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giovedì 29 ottobre 2015

Meglio gli imbonitori da fiera paesana

Fino a qualche anno fa, nelle piazze di alcune fiere paesane accadeva ancora di assistere alla esibizione di un imbonitore che, in piedi su un improvvisato e traballante palchetto, sbraitava in un megafono gracchiante per decantare i pregi portentosi della sua mercanzia.
A volte qualcuno, insofferente alle fandonie che l’imbonitore ribadiva con insistenza per magnificare questo o quel prodotto, sbottava spernacchiando il malcapitato ciarlatano.
L’imbonitore politico, invece, non ha bisogno di esibirsi sulle piazze per spacciare le sue fregnacce, perché a disposizione ha TV, radio e stampa, oppure può sempre sparare tweet a gogò.
L’imbonitore politico, comunque, è un affabulatore che riesce a turlupinare milioni di persone con panzane più folli e truffaldine di quelle a cui ricorreva il modesto imbonitore nelle fiere.
Poiché, però, negli studi radiofonici e televisivi, e nelle redazioni dei giornali, è contornato solo da leccapiedi e ruffiani, il ciarlatano politico non corre mai il rischio di essere contestato e spernacchiato.
Ecco perché è così spudorato nel raccontare balle !
Non solo, ma conta anche sul fatto che radio, TV e giornali gli faranno da cassa di risonanza per turlupinare grulli e rimbambiti.
La sventura vuole, però, che mentre l’imbonitore nelle fiere al massimo rifilava le sue pozioni magiche, ma innocue, a qualche sprovveduto, il ciarlatano politico, con la sua tracotanza, influenza e segna profondamente la vita ed il futuro di milioni di persone.
Noi italiani, comunque, sembriamo incapaci di ricordare, o quantomeno rifiutiamo gli ammonimenti della storia.
Eppure, non sono ancora trascorsi neppure cento anni da quando il nostro Paese fu trascinato in una dolorosa disfatta dalla follia di un imbonitore che vagheggiava di ripercorrere le vestigia dell’impero romano.
Solo venti anni fa, inoltre, un altro ciarlatano è riuscito a convincere milioni di rincitrulliti che l’Italia sarebbe diventato il paese di Bengodi, in cui  agiatezze e bunga bunga avrebbero deliziata la vita di tutti.
Ancora una volta gli italiani si sono ritrovati a fare i conti con le macerie economiche e sociali lasciate da quel imbonitore, ma anche questa lezione sembra non essere servita.
Infatti, oggi accettiamo che sul palcoscenico della politica si esibisca un imbonitore, borioso e senza scrupoli.
Radio, TV e stampa di regime si danno un gran da fare  per esaltarne le gesta, avendo molta cura, però, nel nascondere sotto il tappeto l’oltre 7% di italiani che si dibatte in uno stato di povertà assoluta, e l’ulteriore 10% che campa in stato di povertà relativa, come attestano i dati ISTAT.
Radio, TV e stampa preferiscono celebrare, invece, che ad agosto 2015 il tasso di disoccupazione sia sceso dal 12,0% all’11,9%, ma trascurano di dire che Eurostat avverte come il 35,7% degli italiani, potenzialmente attivi (NdR: cioè di età compresa tra i 15 ed i 64 anni), abbia rinunziato a cercare un posto di lavoro perché ormai sfiduciato.
Così, centinaia di migliaia di inattivi, poiché hanno rinunziato ad entrare nel mercato del lavoro, sono ignorate da ISTAT nel calcolo del tasso di disoccupazione.
Non solo, ma quel 35,7% essendo superiore, di gran lunga, alla media UE, 16,8%, rende improponibile ed ingannevole ogni raffronto del tasso di disoccupazione con quello degli altri paesi.
Ciò nonostante, mentre si mistifica la realtà per non indisporre “l’uomo solo al comando”, si dà gran risalto alle nuove ciarlatanate con cui questo imbonitore lancia il guanto di sfida a Germania e Francia assicurando, a gonzi plaudenti, che “LUI” sarà il condottiero che guiderà l’Italia al primo posto in Europa.
C’è solo da augurarsi che, come condottiero, non voglia emulare fino in fondo l’altro ciarlatano, quello che cento anni fa si affidava a… milioni di baionette ! 

