momento migliore per accendermi la pipa, mettermi comodo, tentare di riorganizzare, a caldo, eventuali ricordi e sensazioni di queste estenuanti settimane di politica fulltime.
I primi flashback sono semplicemente parole in libertà.
Smacchiare il giaguaro, l’Italia che sale, l’Italia giusta, Monti stampella di Bersani, voto utile, sfida il futuro, rimborso dell’IMU, macroregione del nord, benvenuta sinistra, più diritti per tutti, sarà solo un centrino, politici arrendetevi siete circondati, sono le prime ma anche le uniche cose che mi vengono in mente.
La sensazione, a caldo, è di una campagna elettorale fatta solo di slogan, priva di una visione strategica, senza idee, povera di pragmatismo, carente di programmi e proposte.
Mi è parsa una campagna elettorale con il fiato corto, focalizzata solo sul breve termine, senza una prospettiva reale di quello che dovrebbe essere il nostro Paese fra cinque anni.
Una campagna elettorale prettamente televisiva e radiofonica, con minore partecipazione sul territorio, rispetto alle tornate precedenti.
Naturalmente non voglio negare che ci siano state apprezzabili eccezioni, però mi sono sembrate frutto più di dinamismo ed intraprendenza locali che non di un progetto organico.
Il vero mattatore di queste settimane, senza dubbio, è stato Grillo che, rifiutandosi di andare in TV è apparso sugli schermi televisivi quanto e forse più degli altri.
I suoi monologhi a squarciagola, d’altra parte, sarebbero stati improponibili ed inadatti ad un confronto, perché costruiti con un 30% di turpiloquio, un 30% di insulti, un 30% di idee insensate, e solo in un 10% di idee condivisibili.
E quale ricordo ho degli altri protagonisti ?
Bersani ha mantenuto i suoi modi da parroco di campagna, alla buona, come sempre logorato dal suo carattere titubante, così consapevole della sua scarsa verve comunicativa che, quando ha compreso che stava per giocarsi tutto, ha chiamato in soccorso Matteo Renzi, con ben altra capacità comunicativa.
Di Berlusconi che dire ? Ha confermato di essere l’imitazione purgata di Grillo, cioè un imbonitore che predilige i monologhi e detesta i confronti, borioso, con modi e linguaggio del peggiore avanspettacolo, capace di una sfrontatezza senza pari nel ricostruire i fatti a suo piacimento, cacciaballe elevato all’ennesima potenza.
Monti, invece, era alla sua prima esperienza nell’agone politico. Sono convinto che sia stato consigliato male da chi ha voluto farlo apparire diverso da come lui è. Monti beneficiava, fino a pochi mesi fa da parte degli italiani, di una credibilità e di un consenso straordinari per i suoi modi equilibrati, razionali, lineari, schietti. Aver forzato un passaggio innaturale da super partes a competitor, secondo me, ha finito per incidere in modo traumatizzante su di lui e sugli elettori e temo, purtroppo, che sia un errore che potrà pesare sul consenso elettorale.

venerdì 22 febbraio 2013

Si ricorda di me solo in campagna elettorale !



