Google+ Followers

giovedì 30 luglio 2015

Dalla marachella al voto segreto

Da bambini, appena svezzati, abbiamo imparato a suon di sculacciate che le marachelle era meglio farle nascondendosi agli occhi dei grandi.
Alcuni di noi una volta diventati adulti, anche se solo per la anagrafe, hanno scelto il mestiere del politicante e, tra loro, i più navigati e maneggioni sono riusciti anche a diventare membri del Parlamento italiano.
Ora, questi individui ricordandosi delle esperienze maturate da bambini si sono resi conto che, per commettere le loro nefandezze di parlamentari, questa volta avrebbero dovuto nascondersi agli occhi dei cittadini.
Quale nascondiglio migliore, perciò, del voto segreto ?
Se, però, da bambini sottrarsi allo sguardo dei grandi era solo una birichinata, da adulti e parlamentari nascondersi agli occhi dei cittadini elettori, sapendo di fare qualcosa di indegno e di immorale, è semplicemente una porcata.
Ecco appunto, i 189 senatori che si sono vigliaccamente nascosti dietro il voto segreto per respingere la richiesta di arresti domiciliari di Antonio Azzollini, formulata dai magistrati di Trani, hanno fatta una porcata !
I cittadini elettori, infatti, non potranno conoscere mai nomi e cognomi di questi 189 spregevoli individui che, con il loro voto segreto, hanno ribadito che i sodali della  casta sono intoccabili e che certamente, in Italia, la legge non è uguale per tutti.
Da questo evento spregevole, però, consegue una domanda alla quale non riesco a dare risposta.
Qualcuno sa dirmi che differenza ci sia tra il comportamento indegno di questi 189 senatori della Repubblica, che di fatto con il loro voto hanno impedito ai magistrati di Trani di relegare agli arresti domiciliari Azzollini, ed il comportamento di quel centinaio di popolani napoletani che, il 21 giugno 2015, nel quartiere Barra hanno cercato di ostacolare con la loro presenza l’arresto del presunto boss camorrista Luigi Cuccaro da parte dei militari dell’Arma ?
Forse la diversità sta nel fatto che a Barra i popolani erano a viso scoperto e, perciò, identificabili ?
Boh ! Sarò costretto a vivere da oggi in poi con questo dubbio e cercherò di farmene una ragione.

mercoledì 29 luglio 2015

Mi scusi signor mafioso … posso registrare ?

Con il passare dei giorni, delle settimane, dei mesi ho l’impressione che il governo Renzi sia, senza soluzione di continuità, il prosieguo dei governi a guida berlusconiana.
Tra gli obiettivi, ad esempio, che si prefiggevano i governi del signore di Arcore c’era, chiaramente, l’attuazione di leggi ed artifici mirati a far sì che “delinquere fosse non perseguibile”.
Leggi ad personam e prescrizioni dei reati ridotte a tempi da centometristi sono solo alcune prove che attestano lo scellerato proposito.
Oggi, però, il testimone di quel progetto, interrottosi nel 2011 con la capitolazione di Berlusconi, sembra essere passato nelle mani di Renzi e dei suoi ministri, sottosegretari ed inservienti vari, che si danno un gran da fare per dimostrare di essere degni prosecutori di quella missione.
Ora, è pur vero che del governo fa parte Area Popolare i cui esponenti, da Alfano a Casini, sono di fatto costole del berlusconismo, ma non posso credere che con il loro più o meno 2% di consensi elettorali condizionino l’azione di governo.
Evidentemente, perciò, è lo stesso Matteo Renzi che pensa ed agisce traendo ispirazione dal berlusconismo autentico e convivendo in perfetta armonia con i compari di Area Popolare.
Ad esempio, poiché tra le opere incompiute dell’era berlusconiana c’era la messa al bando definitiva delle intercettazioni telefoniche ed ambientali, strumenti utili per far venire a galla casi di degrado, malaffare e criminalità, ecco che Renzi ed i suoi accoliti hanno deciso di mettere mano al progetto berlusconiano per realizzarlo.
Non è un caso che proprio un deputato di Area Popolare, Alessandro Pagano, sia l’autore di un emendamento che prevede fino a 4 anni di carcere per chi diffonda il contenuto di riprese o registrazioni “rubate”, cioè effettuate senza il consenso della persona ripresa o registrata.
Poiché l’emendamento è stato presentato alla Camera in questi giorni, e poiché per di più Pagano è siciliano, qualcuno maliziosamente lo ha battezzato “emendamento Crocetta”.
Fatto sta che immediate sono state le reazioni di coloro che in quel testo hanno letta la volontà di mettere un bavaglio al diritto di cronaca, grazie al quale, invece, sono emersi molti casi di degrado, imbarbarimento e criminalità.
Di fronte a così numerose ed estese reazioni i renziani, corresponsabili di una simile porcata, resisi conto del putiferio che stavano provocando hanno tentato di correre ai ripari mettendo una toppa non meno deplorevole dello stesso emendamento.
Infatti, secondo i galoppini di Renzi si dovrà prevedere la non perseguibilità per coloro che siano iscritti all’ordine dei giornalisti.
Ma che geni questi renziani !
Già, perché cosa accadrebbe, invece, ad un cittadino comune ?
Prendiamo il caso, ad esempio, di un cittadino comune, titolare di una attività commerciale, che sia avvicinato dal picciotto di una cosca per la escussione del “pizzo”.
Ipotizziamo che quel cittadino si rechi all’incontro con il picciotto e, munito di registratore, incida incautamente la pretesa del “pizzo”, senza prima aver chiesto “mi scusi mafiosetto … posso registrare ?”.
In base al disposto dell’emendamento rielaborato dai renziani, non solo sarebbe perseguibile ma correrebbe il rischio di farsi lui, e non il picciotto, quattro anni di galera.
Sarebbe sufficiente, infatti, che il picciotto, magari anche incensurato, dichiarasse “ma io stavo solo scherzando” perché il malcapitato cittadino incappasse in quella fattispecie che, secondo l’autore del emendamento, sarebbe configurabile come atto compiuto “al fine di recare danno alla reputazione od all’immagine altrui” !
Mi domando se Renzi, con il suo codazzo di politicanti da baraccone, creda davvero che gli italiani siano rincoglioniti al punto da non ritenere intollerabile tanta irresponsabilità e tracotanza.