martedì 27 ottobre 2015

Da che pulpito viene la predica

“Credo che ci voglia coraggio ed una certa faccia per attaccare questo governo”, con queste parole Angelino Alfano, ministro degli interni del governo Renzi, ha reagito alla relazione con la quale Rodolfo Sabelli, presidente di ANM (NdR: Associazione Nazionale Magistrati), ha aperti a Bari i lavori del congresso ANM.
Nel suo intervento Sabelli aveva evidenziato come la classe politica, e sottinteso il governo, si dimostrino più attenti ed interessati a limitare l’uso delle intercettazioni, nelle attività investigative, che non a contrastare criminalità organizzata, mafia, corruzione e malaffare.
Che Sabelli almeno in parte abbia ragione lo conferma, da ultimo, la scellerata norma che il governo Renzi ha inserita nella Legge di Stabilità e che, con il pretesto di favorire i consumi, innalza da 1.000 a 3.000 euro l’uso dei contanti.
Questa norma, alla chetichella favorirà anche quel circuito, parallelo alle banche, attraverso il quale con i money transfer non solo gli immigrati inviano denaro alle loro famiglie, ma sono possibili altresì operazioni di riciclaggio e di finanziamento illecito, delle quali oggi si registrano ogni anno oltre 60.000 operazioni sospette e di fatto non controllabili.
Però non è di questa presunta “disattenzione” (?!?) del governo Renzi che voglio parlare.
Vorrei soffermarmi, invece, sull’invito all’autocritica e su quel “ci voglia una certa faccia”, con cui uno stizzito Alfano ha replicato alle parole di Sabelli.
Ora, a prescindere dal fatto che Alfano non ha specificato a quale tipo di “faccia” si riferisca (NdR: faccia tosta ?, faccia di bronzo ?, faccia da schiaffi ?, faccia di m…. ?) mi fa sghignazzare che sia proprio lui ad incolpare gli altri di avere “una certa faccia”.
Da che pulpito viene la predica !
Angelino Alfano, infatti, è uno di quelli che hanno avuta la faccia tosta  di affermare, sostenere e perfino votare la bufala che voleva Ruby nipote di Mubarak!
Il cattolicissimo Alfano non ha mai detta una sola parola di ravvedimento per aver preso parte a quell’orgia della vergogna, e per aver turlupinati gli italiani creduloni.
Eppure, oggi, con quella stessa faccia non solo fa il ministro degli interni ma, pur avendo immolate le ultime briciole della sua credibilità ai piedi di Ruby, si permette di bacchettare la magistratura.
È quantomeno paradossale, perciò, che a redarguire gli altri sia Angelino Alfano che, anche come ministro degli interni, ha dato prova di avere una straordinaria faccia di piombo (NdR: preferisco il piombo perché rispetto al bronzo è un metallo molto più duttile e malleabile e, quindi, più calzante al personaggio ).
Ad esempio, Alfano ha dimostrata una bella faccia di piombo quando ha sostenuto, davanti al Parlamento, che lui, ministro degli interni, fosse all’oscuro della espulsione dall’Italia e della estradizione, a viva forza, in Kazakistan di Alma Shalabayeva e della sua figlioletta di 6 anni, moglie e figlia del dissidente kazako Mukhtar Ablyazov, nonostante entrambe fossero in possesso di passaporto diplomatico.
Cioè: lui, ministro degli interni, non si è sentito responsabile per aver permesso, alla sua catena di comando, di tenerlo all’oscuro di un fatto tanto grave da imbarazzare e creare discredito al nostro Paese.
Perché non ha mai sentito il dovere di fare un minimo di autocritica e di discolparsi ?
La verità è che Alfano non ha fatta autocritica neppure quando la polizia, che fa capo al suo ministero, ha caricato i lavoratori AST che volevano raggiungere il palazzo dove era in corso un incontro in cui si decideva il loro futuro.
Nessuna autocritica, manco a dirlo, quando le inchieste sul Cara di Mineo hanno coinvolto un suo fedelissimo, Giuseppe Castiglione, tuttora sottosegretario del governo Renzi.
Insomma, con la sua faccia di piombo Angelino Alfano, nonostante le tante circostanze a dir poco sospette, da Ruby in poi, non ha mai avvertito né il bisogno di rammaricarsi, né il dovere di fare autocritica, e neppure la decenza di chiedere scusa agli italiani.
È mai possibile che Alfano non capisca che non possano essere solo gli altri ad avere “una certa faccia” ed a dover fare autocritica?