Questa mattina la postina mi recapita una lettera.
Sul frontespizio la busta riporta una scritta di rilievo, corpo 48,  “AVVISO IMPORTANTE – RIMBORSO IMU 2012”.
La rigiro per leggere il mittente: “Presidente Silvio Berlusconi”.
Già solo la cafonata di quel “presidente”, sbattuto lì, mi fa venire la voglia di cestinarla senza neppure aprirla, ma la solita vocina maliziosa che alberga in me bisbiglia “dai … aprila … leggi la nuova fregnaccia di questo presidente cacciaballe”.
Così non la cestino e mi appresto ad aprirla, mentre tra me e me penso un po’ incazzato: maremma maiala, possibile che questo cialtrone si ricordi di me solo a pochi giorni dalle elezioni, e mai per gli auguri di Natale, o per invitarmi ad una delle sue cene eleganti?
Incomincio a dare una scorsa alla lettera ed è sufficiente leggerne l’oggetto per capirne subito l’intento truffaldino: “Modalità e tempi per accedere nel 2013 al rimborso dell’IMU pagata nel 2012 sulla prima casa e su terreni e fabbricati agricoli”.
Ma di cosa parla ?
A tutt’oggi, infatti, non esiste nessuna legge dello Stato che preveda la restituzione dell’IMU pagata nel 2012, per cui, indicarne addirittura modalità e tempi è chiaramente un atto di millanteria con il chiaro fine di indurre in inganno i destinatari della lettera, una azione illecita, prevista e punita dal codice penale.
Sorvolo su quel confidenziale “Caro Alessandro”, che comunque contribuisce ad aumentare la velocità di giramento dei miei santissimi, e proseguo.
Dopo la paccottiglia di una sconclusionata animosità verso il governo dei tecnici e la sinistra (stranamente non additata come comunista) arrivo ad apprendere con quali modalità potrei ottenere il rimborso dell’IMU.
Ne avrei già abbastanza, ma con spinta autolesionista decido di proseguire nella lettura, e faccio bene perché rigiro il foglio e non posso trattenermi dallo sbellicarmi dalle risa.
Non ci posso credere ! il millantatore si è autonominato e si proclama “Ministro dell’Economia e dello Sviluppo” di un immaginario governo che esiste solo nella sua fantasia.
Non riesco a contenere le risate, mi lacrimano perfino gli occhi.
Berlusconi è da ricovero in un centro di salute mentale.
Ma come, gli elettori non hanno ancora votato e lui già si spaccia per il futuro “Ministro dell’Economia e dello Sviluppo” ?
Non solo, ma non dovrebbe essere il Presidente del Consiglio, incaricato dal Capo dello Stato, a scegliere e designare i ministri ?
È evidente che Berlusconi, oltre a vendere la pelle dell’orso prima di averlo catturato, vuole far capire a tutti che, nella nefasta ipotesi che il centrodestra vinca le elezioni, l’eventuale Presidente del Consiglio, chiunque sia, sarà solo una marionetta nelle sue mani.
Ripresomi dall’incontenibile ilarità, vado avanti a leggere e, superato un nuovo ciarpame di accuse a Monti, Fini, Casini, Grillo e Bersani, arrivo finalmente al vero scopo della lettera.
“Ci serve davvero il suo aiuto: quello di votarci e di farci votare dai suoi parenti, dai suoi amici, dai suoi conoscenti”.
Insomma, il Cavaliere alla fine abbandona ogni ritegno e scopre il suo “do ut des”, se vuoi che ti restituisca l’IMU devi votarmi !
Nella giurisdizione corrente questo è un reato, ed ha un nome preciso: “voto di scambio”.
Una pratica mafiosa molto diffusa in alcune regioni del nostro Paese.

