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martedì 27 gennaio 2015

Un ducetto da Rignano sull’Arno

A dominare le prime pagine dei quotidiani di oggi non c’è solo la vittoria in Grecia di Syriza e del suo leader Alexis Tsipras, ma anche il diktat che il ducetto da Rignano sull’Arno, con un tweet, ha rivolto ai grandi elettori del PD, convenuti a Roma per la elezione del nuovo Capo dello Stato: “Votate scheda bianca nelle prime tre votazioni”.
Un ordine perentorio che si fa beffe non solo della libertà di coscienza, ma soprattutto dell’art. 67 della Carta Costituzionale: “Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”.
A 93 anni di distanza dalla presa del Governo da parte di Benito Mussolini, l’Italia si ritrova ad avere come presidente del consiglio un nuovo ducetto, il berlusconizzato Matteo Renzi, che intende manovrare come burattini, privi di anima e cervello, i 460 grandi elettori del PD.
È chiaro, infatti, che la scheda bianca equivale ad un “non voto” per cui, di fatto, Renzi vuole ridicolizzare e rendere inutile la liturgia del transito dei 1007 grandi elettori davanti alle solenni urne, e sbeffeggiare gli italiani che attendono di conoscere il successore di Giorgio Napolitano.
Non so se Renzi si affidi ad uno spin doctor e ne segua i consigli quando comunica il suo “non pensiero” con la fiumana di tweet ad effetto.
La amara percezione, infatti, è che nei tweet di Renzi si riveda la spocchia degli sconclusionati slogan che hanno caratterizzata l’era mussoliniana: “molti nemici molto onore”, “credere obbedire combattere”, “chi si ferma è perduto”, “io me ne frego”, “se il destino è contro di me … peggio per lui”.
Solo per citare alcuni di quelli che Renzi, anche se con parole diverse, sembra riecheggiare nei suoi tweet.
Ad esempio, ossessionato dal mostrarsi despota onnipotente ecco che, sempre a proposito della elezione del nuovo Capo dello Stato, ha dichiarato: “farò un nome secco e sabato eleggeremo il Presidente”.
Quindi Renzi non proporrà una rosa di nomi da valutare insieme in un confronto democratico, per scegliere il candidato condiviso dalla maggior parte dei grandi elettori, ma sabato mattina tirerà fuori un nome che imporrà ancora una volta con il consueto “prendere o lasciare”.
Se leggessimo con “non meritata” attenzione l’accozzaglia di tweet, con i quali Renzi si continua ad esprimere su  ogni tema, non potremmo fare a meno di constatarne la banalità, l’analfabetismo democratico e politico, la vaghezza degli impegni, la puerilità dell’ovvio.
Ieri, ad esempio, di fronte alle critiche sulla pochezza politica del suo governo in materia di giustizia, critiche mosse da ogni parte in occasione della inaugurazione dell’anno giudiziario, il meschinello  ha pensato di svicolarle banalizzandole con il tweet: “Italia: la patria del diritto, non la patria delle ferie”.
Possibile che Renzi, dal suo alto seggio di Palazzo Chigi, sia il solo italiano a non essersi ancora reso conto che da anni l’Italia non è più la patria del diritto, bensì la patria della corruzione e del malaffare ?
Ora, che Renzi fosse noncurante (NdR: o ignorante ?) delle leggi e della giustizia lo si era già capito il giorno in cui ha stretto il granitico sodalizio politico con un pregiudicato.
E non è stato il solo sberleffo fatto da Renzi alla patria del diritto.
Si è dimostrato, ad esempio, così comprensivo con gli evasori fiscali da concedere loro la possibilità di evadere impunemente fino al 3% del reddito affinché possano continuare a dispensare mazzette e ad alimentare la corruzione.
Non solo, ma Renzi si fa beffe del diritto anche quando si sottrae a considerare reato il falso in bilancio oppure quando nicchia sul prolungamento di quei tempi di prescrizione che permettono a molti malfattori di scansare le patrie galere.
Insomma, giorno dopo giorno scopriamo che a capo del governo c’è non solo un ducetto berlusconizzato, ma anche un ducetto privo di cultura democratica e politica e, come se non bastasse, allergico al diritto ed alla giustizia.