sabato 24 ottobre 2015

Traslochiamo Camera e Senato

Non sono romano, non vivo nella città eterna, non tifo per la Lazio e neppure per la Roma, ma come italiano sono infastidito e disgustato dalla sequela di scandali che da anni, ogni giorno, insozzano la capitale del nostro Paese.
All’estero, anche grazie alla informazione globalizzata, si sono convinti che Roma sia la fucina italiana del malaffare, della corruzione, del disfacimento morale.
Noi tutti, invece, sappiamo bene che, purtroppo, la depravazione della casta politica non ha risparmiato neppure Milano, Napoli, Bologna, Genova, Venezia e così via.
Sappiamo altrettanto bene, però, che grazie all’istituto giuridico della prescrizione, i cui termini la classe politica ha sempre più ridotti per pararsi il culo, ed all’aberrante patteggiamento sulla pena, al quale ricorrere quando la prescrizione non è di aiuto, molti scandali sono scomparsi in fretta dalle cronache per finire nel dimenticatoio non solo degli italiani.
Ad ogni buon conto resta il fatto, comunque, che Roma sale ogni giorno all’onore delle cronache per colpa della  disonestà di politici, amministratori, boiardi di Stato, funzionari pubblici di ogni livello.
Ma come mai Roma è la città più vessata da scandali così numerosi e di ogni genere ?
Di certo non è facile né semplice dare una lettura logica del malaffare ricorrente all’ombra dei sette colli.
Pur tuttavia è legittimo covare qualche dubbio.
Ad esempio, perché non ipotizzare che il “sistema Roma” sia contaminato, ogni giorno, dalla presenza in città di oltre mille agenti inquinanti che, con il loro seguito di portaborse, segretari, valletti ed inservienti, infettano l’ambiente con imbrogli e ruberie ?
Se fossi romano sarei tormentato da questo dubbio e non esiterei a lanciare una petizione per chiedere, al Capo dello Stato o al Padreterno, che il Parlamento, cioè Camera e Senato, con annessi e connessi sia allontanato da Roma e traslocato in altra sede.
Già, ma se la presenza dello sciame di parlamentari è così infettante e pericoloso, il trasloco del Parlamento e dei suoi inquilini finirebbe per impestare un’altra città che, a sua volta, rimarrebbe infetta.
Per dindirindina, è vero ! Ed allora ?
Allora, bisognerebbe progettare una soluzione che salvando i romani non danneggi, però, i cittadini di altre città.
Si potrebbe, ad esempio, trasferire Parlamento e parlamentari in un luogo appartato, senza svaghi e diversivi per costringere la casta a lavorare, giorno e notte, con serietà, impegno e costanza.
Insomma, proviamo ad immaginare un eremo che gli “onorevoli”, con la loro presenza, non possano infettare di malaffare e corruzione, dove non abbiano altra alternativa che quella di impegnarsi per risolvere i problemi che affliggono gli italiani.
Tra l’altro abbiamo la fortuna che nel nostro Paese non difettino località che, con qualche ristrutturazione, potrebbero prestarsi allo scopo.
Mi viene in mente, ad esempio, l’isola di Pianosa, oltretutto comoda da raggiungere perché al centro del mar Tirreno e distante solo poche miglia dal porto di Livorno.
Oltretutto, in passato, Pianosa ha già ospitati individui di poca moralità, quindi non paleserebbe impulsi di rigetto nei confronti degli “onorevoli”.
Lo so che si tratta di una idea balzana e provocatrice, ma per salvare Roma e disinfestarla non resta che sognare fantasticherie di questo tipo, e confidare che, come per magia, gli amministratori capitolini possano rinsavire una volta liberati dal contagio quotidiano degli “onorevoli”.

