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venerdì 30 novembre 2012

Come ridicolizzare un evento democratico

 
Non sono né attori professionisti, né comparse, le persone presenti in queste ore, via Pergolesi, a Milano, sede del Coordinamento Provinciale del PD, per “portare la loro giustificazione”, desiderando poter votare alle primarie, domenica.
Pochi giovani, molte persone di età media, diversi anziani.
Le giustificazioni più diverse: influenza, fuori sede, incidente in casa, in fila al pronto soccorso, assistenza ad un parente infermo, etc.
A tutti è stato comunicato che dovranno attendere una telefonata di conferma per sapere se la “commissione giudicante” avrà concesso loro il permesso di votare !
Una vergognosa dimostrazione di come i vertici del PD siano riusciti a ridicolizzare un evento democratico.
E' questa la specie politica che pretenderebbe candidarsi al governo del Paese ?


Le primarie PD arrivano a scomodare perfino Pericle


Ebbene si … lo confesso !
C'ero anch'io tra quei 6.584.000 telespettatori che hanno seguito il confronto televisivo tra Pierluigi Bersani e Matteo Renzi.
Esimi commentatori, della carta stampata, oggi hanno date le loro pagelle ai due antagonisti, e per molti di loro, tutto sommato, dal confronto non sarebbero emerse sostanziali differenze programmatiche tra i due.
Leggendo queste loro valutazioni, mi sono convinto, poco a poco, che forse, per colpa del telecomando, io dovevo essermi sintonizzato su un altro programma televisivo !
Oddio, è vero che nell’ovattato ring, predisposto dalla RAI, i due non erano venuti alle mani, ma da qui ad affermare che, tra Bersani e Renzi, non siano emerse difformità di idee e di programmi, mi sembra davvero superficiale.
Ed è chiaro che non intendo riferirmi al loro modo di porsi o di comunicare, e neppure all'abilità od alla prontezza nel replicare l’uno all’altro, tutte prospettive che hanno evidenziate molte e profonde diversità comportamentali.
Intendo riferirmi, invece, ad alcuni temi, di fondamentale importanza, dove, tra Bersani e Renzi, si è potuta riscontrare la stessa identità che c'è tra il bianco ed il nero, o tra il giorno e la notte.
Ad esempio, a proposito delle possibili alleanze elettorali.
Renzi è stato chiarissimo. Nessuna alleanza, per non rivivere le amare esperienze che hanno già visto il primo Governo Prodi, sfiduciato nel 1998 dalla sinistra radicale, trasformarsi in Governo D’Alema, ed il secondo Governo Prodi saltare per aria, nel 2008, per il voltafaccia dell’UDEUR, il partito dell’allora ministro Mastella.
Bersani, invece, pur di vincere le elezioni si è detto disposto a far salire sul carro tutti, da Vendola a Casini, da Bobo Craxi a Di Pietro, con l’implicita presunzione di saper essere, poi, più abile di Prodi nel tenere insieme un’armata Brancaleone, e le sue prevedibili zuffe.
Altro tema, sul quale le divergenze sono apparse palesi, è stato quello del finanziamento pubblico ai partiti.
Renzi si è dichiarato deciso, senza se e senza ma, a far in modo che sia rispettata quella volontà popolare che, nel 1993, con il 90,3% dei voti si era dichiarata per l’abrogazione del finanziamento pubblico ai partiti.
Bersani, invece, richiamandosi a Pericle (politico greco del 400 A.C. !), ha sostenuta la necessità di mantenere in vita il finanziamento pubblico ai partiti, anche se ridotto nella sua entità, perché altrimenti si correrebbe il rischio che, a far politica, sarebbero solo i ricchi.
(Forse mi ero distratto, ma in questi anni ho avuta l’impressione, invece, che proprio facendo politica ci si arricchisca  … ma questo è un altro film !)
Purtroppo a Bersani deve essere sfuggito che, dai tempi di Pericle ai tempi dei vari Fiorito, Lusi, Belsito & Co., l’onestà e l’etica degli uomini politici è però degenerata ! 
Anche sulla politica estera sono emerse profonde differenze.
Bersani ha focalizzata la sua proposta esclusivamente sulla situazione israeliana-palestinese, per la quale ha auspicato un ruolo più incisivo dell’Unione Europea.
Renzi, invece, ha manifestata una visione più ampia, parlando dell’intera area mediorientale, dicendosi convinto che, solo dopo aver risolto il problema Iran, si potrà dare soluzione, a cascata, anche al conflitto tra Israele e Palestina, ed a tutte le situazioni che, dopo la primavera araba, si stanno rivelando particolarmente critiche.
Naturalmente sono state molte altre le differenze programmatiche, tra Bersani e Renzi.
Ad esempio, sui temi del lavoro e del fisco, sul rinnovamento della classe politica, sulla lotta al malaffare, sulla composizione dell’eventuale governo, sui diritti delle donne, sulle unioni omosessuali, etc.
Non so quanti dei telespettatori, che hanno assistito al programma, domenica voteranno al ballottaggio, così come ignoro quale potrà essere l’effetto traslante di voti dall’uno all’altro, dopo questo confronto.
Mi è sembrato, però, un positivo momento di democrazia aver indotti due politici a confrontarsi in presa diretta, davanti alla gente. 

