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martedì 31 luglio 2012

L’Italia in vacanza con i dubbi dei sondaggi politici


Domani sarà il 1° di agosto e, come da tradizione, l’Italia entra ufficialmente in ferie.
Sono settimane che a preannunciarcelo sono, non solo le temperature africane, ma soprattutto i palinsesti  televisivi.
Anche i sondaggisti andranno in vacanza, così ieri sera EMG e Mentana ci hanno omaggiati i risultati dell'ultimo sondaggio che ci dovrà accompagnare fino al 10 settembre.
Personalmente, per deformazione professionale, prendo con le molle i risultati dei sondaggi perché sul loro livello di affidabilità influiscono molte variabili tecniche e soggettive.
Ecco perché anche ieri sera non mi sono sentito coinvolto dal pur diligente impegno con il quale Mentana si dava da fare per attribuire un significato politico ai numeri che apparivano sullo schermo.
Perché mai tanta freddezza e scetticismo ?
Tralascio i motivi tecnici e mi concentro sui dati.
Pur concedendo rappresentatività al campione contattato da EMG, mi lascia perplesso la reale possibilità di trarre delle conclusioni.
Infatti, se il 32% degli intervistati ha manifestata la volontà di astenersi dal voto, il 18% si è dichiarato indeciso, ed il 3% si è espresso per depositare nell’urna la scheda bianca, vuol dire di fatto che su 100 intervistati solo 49 hanno manifestata, in modo esplicito, una precisa intenzione di voto per un partito.
Cosa significa questo preambolo ?
Significa semplicemente che le percentuali di consenso indicate dal sondaggio sono assolutamente prive di significato.
Cioè, siccome solo 49 intervistati su 100 hanno espressa una intenzione di voto, non è corretto elucubrare come se le percentuali di consenso fossero riferibili all’intero campione intervistato.
Facciamo due conti per comprendere perché si tratti di risultati tendenziosi e non affidabili.
Alcuni esempi partendo dalle percentuali indicate dal sondaggio:
§  PD : 27,9% di 49 = 14 intenzioni di voto su 100 intervistati
§  PdL : 20,3% di 49 = 10 intenzioni di voto su 100 intervistati
§  M5S : 16,1% di 49 = 8 intenzioni di voto su 100 intervistati
§  UDC : 6,2% di 49 = 3 intenzioni di voto su 100 intervistati
§  IdV : 7,5% di 49 = 4 intenzioni di voto su 100 intervistati
§  SEL : 5,7% di 49 = 3 intenzioni di voto su 100 intervistati
§  Lega : 5,1% di 49 = 2 intenzioni di voto su 100 intervistati

È evidente che la realtà sembra molto diversa da quella che vorrebbero raccontarci il sondaggio e le sue percentuali.
Lo scenario è così incerto e fluido da non dare alcuna certezza !
Se i politici dessero ascolto ai dati del sondaggio per pavoneggiarsi o per deprimersi, o per decidere se per loro sia più conveniente votare a novembre o nella primavera 2013, dimostrerebbero, una volta in più di essere sprovveduti, arruffoni ed... incapaci.

lunedì 30 luglio 2012

La classe politica è come il pesce... puzza dalla testa !