lunedì 19 ottobre 2015

Renzi e Padoan parlano a vanvera

Il ministro dell’economia, Pier Carlo Padoan, partecipando a Capri  al Convegno dei giovani confindustriali ha difesa la Legge di Stabilità e, d’altra parte, non poteva fare altro.
Anche lui, però, come Renzi ha dovuto arrampicarsi sugli specchi per difendere l’indifendibile.
Così, per esempio, a proposito della decisione di innalzare la soglia di utilizzo del denaro contante da 1.000 a 3.000 euro, Padoan ha affermato: “C’è chi dice che aumentando il contante aumenta l’evasione: non è vero”.
Purtroppo per lui, nelle stesse ore a smentirlo spuntava in internet il video realizzato, con una telecamera nascosta, da un cronista di La Repubblica che ha voluto raccogliere le reazioni dei commercianti.
Fingendosi un possibile cliente il cronista ha visitati numerosi negozi manifestando il suo interesse all’acquisto di gioielli, orologi, antiquariato, prospettandone il pagamento in contanti.
Nel video si nota, innanzitutto, la disponibilità incondizionata dei negozianti ad accettare il pagamento in contanti per importi superiori a 1.000 euro, soglia prevista dalla legge oggi in vigore.
Sarebbe già sufficiente questa diffusa apertura ad accettare pagamenti in contanti, contravvenendo alle norme in vigore, a dover far riflettere Renzi & Co.
Più allarmanti però, per Renzi e Padoan, dovrebbero essere le eloquenti offerte che i commercianti, attratti dalla possibilità di effettuare una vendita per contanti, hanno prospettate al finto cliente.
Come prima cosa tutti i negozianti hanno proposto subito lo scomputo dell’IVA dal prezzo del bene trattato, quindi non occorre essere molto svegli per capire che si tratti di IVA evasa che non entrerebbe mai nelle casse dello Stato.
Ma c’è di più !
La sola opportunità di effettuare una vendita per contanti è apparsa così stuzzicante, per molti commercianti, da indurli ad offrire, oltre all’abbuono dell’IVA, anche ulteriori sconti sul prezzo di vendita.
Insomma, elevando da 1.000 a 3.000 euro i pagamenti in contanti il governo non solo legittima l’utilizzo anche del denaro “sporco”, ma incentiva le occasioni per evadere il fisco ed offre, ai clienti, la chance di risparmiare quantomeno l’IVA.
Ovviamente commercialisti ed avvocati saranno pronti anche loro ad abbuonare l’IVA ed a concedere sconti nel caso i clienti, invece che con assegni, pagassero le parcelle con denaro contante.
Ma che fenomeni Renzi e Padoan ! 