sabato 25 luglio 2015

Grand Prix della Panzana

Nell’immaginario autodromo di Ballacity Matteo Renzi pesta come un forsennato sull’acceleratore per superare il compare di scuderia Silvio Berlusconi ed aggiudicarsi il “Grand Prix della panzana”.
Da mesi, ormai, si esercita giorno e notte, in TV e sulla carta stampata, in Italia ed all’Estero, per raggiungere questo traguardo che di prestigioso non ha proprio nulla ma a lui serve, invece, per rincitrullire ancor più i molti grulli che lo stanno ad ascoltare.
Stando ai box abbiamo potuto renderci conto che da mesi la strategia di gara, adottata da Renzi, è quella di scimmiottare le fandonie che a suo tempo ci propinò Berlusconi e che, puntualmente, hanno dimostrato di valere uno zero assoluto.
Ad esempio, è vero che non ha promesso un milione di posti di lavoro, come aveva fatto scioccamente Berlusconi, ma è vero, però, che Renzi continua a blaterare dei nuovi posti di lavoro che starebbe creando la sua celebrata riforma Jobs Act.
L’essere regolarmente smentito da ISTAT che segnala come il tasso di disoccupazione continui a non schiodarsi dal 13%, non serve a scuoterlo dal suo delirare.
Oddio, a dire il vero un risultato c’è: gli imprenditori, cogliendo la palla al balzo, stanno trasformando altre forme contrattuali in “contratti a tempo determinato a tutele crescenti” per godere, loro si, per tre anni di quel 31% di sgravi fiscali sulle retribuzioni lorde dei loro dipendenti.
Cosa ne sarà di questi lavoratori, una volta cessati gli sgravi, lo scopriremo tra tre anni.
Un altro cavallo di battaglia berlusconiano era stata l’abolizione dell’ICI, oggi IMU, sulla prima casa.
Anche su questo terreno Renzi, nei giorni scorsi, ha voluto scopiazzare Berlusconi proclamando in pompa magna che nel 2016 abolirà l’IMU sulla prima casa.
Ho il sospetto che nessuno abbia informato l’imbonitore che dal 2014 sono già esenti dal pagamento di questo balzello tutti i proprietari delle abitazioni principali ad eccezione di quelli che possiedono castelli, ville ed abitazioni di lusso.
È su castelli, ville ed abitazioni di lusso che Renzi si propone di abolire l’IMU?
L’ultima e più azzardata manovra messa in atto per superare sotto la bandiera a scacchi il suo compare Berlusconi, il pilota di Rignano sull’Arno l’ha compiuta però contraffacendo il berlusconiano “contratto con gli Italiani”, sepolto dal 2001 nel cimitero delle bufale illustri, per pubblicizzare il suo “patto con gli italiani”.
Un “patto con gli italiani” con il quale Renzi si impegnerebbe (NdR: in questo caso il condizionale è d’obbligo !) a ridurre la pressione fiscale dal 2017 e 2018 per un controvalore, ancora non ben definito, di 15/20 miliardi anno.
Domanda: da dove Renzi riuscirà a tirar fuori tutti questi miliardi, lui che, in soli 14 mesi, è già stato capace invece di far lievitare il debito pubblico di ben 112 miliardi ?
Ma qualcuno ha ricordato all’imbonitore che a partire dal 2016, per effetto del Fiscal Compact, il debito pubblico italiano dovrà anche essere sforbiciato, ogni anno, di circa 50/60 miliardi ?
Ecco perché a Bruxelles la fanfaronata di Renzi sul taglio delle tasse è stata accolta con scetticismo e molta cautela; ai vertici UE, infatti, non è sfuggito che dal 1° gennaio al 31 marzo 2015 cioè in soli tre mesi, il rapporto debito/PIL è balzato dal 132,1% al 135,1%, piazzando il nostro Paese al secondo posto subito dopo la Grecia, che è maglia nera in Europa.
D’altra parte è anche probabile che a Bruxelles si siano chiesti: come si può credere ad un premier che promette un taglio delle tasse quando lui stesso proprio qualche settimana fa, nonostante la sentenza della Consulta, ha sgraffignati, o se preferite derubati oltre 16 miliardi ai pensionati trincerandosi dietro il rispetto dei vincoli di bilancio ?
Insomma, a Renzi non basterà oggi alzare la coppa del “Grand Prix della Panzana”, perché fare l’imbonitore è nel suo DNA, e poi perché senza inventarsi sempre nuove balle come farebbe a mantenere in uno stato di rincoglionimento i grulli che lo stanno ad ascoltare ?