Pur senza prendere per oro colato quello che indicano i sondaggi, c'è un dato che conferma la sensazione che ognuno di noi ha, ed è la misura della crescente insofferenza verso la classe politica.
Una indifferenza espressa, da più del 50% degli intervistati, o con la chiara intenzione di astenersi dal voto, in caso di elezioni, oppure con perplessità  sulla scelta di una eventuale formazione politica da votare.
D'altra parte, anche osservando con indulgenza cosa fanno, come agiscono, cosa dicono, ogni giorno, i politici, quelli che più di altri vivono sotto i riflettori, non potremmo fare a meno di riscontrarne l'arroganza, l'inettitudine, ma soprattutto la assoluta incapacità di autocritica.
Bollando come "antipolitica" tutto quello che non garba loro, i politici si credono esseri superiori, esenti da ogni controllo e da ogni giudizio.
Basta sfogliare i quotidiani per rendersi conto che la classe politica italiana incarna la fiera della ipocrisia e del menefreghismo.
Un esempio ? Ecco due irritanti notizie di ieri.
1.        L'Agenzia giornalistica "Dire", dai tabulati relativi alle operazioni di voto, svolte alla Camera nei primi sei mesi del 2012, ha rilevato un assenteismo medio dei parlamentari superiore al 20% !
Ebbene si ! Si parla proprio di loro, degli individui retribuiti lautamente con denaro pubblico a spese dei contribuenti.
Se in una azienda privata si registrasse lo stesso tasso di assenteismo, negli uffici e nelle fabbriche, il crack sarebbe dietro l'angolo.
Al crack dell'Italia provvederà, invece, questo Parlamento !
Come rivela l'aneddoto del pollo statistico, il tasso medio, però, può nascondere realtà ben più gravi e vergognose.
Ad esempio, in sei mesi, alle 1.026 votazioni svolte, Niccolò Ghedini, legale di Berlusconi, ha partecipato solo una volta, pur percependo la ricca indennità ogni mese.
Praticamente Ghedini si è comportato come quel Massimo Calearo che aveva ammesso, senza imbarazzo, di non recarsi mai in Parlamento perché lo trovava noioso, e di non voler dare le dimissioni perché le indennità parlamentari gli servivano per pagare il mutuo della sua villa.
Ma il "Diploma di assenteista campione" lo si può conferire a moltissimi politici, a Silvio Berlusconi ed a Umberto Bossi, a Ignazio La Russa ed a Marco Reguzzoni, a Di Cagno Abbrescia ed a Gianfranco Micciché, a Denis Verdini ed a Michela Vittoria Brambilla, a Giulio Tremonti ed a Vincenzo Barba, a Maria Rosaria Rossi e ad Antonio Angelucci, a Luca Barbareschi ed a Marilena Parenti. Per citare solo alcuni dei molti assenteisti campioni.
Per questo, sarei veramente grato ad un politico che mi spiegasse perché, di fonte a questa indecenza, un lavoratore, un precario, un disoccupato, un pensionato, una casalinga, etc., non dovrebbe sputare veleno, e non solo, sulla classe politica, senza per questo essere accusato di fare "antipolitica".
2.     Il parlamentare leghista Giuseppe Leoni, complici due compari di partito (tutti naturalmente rabbiosi contestatori di "Roma Ladrona"), è riuscito ad inserire di straforo nella "spending review" un emendamento che prorogherebbe di un anno il mandato di commissario straordinario dell'Aero Club Italia proprio a lui, a Giuseppe Leoni. Così, tra tagli a Tribunali ed Ospedali, riduzione degli organici della pubblica amministrazione, aumenti delle tasse universitarie, ed altre amare decisioni di questo tipo, il Parlamento approverà anche siffatta proroga che farà felice questo leghista della prima ora. Il tutto alla faccia della moralizzazione garantita da Maroni !
Bene, o meglio male, molto male, ma per oggi il mio fegato ha già secretata la sua abbondante dose di bile, per cui mi fermo qui !

domenica 29 luglio 2012

"Voto di preferenza" non vuol dire "voto di scambio"


