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giovedì 9 luglio 2015

Stati vassalli nell’UE

Più trascorrevano le settimane senza riuscire ad intravedere uno spiraglio per la soluzione della crisi greca, più sembrava non inverosimile immaginare che dietro a questo mimodramma ci fosse una abile regia occulta, determinata a mettere a nudo contraddizioni e magagne di una Unione Europea a rischio di disfacimento.
Lo stesso Tsipras non si rendeva conto, o non ne era del tutto consapevole, di muoversi e di agire interpretando un copione che qualcun altro aveva ideato e scritto.
Una sceneggiatura che, ad esempio, avrebbe voluto dimostrare che ad uscire acciaccata dalla vicenda greca fosse questa Unione Europea e che la nave della ripudiata Grecia avrebbe potuto attraccare anche ad un porto diverso per trovare nuova vigoria.
Che l’UE, questa UE, non goda di ottima salute non è notizia di oggi.
Così come non scopriamo oggi che ai comandi di questa UE si trovi stabilmente la diarchia Germania – Francia.
Nessun paese europeo, né tantomeno l’Italia, infatti, si è sorpreso né indignato mesi fa quando, dopo aver chiuso fuori dalla porta l’Alto Rappresentante europeo per gli affari esteri, il duo formato da Angela Merkel e da François Hollande si era incontrato ripetutamente con Vladimir Putin per discutere della spinosa situazione ucraina.
In quel caso non si erano registrati brusii europei di malcontento o di disapprovazione.
Ecco perché in queste ore sorprendono alcuni primi timidi ma diffusi brontolii in relazione al fatto che Merkel ed Hollande si siano arrogata la prerogativa di gestire in prima persona la crisi greca i cui contraccolpi, invece, si ripercuoteranno su molti paesi dell’UE.
Perché domenica, ad esempio, mentre in Grecia era ancora in corso lo spoglio delle schede, senza consultare i partner europei Merkel ed Hollande hanno spiazzati tutti decidendo di incontrarsi a Parigi, loro due, per discutere e valutare il successo referendario dei “NO” ?
Fatto sta che, accompagnati forse dai mugugni silenziosi di qualche partner europeo, Hollande e Merkel lunedì sera, a Parigi, hanno concordata la linea da tenere con Tsipras e con la Grecia.
I partner europei, però, sono stati nuovamente estromessi poche ore prima della riunione del Eurogruppo, quando i due diarchi, insieme a Junker, hanno incontrato a Bruxelles Tsipras per confrontarsi su come superare il risultato del referendum per loro così indigesto.
Di fatto, tenendo lontani i rappresentanti europei dalle stanze in cui si prendono le decisioni, i due danno prova di considerare gli Stati dell’UE solo entità vassalle abitate da sudditi.
E che la Grecia sia ritenuta uno Stato vassallo se ne è avuta conferma anche quando Merkel ed Hollande sono entrati a gamba tesa nella campagna per il referendum, ingerendosi con intollerabile tracotanza per sobillare il popolo greco affinché votasse “SI” in aperto contrasto con quanto chiesto dal premier Tsipras.
Insomma, se la regia occulta degli avvenimenti di questi giorni si fosse proposta di assestare qualche scrollone alla immagine di questa Europa, la missione potrebbe dirsi compiuta.
L’impressione è che stia emergendo, giorno dopo giorno, una Europa per la quale nulla è più inappropriato che definirla “unione”.
Così, probabilmente, domenica cadrà la prima delle 19 stelle che ornano la bandiera dell’UE.
Altrettanto probabilmente potrebbe accadere che molti cittadini europei si sveglino dal loro torpore e pretendano che i loro governanti reagiscano e contrastino questa Europa sempre più tedesca ed egoista e sempre meno democratica, solidale, attenta al benessere degli europei.

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