lunedì 20 luglio 2015

Renzi fa il copiaincolla del suo mentore

Dopo aver disertate, sabato 18 luglio, le commemorazioni ufficiali per la ricorrenza dell’assassinio mafioso di Paolo Borsellino e della sua scorta, cerimonie alle quali ha presenziato, invece, il Capo dello Stato Sergio Mattarella, Matteo Renzi non ha provato vergogna neppure nel ridurre ad un banale e gelido tweet la sua partecipazione alla tragedia di ventitre anni fa: “Non dimentichiamo mai l’eroismo di Paolo Borsellino e di Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Cosina e Claudio Traina”.
Già ben note le dappocaggini e le insensibilità istituzionali del Presidente del Consiglio hanno trovata ancora una conferma.
Matteo Renzi, infatti, sabato 18 luglio ha preferito esibirsi nell’ennesimo show da imbonitore, a Milano sul palco della assemblea del PD, per propinare la consueta sfilza di panzane a decine di grulli plaudenti.
Nell’occasione è giunto persino a tirare fuori dal cilindro nientepopodimeno (udite udite !) che un originalissimo “patto con gli italiani”, scimmiottando così il fallito “contratto con gli italiani” di berlusconiana memoria.
Mi domando ora: ma per questo copiaincolla avrà pagate sostanziose royalties a Silvio Berlusconi oppure il tutto era già incluso nella “congiura del Nazareno” ?
Passano i giorni, le settimane, i mesi e, gratta gratta, l’unico mestiere per il quale Matteo Renzi dimostra di essere portato sempre più è quello del ciarlatano.

sabato 18 luglio 2015

Ma… cos’è questa Europa ?

Mentre assistevo incredulo, nei giorni scorsi, ancora ad un fallimento dell’Unione Europea, ho avuta l’impressione che si aggirasse tra noi lo spirito di Ettore Petrolini che, sulle note del celebre motivetto degli anni ‘30, parafrasandone le parole ci canticchiasse “Ma… cos’è questa Europa ?”.
La gestione della crisi greca da parte dei vertici di Bruxelles e dei capi di stato e di governo dei diciannove paesi dell’Eurosummit, ha confermato che l’UE è di fatto solo un mucchio di stati messisi insieme per servire ai propositi famelici di quella iena bruna che è Wolfgang Schäuble, il potente ministro tedesco.
Infatti, che sotto il profilo economico e finanziario la Grecia ne abbia combinate più di Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno, è un dato di fatto certo.
Che, però, la UE per contro abbia chiusi gli occhi e tollerati anche i bilanci, falsificati dalla Grecia per entrare a far parte dell’Eurogruppo, è altrettanto innegabile.
Pur tenendo conto di queste premesse non può sfuggire, però, che anche in questa circostanza, per volere di Schäuble nelle decisioni europee abbiano latitato i principi di solidarietà, sostegno, mutuo soccorso, sussidio, che dovrebbero caratterizzare invece un sodalizio che, oltre tutto, ha perfino la vanteria di definirsi “unione”.
Anzi, nei confronti del governo Tsipras, approfittando del suo momento di palese e grave difficoltà, ha prevalsa addirittura la volontà di compiere “un atto punitivo”, come ha affermato il filosofo tedesco Juergen Habermas.
D’altra parte non è stata neppure la prima volta che i principi di solidarietà e sostegno abbiano brillato per la loro assenza.
Era già successo alcune settimane prima quando l’UE aveva affrontato il problema dei flussi migratori.
Ebbene, la decisione unanime è stata quella di scaricare la criticità sull’Italia, ritenendo trattarsi di un problema di sua esclusiva spettanza.
Eppure, nei confronti del nostro Paese di certo non può aver prevalso un sentimento punitivo da parte dei tedeschi.
Infatti, in questi anni, l’Italia si è sempre impegnata nell’assicurare a Merkel ed a Schäuble i servigi impeccabili di maggiordomi in livrea tricolore, da Prodi a Berlusconi, da Monti a Letta, ed ora Renzi.
Merkel e Schäuble ordinavano cosa dire e cosa fare e gli italici maggiordomi in livrea eseguivano senza aprire bocca, con il risultato che il tessuto economico e sociale del nostro Paese si è a poco a poco impoverito raggiungendo livelli insostenibili di disoccupazione e di povertà assoluta.
L’Unione Europea d’altra parte, sempre più asservita ai diktat germanici, non tralascia occasione per dare prova di aver fatta propria la insensibilità sociale ed il cinismo che sono nel DNA di Merkel e di Schäuble.
Un esempio dell’ultima ora.
Su molti siti è visibile il video che è stato ripreso in occasione della visita di Merkel ad una scuola tedesca.
In quel video una bambina palestinese, rifugiata in Germania da quattro anni con la sua famiglia, si rivolge a Merkel manifestando la sua felicità per poter studiare in Germania e la sua speranza di poter continuare gli studi anche se ha il timore di essere espulsa se al padre non sarà rinnovato il permesso di soggiorno.
Con imperdonabile cinismo la cancelliera non solo si è dimostrata incapace di dire una sola parola di speranza, ma le ha fatto intendere, con durezza, che non potrà restare.
Neppure il pianto dirotto in cui è scoppiata la ragazzina ascoltando quelle parole ha smossa la insensibilità della cancelliera Merkel.
Ora, se al ritornello “Ma… cos’è questa Europa ?” non riesco a trovare altra risposta che quella di una Europa in cui i paesi membri sanno coltivare solo più egoismo e cinismo sotto l’egemonia teutonica, beh allora devo ammettere che fino ad oggi non avevo capito nulla, ma proprio nulla dell’UE. 