Accade sempre più di frequente che io senta il desiderio di ringraziare il destino per avermi tenuto lontano dalla politica e dalle sue assurdità.
E' accaduto anche oggi, quando ho apprese le ultime notizie sui tentativi di riforma della legge elettorale.
Premetto che ho detestato fin dal primo giorno il "porcellum", un nomignolo secondo me azzeccato per richiamare alla mente il personaggio che ha concepita una tale porcheria.
Credo di non essere il solo italiano che, dal "porcellum", si sia sentito defraudato di una delle pochissime chance democratiche che ancora avevo come cittadino: quella di esprimere il "voto di preferenza" per indicare il candidato più consono a rappresentarmi.
Mi sembrerebbe giusto, perciò, che una nuova legge elettorale innanzitutto mi restituisse la possibilità di votare per chi voglio e non per una "lista bloccata" nella quale il segretario del partito ci abbia infilati parenti, amici, amanti, vecchi ciarlatani della politica, fino a soggetti di dubbia moralità.
Eppure sembra proprio che questo desiderio, che credo comune alla maggioranza degli italiani, sia il principale pomo della discordia che renda inconciliabili le posizioni assunte dai partiti della attuale caleidoscopica maggioranza.
In questo insopportabile scaricabarile tra PdL e PD sembrerebbe, però, che Bersani sia il più recalcitrante ad accettare il ripristino del "voto di preferenza", con il pretesto che potrebbe degenerare nel "voto di scambio".
Probabilmente, nelle aree del Paese dove la criminalità organizzata va a braccetto con la politica il "voto di scambio" potrebbe essere un pericolo reale.
Privare, però, milioni di cittadini di un loro diritto democratico solo perché forse alcune decine di migliaia potrebbero farsi corrompere, sarebbe un po' come mettere in galera una intera comunità solo in base al sospetto che in quella cittadina vivano alcuni manigoldi.
Non sarebbe molto più semplice, e più logico, che i partiti facessero opera di prevenzione espellendo dalle loro file chi intrattiene relazioni di affari o di familiarità con ambienti della criminalità organizzata ?
Già, ma che stupido che sono ! Forse ai partiti fa comodo avere nei propri ranghi personaggi collusi con la criminalità, ed il "voto di preferenza" concesso ai cittadini rischierebbe di rompere le uova nel paniere, magari escludendo dalle stanze dei bottoni proprio  i soggetti immischiati con la criminalità .
"A pensar male si fa peccato... ma spesso ci si indovina !" (aforisma di Giulio Andreotti).
Per questo puzza di abietta ipocrisia la proposta del PD di sostituire al "voto di preferenza" i "collegi uninominali", sostenendo che, in questo modo l'elettore conoscerebbe prima e voterebbe poi il candidato che lo rappresenterebbe poi in Parlamento.
Ma questa è una colossale presa per i fondelli ! Il candidato del "collegio uninominale", infatti, lo sceglierebbe sempre la segreteria del partito e non l'elettore !
Altro pomo della discordia che sembra ostacolare la riforma della legge elettorale sarebbe la attribuzione del "premio di maggioranza" o "premio di governabilità".
Il buon senso vorrebbe che il premio fosse attribuito al partito che, su scala nazionale, abbia ricevuto il maggior numero di consensi.
Pretendere, come fa Bersani, che il premio sia aggiudicato non al partito ma alla coalizione è un non senso.
E se, in una tornata elettorale non si formassero coalizioni prima del voto ? E se a vincere le elezioni non fosse una coalizione ? E se la coalizione, dopo il voto, si dividesse a cosa sarebbe servito il "premio di governabilità" ? Perché non premiare, invece, il partito che è stato maggiormente votato dall'elettorato, lasciandolo libero, forte del peso acquisito, di formare una colazione dopo il voto ?
Oggi ho una occasione in più per ringraziare il destino di avermi tenuto lontano dai politici e dalle loro assurdità !

sabato 28 luglio 2012

Il terrore lungo la schiena di Di Pietro


Come volevasi dimostrare, Antonio Di Pietro, dopo aver scimmiottato Grillo, inseguendolo nell'irridere e disprezzare il Parlamento, il Governo Monti, il Capo dello Stato,  dopo averlo emulato nel linguaggio rozzo ed insolente, in questi giorni è stato colto dal panico.
Tagliati i ponti con il PD, con comportamenti sguaiati ed irresponsabili, e con continui attacchi a Bersani & Co, Di Pietro si è reso conto che, se la nuova legge elettorale porrà la soglia di sbarramento al 5% (sempre che ABC la finiscano di dimostrarsi irragionevoli e si mettano d'accordo), IdV correrebbe il serio rischio di rimanere fuori dal prossimo Parlamento.
Che ti fa allora il Di Pietro preso dal panico ?
Confidando, forse, che la loro trascorsa appartenenza alla stessa scuderia, quella della Casaleggio Associati, avesse ancora un qualche valore, Di Pietro ha ritenuto opportuno fare le avances a Grillo per proporgli un apparentamento tra IdV e M5S.
Mossa che rivela, con chiarezza, come IdV stia collocandosi sempre più su posizioni che esprimono solo il dissenso populistico, per abbandonare definitivamente l'ambizione di proporsi come forza di governo.
Era fin troppo facile, comunque, prevedere che Grillo potesse respingere le avances di Di Pietro, e così è stato.
Che ne sarà ora di IdV ?
Perfino i migliori bookmakers, davanti a questa domanda vanno in confusione e non sanno che pesci pigliare !

venerdì 27 luglio 2012

Ma dai... non ci posso credere !!!