sabato 17 ottobre 2015

Non è più solo spregiudicatezza


Anche di fronte alla Legge di Stabilità, resa pubblica dal governo, Antonio Lubrano (NdR: popolare conduttore del programma TV “Mi manda RAI tre”) avrebbe detto “una domanda mi sorge spontanea: dove finisce la spregiudicatezza di Renzi e dove inizia la sua inclinazione ad assecondare ogni violazione di leggi, norme, regolamenti?”
Ora, che Matteo Renzi fosse un individuo spregiudicato lo si era capito fin dal modo con cui si è insediato a Palazzo Chigi.
Che, però, prediligesse anche andare oltre, fino ad oggi se ne erano avute solo alcune avvisaglie.
Ad esempio, poche ore prima che la Legge di Stabilità fosse resa nota, il Senato, con il parere favorevole del governo, nel tempo record di 2h e 20’ ha approvato, con il suffragio di tutti i partiti ed il solo voto contrario del M5S, il ddl Boccadutri che dispensa oltre 45 milioni di denaro pubblico per il finanziamento dei partiti, nonostante i partiti non abbiano presentati i bilanci certificati, 2013 e 2014, come richiede loro la legge.
A cosa andrebbero incontro, invece, gli amministratori di una qualsiasi società se non presentassero nei tempi prescritti i loro bilanci ?
Già, ma per il governo Renzi questi sono soldi pubblici che possono essere scialacquati a piacimento, basta approvare in fretta e furia un ddl che renda lecito ciò che è illegittimo.
E visto che ci siamo perché non facilitare anche l’evasione fiscale, il lavoro nero, la corruzione, prevedendo una norma ad hoc ?
Detto fatto.
Infatti, nella Legge di Stabilità, con la solita menata di favorire l’aumento dei consumi, Renzi ha deciso di elevare da 1.000 a 3.000 euro l’utilizzo del denaro contante perché, secondo lui, la gente sarà così più invogliata a spendere.
Ora, mi duole doverlo ammettere, ma confesso di non essermi accorto che milioni di operai, impiegati, pensionati, precari, disoccupati si aggirassero con in tasca rotoli di banconote nell’attesa che Renzi li autorizzasse finalmente a spendere quei soldi per poter sfamare le loro famiglie.
Mentre ho appreso, invece, che a Roma è finito in gattabuia un funzionario comunale, pizzicato con le mani nella marmellata mentre intascava una mazzetta di 2.000 euro, ovviamente denaro contante, in cambio di informazioni riservate sugli appalti per il Giubileo.
Ma in quale mondo vive Matteo Renzi ?
È possibile che sulla sua scrivania, e solo su quella, non arrivino i dati ISTAT che attestano come il 50% delle famiglie italiane viva con meno di 2.000 euro al mese, mentre c’è un ulteriore 20% che cerca di sopravvivere con meno di 1.200 euro mensili ?
Forse sono i consumi di questo 70% di famiglie che Renzi si propone di far aumentare elevando, con la Legge di Stabilità, il limite di utilizzo del contante da 1.000 a 3.000 euro ?
È mai possibile, quando sproloquia di depositi bancari, che solo lui ignori i dati di Bankitalia che evidenziano come, nel nostro Paese, la ricchezza sia per oltre il 50% nella disponibilità del 10% delle famiglie e che ad essere cresciuti in questi anni non sono di certo i conti in banca di operai, impiegati, pensionati, precari, disoccupati e cassaintegrati ?    
È possibile che solo lui ignori che in Italia l’evasione fiscale superi i 180 miliardi di euro, vale a dire il doppio di quella inglese e francese ed il triplo di quella spagnola ?
È possibile che sia così sprovveduto da non capire che evasione fiscale e criminalità generano quel denaro nero che, tra l’altro, alimenta malaffare e corruzione e che lui oggi sdogana con la Legge di Stabilità ? 
Insomma, Matteo Renzi c’è o ci fa ? 

martedì 13 ottobre 2015

Quando il DASPO per i cronisti RAI ?