giovedì 21 febbraio 2013

Verso il voto con malafede, fandonie, truffe e volgarità


Ancora due giorni, poi finalmente non ci sarà più bisogno di afferrare il telecomando per cercare, con un zapping nevrotico, un canale TV dal quale non sbuchi la faccia di un politicante in vena di prometterci la luna nel pozzo.
Non ricordo una campagna elettorale in cui si sia verificata una così massiva occupazione dell’etere da parte di politicanti e sedicenti tali.
TV, radio, internet, un’invadenza intollerabile non solo di ogni spazio informativo, ma anche di programmi che nulla hanno a che vedere con l’informazione e la politica.
Fosse perlomeno utile, agli elettori, quest’aggressione mediatica  per conoscere e valutare idee, programmi, proposte concrete in grado di tirar fuori il Paese dalla catastrofe nella quale il Cavaliere lo ha abbandonato scappando, gambe in spalla, da Palazzo Chigi.
Invece, niente di tutto questo !
Molte delle cavallette, politici ed opinionisti, che da settimane devastano ogni spazio mediatico, farneticano come se fossero atterrati da Marte, pochi minuti prima, alla guida di un Ufo.
Forse che affrontano il problema del malgoverno, di destra e di sinistra, che per venti anni ha rovinato l’Italia fino a condurla sull’orlo del precipizio ?
Assolutamente no !
Si ostinano a parlare solo degli ultimi 13 mesi di vita italiana, come se prima l’Italia fosse un paradiso terrestre, con i conti in ordine, il debito pubblico sotto controllo, un PIL a doppia cifra, senza disoccupazione, con pensionati benestanti e felici, etc. etc.   
Il loro solo intento è denigrare l’operato del governo Monti.
Berlusconi, Alfano, Cicchitto, Lupi, Gasparri, Maroni, Tremonti, solo per citarne alcuni, hanno la sfrontatezza, ma soprattutto la malafede di non ricordare in quale stato comatoso fosse il nostro Paese quando, spaventati dalle loro stesse incapacità, hanno mollato il bubbone nelle mani di Monti.
Se l’Italia deve fallire, hanno pensato, meglio che al funerale la conduca Monti.
Ma la loro malafede è ancora più vergognosa non solo perché appena resisi conto dei disastri che avevano combinati sono fuggiti, ma perché hanno lasciato a Monti l’eredità di attuare gli impegni che Berlusconi e Tremonti avevano presi con l’UE, pochi mesi prima.
È intollerabile, perciò, che oggi abbiano la faccia tosta di presentarsi agli elettori, con il candore di chi è puro e casto, nel tentativo di turlupinarli nuovamente con panzane da guinness world records.
Se gli italiani si destassero dal torpore, in cui li hanno ridotti 20 anni di berlusconismo, ed osservassero i reportage che arrivano dalla Grecia, si renderebbero conto della fine che noi tutti avremmo fatto, se non fosse arrivato Monti con il suo governo a tirarci fuori dai guai in cui ci avevano trascinati Berlusconi & Co.
Certo, abbiamo pagato il salvataggio con lacrime e sangue, ma abbiamo evitato lo tsunami che stava per annientarci !
Ed oggi che, per fortuna, siamo scampati allo tsunami ecco tornare il pataccaro di Arcore per infinocchiarci ancora con le sue frottole, indossando questa volta i panni del truffatore.
Già, perché nella lettera, che sta inviando a milioni d’italiani per chiedere il voto in cambio della promessa di un supposto rimborso dell’IMU, sono configurabili i reati di truffa, di voto di scambio e di millantato credito.     
Purtroppo, però, in questa campagna elettorale, non è mancata neppure la volgarità.
Alla scontata trivialità che contrassegna l'usuale modo di essere e di esprimersi del Cavaliere, sfoggiato anche in queste settimane, si è appena aggregata anche una clip omofoba, realizzata da due candidati del movimento Fratelli d’Italia, in coalizione con il centrodestra, che si conclude con queste parole di invito all’elettore: “Vota con la testa e con il cuore, non votare con il culo”.
Siamo veramente incasinati se malafede, fandonie, truffe e volgarità sono le sole peculiarità di una classe politica che dovrebbe occuparsi del futuro nostro e dei nostri figli.