Se la notizia non l'avessi letta, oggi, su un quotidiano a diffusione nazionale avrei pensato ad un "pesce d'aprile" a scoppio ritardato (con ciò non intendo sostenere una presunta maggiore attendibilità dei quotidiani nazionali rispetto alla stampa locale... anzi !).
Risalendo, comunque, alla fonte citata ho avuta la possibilità di accertare che la notizia era assolutamente autentica.
Ed ecco la notizia !
"Azienda seria e referenziata cerca uomini decisi, di poche parole e prestanza fisica. Possibilmente ex culturisti o ex galeotti, per recupero crediti in tutta Italia. Molto apprezzate origini meridionali, calabresi o siciliane. Si offre contratto e lauti compensi. Inviare cv, necessariamente con foto intera. Astenersi perditempo".
Premetto che questo annuncio non mi turba affatto per i suoi contenuti, anche se colgo un briciolo di razzismo tra la preferenza riservata a "ex culturisti", ma soprattutto ad "ex galeotti", ed il dichiarato apprezzamento per le loro origini meridionali (calabresi e siciliane).
A sconcertarmi, invece, è che l'annuncio mi fa immaginare la forma ed i modi con i quali la "azienda seria e referenziata" si prefigge di operare per recuperare i crediti dai soggetti inadempienti.
Provo ad ipotizzare le divise che saranno date in dotazione a questi esattori per incutere timore ai debitori.
Gli "ex culturisti", ad esempio, si presenteranno ai debitori in una calzamaglia del colore sociale della "azienda seria e referenziata",  per mettere in risalto le loro possenti muscolature, mentre per gli "ex galeotti" saranno confezionati abiti doppiopetto a larghe righe orizzontali.
Immagino, però, che non tutti i debitori potranno essere intimoriti dalla sola apparenza degli esattori, per cui occorrerà anche fornire loro un adeguato equipaggiamento minatorio, e qui penso si lasci ampio spazio alla fantasia ed alle preferenze dei singoli .
Se qualcuno è portato a ricorrere a questi sistemi per ottenere il recupero dei propri crediti, allora vuol dire che il Paese è arrivato a raschiare il fondo del barile.
A meno che non si tratti di riscuotere crediti ottenuti attraverso attività illecite (spaccio di droga, gioco d'azzardo clandestino, prostituzione, etc.) che per la loro natura non possono essere recuperati con modalità legali.
Ciò che sorprende è che le preposte istituzioni, alla apparizione di questo annuncio, non si siano precipitate dall'inserzionista per chiarire il busillis !

giovedì 26 luglio 2012

I recordmen dell'ipocrisia ? ... i politici !


