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giovedì 1 novembre 2012

Ecco un cardinale a commentare il voto siciliano !


Avremmo volentieri fatto a meno di apprendere che, agli sproloqui, noiosi e faziosi, dei molti commentatori politici, si sia accodato anche Paolo Romeo, Arcivescovo di Palermo, per dire la sua sui risultati delle elezioni siciliane.
Non solo perché sia sempre irritante rilevare come la chiesa, attraverso i suoi rappresentanti, continui a far finta di non capire che il suo ruolo sarebbe, se ne fosse capace, la cura delle anime ma non certo la supervisione del potere temporale.
Andando oltre, però, alle ricorrenti invasioni di campo compiute da prelati di ogni grado, il citato cardinale ha sentenziato, dopo poche ore dalla diffusione dei risultati elettorali: “… credo che sia impensabile poter governare col 10% dell’elettorato, perché si ha bisogno di una partecipazione più ampia”.
Dopo aver osservato che questo prelato, di alto rango, sembra non saper far di conto, perché Rosario Crocetta, eletto con il 30,9%, ha ottenuti voti, in pratica dal 14,6% dell’elettorato teorico, c’è da domandarsi come mai il cardinale Romeo abbia sentito il bisogno di impelagarsi in affermazioni così cervellotiche.
Forse contrariato perché, dopo il condannato Totò Cuffaro e l'indagato Raffaele Lombardo, sia stato eletto Rosario Crocetta, da sempre impegnato nella lotta alla mafia ?
O forse, allarmato perché i siciliani hanno tributato il successo ad un movimento, quello di Grillo, i cui atteggiamenti non sono teneri né compiacenti nei confronti della Chiesa, e del Vaticano in particolare ?
O forse, indispettito perché al Palazzo dei Normanni non avranno più accesso alcuni picciotti baciapile, deferenti dell’arcivescovo di Palermo ?
O forse perché, in modo subdolo, ha voluto suggerire a Crocetta di allearsi con qualche politico vicino alla curia palermitana ?  
Ciò che è per lo meno strano è che, nelle stesse ore, argomentazioni simili a quelle del cardinale Romeo, fossero oggetto di un articolo, a firma Carlo Alberto Tregua, pubblicato sul “Quotidiano di Sicilia”.
Nel suo editoriale, il direttore del “Quotidiano di Sicilia”, oltre a ridimensionare al 7% il risultato ottenuto dal M5S (con lo stesso metodo di calcolo approssimativo del cardinale), afferma, a proposito del futuro di Rosario Crocetta: “Sul momento nessuna previsione è fattibile, ma la probabilità di rivotare l’anno prossimo è pari a quella della non riuscita dell’attuale compagine governativa”!
Facili da immaginare i gesti scaramantici ai quali sia ricorso Crocetta nel leggere questo editoriale.
Le considerazioni, del cardinale Romeo e del direttore Tregua, sembrano trascurare il vero significato che dovrebbe essere attribuito sia al dato dell’astensionismo sia al voto al M5S.
Che esista un astensionismo fisiologico, in ogni tornata elettorale, è innegabile.
Ad allarmare, perciò, dovrebbe essere il fatto che l’astensionismo sia passato dal 33,2%, delle regionali 2008, al 52,6% delle regionali 2012.
Si tratta del palese segnale di un crescente disgusto, e dissenso, dei siciliani nei confronti dei partiti tradizionali e del loro modo di fare politica, misurabile sia con la differenza tra i due dati di astensionismo (19,4%), sia con il voto conquistato dal M5S.
Perciò, è scorretto e pretestuoso voler minimizzare il successo di Rosario Crocetta e del M5S,  rapportando i risultati delle regionali 2012 ad un ipotetico elettorato totale che mai e poi mai si è recato, alle urne, coeso nella sua totalità.

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