mercoledì 20 febbraio 2013

Il binomio vincente: donne e sviluppo



Mi piacciono le donne intelligenti … anche se belle. Questo non vuol dire, però, che io sia un maschilista, anzi.
Sono stato educato fin da ragazzo a portare rispetto alle donne non tanto perché appartenente all’altro sesso, che i maschietti si sono sempre illusi che fosse il sesso debole, ma perché donne ed uomini sono assolutamente simili per le loro peculiarità di esseri umani (ovvio … salvo piccole differenze anatomiche !).
Ho voluto fare questa premessa per spiegare come mai nella, ahimè, lunga vita professionale, io abbia scommesso più volte su donne, anche affidando loro ruoli per i quali mi attiravo critiche da  colleghi ed amici.
Eppure, non sono stato mai uno sconsiderato, ma avendo conosciuta, data l’età come semplice osservatore, la migrazione verso il nord industriale dei lavoratori meridionali, negli anni ’50 e ’60, mi sono trovato ad assimilare l’approccio che hanno le donne al mondo del lavoro, con l’approccio che avevano i lavoratori venuti dal sud.
Il lavoratore meridionale (accolto con i nomignoli di terrone o terra da pipe), venuto a contatto con la diffidenza e l’avversione dei “polentoni”, sentiva la necessità di impegnarsi oltre le proprie forze per dimostrare di non sfigurare nel raffronto con loro.
Un impegno che ha prodotti risultati così sbalorditivi da creare spesso tensioni all’interno delle fabbriche.
Ebbene, dal mio punto di osservazione ho notato che, sul posto di lavoro, molte donne sono inconsciamente convinte di dover dar prova di essere almeno efficaci ed efficienti come i loro colleghi maschi, condizionate, spesso, da un diffuso ed ottuso maschilismo che le vorrebbe emarginare.
Alla prova dei fatti, invece, nel lavoro la donna vale quanto, e spesso più dei suoi colleghi, grazie ad una migliore sensibilità, ad un maggiore pragmatismo e ad un buonsenso istintivo.
Per queste ragioni mi ha sempre infastidito lo slogan femminista “l’utero è mio e lo gestisco io” perché, secondo me, era riduttivo delle vere qualità delle donne, al punto di mortificare le giuste rivendicazioni che il movimento si proponeva di sostenere.
Naturalmente, lungi da me pensare che sia colpa di questi movimenti e dei loro slogan se la società italiana è in colpevole ritardo nel valorizzare il ruolo delle donne, certo è che purtroppo, ancora oggi, non solo il ruolo della donna nella società, nei luoghi di lavoro, nelle carriere, nella rappresentatività politica, è ancora poco centrale ma, purtroppo, nel terzo millennio assistiamo ancora a becere manifestazioni di maschilismo.
Non si può che provare sconcerto ed avvilimento quando il cattivo esempio viene dato, ai cittadini, da quello che dovrebbe rappresentare il modello comportamentale per tutti noi, cioè la classe politica.
Anche per questo, ho provata molta tristezza ed anche tanta vergogna nell’ascoltare le parole di Angela Bruno, intervistata da Corrado Formigli a Piazza Pulita su LA7: “Mi sono sentita offesa ma non potevo reagire. Vorrei vedere altri, al mio posto in quella situazione, e vorrei dire a chi ha applaudito e riso come si sarebbero comportati se lì, al mio posto, ci fosse stata una loro figlia o moglie”.
La signora Bruno è la persona alla quale Berlusconi ha rivolte le sue volgarità, giorni fa, durante la visita elettorale alla Green Power.
Episodi come questo, però, non devono scoraggiare perché la strada, sarà ancora lunga, cosparsa di ostacoli e resistenze da parte di maschilisti non solo brianzoli, ma speriamo in progressiva estinzione.
Alla fine, però, volenti o nolenti, ostacoli, resistenze ed oltranzismi dovranno fare i conti con la inesorabile evoluzione dei tempi, ed un giorno, più vicino di quanto immaginiamo, il popolare modo di dire “accanto ad un grande uomo c’è sempre una grande donna” lo leggeremo a rovescio: “accanto ad una grande donna potrebbe esserci un uomo”

martedì 19 febbraio 2013

La rinculata di Beppe Grillo



Qualcuno, in queste ore, ha definito antidemocratico il rinculare di Beppe Grillo nel disertare l’intervista, in programma su Sky, che lui stesso, nei giorni precedenti, aveva pubblicizzata sul suo blog con squilli di trombe.
Senza possedere doti di veggente me lo aspettavo !
Infatti, Grillo non è nuovo a rinculare davanti alla possibilità di essere intervistato, semplicemente perché ha paura di domande e confronti, com’è già accaduto nel 2008 quando, dopo aver accettata una intervista di Alessandro Gilioli, per L’Espresso, si è defilato.
Proprio per questo sarei più propenso a classificare questo nuovo rifiuto, da un lato come un gesto di cafoneria nei riguardi della rete televisiva, e dall’altro come un lampante fugone (… con la u !) di fronte a domande, alle quali l’arruffapopoli non avrebbe saputo e potuto rispondere.
Per Grillo è senza dubbio più congenito afferrare un microfono per sbraitare e vomitare parolacce, insulti, sberleffi nei confronti di tutto e di tutti, che non affrontare la sostanza dei problemi sociali e politici, in un contraddittorio che lo costringerebbe ad esporre idee, progetti, programmi, ed a dimostrarne la fattibilità.
Grillo è null’altro che la dozzinale rappresentazione della celebre legenda che accompagnava una vignetta di Casimiro Teja: “piove … governo ladro”.
Mentre quella vignetta ha fatto sorridere milioni d’italiani, la macchietta di Grillo provoca invece solo l’incazzatura degli italiani di buon senso.
Già, perché occorre essere acefali per appassionarsi, credere ed applaudire le mille belinate (così si dice a Genova !) che l’ex comico spara a mitraglia dal suo blog o nelle piazze italiane.
Ma ritorniamo all’intervista andata buca su Sky.
In quanti e quali imbarazzanti silenzi o balbettii si sarebbe esibito Grillo davanti ad alcune semplici domande che il giornalista di Sky gli avrebbe potuto rivolgere.