L'ipocrisia è l'arte di mentire sapendo di mentire.
L'ipocrisia è un espediente al quale si ricorre per circuire la buona fede e la fiducia di qualcuno.
Ad esempio, qualche mese fa, quando esplosero i casi Lusi e Belsito,  gli italiani si resero conto quanto potesse essere scandaloso l'uso del denaro pubblico, elargito ai partiti sotto forma di rimborsi elettorali.
Per tamponare la diffusa indignazione la classe politica tutta, da destra a sinistra, si impegnò a sopprimere il finanziamento pubblico, sapendo che non lo avrebbe mai fatto. 
A parte il fatto che chiamare "rimborsi elettorali" le decine di milioni di euro che lo Stato distribuisce ai partiti, a prescindere dalla reale esistenza e quantità delle eventuali spese sostenute, è già una chiara ipocrisia .
Fatto sta che solo ieri, 25 luglio, l'Ufficio di Presidenza di Montecitorio ha deliberato il taglio del 50% dei rimborsi, in pagamento nel 2012.
Il finanziamento pubblico, quindi, non è soppresso tanto che nel 2012 i partiti riceveranno € 49.682.545 !
Pur se ridotto, il flusso di denaro pubblico perciò continuerà a foraggiare le casse dei partiti ... per essere utilizzato con fantasia dai loro tesorieri.
Altra straordinaria e festosa sagra dell'ipocrisia è in cartellone, in queste settimane, sotto il titolo "riforma delle legge elettorale".
Tutti i partiti, almeno a parole, continuano a proclamarsi favorevoli a modificare o cancellare il "porcellum" per restituire agli elettori il "voto di preferenza" cioè il diritto di scegliere i propri  rappresentanti.
Questo a parole !
In realtà i segretari dei partiti  non vogliono rinunciare al potere di scegliere loro i candidati al Parlamento.
Alfano, ad esempio, mente sapendo di mentire quando afferma che vuole dare agli elettori il diritto di scegliere il Presidente della Repubblica, proponendo il "semipresidenzialismo alla francese" per un Presidente con più ampi poteri.
Per Alfano, con le attuali norme Costituzionali, il Presidente della Repubblica sarebbe invece eletto in base ad un accordo tra i segretari dei partiti.
E dove sta l'ipocrisia ?
Alfano non dice che il "semipresidenzialismo", di fatto, concederebbe agli elettori solo la facoltà di scegliere il Presidente della Repubblica tra i candidati "designati" dai partiti.
Ed è ipocrita quando non dice che con il "semipresidenzialismo" il Presidente della Repubblica sarebbe espressione di un partito e quindi non assicurerebbe più quel ruolo unificante e "super partes" che la Costituzione oggi gli conferisce.
In Francia, ad esempio, Hollande è espressione del Partito Socialista, come Sarkozy era espressione del Partito neo-gollista.
Anche Bersani partecipa alla sagra dell'ipocrisia quando insiste sui "collegi uninominali" e vorrebbe, nel contempo, riservarsi una quota di parlamentari non eletti con il voto di preferenza.
Ma chi sarebbero i candidati dei "collegi uninominali" se non dei "designati" dai segretari di partito ?
Per Bersani sarebbe questo il modo per ridare all'elettore il diritto si scegliere il proprio rappresentante attraverso il "voto di preferenza" ?
E perché mai, dopo aver turlupinati gli elettori con l'imbroglio dei "collegi uninominali" il segretario del partito dovrebbe riservarsi la possibilità di portare in Parlamento anche una quota di candidati non scelti direttamente dagli elettori ?
E vatti a fidare delle parole di questa classe politica ! 

mercoledì 25 luglio 2012

To vote or not to vote... this is the problem


In Italia è il momento di fare nostro il dubbio amletico attualizzandolo : "votare o non votare... questo è il problema !".
Infatti, nelle segrete stanze di tutte le segreterie dei partiti si sta rimuginando sulla possibilità di andare al voto in autunno.
Anzi, qualcuno ha già perfino ipotizzata la data, il 4 novembre ! 
Una data, una ricorrenza, la memoria della vittoria nel conflitto del 1918, ma anche il ricordo di 689.000 italiani caduti sul campo.
Per questo i segretari di partito più superstiziosi sono ricorsi agli scongiuri, temendo che questa volta il 4 novembre possa officiare  la loro caduta sul campo.
Certo è che nei partiti serpeggia una indecisione angosciante.
Ad esempio, uno che non ha mai digerito il Governo Monti è senza tema di smentita il pidiellino Guido Crosetto che, oltre a non avergli mai votata la fiducia ne ha sempre criticato aspramente ogni mossa.
Ebbene, poche ore fa, proprio Guido Crosetto ha dichiarato che staccare la spina al Governo Monti in questo momento sarebbe una vera follia ed una sciagura per l'Italia.
A fargli eco alcuni politici, quelli meno sprovveduti, che sapendo di non potersi fidare dei sondaggi perché poco rappresentativi, in quanto più del 50% degli intervistati si dichiara indeciso o propenso all'astensione, sono scettici sul voto anticipato.
In più, l'incertezza sulla legge elettorale non aiuta; con il possibile ritorno del voto di preferenza quale peso avrebbero gli elettori nel contendere il potere di scelta alle segreterie dei partiti ?
Così come, ci si dovrà fare i conti con una soglia di sbarramento al 5% che potrebbe tagliar fuori forze politiche oggi presenti in Parlamento ?
E poi, il premio di maggioranza gratificherebbe solo il partito oppure la coalizione che risultasse vincitrice ?
Il PD, intano, fa castelli in aria confidando nel supposto 26/27% di consensi, accreditati dai sondaggi, e sembrerebbe propenso a votare in autunno per non perdere il treno di questo eventuale vantaggio.
Al suo interno, però, regna un tale caos tra le diverse anime che coabitano ma non convivono, da rendere incerto anche il quadro delle alleanze.
UDC si o UDC no ? SEL si o SEL no ? IdV si o IdV no ?
Dal canto suo, il PdL, scombussolato dal putiferio della ricandidatura di Berlusconi, frena sulle elezioni anticipate sia perché la ridiscesa in campo di Berlusconi non porterebbe alcun beneficio, secondo i sondaggi (quelli neutrali), sia perché la ricucitura con la Lega attuale, quella di Maroni e non più di Bossi, non risulta facile.
Peraltro, si mormora che Berlusconi, amareggiato per il valore nullo di una sua candidatura, stia esplorando la disponibilità di candidati di prestigio (Monti ?!?), ancora una volta noncurante di sputtanare il povero Alfano.
A sua volta l'IdV, dopo aver scimmiottato Grillo, ora è tormentata dalla preoccupazione che il "grillismo", quello originale, possa far man bassa dei suoi voti, per questo propenderebbe per andare subito alle urne, anche perché, se passasse la soglia di sbarramento al 5%, il rischio di restare fuori dal Parlamento sarebbe più che concreto.
Più o meno nella stessa situazione dell'IdV si trova anche la Lega sconquassata dagli scandali e dalle inchieste giudiziarie.
Non marginale la considerazione, poi, che, con il voto in autunno, sarebbero 290 i parlamentari, tra deputati e senatori, che non maturerebbero  il diritto al vitalizio.
Considerando l'avidità dei parlamentari questo potrebbe essere il vero deterrente al voto anticipato.
Sono convinto, comunque, che a tagliare la testa al toro sarà, a destra come a sinistra, la paura fottuta di governare un Paese in difficoltà, che li costringerebbe ad una campagna elettorale argomentata con promesse non da paese di bengodi ma di anni faticosi.
Per cui, credo, che Monti resterà a Palazzo Chigi fino al 2013, a meno
che il prolungarsi della paura fottuta non partorisca, poi, il progetto di un "listone di salvezza nazionale" per un "Monti bis.