giovedì 29 novembre 2012

Grillini... 1…2…3… Avanti March !


A forza di sentirmi dare del grillino, da alcuni affabili lettori, solo perché critico i partiti, gli uni e gli altri senza distinzioni di colore, mi è venuta voglia di andare a curiosare nel sito di Beppe Grillo.
Appena entrato il primo flash, in cui mi sono imbattuto è stato:
“Ultima chiamata per i candidati al Parlamento”
Perdindirindina, mi sono detto, ho sbagliato … devo essere finito nel sito dell’aeroporto di Linate o di quello della Malpensa !
Invece no ! Ero proprio in www.beppegrillo.it !
Quella frase mi ricordava, infatti, quel tono intimidatorio che mi ha sempre infastidito quando gli altoparlanti comunicavano “Ultima chiamata per il volo AZ 2069 per Roma Fiumicino”, perché, tradotto in parole povere, significava “o ti dai una mossa o ti lasciamo a terra” !
Nel sito di Beppe Grillo, però, non sono riuscito a trovare a quale rischio sarebbero andati incontro coloro che non avessero ubbidito alla “ultima chiamata”.
Forse la cancellazione dalle liste elettorali ?
O forse l’espulsione, senza appello, dal movimento ?
Oppure l’essere additato, in uno dei comizi di Grillo, come infame renitente da seppellire sotto una caterva d’insulti ?
Benché assillato dal dubbio, ho proseguito a curiosare nel sito ed ho incontrata un’altra affermazione, questa volta, però, degna del ventennio fascista, prima, o di quello berlusconiano, poi:
“Il gruppo politico organizzato riconosce come
capo politico e suo rappresentante Beppe Grillo”
Per bacco, mi sono chiesto, ma come cavolo si conciliava Beppe Grillo, capo politico assoluto, con le parole che avevo appena lette, pochi minuti prima, nell’articolo 4, del “Non Statuto”, che riconosce “alla totalità degli utenti della Rete il ruolo di governo ed indirizzo normalmente attribuito a pochi” ?
Boh ! Anche se, a questo punto, i dubbi erano già due, la mia congenita voglia di curiosare mi ha spinto a continuare.
Sono capitato, così, là dove viene presentato il “Codice di comportamento degli eletti M5S in Parlamento”.
Nel “Codice di comportamento”, per onestà intellettuale devo riconoscere che ho trovate alcune norme che mi auspicherei fossero adottate da tutti i politici, e non solo da quelli del M5S.
Ne cito alcune a titolo di esempio: l’obbligo di dimettersi, per il parlamentare condannato anche solo in primo grado, o la restituzione allo Stato degli importi dell’indennità parlamentare che superino i 5.000 euro lordi, così come la restituzione allo Stato dell’assegno di solidarietà a fine mandato, oppure la rendicontazione on-line delle spese mensili sostenute per l’attività parlamentare.
Un bel salto di qualità rispetto all’attualeindecente immoralità della politica.
Per contro, ammetto che mi ha fatto sorridere, oltre al divieto di partecipare a talkshow televisivi (e chissà mai perché non a quelli radiofonici !), la pretesa che il parlamentare del M5S rifiuti l’appellativo di “onorevole” ed opti per quello di “cittadina” o “cittadino”.
Se non ricordo male, solo ai tempi della Rivoluzione Francese era stato imposto l’uso esclusivo dell’appellativo “cittadino”, ma era il 1789 ed in piazza c’era la ghigliottina !
Confesso che, alla fine del mio girovagare in questo sito un po’ dispotico, mi aspettavo di trovare, nell’ultima pagina, anche un comando per i soldatini del movimento:
Grillini !... 1…2…3… Avanti March !
Che delusione, questo ordine autoritario non c’era !!!