  1. Nell’irreale ipotesi che il M5S ottenga la maggioranza e vada al governo, avete quantificati quanti miliardi di euro lo Stato dovrebbe tirar fuori per dare attuazione al suo impegno del “reddito di cittadinanza” a tutti di 1.000 euro mensili ? E da dove li tirerebbe fuori ?
  2. Nel promettere ai suoi elettori un referendum per decidere l’uscita dell’Italia dall’euro, ha fatto capire in modo chiaro, a loro, quali disastrose conseguenze avrebbe nelle loro tasche il ritorno alla lira? Ha spiegato bene ad operai, impiegati e pensionati, cosa vorrebbe dire, per i loro stipendi e le loro pensioni convivere con un’inflazione a doppia cifra ?
  3. Come mai, a Parma, il M5S, dopo aver vinte le elezioni comunali cavalcando la battaglia contro l’inceneritore al grido di “passerete sui nostri corpi”, di fronte alla decisione del TAR di avviarlo, Pizzarotti e  la sua giunta non si dimettono ?
  4. Per restare a Parma, prima importante città italiana amministrata dal M5S, dopo poco più di 6 mesi, la cittadinanza è già scesa in piazza per protestare incazzata contro l’aumento delle rette per gli asili nido, la soppressione del “Quoziente Parma”, l’aumento dei parcheggi, l’introduzione dell’imposta di 10 euro per la ZTL, l’introduzione dal prossimo mese di luglio della tassa di soggiorno, le aliquote IMU ed IRPEF tra le più alte d’Italia. Come spiega un inizio così poco popolare?
  5. Preso atto che, nell’agone elettorale, solo il M5S non indica il nome del candidato premier, quale fondamento hanno le voci secondo le quali il cofondatore del M5S, Gianroberto Casaleggio, si sarebbe riservato il diritto di scegliere lui, in caso di vittoria, il personaggio non politico da nominare premier?
Qualcuno immagina cosa avrebbe fatto Grillo appena ascoltata la prima domanda ?
Si sarebbe alzato di scatto e se ne sarebbe andato urlando insulti al giornalista, più o meno come fa il Cavaliere ogniqualvolta è messo in difficoltà dai soliti comunisti.