martedì 24 luglio 2012

La "disciplina di partito" è anticostituzionale !


Nelle ultime settimane assistiamo, forse più che in altri momenti, al venire a galla delle diversità culturali, ideologiche, politiche, a volte perfino incompatibili tra loro, che pur convivono per opportunismo all'interno dello stesso partito.
Penso, ad esempio, alla bagarre accesasi nel recente Congresso PD, a proposito dello status da riconoscere alle coppie omosessuali.
Oppure alle insofferenze palesatesi nel Pdl alla notizia della ricandidatura come premier di Berlusconi alle prossime elezioni politiche.
Per non dimenticare le difformità di valutazione sul sostegno al Governo Monti delineatesi con chiarezza, sia nel PdL che nel PD, attraverso le dichiarazioni di loro parlamentari.
Dopodiché, per ossequio alla cosiddetta "disciplina di partito", tutti allineati e coperti a votare compatti secondo le indicazioni della segreteria, anche quando si tratta di provvedimenti non condivisi.
E' pur vero che il parlamentare potrebbe sempre astenersi dal voto o votare contro, ma il gesto ne pregiudicherebbe la carriera politica se non anche la ricandidabilità, per cui sono pochi quelli che hanno il coraggio di ricorrervi... rischiando la poltrona.
C'è poi l'indecenza del "voto segreto", la forma più vile alla quale ricorrono i parlamentari per non rivelare, innanzitutto agli elettori, il loro convincimento in merito ad una scelta.
Per quel poco che ricordo dagli studi giovanili, la nostra Costituzione, all'art. 67, precisa che "ogni membro del parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato", vale a dire che è tenuto ad operare esclusivamente rappresentando gli elettori che lo hanno votato.
E qui nasce il primo imbroglio perché, con il "porcellum", l'elettore non dispone più del voto di preferenza e, perciò, di fatto non sceglie il proprio rappresentante ma vota una "lista bloccata", nella quale è stato il segretario di partito a decidere chi inserire e chi escludere.
Con quali criteri il segretario sceglie ?
In un Paese in cui la meritocrazia è latitante non si può certo sperare che sia proprio il merito a guidare la scelta dei candidati.
Così in Parlamento arrivano anche inquisiti e condannati, nani e ballerine, perdigiorno e  menefreghisti. 
Il risultato è che a decidere quello che i parlamentari devono fare e dire sono i soli "capi bastone" che perseguono, quasi sempre, meschini obiettivi di potere imponendo al loro gregge parlamentare di uniformarsi alle loro decisioni.
Perché lo Stato, cioè i cittadini, deve sobbarcarsi, quindi, l'onere di foraggiare greggi parlamentari tanto numerose quanto inutili ed incapaci ?
Da queste prime considerazioni scaturisce il dubbio che le sorti del popolo sovrano, troppo spesso citato a vanvera dai politici, siano affidate ad una orda di soggetti che, all'atto pratico, tradiscano ogni giorno la Costituzione.
Infatti, se, come recita la Costituzione italiana, "ogni membro del Parlamento" esercita le sue funzioni "senza vincolo di mandato", vuol dire che dovrebbe rispondere solo alla sua coscienza ed al suo elettorato dei comportamenti e delle scelte come parlamentare.
La Costituzione, infatti, non prevede, per il parlamentare, alcun dovere di disciplina né verso il partito né verso il segretario né verso gli organi direttivi.
Questa, secondo la nostra Carta, è la forma di democrazia ideata e voluta dai padri costituenti !
Un sistema democratico che non ha nulla a che vedere con l'oligarchia (costituita dai segretari di partito) dalla quale, in realtà, il popolo italiano è governato. 