mercoledì 28 novembre 2012

Pidiellini … usa e getta


Incredibile, eppure questa banda di pappamolle, che il loro padre-padrone tiene sulla corda da mesi, ha avuto nelle mani le sorti del nostro Paese per anni.
Mancano poco più di due settimane alle presunte primarie del PdL, ma Alfano, e quello che rimane delle truppe pidielline, continuano a sfogliare la margherita domandando “primarie si … primarie no ?”.
Ora, che fossero individui privi della spina dorsale, lo si era già capito, ad esempio, quando come rimbambiti incurabili avevano creduto alla panzana del pifferaio di Arcore, persuadendosi che Ruby fosse nipote di Mubarak.
Non era neppure la prima volta, d'altra parte, che gli stessi individui si genuflettevano, senza fiatare, ai voleri del pifferaio, senza rendersi conto di essere usati dal loro padrone per i suoi meschini interessi personali.
Per quanto rimbambiti, remissivi ed addomesticati, non era però immaginabile che fossero così inebetiti da rassegnarsi ad essere usati ancora una volta, dal padre-padrone, come klineex, usa e getta !
È proprio quello che si sta verificando.
Tragico ed angosciante riflettere sul fatto che parliamo di individui che, per anni, hanno ricoperti incarichi di ministri e di sottosegretari, al governo di milioni di italiani e con la facoltà di decidere di tutti noi.
Ormai, da molte settimane, questi individui vivono disorientati, in uno stato di ansietà snervante, indecisi su cosa fare, incapaci di riappropriarsi del loro destino, preoccupati solo di sapere che cosa farà di loro, e del PdL, il padre-padrone.
Eppure, anche agli osservatori meno attenti e più sprovveduti, appare chiaro che Berlusconi abbia ormai deciso di far andare alla deriva il PdL e la sua ciurma.
Da qualche mese, infatti, nel partito stavano affiorando le prime avvisaglie d’insofferenza al regime di obbedienza pronta, cieca ed assoluta, imposta dal padre-padrone.
Berlusconi, perciò, dopo aver picchiato il muso contro l’impossibilità di licenziare, per giusta causa, i parlamentari, che non si sottomettevano alle sue pretese, ha deciso di aggirare l’ostacolo.
Siccome nel PdL, gli accordi presi, a suo tempo, con Fini e gli ex AN, gli impedirebbero di avere mano libera nella scelta dei candidati, Berlusconi è intenzionato a lasciare che il PdL evapori.
Potrà dedicarsi, così, a disseppellire Forza Italia, della quale tornerà ad essere l’indiscusso padre-padrone.
Per questo Berlusconi, così come Bersani, vogliono mantenere in vita il “porcellum”, per utilizzare a loro piacimento le liste bloccate e decidere, a loro insindacabile giudizio, chi candidare e chi far eleggere al Parlamento.
In “Forza Italia 2” Berlusconi potrà traghettare, dal PdL, solo i leccapiedi più rispettosi, con il contorno di qualche olgettina, e finalmente si libererà di coloro che sono difficilmente soggiogabili.
Agli esclusi, perciò, dopo essere stati usati come klineex, non resterà che cercare rifugio in altri partiti, oppure ritirarsi dalla vita politica come tanti cincinnati.

martedì 27 novembre 2012

Se fossi simpatizzante PD chi voterei domenica ?