lunedì 18 febbraio 2013

Dove vai Bersani se il giaguaro …


Buongiorno Bersani !
Quando ero giovane, parliamo di moltissimi lustri fa, calcavo le rosse piste di atletica, come fondista, ed il mio allenatore, buonanima, mi copriva di improperi asserendo che quando ero davanti mi rilassavo troppo, concedendo così, agli altri, la possibilità di rinvenire.
Immagino che, se fosse ancora vivo, la stessa critica la muoverebbe anche a lei.
Fino a poche settimane fa lei era così sicuro di accomodarsi sulla poltrona di Palazzo Chigi, da guardare tutti con sufficienza, compiacendosi per aver vinte le primarie, e certo di essere ad un passo dall’agguantare un altro facile successo, quello elettorale.
Secondo me, signor Bersani, in quei giorni lei stava commettendo un errore di valutazione imperdonabile.
Lei si compiaceva di aver vinte le primarie, facendo finta di non vedere che le primarie, di fatto, erano state taroccate dalla sclerotizzata nomenklatura del PD, terrificata dallo spettro della rottamazione.
Posso sbagliarmi, credo però che senza i catenacci e gli ostacoli, sparsi qua e là dalla nomenklatura, il vincitore delle primarie sarebbe stato Renzi, perché rappresentava quel “soffio di cambiamento” che i simpatizzanti del PD si attendevano.
Comunque, ormai la frittata era fatta e non serviva a nulla rimuginare su quello che sarebbe accaduto se avesse prevalso Renzi.
Lei, però, per settimane si è crogiolato sul successo ed ha continuato a dormire sugli allori sicuro, con presunzione, di poter gestire, ogni situazione.
Così ha sottovalutata la salita in politica di Monti, la ridiscesa in campo di Berlusconi e la crescente aggressività di Beppe Grillo.
Nel giro di qualche settimana, mentre lei si dedicava a favoleggiare di possibili alleanze postelettorali, i sondaggisti la mettevano in guardia sul vantaggio della sua coalizione che andava riducendosi a vista d’occhio.
Scossosi, finalmente, dal torpore ha però incominciato a sragionare chiedendo una mano a Renzi, dopo averlo ignorato a lungo, chiedendo ad Ingroia la desistenza, ipotizzando di poter usare come stampella Monti, tirando fendenti a destra e manca.
Con franchezza, mi sembra che lei abbia poche idee ma confuse.
Non mi riferisco tanto alla sua vocazione a fare lo smacchiatore di giaguari, quanto piuttosto alla spocchia con cui lei s’illude di poter essere il vigile urbano per regolare il traffico tra Vendola e Monti.
Forse lei non ha ancora valutato a fondo né gli obiettivi che si pone il movimento Scelta Civica né il pensiero autentico di Mario Monti.
Gli obiettivi fondamentali, che penso di aver colti nell’Agenda Monti, sono quelli di favorire il rinnovamento del Paese sul piano politico ed etico, dedicando speciale attenzione a scelte che aiutino lo sviluppo, stimolino l’occupazione femminile e giovanile, eliminino gli sprechi per ridurre la fiscalità, scongiurando, al tempo stesso, che il Paese possa ritrovarsi nelle drammatiche condizioni in cui l’ha lasciata il governo Berlusconi nel novembre 2011.
Per realizzare questi obiettivi, Mario Monti si propone di dar vita ad  un processo articolato di riforme vere.
È un mistero, per me, come lei possa pensare di conciliare un progetto innovatore, così impegnativo, con i lacci e laccioli che le impone il suo alleato Vendola, ma anche autorevoli personaggi del suo stesso partito e della CGIL.
Inoltre, a riprova del suo momento di confusione, poche ore fa lei ha detto che Vendola potrebbe assumere un incarico di governo, trascurando, ad esempio, che Vendola è tra i promotori del referendum per reintrodurre l’art. 18, sconfessando una legge approvata anche con il suo voto.
Con questi presupposti lei pensa davvero che Mario Monti possa far parte di un governo del quale Vendola sia ministro, ad esempio, del lavoro, delle pari opportunità o dell’ambiente ?
Suvvia Bersani, smetta di fare il pendolo tra Vendola e Monti, ed abbia l’onestà di riconoscere che il suo matrimonio con Vendola è ormai indissolubile, così finalmente i moderati, simpatizzanti del PD, comprenderanno che sarebbe più salutare per loro non votare per lei.
Cordialmente !