martedì 14 luglio 2015

Regolamento di conti in Europa

È sufficiente dare una occhiata ai titoli dei quotidiani di mezzo mondo, oppure fare un giro nei social network per rendersi conto che commentatori e notisti manifestano non poco imbarazzo nell’indicare come un “accordo” e non come un regolamento di conti, il documento che l’Eurosummit ha approvato, dopo quasi diciotto ore di discussione sulla crisi greca.
Lo confermano alcuni esempi tra i più sintomatici.
Der Spiegel, il settimanale di Amburgo con la maggiore tiratura in Germania, nella sua versione online ha definito il testo approvato dall’Eurosummit “il catalogo delle crudeltà”.
Sul New York Times, Paul Krugman, premio Nobel per l’economia, ha qualificati i contenuti di quel documento “una follia vendicativa, una completa distruzione della sovranità nazionale” ed ha aggiunto “sono un grottesco tradimento di tutto quello che significa il progetto Europeo”.
Molto più sintetico ma non meno eloquente un hashtag che da ore continua a riscuotere un formidabile successo in rete: #ThisIsACoup.
Che da alcuni giorni su Bruxelles spirasse un venticello perfido e vendicativo nei confronti del premier greco Tsipras, lo segnalavano perfino … i bollettini meteo.
Per la prima volta nella storia dell’UE, infatti, qualcuno aveva ardito tener testa agli imperatori d’Europa, Merkel e Schäuble, e si era spinto anche oltre sfidandoli con l’arma del referendum, il cui esito aveva fatti uscire fuori dai gangheri i due spietati boss tedeschi.
Dopo essere riusciti già a liberarsi di Varoufakis, detestato senza pietà da Schäuble, non restava quindi che mettere Tsipras nella condizione di dimettersi da premier, così da cacciarlo dai tavoli europei e regolare definitivamente i conti.
Il colpaccio sembrava poter riuscire con l’aiuto di Christine Lagarde che aveva suggerito a Tsipras di farsi da parte per far sì che UE, FMI e BCE potessero proseguire le trattative con un nuovo governo greco, formato da tecnici ovviamente a loro graditi.
La manovra non andò in porto, come risulta evidente, ma tutto ciò avvalora, qualora ancora occorresse, come certe istituzioni europee interpretino il ruolo della Unione Europea e si arroghino il diritto di interferire nella vita degli Stati membri.
Quando la democrazia è considerata né più né meno che un gioco di società, quando la sovranità di un popolo è giudicata alla stregua di una diceria paesana, quando le elezioni sono relegate a passatempo per noiosi week end, allora si è indotti a credere che anche i governi, eletti in modo democratico, possano essere disfatti, rifatti, sostituiti da chiunque sappia esercitare, sui Paesi membri dell’UE, un potere quasi divino.
Tutto ciò mi ricorda forme, strutture, organizzazioni, vincoli, consuetudini che hanno caratterizzata la società feudale.
Una società, cioè, in cui i vassalli giuravano ubbidienza e fedeltà ad un signore che, per il solo fatto di concedere loro terre ed armi, arrivava a dominarne esistenza e scelte.
Forse questo riferimento alla società feudale potrebbe sembrare una iperbole, però ci si rende conto che non sia così leggendo le 7 pagine del “Euro Summit Statement – SN 4070/15 – Brussels, 12 July 2015”.
Personalmente ho trovato sconvolgente, in particolare, il contenuto di queste righe riportate a pag. 5: “The government needs to consult and agree with the Institutions on all draft legislation in relevant areas with adequate time before submitting it for public consultation or to Parliament.”
Accettando queste quattro righe, cioè, Tsipras non solo ha tradita ed umiliata la sovranità dello Stato greco, ma l’ha rimessa nelle mani delle Institutions, cioè della Troika alla quale il premier Tsipras, o chi lo sostituirà, sarà obbligato a sottoporre, per ottenere la approvazione preventiva, ogni disegno di legge, prima ancora di sottoporlo al Parlamento di Atene.
Tsipras si è reso così responsabile di un calabrache disonorevole, umiliante, immorale, una onta che rimarrà nella storia della Grecia. Mi domando però: in questo frangente sarà solo Tsipras a perdere la faccia oppure la perderanno anche quei 18 capi di stato e di governo che hanno umiliato il popolo greco, imbrattando di meschinità le Istituzioni europee solo per soddisfare i capricci di Merkel e Schäuble ? 