 
Oggi proverò ad immaginarmi nei panni del simpatizzante PD che si prepari a fare la fila per partecipare, domenica prossima, al secondo atto delle primarie PD, il ballottaggio.
Perciò, cercherò, innanzitutto, di intuire quale dei due candidati abbia più frecce al suo arco per guadagnarsi le chiavi di Palazzo Chigi.
Infatti, i due personaggi, Pierluigi Bersani e Matteo Renzi, sono così differenti nelle loro complessità da rendere impossibile una facile scelta basata su fattori di affinità o di simpatia.
Ad esempio, sotto il profilo della comunicazione l’uno, Bersani, mi ricorda un parroco di campagna, accomodante su tutto, quasi mai aggressivo (a meno che non parli di Berlusconi), spassoso ogniqualvolta si avventuri nel chiarire un concetto con metafore del tipo “non siamo mica qui a … “.
L’altro, Renzi, si avvale invece di un’oratoria da arruffapopoli, volutamente battagliera, anche se spesso gli viene naturale intercalarla con battute divertenti e frizzanti, favorito in ciò dalla sua parlata toscana.
Davanti ad un microfono Renzi dimostra di essere così a proprio agio da apparire perfino troppo gigione, mentre Bersani, con i suoi modi da timido impacciato, pare voler suscitare tenerezza in chi lo ascolta.
In un’improbabile squadra di calcio, Renzi sicuramente giocherebbe all’attacco, Bersani, invece, coprirebbe un ruolo in una difesa a catenaccio, mai però come portiere perché le papere si potrebbero vedere troppo facilmente.
Sotto il profilo comportamentale, i due candidati a premier sono differenti come il giorno dalla notte.
Bersani meriterebbe l’oscar dell’indecisione, per il suo insistente e confuso tentativo di mettere insieme il diavolo e l’acqua santa.
Dopo aver scelto, infatti, come compagno di viaggio Vendola, a Bersani non dispiace civettare con Casini, e perché no, nelle ultime ore anche con Di Pietro, purché gli uni e gli altri lo aiutino ad arrivare a Palazzo Chigi.
Che poi una brigata così mal assortita renda ingovernabile il Paese, sembra non preoccupare assolutamente Bersani.
Renzi, invece, meriterebbe l’oscar della tracotanza, per la sua boria di rifiutare, a priori, intese con ogni altra realtà politica.
Un atteggiamento incomprensibile se, come si suppone, il proposito di Renzi fosse quello di governare il Paese, in uno scenario politico variegato come è appunto quello italiano.
Sul tema del rinnovamento i due si collocano agli antipodi.
Renzi vorrebbe cambiare allenatore, giocatori, maglie e, forse, anche campo di gioco.
Per Bersani, invece, l’aspirazione sarebbe quella di continuare a giocare a tresette, con gli stessi giocatori di sempre, nella solita fumosa osteria della provincia piacentina.  
Ma, quale potrebbe essere l’accoglienza dei due candidati nel contesto internazionale ?
Nessuno dei due, a mio parere, avrebbe le capacità e l’autorevolezza per rappresentare l’Italia e lasciare un segno imperituro.
Renzi, con il suo modo di proporsi, esuberante e canzonatorio, rischierebbe di essere vissuto, dai partner internazionali, un po’ come il nuovo giullare, praticamente il doppione giovane di Berlusconi.
Bersani, invece, un po’ per il connaturato stato confusionale, di cui è portatore, un po’ per l’inadeguatezza di esperienze e personalità, finirebbe per essere inascoltato nei consessi internazionali.
Dove, invece, i due candidati tendono a rassomigliarsi è nella mancanza di una progettualità politica, fatta di concretezze.
Nel loro blaterare di queste settimane non ho trovato riscontro, almeno così mi è parso, di ricette concrete per affrontare i problemi che assillano gli italiani.
Dalle loro valige dei sogni non ho visto sbucare nessuna idea realistica e fattibile, ad esempio, su come fronteggiare la recessione, su come contenere il debito pubblico, sui modi e tempi per creare nuova occupazione, sugli interventi per contrastare il dilagare delle nuove povertà, etc.
Perciò, dopo queste riflessioni, e dopo che per circa venti anni ho già dovuto sopportare un premier elargitore di sogni a gogò, zimbello agli occhi del mondo, capace di portare il Paese sull’orlo della catastrofe, domenica prossima finirò per andare in campagna e diserterò il ballottaggio.
Ma che sciocco, non sono simpatizzante del PD, per cui perché dovrei partecipare al ballottaggio !