domenica 17 febbraio 2013

7 domande 7 … a Berlusconi


Buongiorno Cavaliere !
Tra una settimana dovrò compiere un dovere civico, quello di recarmi al seggio per votare, ma le confesso che non ho ancora le idee chiare su quale segno porre la croce.
Oddio, dopo una campagna elettorale così confusa quanto rissosa, mi verrebbe voglia di lasciar perdere, ma poi penso che sarebbe la prima diserzione della mia vita, e sa com’è … alla mia età non vorrei macchiare la mia fedina civica, dal momento che quella penale è ancora immacolata.
Cavaliere, perdoni questa premessa un po’ verbosa, ma prima di votare, non posso fare a meno di rivolgere a lei qualche domanda per fugare gli ultimi dubbi.
  1. Non ho capito, ad esempio, perché lei abbia rassegnate le dimissioni nel novembre 2011 se, come lei si ostina ad affermare, i conti dello Stato erano in ordine e l’Italia era un paese benestante nel quale, come lei ha certificato, i ristoranti erano pieni e sugli aerei non si trovava posto.
  2. Così come non riesco a spiegarmi perché non abbia fatto nulla per realizzare gli interventi da lei concordati con BCE, e confermati poi dalla stessa BCE con la lettera del 5 agosto 2011. Ma soprattutto mi sfugge la ragione per cui Monti abbia dovuto farsi carico lui degli impegni presi da lei. Forse ha voluto fare uno scherzo da prete al Professore ?
  3. Mi è anche incomprensibile perché io e gli altri pensionati dovremmo darle in prestito i nostri risparmi, depositati sui libretti postali, affinché lei possa restituirci l’IMU, come va promettendo da settimane. Mi scusi Cavaliere, lei sa bene che 3 miliardi e 200.000 euro dei risparmi, che noi poveracci dovremmo prestarle, servirebbero a restituire l’IMU a quei ricconi che hanno ville con piscina, attici e superattici da favola, o castelli da sogno. Ora le domando, perché io dovrei prestarle i miei risparmi per restituire a lei l’IMU che ha pagata per la sua reggia di Arcore?
  4. Forse non sarò molto bravo a far di conto, ma lei afferma che i 3.000.000 di disoccupati sono colpa del governo Monti. Ma i disoccupati erano già 2.500.000 quando lei è scappato (pardon) ha lasciato Palazzo Chigi. Forse lei ignorava, da premier, che ci fossero già 2.500.000 di disoccupati con il suo governo, ed ha scoperti i disoccupati solo con il governo Monti ?
  5. Sono frastornato, poi, da alcune sue dichiarazioni perché mi è difficile capire cosa lei intenda dire veramente. Ad esempio, giorni fa, lei si è impegnato, semmai andasse al governo, a disporre un condono tombale ed un condono edilizio. Il giorno dopo, però, ha assicurato che non ci sarà nessun condono. A cosa devo credere ? Così come l’ho sentita dire che non bisogna fare del moralismo quando per vendere si pagano tangenti, ma, dopo poche ore, ha dichiarato che pagare tangenti è un reato. Mi scusi, mi aiuti a capire, se io pagassi una tangente per vendere il mio vecchio motorino commetterei un reato o no ?
  6. Ho anche un’altra perplessità. Lei ha proclamato ai quattro venti di aver ripulite le liste dei candidati PdL, però come capolista in Puglia ha messo il suo ex ministro Raffaele Fitto, sotto processo, da due anni, per corruzione, abuso d’ufficio ed illecito finanziamento ai partiti. Com’era prevedibile, il tribunale di Bari ha condannato Fitto a 4 anni e lei se l’è presa con i magistrati. Mi sa dire perché si incazza con i magistrati e non recita il mea culpa ?
  7. A proposito, non riesco ad intuire quale sia il suo metro per giudicare il lavoro dei magistrati. Mi spiego meglio. Non mi è chiaro perché, secondo lei, i magistrati di Siena, che indagano su MPS, stiano operando bene, mentre i magistrati che conducono le indagini su Finmeccanica o su Formigoni per lo scandalo della sanità, in Lombardia, siano degli incapaci irresponsabili, mentre poi quelli che indagano sul bunga bunga siano toghe rosse comuniste. Mi spieghi, per lei sono comunisti ed incapaci solo i magistrati che indagano su di lei e sui suoi sodali ?

Avrei mille altre domande da rivolgerle, ma non voglio approfittare del suo tempo in questi ultimi giorni di campagna elettorale.
Confido, però, che voglia dissipare questi miei dubbi in modo che io possa valutare, forse, può darsi, chissà, non è detto, se darle il mio voto.
Cordialmente.

sabato 16 febbraio 2013

Cosa uscirà dalle urne ?


Sono trascorsi ormai sette giorni da quando sono rimasto orfano dell’abbeveratoio al quale mi dissetavo, ubriacandomi dei sondaggi che zampillavano dalle diverse fonti demoscopiche.
Premetto che non confido molto nei sondaggi (essendo del mestiere conosco come il risultato di un sondaggio possa essere predeterminato già in fase di progettazione), ma m’interessava confrontarne e mediarne le macrotendenze, giorno dopo giorno.
Proverò, perciò, a fare qualche riflessione di carattere generale su quanto mi è parso di poter cogliere.