lunedì 13 luglio 2015

No ! … suddito tedesco no

Per la miseria, non era riuscito, negli anni ’30 e ’40, al Cancelliere Adolf Hitler, e stai a vedere che dopo settanta anni riesce alla Cancelliera Angela Merkel che, anche se non può contare sulle Panzer Division, tuttavia ha dalla sua la devastante arma di uno squalo spietato, Wolfgang Schäuble.
Mi riferisco al fatto che, più o meno inconsciamente, gli Stati europei si stiano sottomettendo sempre più alla sovranità politica, e non, della Germania
Sono anni ormai che, come cittadini europei, subiamo senza fiatare che nello stadio che dovrebbe essere anche nostro, quello della Unione Europea, sia la Germania a dettare le regole del gioco, a stabilire chi può giocare e chi no, ad indossare la divisa dell’arbitro, ma anche a scendere in campo con la pretesa di vincere sempre.
Solo la Francia sembra ribellarsi a questo andazzo,  dando prova di non accettare il primato della Germania, anzi facendo il possibile per contenderglielo.
Sintomatico è ciò che è accaduto negli ultimi giorni, ed ancor più in queste ultime ore, in relazione alla complessa e delicata situazione greca.
Domenica scorsa, mentre ad Atene era in corso lo spoglio dei voti referendari e già si prospettava il successo dei “NO”, Hollande e Merkel decisero di incontrarsi il giorno dopo, loro due, per valutare il da farsi.
Domanda: forse che i contraccolpi della possibile uscita della Grecia dall’area euro e dalla UE colpirebbero solo gli interessi teutonici e francesi ?
Assolutamente no, ma ad Hollande ed alla Merkel gli interessi degli altri paesi comunitari non fanno né caldo né freddo, tanto è vero che il giorno dopo hanno convocato Tsipras per discutere delle conseguenze che avrebbe prodotto il referendum.
I capi di stato e di governo degli altri 16 Stati della Eurozona sono stati, di fatto, esclusi da questi incontri anche se con qualcuno ci sarebbero stati contatti telefonici.
Ad onor del vero i capi di stato e di governo sono stati messi in preallarme ed a disposizione del Presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, che seguendo le istruzioni della Merkel e di Hollande li avrebbe convocati a Bruxelles, salvo poi disdire o rinviare gli incontri.
Insomma, una situazione da teatro dell’assurdo che ha anche prodotti momenti allucinanti e grotteschi.
Ad esempio, per darsi delle arie e dare ad intendere ai mezzi di informazione che lui seguiva in presa diretta, con Merkel ed Hollande, le trattative con la Grecia, Matteo Renzi venerdì dichiarava: “Al punto in cui siamo sono convinto che all’accordo si potrà arrivare nella stessa giornata di domani”.
Visto come sono andate effettivamente le cose almeno questa fandonia se la poteva risparmiare.
Già, perché dopo che ministri e tecnocrati si sono accapigliati per ore e giorni sulla possibile via di uscita, i sovrani dell’UE, Merkel e Schäuble, affinché nessuno possa dubitare che “l’Europa sono loro”, hanno deciso alla fine di dettare loro a Tsipras le vere condizioni per proseguire i negoziati.
Condizioni che, per buona creanza, mi limiterò a definire surreali.
Infatti, per proseguire i negoziati il Parlamento greco dovrebbe approvare in tre giorni, cioè entro mercoledì 15 luglio, nientepopodimeno che la riforma dell’IVA, quella delle pensioni, il nuovo codice di procedura civile, la creazione di un istituto per il controllo dei conti pubblici e dei bilanci, oltre ad accettare formalmente e senza riserve la presenza della Troika ad Atene.
Credo che solo per pura dimenticanza in questo editto imperiale non siano state previste le punizioni corporali nelle quali incorrerebbero Tsipras ed i suoi ministri qualora non ottemperassero agli ordini ricevuti.
È evidente che il vero obiettivo di condizioni così assurde ed umilianti per il popolo greco sia quello di costringere il ribelle Tsipras a rassegnare le dimissioni per consentire alla Merkel di insediare in Grecia un premier di suo gradimento (NdR: Italia docet !).
Per le leggi dell’impero teutonico, infatti, Tsipras deve espiare l’affronto fatto alla imperatrice, non solo osando contrariarla, ma addirittura mettendola di fronte ai risultati per lei indigesti di un referendum.
Se fino a questa mattina ero un europeista convinto, da  questo momento con altrettanta convinzione affermo il mio categorico rifiuto a diventare suddito dell’impero tedesco, e confido che presto tutti i cittadini europei alzino finalmente la testa e facciano pressione sui loro rispettivi governanti perché si ribellino a questa arrogante ed inaccettabile  sovranità politica, e non, di Merkel & Co.

domenica 12 luglio 2015

Cocktail di malapolitica e cattoipocrisia

Da tempo mi chiedevo che correlazione ci fosse tra quella che nel linguaggio quotidiano i media e noi tutti identifichiamo come “politica” ed il significato autentico di questa parola che affonda le sue radici in secoli di storia della umanità.
Per questo ho afferrato il primo dizionario della lingua italiana che mi è capitato a portata di mano (NdR: per la precisione quello edito da Le Monnier) ed alla pag. 1477 ho letto: “Scienza e tecnica, teoria e prassi, che hanno come oggetto la costituzione, la organizzazione, la amministrazione dello Stato e la direzione della vita pubblica.”
Scienza ? Tecnica ? Teoria ? Prassi ? Stato ? Vita pubblica ?
Ma di cosa parlano ed a cosa si riferiscono i dotti dizionaristi di questo Le Monnier ?
A me, infatti, che leggiucchio qua e là i quotidiani, che occasionalmente assisto a qualche talk show e, in momenti di particolare sfiga, anche a tronfi soliloqui dei premier, presenti e passati, a me appunto, pur con molta buona volontà e con tutta la disponibilità mentale di cui sono capace, non riesce proprio di ricondurre ai tratti di quella definizione le azioni, i discorsi, i pensieri degli individui che si propongono come investiti della responsabilità di fare politica.
Già agli inizi degli anni ’90, la stagione di “mani pulite” ci aveva fatta scoprire una classe politica, tutta senza distinzione, capace di essersi data un gran da fare, per decenni, nel perseguire arricchimenti personali con illeciti di ogni specie.
Forse avrebbe potuto essere una occasione irripetibile per voltare pagina e recuperare i valori e gli scopi di una politica autentica, attenta cioè a gestire la cosa pubblica nell’interesse della collettività.
Invece, per la profonda crisi che colpì i partiti tradizionali, sono comparsi, sulla scena pubblica, individui senza arte né parte che non solo si sono dimostrati ancora più amorali e disonesti, ma che inoltre si sono distinti per essere ignoranti e bifolchi, irrazionali e facinorosi, sopraffattori e senza ritegno.
In sostanza, dopo “mani pulite” il Paese è precipitato dalla padella nella brace e, purtroppo, il degrado etico e culturale sembrerebbe non aver ancora toccato il fondo.
In Italia si va consolidando, in realtà, una metastasi di quella politica descritta dai dizionari, metastasi sulla quale trovano terreno fertile malaffare e depravazione dilaganti.
Oggi nella vita pubblica spadroneggia un machiavellismo insolente, che si avvale di ogni mezzo, anche dei più disonesti e disgustosi, pur di soddisfare egoismi ed ambizioni che nulla hanno a che fare con l’interesse della collettività.
Falsità, inganni, doppiezze, tradimenti, stravolgimenti dei fatti, sono state, e sono ancora oggi le armi con cui ignobili controfigure nostrane del pensiero machiavellico si sono impadronite e detengono le stanze del potere.
C’è chi ha occupato il potere per mettersi al riparo dalle disavventure giudiziarie in cui si era cacciato con comportamenti non certo adamantini.
C’è chi, invece, ha usato il potere anche per far prosperare gli affari suoi e dei suoi sodali.
C’è chi, infine, si è arrampicato fino a Palazzo Chigi solo per soddisfare la sua smodata ambizione, servendosi di mezzucci ripugnanti per il loro squallore.
Ad esempio, è un segreto di Pulcinella che Matteo Renzi, appena eletto segretario del PD, abbia intrapreso a congiurare subito per far fuori da Palazzo Chigi il suo compagno di partito Enrico Letta.
Fatto sta che milioni di italiani, educati alla “cattoipocrisia”, si sono affrettati ad acclamare quel ex chierichetto, ex boy scout, ex democristiano, e da sempre baciapile nelle sagrestie toscane, non solo ignorandone le abiette azioni, ma perfino sorvolando sul fatto che per  cospirare contro Letta avesse fatta comunella con il pregiudicato Berlusconi.
Perciò, anche se è diventato di dominio pubblico non sorprende più il contenuto delle telefonate in cui il Renzi, allora segretario del PD, additava come “incapace” l’allora premier e suo compagno di partito Letta.
Queste intercettazioni comprovano solo quanto sia moralmente e culturalmente lontano dai valori e dalle finalità di una autentica missione politica questo individuo che ha anche la faccia tosta di presentarsi come il “nuovo”.
Purtroppo, a pagare il conto di questo malcostume e del malaffare che lo accompagna è quello che in una democrazia viene identificato come il popolo sovrano.
Poiché, però, in Italia molta parte del popolo sovrano è malata di “cattoipocrisia”, dopo aver citato Machiavelli ora mi viene voglia di parafrasare un verso dantesco: “chi è causa del suo mal pianga se stesso”.