lunedì 26 novembre 2012

Le Primarie mettono a nudo il PD

 
Nonostante l’apparato organizzativo del PD avesse garantito che i sostenitori del centrosinistra sarebbero andati a dormire, domenica notte, conoscendo i risultati delle primarie, siamo arrivati a metà mattinata del lunedì ed ancora non è dato di conoscere neppure il numero esatto dei votanti.
I dati, fin qui disponibili, sembrano confermare solo che sarà necessario il ballottaggio per mettere la parola fine alla contesa Bersani-Renzi.
Dunque, al momento, questa pare essere la sola evidenza.
Ancora una volta quei sondaggisti che avevano dato per certo il successo di Bersani, con oltre il 55%, al primo turno, ed avevano relegato Renzi al terzo posto, dopo Vendola, hanno toppato in modo clamoroso.
A confermare, però, il ballottaggio ed il buon risultato di consensi, ottenuto da Renzi, c’è anche e soprattutto il nervosismo delle prime dichiarazioni rilasciate da alcuni dei più rappresentativi fossili del partito: D’Alema, Bindi e Marino.
Penose e sconcertanti, nella loro sostanza, queste dichiarazioni: “Le liste (NdR: dei candidati alle elezioni politiche) le faremo noi, non lasceremo mica mettere bocca al ragazzetto” ed anche “I candidati li deciderà il partito, di certo non Renzi”.
Che squallore !
Ancora una volta, con spudorata e miserevole meschinità, questi indegni individui hanno detto chiaramente che l’unica loro vera preoccupazione è mettere in salvo le loro poltrone parlamentari.
Delle istanze di cambiamento, manifestate dagli elettori … ma chi se ne frega !
Di cosa sarebbe meglio fare per lenire le sofferenze degli italiani … ma chi se ne frega !
Come intervenire per contrastare la recessione e ridare fiato all’economia reale del nostro Paese … ma chi se ne frega !
Per loro, è solo importante conservare il posto in Parlamento e continuare a godere di indecenti prebende e privilegi.
Povera Italia, se questi sono coloro che si candidano al governo del Paese, sei veramente messa male.

domenica 25 novembre 2012

La realtà manipolata dai sondaggi

 
Ogni giorno, dalla TV e dalla carta stampata, ci vengono propinati i risultati di sondaggi su tutti e su tutto.
Grazie ai sondaggi possiamo conoscere, così, usi e costumi degli italiani su ogni argomento, dal modo di alimentarsi al tempo dedicato al pisolino, dalle vacanze preferite alla frequenza con cui fanno sesso.
Non c’è programma televisivo o giornalino parrocchiale che non abbia il suo sondaggino di giornata.
Per corrispondere alla voglia dilagante di sondare tutto ciò che ci circonda, come funghi sono comparse  truppe di sondaggisti, spesso incapaci e superficiali.
Ad esempio, da mesi siamo bombardati da sondaggi sulle “intenzioni di voto” degli italiani e, quasi sempre, scorrendoli non si può fare a meno di farsi una sana risata.
Oggi mi è capitato tra le mani il sondaggio, commissionato da un noto talkshow televisivo.
La somma delle percentuali, riportate nella tabella, dà come risultato 144,8%, cioè un dato non solo scorretto, ma anche concettualmente perverso.
Mi spiego, se il sondaggista ha contattato un campione di 100 soggetti, e le domande non prevedevano la possibilità di risposte multiple, la somma dei risultati non poteva superare il 100%.
Ora, ipotizzando che la domanda fosse: “se oggi si svolgessero le elezioni, a quale partito darebbe il suo voto”, la risposta dell’intervistato non poteva essere che una, ed una sola, per cui è palese che 144,8% è un risultato inconcepibile.
Il fenomeno tragicomico è che, prendendo spunto da numeri palesemente distorti, politici e commentatori discutono e si accapigliano per raffigurare il futuro politico del Paese.
Un dato di fatto certo è che tutti i sondaggi evidenziano come, alla domanda “per chi intende votare”, il 50% degli intervistati, più o meno, non indica un partito, ma si colloca in un’area di imprevedibilità, nella quale sono parcheggiati i possibili astensionisti ed i probabili indecisi.   
Perciò, è frutto di un banale equivoco correlare le intenzioni di voto, manifestate dal 50%, più o meno, degli intervistati a quello che potrebbe essere il risultato effettivo espresso dalle urne.
Se per ipotesi, un 20% di astensionisti e di indecisi, superasse ogni dubbio ed esprimesse un voto di protesta le indicazioni, espresse oggi dai sondaggi, verrebbero ribaltate.
Per questo, non disponendo della sfera di cristallo per conoscere come potrebbe evolvere l’area dell’indecisione, riterrei più corretto che i sondaggisti, presentando i risultati del loro lavoro, si limitassero a dichiarare semplicemente: allo stato attuale questi sono gli elettori che manifestano la loro indicazione di voto.
Ed il quadro delle effettive intenzioni di voto, espresse dal campione del sondaggio che ho tra le mani, è solo questo:   