In compagnia di un amico francese ieri ho assistito in TV alla partita di volley del campionato europeo Italia – Francia, trasmessa in diretta dalla RAI sul canale 57 di Rai Sport 1.
Gli azzurri avevano già vinto il primo set e stavano conducendo anche il secondo set con diversi punti di vantaggio sui francesi, per cui Jacques (NdR: il mio amico) si rodeva per quella che si profilava come una debacle della squadra transalpina.
Dai microfoni RAI i due sedicenti telecronisti fin dalle prime battute si erano divertiti criticando ed ironizzando sul gioco della squadra francese, esaltando invece il gioco della squadra italiana ed esultando ad ogni punto degli azzurri.
Atteggiamento non certo inconsueto.
Infatti dai microfoni RAI è frequente che i cronisti, anche commentando in radio e TV gli incontri del campionato italiano di calcio, non facciano nulla per nascondere il loro tifo per una delle due squadre in campo, fregandosene che ad ascoltarli (NdR: … ed a pagare con il canone anche i loro stipendi !) ci siano sicuramente simpatizzanti dell’una e dell’altra squadra.
Torniamo, però, alla telecronaca della partita di volley.
Al termine del secondo set, vinto ancora dagli azzurri, uno dei due cosiddetti telecronisti ha esternato il suo prezioso ed equilibrato giudizio tecnico sulla partita: “Anche in questo set abbiamo disossati i galletti francesi !”.
Lascio immaginare la reazione di Jacques nell’udire queste parole e le sue caustiche annotazioni sul fatto che dai microfoni di un servizio pubblico ci si permettessero commenti così beceri e faziosi.
Ho cercato di rasserenarlo; gli ho spiegato che sono anni ormai che professionalità ed equilibrio non hanno più accesso in RAI neppure quando si commentano le vicende politiche, figuriamoci perciò quando si tratta di eventi sportivi.
Ora, non so se qualcuno abbia riferito ai giocatori francesi di essere stati definiti “galletti disossati”, fatto sta che, per la goduria di Jacques, da quel momento i “galletti disossati” hanno messi sotto gli azzurri fino a vincere l’incontro al tie break, gettando nello sconforto i due telecronisti.
Ciò che trovo assurdo e ridicolo è il fatto che, troppe volte, dai microfoni RAI proprio i radiocronisti e telecronisti sportivi si ergano a moralisti intransigenti per censurare cori, grida, frizzi degli ultras che, di volta in volta, definiscono sguaiati, volgari, incivili, intollerabili, etc., e per sollecitare l’adozione del DASPO (NdR: Divieto di Accesso alle manifestazioni SPOrtive) per i turbolenti.
Mi domando, però: quando il DASPO sarà adottato finalmente anche nei confronti dei cronisti sportivi, non solo RAI, per tenere lontani dagli stadi e dai microfoni individui che, con parole e comportamenti, di fatto sono i primi ad aizzare gli ultras ?