giovedì 9 luglio 2015

Stati vassalli nell’UE

Più trascorrevano le settimane senza riuscire ad intravedere uno spiraglio per la soluzione della crisi greca, più sembrava non inverosimile immaginare che dietro a questo mimodramma ci fosse una abile regia occulta, determinata a mettere a nudo contraddizioni e magagne di una Unione Europea a rischio di disfacimento.
Lo stesso Tsipras non si rendeva conto, o non ne era del tutto consapevole, di muoversi e di agire interpretando un copione che qualcun altro aveva ideato e scritto.
Una sceneggiatura che, ad esempio, avrebbe voluto dimostrare che ad uscire acciaccata dalla vicenda greca fosse questa Unione Europea e che la nave della ripudiata Grecia avrebbe potuto attraccare anche ad un porto diverso per trovare nuova vigoria.
Che l’UE, questa UE, non goda di ottima salute non è notizia di oggi.
Così come non scopriamo oggi che ai comandi di questa UE si trovi stabilmente la diarchia Germania – Francia.
Nessun paese europeo, né tantomeno l’Italia, infatti, si è sorpreso né indignato mesi fa quando, dopo aver chiuso fuori dalla porta l’Alto Rappresentante europeo per gli affari esteri, il duo formato da Angela Merkel e da François Hollande si era incontrato ripetutamente con Vladimir Putin per discutere della spinosa situazione ucraina.
In quel caso non si erano registrati brusii europei di malcontento o di disapprovazione.
Ecco perché in queste ore sorprendono alcuni primi timidi ma diffusi brontolii in relazione al fatto che Merkel ed Hollande si siano arrogata la prerogativa di gestire in prima persona la crisi greca i cui contraccolpi, invece, si ripercuoteranno su molti paesi dell’UE.
Perché domenica, ad esempio, mentre in Grecia era ancora in corso lo spoglio delle schede, senza consultare i partner europei Merkel ed Hollande hanno spiazzati tutti decidendo di incontrarsi a Parigi, loro due, per discutere e valutare il successo referendario dei “NO” ?
Fatto sta che, accompagnati forse dai mugugni silenziosi di qualche partner europeo, Hollande e Merkel lunedì sera, a Parigi, hanno concordata la linea da tenere con Tsipras e con la Grecia.
I partner europei, però, sono stati nuovamente estromessi poche ore prima della riunione del Eurogruppo, quando i due diarchi, insieme a Junker, hanno incontrato a Bruxelles Tsipras per confrontarsi su come superare il risultato del referendum per loro così indigesto.
Di fatto, tenendo lontani i rappresentanti europei dalle stanze in cui si prendono le decisioni, i due danno prova di considerare gli Stati dell’UE solo entità vassalle abitate da sudditi.
E che la Grecia sia ritenuta uno Stato vassallo se ne è avuta conferma anche quando Merkel ed Hollande sono entrati a gamba tesa nella campagna per il referendum, ingerendosi con intollerabile tracotanza per sobillare il popolo greco affinché votasse “SI” in aperto contrasto con quanto chiesto dal premier Tsipras.
Insomma, se la regia occulta degli avvenimenti di questi giorni si fosse proposta di assestare qualche scrollone alla immagine di questa Europa, la missione potrebbe dirsi compiuta.
L’impressione è che stia emergendo, giorno dopo giorno, una Europa per la quale nulla è più inappropriato che definirla “unione”.
Così, probabilmente, domenica cadrà la prima delle 19 stelle che ornano la bandiera dell’UE.
Altrettanto probabilmente potrebbe accadere che molti cittadini europei si sveglino dal loro torpore e pretendano che i loro governanti reagiscano e contrastino questa Europa sempre più tedesca ed egoista e sempre meno democratica, solidale, attenta al benessere degli europei.

domenica 5 luglio 2015

Perderà pezzi il puzzle europeo ?

