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domenica 15 luglio 2012

Bersani … ma ‘ndo vai se er partito nun ce l’hai


Pur avendo già superata da lungo tempo la maggiore età, Bersani ragiona e si comporta come un bambino che, giocando nella sua cameretta, brandisce a mò di spada un righello di plastica e fantastica di essere alla testa di un'invincibile armata per la conquista del regno dei balocchi.
Il gioco di quel bambino ci farebbe sorridere e susciterebbe in noi tenerezza.
Bersani invece no !
Ostentando eccessiva sicumera, Bersani continua a vaneggiare di un PD primo partito italiano sognando di potersi accomodare lui a Palazzo Chigi nel 2013.
Eppure da ogni parte ed a più riprese si abbattono su di lui segnali forti e chiari che dovrebbero risvegliarlo da queste fantasie.
L’ultima avvisaglia, in ordine di tempo, ha preso forma concreta in occasione dell'assemblea del PD che si è svolta a Roma sabato mattina.
Ancora una volta, cioè, il PD ha rivelata tutta la sua fragilità e le sue contraddizioni, ribadendo di essere un patchwork di culture e di intendimenti molto diversi tra loro e, spesso, perfino antitetici.
Una assemblea contrassegnata da contestazioni, tessere strappate, gazzarre indegne di un partito che intenda candidarsi alla guida del Paese.
Sperare, perciò, che gli italiani affidino il loro destino nelle mani di questa armata brancaleone, nella quale coesistono, l'un contro l'altro armati, ex comunisti ed ex democristiani, liberali e socialisti, cattolici integralisti e laici, può essere dettato solo  da una assoluta cecità e da una scarsa intelligenza politica.
L’assemblea di sabato ha offerto uno spettacolo inquietante ed avvilente, mettendo a nudo, di nuovo, che esistono difformità di pensiero così radicali, su temi indifferibili per la loro rilevanza, da rendere impossibile, di fatto, la proposta all’elettorato di un programma politico condiviso da tutte le anime del PD.
Su uno contesto già di per sé difficile e cupo si sovrappongono poi alcuni fattori che logorano anche l’esistenza quotidiana del partito.
L'insicurezza di Bersani nell’indicare la rotta da seguire; un'insicurezza che, oltre a creare smarrimento e confusione, lascia che all’esterno il partito si presenti con tutte le sue contraddizioni.
Perturbante è anche l’ottusità nell’ostacolare il rinnovamento interno, al solo scopo di conservare le poltrone a molti, troppi notabili superati dai tempi e dagli eventi, e ciò nonostante lo statuto del partito preveda la non ricandidabilità di coloro che abbiano già espletati tre mandati parlamentari.
Ma a rendere incerto il procedere quotidiano del partito ci sono anche i troppi e continui ripensamenti che confermano come manchi, in realtà, chiarezza su ciò che il PD è e vuole essere. Da Vasto all'UDC, dal rinvio delle primarie già fissate per il 14 ottobre al sostegno a Monti passando per "subito al voto", etc. 
Se questo sarà il PD che si presenterà all’elettorato nel 2013 le sue possibilità di successo saranno veramente ridotte al lumicino, a dispetto di quello che continua a fantasticare Bersani. 

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