 

Risultati del sondaggio

Intenzioni di voto effettive

PD

30,2%

16,7%

Movimento 5 Stelle

18,9%

10,4%

PdL

16,1%

8,9%

Lega Nord

6,5%

3,6%

SEL

5,9%

3,3%

UDC

5,9%

3,3%

IdV

4,1%

2,3%

FIL

2,5%

1,4%

Federazione  Sinistra

2,0%

1,1%

La Destra

2,0%

1,1%

Federazione dei Verdi

1,5%

0,8%

Lista Pannella Bonino

1,0%

0,6%

Altri partiti

3,4%

1,9%

Indecisi ed astenuti

44,8%

44,8%

 

144,8%

100,0%
Perciò, politici e commentatori farebbero bene a non entusiasmarsi e neppure a deprimersi, ma a prendere i risultati dei sondaggi con doverosa cautela.


sabato 24 novembre 2012

Il fallimento strategico di Berlusconi


Tra le doti principali, richieste ad uno stratega, c’è senza dubbio la capacità di saper progettare il futuro, con intuito ed equilibrio, soprattutto quando all’orizzonte si profilano scenari tempestosi.
Per questo, uno stratega che operi sottovalutando, od ignorando i segnali premonitori di condizioni difficili, è giudicato incapace e lo si invita a cambiar mestiere.
Ora, se mutuiamo questo assunto, che è oggetto di studio nelle scuole di management, e lo caliamo nel contesto della politica italiana, non possiamo che constatare il fallimento totale di Berlusconi come stratega.
Un fallimento che ha provocati effetti disastrosi sia sul piano esogeno che su quello endogeno.
Ad esempio, le basi, del suo ultimo fallimento politico, le ha poste mentendo, per anni, a se stesso ed agli italiani sulla congiuntura della crisi, anzi deridendola in ogni occasione.
Non si era capacitato che, ignorando la realtà, avrebbe finito per capitolare.
Capitolazione che è avvenuta con la consegna a Monti delle chiavi di Palazzo Chigi, quando oramai, però, i marosi della crisi avevano sbattuta la nave Italia sugli scogli e resi gli italiani naufraghi.
Incomparabile esempio di fatua insensatezza !
In precedenza, il 18 novembre 2007, aveva già poste le basi per fallire anche come leader politico, issandosi sul predellino di una autovettura per dar vita al PdL.
Anche in quel momento era stato incapace di valutare quello che avrebbe potuto accadere. 
Non aveva intuito che il suo atteggiamento da padre-padrone, consentito senza batter ciglio dagli scudieri di Forza Italia, sarebbe stato un fattore disgregante nell’incontro con i politici, scafati e di lunga militanza, provenienti da Alleanza Nazionale.
Infatti, non erano trascorsi neppure tre anni quando si è arrivati al “Altrimenti che fai ? Mi cacci ?”, urlatogli in faccia da Gianfranco Fini.
Ma, incapace di comprendere e valutare i perché dei suoi errori, Berlusconi è andato avanti con menefreghismo e con la spocchia di poter dominare le situazioni.
Dopo l’uscita di Fini, pur di trattenere gli ex AN, ha concesso loro poltrone ed onori suscitando, così, un vespaio di gelosie ed invidie interne al PdL che hanno avuto il loro apogeo nello sbotto collerico con cui, ieri, Sandro Bondi ha fatto capire quale aria si respiri in via dell’Umiltà.
Un'aria che deve essere davvero irrespirabile se, nel frattempo,  è incominciato il “si salvi chi può”, con la fuoriuscita, da via dell'Umiltà, di personaggi non di secondo piano, come Isabella Bertolini, Gaetano Pecorella, Giorgio Stracquadanio, Franco Stradella, Fabio Gava, Roberto Antonione, Roberto Tortoli, Mariella Bocciardo, Giustina Mistretto, Angelo Santori … tanto per iniziare.
Berlusconi si è reso colpevole di errori strategici così grossolani da farlo uscire sconfitto, dapprima da Palazzo Chigi ed oggi dallo stesso partito da lui creato.
Siccome, però, il lupo perde il pelo ma non il vizio, Berlusconi, che ha oramai dimostrato di essere non uno stratega ma un viscerale, sta per commettere un altro grave errore, che questa volta porrà fine definitivamente alla sua esperienza politica.