Innanzitutto, credo che la principale incognita delle prossime elezioni sia rappresentata da 4 milioni circa di giovani, dai 18 ai 23 anni, che voteranno per la prima volta, e che rappresentano il 9% degli aventi diritto al voto per la Camera dei Deputati.
Una fascia di elettorato importante, che potrebbe incidere molto sugli esiti elettorali anche perché dimostra una gran voglia di votare, tanto che è ipotizzabile per loro un astensionismo al di sotto del 10%.
E’ una fascia, però, nella quale è così diffuso il disprezzo per la partitocrazia ed il sistema politico da legittimare la previsione che oltre il 40% di questa fascia esprimerà un voto di protesta, a beneficio esclusivo di M5S, SEL, Rivoluzione Civile e Fratelli d’Italia.
Per contro, basta trasferirsi nella fascia successiva, quella degli elettori di età tra i 24 ed i 34 anni, che vale 8 milioni di voti, cioè il 18% degli aventi diritto, per avvertire subito cambi di tendenza; infatti, le stesse 5 formazioni politiche, prima citate, raccatterebbero meno del 30% mentre, invece, si raddoppierebbe il peso degli indecisi e degli astensionisti.
Tra i giovani è così pressante il desiderio di un cambiamento, non offerto dai partiti tradizionali, che oltre 1.500.000 di elettori tra i 18 ed i 34 anni (al netto di indecisi ed astensionisti), propenderebbe per il voto alla coalizione di Monti.
Quindi, tra i giovani esistono anche “incazzati giudiziosi”.
Più difficile comprendere cosa attendersi, invece, dai circa 33,5 milioni di elettori oltre i 34 anni.
Un bacino elettorale al cui interno sono ravvisabili più fattori che incideranno sui risultati elettorali:
  • l’indecisione e l’astensionismo potrebbero avere un peso determinante;
  • il disgusto e la freddezza, nei confronti della Casta, sembrano essere più esacerbati che non nelle fasce giovani;
  • il dilagare del malaffare ha attizzati moti di esasperazione;
  • il cordone ombelicale con partiti tradizionali non è più così scontato;
  • i sacrifici lacrime e sangue hanno prodotte ferite difficili da cicatrizzare;
  • l’incertezza sul futuro, a breve termine, condiziona il modo di giudicare;
  • la ricerca del cambiamento è vissuta come se fosse l’ultima spiaggia.
  • Un bel mix di fattori che potrebbe determinare un’astensione dalle urne degli elettori più disincantati, maggiore di quella prevedibile per le fasce più giovani.
    Un astensionismo che, disaggregando i risultati dei sondaggi degli ultimi 30 giorni, sembrerebbe penalizzare soprattutto le due maggiori coalizioni, il cui zoccolo duro di elettori è molto ridotto. D’altra parte non dovrebbe sorprendere che due movimenti nuovi, come Scelta Civica e M5S, notevoli per impatto politico e sociale, finiranno per provocare nell’elettorato spinte alla mobilità impensabili fino al 2008.
    Una mobilità, però, che non è dettata da incoerenza politica, ma piuttosto dal disperato bisogno di speranza.
    Speranza in qualcosa di nuovo, che sbaragli per sempre il vecchio modo di fare politica.  
    E sarà proprio l’appeal, esercitato da questi due movimenti, che condizionerà il risultato delle coalizioni più forti, cagionando alla fine una vittoria sul filo di lana, quasi certamente inferiore alle attese.
    Pur con le doverose riserve sull’attendibilità dei sondaggi, dalla loro analisi critica emerge uno scenario non rassicurante, perché le vere difficoltà, per il nostro Paese, potrebbero iniziare proprio dal 26 febbraio.
    Con i riflettori internazionali puntati sull’Italia, il Paese dovrebbe fare i conti con la ricerca delle condizioni per un governo duraturo, con molte settimane di impasse che paralizzerebbero il Paese, e con il rischio di uno spread che, nel frattempo, ritornasse a livelli insopportabili per i conti pubblici.