sabato 10 ottobre 2015

Largo agli imbonitori

La vera sventura che tormenta l’Italia non è soltanto il succedersi a Palazzo Chigi di imbonitori, quanto piuttosto i milioni di italiani che si bevono tutte le panzane che propina loro il ciarlatano di turno.
Ad esempio, nel 2001, cioè cinque giorni prima delle elezioni politiche, nel boudoir televisivo di Porta a Porta fu organizzata una sceneggiata, con la connivenza del maggiordomo Bruno Vespa, per far sì che l’imbonitore di Arcore mettesse la propria firma in calce ad un “contratto con gli italiani” con il quale assumeva alcuni impegni solenni.
Garantì, ad esempio, di portare ad un milione di lire le pensioni minime, di esentare dalle tasse i redditi fino a 22 milioni di lire, di creare almeno un milione e mezzo di posti di lavoro, di sparpagliare sul territorio i “poliziotti di quartiere”, etc., etc., etc.
A siffatte favolette abboccarono 18 milioni di elettori e Berlusconi vinse le elezioni.
Superfluo ricordarlo, ma tutti gli impegni presi da Berlusconi si rivelarono bufale colossali.
Evidentemente, però, gli italiani sono felici e godono ad essere presi per i fondelli così, nel 2008, ancora una volta i recidivi 18 milioni di elettori abboccarono alle nuove panzane dell’imbonitore di Arcore, e gli fecero rivincere le elezioni.
Questa volta al punto “2” del contratto, edizione 2008, Berlusconi si impegnava a: “Tenere i conti in ordine senza aumentare nessuna imposta e nessuna aliquota e garantire la pace sociale destinando agli ammortizzatori sociali almeno 30 miliardi di euro”.
Poiché, però, dopo tre anni i conti pubblici stavano andando a ramengo, nell’agosto 2011 la BCE intervenne e dettò al governo italiano la road map per evitare che a Roma si precipitasse la Troika.
A quel punto, resosi conto della sua incapacità a rispettare la road map, Berlusconi rassegnò le dimissioni da presidente del consiglio e sgattaiolò via lasciando che a Palazzo Chigi si avvicendassero due effimeri premier, Mario Monti prima ed Enrico Letta poi, ai quali gli italiani non hanno mai perdonato la colpa di non essere degli imbonitori.
Si è giunti così agli inizi del 2014 quando, con un colpo di mano che avrebbe fatti arrossire perfino i Borgia, sulla poltrona di Palazzo Chigi si è insediato l’attuale presidente del consiglio, Matteo Renzi.
Renzi, formatosi politicamente tra stage ad Arcore e “bignami berlusconiani”, con intima goduria ha ripristinata la tradizione dei premier imbonitori e ridanciani, sostituendo barzellette e gag, tanto care a Berlusconi, con valanghe di tweet, riferimenti ornitologici, slogan ad effetto, banali e assurdi.
Ovviamente, per non essere da meno del suo maestro, da allora occupa studi televisivi e pagine di quotidiani per diffondere le smargiassate che gli ispira di volta in volta il suo delirio di potere.
È riuscito, ad esempio, a far credere a stuoli di allocchi che la illiberale legge elettorale così come la ambigua quanto inefficace riforma del senato servirebbero per rilanciare la agonizzante economia italiana.
Mentre all’estero sghignazzano, in Italia troppi grulli gli credono.
E che dire della balla secondo la quale la “riforma delle province”, fumosa e lacunosa, stia producendo la riduzione dei costi dell’apparato amministrativo, favorendo anche la più efficace gestione dei problemi del territorio ?
Da settimane Renzi si va pavoneggiando nelle piazze mediatiche, turlupinando gli italiani con la fandonia che dal 2016 la cancellazione dell’IMU sulla prima casa favorirà l’aumento dei consumi.
Si tratta di una fandonia stratosferica perché già dal 2014 l’IMU sulla prima casa la pagano solo i proprietari di immobili classificati come A/1, A/8 e A/9, cioè i proprietari di castelli, di palazzi artistici e storici, di ville, di attici e superattici di lusso.
Solo i gonzi o le persone in malafede possono credere, perciò, che la cancellazione dell’IMU favorirà persone bisognose che così miglioreranno il loro tenore di vita e potranno soddisfare i loro bisogni primari.
Il fatto è che nelle fiere paesane nessun ciarlatano confesserà mai l’inutilità delle miracolose pozioni che lui propone ai villici.
Perché attendersi, dunque, che Renzi abbia l’onestà di dirci, ad esempio, che il can-can che sta inscenando sulla riduzione del canone RAI gli serve solo per fare ammuina, come si direbbe a Napoli ?
Infatti, il canone RAI oggi deruba gli italiani 113,50 euro che, secondo il bluff renziano, si ridurrebbero a 100 euro quando saranno inseriti nella bolletta elettrica.
Renzi non dice, però, che sulle bollette elettriche per uso privato grava l’IVA del 10% per cui, a meno che non intervenga una legge ad hoc, agli italiani il canone RAI costerà 110 euro.
Già lo vedo il poveraccio con una pensione minima fare salti di gioia perché con i 3,50 euro risparmiati potrà finalmente cambiare vita !