venerdì 23 novembre 2012

Anche il PdL potrà trastullarsi con le primarie

 
Alla fine Angelino Alfano sembra averla spuntata, con disappunto di Berlusconi e dei suoi fedelissimi scudieri.
Il prossimo 16 dicembre, quello che ancora sopravvive delle truppe cammellate del PdL dovrebbe eleggere, con le primarie, il candidato premier.
Uso il condizionale, per cautela, perché, dopo settimane di tira e molla e di accesi confronti, non mi stupirebbe che con un colpo di coda Berlusconi riuscisse a mandare tutto all’aria.
Infatti, che le primarie siano indigeste a Berlusconi lo si può intuire dalle reazioni isteriche e spropositate di Sandro Bondi, il fedelissimo verseggiatore e staffiere del padre-padrone.
Bondi ha perso il suo self-control infiammando una vivace polemica con un altro staffiere berlusconiano, Fabrizio Cicchitto.
Bondi è sbottato dicendo: “le scelte più importanti sono decise, nel PdL, da La Russa e dalla corrente trasversale … che ormai impongono le proprie decisioni ad un partito diviso e smarrito”.
Parole durissime, in bocca a colui che, fino a poche ore prima, si affannava a sostenere che nel PdL tutto filava perfettamente.
Parole che appaiono così gravi da far supporre che si sia giunti alla resa dei conti tra le diverse anime pidielline.
A poco più di quattro mesi dalle elezioni queste parole suonano come il necrologio del PdL.
Conoscendo, però, il grigiore personale di Bondi ed il suo servilismo nei riguardi di Berlusconi, stento a credere che ciò che ha detto sia farina del suo sacco.
Ed allora ?
Ricordiamo che non sono trascorsi molti giorni da quando, tra il serio ed il faceto, Berlusconi aveva promesso che avrebbe tirato fuori dal cilindro un dinosauro.
Per questo, ad esempio, potrebbe darsi che nell’attesa che salti fuori il dinosauro, a Bondi sia stato affidato il compito dello sfasciacarrozze per preparare la strada al definitivo distacco di Berlusconi dal PdL.
A Berlusconi serve un pretesto per liberarsi del PdL.
Pretesto che potrebbe essergli offerto dal flop delle primarie.
Resosi conto, infatti, che la sua leadership nel partito è sempre più appannata, Berlusconi, che non è certo tipo da accettare ruoli di secondo piano, potrebbe avere in animo di progettare davvero un “coup de theatre”.
Potrebbe trattarsi, ad esempio, di una nuova formazione politica con le candidature di alcuni fedelissimi, in uscita dal PdL, e di qualche nuovo soggetto che gli assicuri fedeltà cieca ed assoluta.
Al vertice di questa formazione perché non ipotizzare Marina Berlusconi ?
Berlusconi ha assoluto bisogno, infatti, per continuare a curare gli interessi suoi e delle sue imprese, di mantenere una presenza attiva in Parlamento.
Ed Alfano ?
Alfano si gioca tutto con le primarie.
Se la sua leadership dovesse uscire indebolita dalle primarie, per la dispersione dei voti tra le troppe candidature in corsa, allora nel PdL si scatenerebbe una guerra senza esclusione di colpi e dall’esito inimmaginabile.