lunedì 23 luglio 2012

La Minetti... al rogo !!!


E' così fantastico che non ci posso credere !!!
Nel PdL c'è qualcuno che ardisce ribellarsi agli ordini di Berlusconi!
Nicole Minetti ... non solo non si è dimessa dal Consiglio Regionale Lombardo, ma è partita per una vacanza negli States con suo padre, lasciando di stucco ed inebetiti il povero Alfano e lo stesso Berlusconi.
Per questo, nell'aula magna di palazzo Grazioli, in Roma, si è riunita d'urgenza la Suprema Corte Penale del Pdl che, sotto la presidenza di Sua Eccellenza Niccolò Ghedini, dopo ore tumultuose di camera di consiglio, ha emessa la seguente sentenza.

"Capo 1 : Per aver dimostrato pubblico sprezzo per l'ordine di rassegnare senza indugio le dimissioni dal C.R. Lombardia, impartitole ufficialmente dal segretario PdL, Angelino Alfano.
Capo 2 : Per aver avuto l'audacia di ridicolizzare Silvio Berlusconi, nell'incontro ad Arcore, rifiutando di accettare le favolose offerte propostele pur che esca dalla vita del celebre "Papi, love of my life".
Capo 3 : Per avere, di fatto, sputtanati uno dopo l'altro Mario Mantovani, coordinatore regionale lombardo PdL, ed Emilio Fede, manutengolo di fiducia del Presidente Berlusconi, essendosi gli stessi compromessi davanti a tutti con il dare per certe ed acquisite le sue dimissioni da consigliera regionale.
I componenti della Suprema Corte Penale PdL, con voto unanime decretano che Nicole Minetti, già igienista dentale, già organizzatrice di bunga bunga, già talent scout di escort, già tutrice delle olgettine, al suo rientro dalla vacanza a Los Angeles
sia mandata al rogo sulla pubblica piazza"