Questa domenica, 5 luglio 2015, la ricorderemo come il giorno in cui i cittadini di un paese dell’UE, la Grecia, sono stati chiamati ad esprimersi, con un referendum, se continuare a soggiacere, o no, ai vincoli economici e finanziari imposti loro da Angela Merkel, da Christine Lagarde, da Jean Claude Junker, ma soprattutto da quello scorbutico ministro “germanico” che risponde al nome di Wolfgang Schäuble.
A prescindere dal come si concluderà il referendum, voluto dal premier Tsipras, va sottolineato il rilievo che questo evento assume come prova innegabile di democrazia partecipativa.
Concretamente, infatti, i greci sono i primi europei ai quali è data l’opportunità di manifestare se questa UE, con le sue politiche di austerity ed involutive, sia per loro ancora tollerabile.
Una UE, così monopolizzata dai soli interessi tedeschi che si allontana sempre più, giorno dopo giorno, dalle aspettative di milioni e milioni di cittadini europei, perdendo ogni suo appeal.
Lo confermano i roboanti successi ottenuti in Francia, Italia, Spagna, Gran Bretagna, etc. dai molti movimenti antieuropeisti.
Una conferma, però, della perdita di attrattiva da parte dell’UE giunge anche da oltre Manica.
Il premier britannico David Cameron, infatti, si è impegnato ad indire un referendum, entro maggio 2016, per far sì che i suoi concittadini possano esprimersi sulla opportunità che il Regno Unito rimanga o no nell’UE.
Perché, ad esempio, non provare a scoprire se siano ancora affascinati dall’UE i cittadini di quei paesi nei quali sono state fortemente compromesse le condizioni di vita dalle politiche di austerity, imposte dalla cricca con a capo Merkel e l’astioso Schäuble ?
Come si esprimerebbe in proposito la preponderanza di italiani, portoghesi, spagnoli, francesi, etc. ?
Ora, stando alle parole del nostro presidente del Consiglio, che di certo eccelle come habitué di talk show ed interviste, ma che altrettanto certamente sa farsi notare per i suoi imbarazzanti deficit di democrazia, noi italiani non saremo mai chiamati, purtroppo, a dire la nostra sull’UE.
Lo ha ribadito a Berlino, Matteo Renzi, poche ore fa mentre, scodinzolando felice sotto lo sguardo compiaciuto della Kaiserin germanica, ha voluto dar prova della sua obbedienza cieca, pronta, assoluta, condannando con fermezza la scelta del referendum da parte di Tsipras, ed asserendo che lui non l’avrebbe fatto né lo farà mai.
Non mi sorprende per nulla che Renzi sia contrario a coinvolgere gli italiani per conoscere il loro parere su un qualsiasi argomento, perciò figurarsi se lo sarebbe sulla permanenza o meno del nostro Paese in Europa.
Infatti, il nostro presidente del Consiglio, così deferente e cerimonioso con Junker, Merkel, Hollande, Schäuble, etc., si trasforma in un individuo autoritario, accentratore e prepotente,  non appena atterra a Roma e viene contornato dalle schiere di cortigiani.
In Italia Renzi esibisce deficit di democrazia così inquietanti e frequenti da far sorgere perfino il dubbio che si tratti di ballon d’essai, con i quali vuole verificare se il nostro Paese, dopo Mussolini e Berlusconi, sia ancora in grado di reggere un altro uomo solo al comando.
Sedici mesi fa, ad esempio, Renzi aveva esordito giurando che avrebbe realizzate le riforme con l’ampio contributo di tutte le opposizioni, poi, strada facendo, ha deciso di poter procedere tutto solo essendo lui l’unico detentore del verbo.
Una convinzione che si è trasformata poco a poco in certezza fino a persuadersi che il Parlamento fosse un inutile orpello democratico, per decidere di esautorarlo ritenendo superfluo ed inefficace il suo contributo.
Renzi si è montata la testa al punto di aver deciso che a lui sia concesso di governare ricorrendo a voti di fiducia così numerosi da meritarsi un posto nel “Guinness World Records”.
E qualcuno può credere che ad un individuo, dentro gli italici confini tanto tronfio e spocchioso, interessi conoscere cosa pensano gli italiani ? 

giovedì 2 luglio 2015

L’impero della Kaiserin Angela

Se fino ad ieri  nutrivo ancora qualche dubbio, da oggi ho avuta la conferma e quindi ne ho la certezza.
A nostra insaputa anche noi italiani, come quasi tutti i cittadini europei, siamo predestinati a diventare sudditi dell’impero euroteutonico, il cui scettro è solidamente nelle mani della potente Kaiserin Angela Dorothea Merkel e del suo superinfluente ministro Wolfgang Schäuble.
Due momenti, nella giornata di oggi, hanno data sostanza a quelle che fino ad ieri mi erano sembrate solo voci di corridoio, congetture, ipotesi, sfoghi di qualche politico depresso.
Il primo episodio è correlato alla snervante ricerca di una soluzione per evitare il default della Grecia e, di conseguenza, la sua uscita dall’area euro e dall’UE.
Nelle prime ore del mattino era pervenuta a Juncker, Draghi e Lagarde una lettera con la quale Tsipras si dichiarava disponibile ad accettare l’accordo proposto dalla Troika venerdì scorso, richiedendo solo alcuni emendamenti secondari.
Scattava subito un febbrile lavorio, con incontri e scambio di telefonate, per valutare la nuova proposta formulata da Tsipras.
Juncker organizzava una conference call dell’Eurogruppo, differita poi al pomeriggio.
Ecco che, però, sul fervore dei rappresentanti europei, impegnati nella ricerca di una possibile soluzione, piombava la mannaia del veto assoluto a proseguire i lavori, imposto dalla Kaiserin Merkel e da Schäuble.
In un consesso democratico, secondo me, si sarebbe dovuto procedere innanzitutto ascoltando l’opinione di tutti i partecipanti alla conference call, e poi decidendo a maggioranza.
Darei per scontato, forse ingenuamente, che il voto di ogni paese membro dell’UE abbia lo stesso peso.
Invece no !
La Kaiserin Merkel si è arrogata il diritto di bloccare tutti e tutto, decidendo lei che si debba attendere l’esito del referendum che si terrà domenica.
Ora mi domando: a che cavolo servono strutture, tecnocrati, commissioni, vertici dei capi di stato e di governo, incontri, conference call, etc., quando poi ad avere il sopravvento sono solo le volontà e le decisioni di Merkel e del suo ministro Schäuble ?
Mentre cercavo di trovare una risposta a questo banale interrogativo, dagli schermi TV mi è giunta la risposta.
Andava in onda la conferenza stampa Merkel-Renzi, a conclusione del loro incontro.
Ho notato subito che durante la conferenza stampa, forse per la presenza di Merkel, Renzi non aveva il portamento arrogante ed un po’ sfrontato che assume, invece, quando si presenta alla stampa casereccia.
Mi è parso molto compito, attento e riverente alle parole della Merkel, ma soprattutto l’ho visto ansioso di cogliere ogni cenno di assenso da parte della Kaiserin.
Insomma, Renzi si stava comportando come un cagnolino che avesse bisogno di attenzione e carezze, scodinzolando felice ogni volta che Merkel lo sfiorava con lo sguardo o con le parole.
Certo è che se questo è il modo cortigiano e remissivo con cui il nostro presidente del Consiglio si relaziona con la Kaiserin, beh, allora noi italiani dovremmo rassegnarci ad essere considerati sudditi dell’impero euroteutonico.