mercoledì 7 ottobre 2015

L’etica renziana

Che Matteo Renzi, per appagare il suo narcisismo patologico o per soddisfare le sue sfrenate ambizioni, sia disposto a scendere a patti con il diavolo di certo non lo scopriamo oggi.
Appena eletto segretario del PD, infatti, la sua prima mossa è stata quella di accordarsi con un pregiudicato, Silvio Berlusconi, per defenestrare da Palazzo Chigi il suo compagno di partito e presidente del consiglio, Enrico Letta.
Strada facendo Renzi ha poi candidato a presidente della Regione Campania il sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca, già condannato in primo grado per abuso di ufficio.
Con strafottenza se ne è fregato che per la legge Severino De Luca fosse ineleggibile.
Si è esibito, invece, in una sceneggiata moralista quando ha “invitato” a dimettersi il ministro Lupi, non inquisito e neppure rinviato a giudizio, solo perché reo di aver fatta una telefonata per raccomandare suo figlio per un posto di lavoro.
L’etica di Renzi, però, è a dir poco inquietante se nella compagine governativa ha voluto inserire quattro sottosegretari già indagati all’atto della loro nomina.
Il sottosegretario all’Agricoltura Giuseppe Castiglione, indagato per abuso di ufficio e turbativa d’asta.
Il sottosegretario alla Salute Vito De Filippo, già condannato dalla Corte dei Conti per spese di rappresentanza “gonfiate” ed indagato per irregolarità dei rimborsi elettorali.
Il sottosegretario alle Infrastrutture Umberto Del Basso Del Caro, indagato per rimborsi del consiglio regionale non rendicontati.
La sottosegretaria ai Beni Culturali, Francesca Barracciu, indagata per omessa rendicontazione di spese effettuate con il denaro del gruppo consiliare (NdR: questa è una autentica perla dell’etica “secondo Matteo”! Prima dell’avvento di Renzi alla segreteria, la direzione PD aveva dissuasa Barracciu, nonostante avesse vinte le primarie, dal candidarsi alla presidenza della Sardegna perché indagata. Ebbene, arrivato Renzi che ti fa ? La nomina sottosegretario !).
E che dire, poi, delle indefinibili frequentazioni di Renzi con un personaggio come Denis Verdini cui è consentito libero accesso a Palazzo Chigi, nonostante sia rinviato a giudizio per corruzione nell’inchiesta P3, sia indagato nell’ambito della inchiesta P4, sia rinviato a giudizio per truffa ai danni dello Stato e bancarotta per l’affaire del Credito Cooperativo Fiorentino, sia rinviato a giudizio per truffa e finanziamento illecito, etc. etc. etc. ?
L’amarezza, purtroppo, è che ci tocca constatare come questo preoccupante modo di intendere l’etica abbia fatto proseliti tra i renziani sia della prima ora sia tra quelli sopraggiunti dopo per opportunismo.
Ieri, ad esempio, il Consiglio di Presidenza del Senato, riunitosi per sanzionare i gesti scurrili e sessisti dei senatori Barani e D’Anna, pur in presenza di video a documentazione dei fatti, ha limitata l’interdizione dai lavori parlamentari dei due senatori a sole 5 sedute dietro insistenza dei piddini renziani.
Temendo, infatti, che mancando i voti di Barani e D’Anna, ex forzisti ora consociatisi con Verdini, ci potessero essere difficoltà nell’approvazione della grottesca riforma del Senato, i piddini renziani hanno avuta la spudoratezza di proporre anche che l’interdizione scattasse solo dopo l’approvazione della riforma.
La prova che si tratti di un provvedimento non solo eticamente inadeguato ma anche ridicolo, lo conferma il precedente di qualche mese fa quando, novembre 2014, lo stesso Consiglio di Presidenza del Senato, per responsabilità meno gravi, comminò a due senatori del M5S l’interdizione per 10 sedute ed a nove senatori, sempre del M5S, per 7 sedute.
Come se non bastasse oggi il capogruppo PD al Senato, Luigi Zanda ha perfino cercato di giustificare i gesti scurrili e sessisti di Barani e D’Anna affermando che erano state le senatrici offese a provocare quei gestacci.
Insomma, per la morale renziana è lecito ricorrere anche alla manipolazione della realtà per accaparrarsi “2 voti 2”.
A questo punto mi domando: vuoi vedere che, se questa è l’etica di Renzi e dei suoi tirapiedi, la scelta dei candidati per le prossime elezioni politiche il PD la farà organizzando non le primarie ma un casting a San Vittore, per il Nord, a Regina Coeli, per il Centro, ed a Poggioreale, per il Sud ?