Nell'attesa che si dia esecuzione a questa sentenza esemplare, il fatto merita, però, alcune semplici considerazioni.
Il comportamento tenuto in questi giorni dalla Minetti, con l'ostentato rigetto di un ordine impartitole, in nome e per conto di Berlusconi, dal "segretario dimezzato del PdL", Angelino Alfano, e, quasi certamente dallo stesso Berlusconi dimostra non solo che l'ex igienista dentale sia dotata di reali attributi, ma che sia in possesso, evidentemente, anche di argomenti in grado di demolire le tesi difensive di "Papi, love of my life", e di radere al suolo lo stesso PdL.
E' inspiegabile ed incomprensibile che i molti esperti di comunicazione, che certamente sono a libro paga del PdL, abbiano deciso di esporre e mandare allo sbaraglio Alfano, consigliandogli di chiedere in TV le dimissioni della Minetti, a rischio di squalificarlo così, a seguito del "fatal rifiuto", in autorevolezza e credibilità. A meno che non si sia trattato di una trappola volutamente tesa all'ormai "dimezzato segretario del PdL" da una congiura di palazzo.  
Così come è sicuramente atipico che si richiedano le dimissioni di una persona, eletta nelle file del PdL, senza motivare di quali gravi colpe o reati si sia macchiata Nicole Minetti. Ancora più atipico dal momento che tutto ciò accade in un partito che non ha sollecitate le dimissioni neppure a suoi rappresentanti inquisiti per reati penali molto gravi come, ad esempio, i "rapporti con la Camorra" (Nicola Cosentino) o "associazione per delinquere" (Alfonso Papa).
Assolutamente ridicolo, poi, pensare che con le dimissioni della Minetti si possa riabilitare una "verginità" per Berlusconi ed avviare una operazione di lifting del PdL.
Fa sganasciare dalle risa la sola idea che qualche stupidotto possa sperare che anni ed anni di vita libertina ed immorale di Berlusconi si cancellino mandando al rogo la Minetti.
Tra l'altro, in quel posto di consigliera regionale ce l'ha voluta proprio Berlusconi imponendo la candidatura della Minetti al suo lacchè Formigoni il quale, per essere in pace con la sua coscienza, si era perfino premurato di chiederne le referenze a Don Verzè.
Che bella masnada di personaggi poco raccomandabili ! 

domenica 22 luglio 2012

Fabrizio Cicchitto ... permette una domanda ?


Scusi, ma lei c'è o ci fa ?
Per essere più chiari, il fanatismo che manifesta per Berlusconi e per il suo operato è genuino oppure nasce dal timore che, senza dimostrarsi fazioso, lei rischierebbe di essere estromesso dalle prossime liste elettorali ?
Ho la impertinenza di chiederglielo perché, con la consueta acidità del suo modo di porsi, lei non perde occasione per aggrapparsi allo spread e dimostrare che i 575 punti raggiunti da Berlusconi non fossero colpa sua, dal momento che Monti, in 8 mesi, non è riuscito ad abbatterlo come ci si aspettava.
Mi prendo la libertà di farle presente che lo spread è semplicemente l'effetto di fatti e condizioni che lo hanno causato.
Ora, so che lei è laureato in giurisprudenza, i suoi biografi, però, riferiscono anche di un suo master in economia, per cui lungi da me l'idea peregrina di suggerirle il significato dei numeri.
Può darsi, anche, che il suo lungo soggiorno in Parlamento, dove campa ormai da 30 anni, le abbia appannata la serenità di giudizio, ma i numeri sono numeri e non possono essere manipolati a piacimento.
I numeri dicono che, nel 2001, Berlusconi ha ereditato dal Governo Amato un debito pubblico di 1.300 miliardi di euro, lasciando a Monti, nel novembre 2011, un indebitamento di ben 1.898 miliardi di euro.
In 10 anni, perciò, con la breve parentesi del Governo Prodi, Berlusconi è riuscito ad incrementare di 597 miliardi di euro l'indebitamento pubblico.
Sempre i numeri dicono che il rapporto "debito/PIL", lasciato nel 2001 dal Governo Amato, era pari a 108,2% ed è schizzato in 10 anni a quel 120,1% che Monti ha ereditato dal suo dominus Berlusconi.
Mi sembra perciò, Cicchitto, che, anche con uno standard intellettivo inferiore alla media, sia possibile comprendere come lo spread sia in realtà conseguenza della disastrosa gestione dei conti pubblici messa in atto dai Governi Berlusconi susseguitisi dal 2001.
D'altra parte, impegnati come eravate, tutti, a congetturare ed approvare "leggi ad personam" per sottarre dai suoi guai giudiziari il signore di Arcore, non avete avuto neppure il tempo di fare alcune riforme costituzionali, essenziali per modernizzare il Paese ed evitare che finissimo sull'orlo del baratro.
Il dramma vero è che, oggi, Berlusconi ed i suoi lacchè (tra i quali mi prendo la libertà di inserire anche lei, Cicchitto) non abbiano capito un cavolo di quanto è successo e dei guai che hanno combinato, ed oggi minaccino di ripresentarsi come partito di governo, pensando di infinocchiare gli italiani sostituendo nome e simbolo.
Cicchitto, il grande Totò avrebbe detto a lei ed al suo boss ... "ma mi faccia il piacere !".