mercoledì 1 luglio 2015

Tramite Tsipras un monito ai critici dell’UE

Non so quale potrà essere il verdetto che uscirà domenica sera dalle urne del referendum voluto da Tsipras.
Checché ne pensino e dicano i soliti codini sparsi qua e là per il pianeta, dare al popolo greco l’opportunità di esprimersi e scegliere il proprio futuro, data l’importanza della posta in palio, non mi sembra possa essere vista come la fuga di Tsipras dalle sue responsabilità, né mi sorprende che un atto così vibrante di democrazia si realizzi proprio nel paese, guarda caso, in cui la democrazia è nata.
Mi sorprende, invece, la sfrontata ingerenza con la quale molti capi di stato e di governo europei si affannino nel pretendere di influenzare i cittadini greci.
Da quando esiste l’Unione Europea è la prima volta che leader politici di paesi membri si intromettono, così spudoratamente, nel tentativo di condizionare le scelte politiche dei cittadini di un altro paese dell’UE.
Lo sta facendo François Hollande, lo sta facendo Angela Merkel, ma quel che è ancora più grave, a mio avviso, lo fa persino Jean Claude Junker che, come Presidente della Commissione europea, dovrebbe dare prova di equilibrio stando al di sopra delle parti.
È un po’ come se, in occasione di elezioni politiche in un paese dell’UE, questi signori appoggiassero apertamente questo o quel partito o movimento politico.
Ho l’impressione, pur tuttavia, che questa invasione di campo non dia scandalo e non indigni nessuno.
D’altra parte penso non ci siano dubbi sul fatto che, in Grecia domenica sera, la vittoria dei “SI” o dei “NO” potrebbe avere anche ripercussioni politiche.
Ecco perché l’essersi schierati apertamente a favore del “SI”, da parte di Hollande, Merkel e Junker, in antitesi con il “NO” chiesto da Tsipras, costituisce una gravissima interferenza negli affari politici di un paese tuttora membro dell’UE.
Ma quale potrebbe essere la spiegazione ?
Solo evitare che la Grecia esca dall’area euro e che l’UE perda un paese membro ?
Oppure il motivo è inconfessato e consiste nella speranza che con la vittoria dei “SI” Tsipras possa dimettersi, così Bruxelles si libererebbe  di quel rompiscatole che non solo ha avuto l’ardire di contestare le politiche di austerity, tanto care a Merkel & Co, ma in più si rifiuta di prolungare il commissariamento del suo Paese da parte della Troika, ed in particolare del FMI ?
Ora, che la Grecia abbia avuto accesso all’UE presentando conti pubblici taroccati è un dato di fatto, ma responsabili sono anche i tecnocrati di Bruxelles che hanno controllati e ricontrollati quei bilanci senza rilevare nulla di anomalo.
Comunque dietro la volontà di silurare Tsipras ho l’impressione che ci sia ben altro.
Non c’è dubbio che a farla da padrone nell’UE è la Germania che, con Merkel e Schäuble, detta le regole ed impone le sue condizioni.
Merkel e Schäuble, però, da mesi sono sotto shock per i successi elettorali ottenuti dal partito di Marine Le Pen, in Francia, e dai “Podemos”, in Spagna, movimenti senza dubbio critici verso questa UE e le sue politiche.
Merkel & Co, quindi, vivono Tsipras come il primo esponente di un dissenso che in Europa sta montando come una marea e che, una volta arrivato a Bruxelles, romperebbe le uova nel paniere ai padroni dell’UE.
Per questo la vittoria dei “SI” al referendum greco, inducendo Tsipras a fare le valigie, non solo sarebbe un successo per Merkel & Co (NdR: alcune settimane fa era stato proprio Schäuble a sfidare Tsipras sollecitando un referendum), ma suonerebbe come monito anche per gli elettori francesi e spagnoli, chiamati presto alle urne, dissuadendoli dal dare i loro voti a Le Pen e “Podemos”.
Sarebbe comunque un successo per Merkel & Co, e continuerebbe ad essere un monito per gli elettori francesi e spagnoli, anche l’eventuale ritorno, nelle prossime ore, di Tsipras al tavolo negoziale con la presumibile cancellazione, all’ultimo momento, del referendum.
Però, venire a sapere che oggi Junker, per riaprire il tavolo negoziale, abbia posta, a Tsipras, tra le altre condizioni anche quella di sputtanarsi facendo campagna perché i greci votino “SI”, mi sembra una bambocciata indegna di ogni commento.