giovedì 22 gennaio 2015

Un governo a quattro mani

Non so se per fortuna o per fiuto, certo è che, non essendo mai stato supporter e perciò neppure elettore di PD, FI e M5S, posso assistere con distacco alle beghe ed ai pastrocchi che infiammano la scena politica, anche se infastidito ogni tanto da sensi di nausea.
Sensi di nausea alquanto sgradevoli quando, da uomo della strada, rifletto sui danni che la classe politica, tutta, provoca anteponendo beghe e pastrocchi ai problemi veri del Paese e degli italiani.
Mi sento così lontano dal modo di pensare e di agire dei nostri politici che ho la sensazione di vivere come un pesce fuor d’acqua.
Ad esempio, il 18 gennaio lo sciagurato incontro tra Renzi e Berlusconi al Nazareno ha compiuto il suo primo anno.
Anche se sono trascorsi dodici mesi ricordo che già allora mi domandavo come mai il neo segretario del PD, eletto da pochi giorni, non avesse incontrati per primi gli esponenti di quello che, alle elezioni del febbraio 2013 era risultato il primo partito.
Il riferimento, ovviamente, è al M5S.
Ora, è pur vero che gli esponenti del M5S prima avevano ridicolizzato Bersani e poi non si erano dimostrati teneri neppure con Enrico Letta, ma rappresentavano pur sempre oltre 8.700.000 elettori. (NdR: Se nel 2013 fosse stato in vigore l’Italicum, M5S e PD sarebbero andati al ballottaggio)
Ero e sono tuttora convinto che, in una democrazia normale, sarebbe stato un bel segno di riguardo nei confronti di quei milioni di cittadini elettori, perlomeno incontrare i loro rappresentanti.
Invece no !
Renzi ha riservate le sue attenzioni solo ed esclusivamente al padre-padrone di quello che era risultato solo il terzo partito.
Non si è trattato di un semplice incontro formale, bensì della occasione per tramare un insieme di accordi, impenetrabili e fumosi, che con il passare dei giorni si sarebbero rivelati dei veri e propri inciuci, degni della tanto vituperata prima repubblica.
Non credo che questa predilezione patologica di Renzi, per il padre padrone di FI, sia nata in occasione del pranzo che l’allora sindaco di Firenze ebbe ad Arcore, ospite di un Berlusconi, a quei tempi ancora presidente del consiglio.
Sarei più propenso a pensare, invece, che sia stato Berlusconi, già pregiudicato, cacciato dal Senato, sempre più emarginato dalla scena politica, ad aver architettato di blandire l’ambizioso ex sindaco, eletto segretario del PD, prospettandogli una brillante carriera politica in cambio di tornaconti personali.
Solo così si può spiegare, ad esempio, perché da quel sabato 18 gennaio 2014 Renzi continui ad incontrare più di frequente Berlusconi ed i suoi emissari, che non i dirigenti del PD.
Ho come la sensazione che da un anno il governo del Paese proceda con una doppia guida, proprio come in uso nelle autoscuole: al volante un ambizioso apprendista pilota, al suo fianco un istruttore scafato e voglioso solo di curare i propri interessi.
D’altra parte sono convinto che senza la regia ed il sostegno di Berlusconi, Renzi non solo non sarebbe stato eletto segretario del PD, ma neppure avrebbe potuto pugnalare alla schiena Enrico Letta per prendere il suo posto a Palazzo Chigi. (NdR: In queste ore, ironia della sorte, Renzi si lamenta perché c’è qualcuno che vorrebbe pugnalarlo alla schiena!)
Per questo la riconoscenza di Renzi, per il mentore di Arcore, si traduce, giorno dopo giorno, in favori fin troppo sfrontati.
Ad esempio, appena affidatogli l’incarico di formare il governo ha scelto come Ministro dello Sviluppo Economico una berlusconiana DOC, Federica Guidi, attenta a stoppare il percorso dell’asta per le frequenze Tv, asta invisa a Mediaset.
Eppure quell’asta avrebbe portato nelle casse dell'erario un paio di miliardi di euro che, con i tempi che corrono...
Il tentativo più spudorato, però, per dimostrare la sua gratitudine a Berlusconi, Renzi lo ha fatto nelle ultime settimane, inserendo nel decreto fiscale, all’insaputa di tutti, il malizioso art. 19bis.
Avrebbe voluto offrire al suo mentore la chance per cancellare in un colpo solo la sentenza della Cassazione e la incandidabilità prevista dalla legge Severino.
Preso, però, con il sorcio in bocca Renzi ha risposto ai critici con argomenti che evidenziano o malafede, oppure la manifesta incapacità di capire addirittura ciò che dice e che fa, il che sarebbe ancora più grave per chi sia preposto alla guida del governo.
Ma che il Paese sia governato a quattro mani avremo modo di prenderne atto nuovamente nei prossimi giorni, in occasione della elezione del nuovo Presidente della Repubblica.
Non è casuale, infatti, che Renzi, per decidere chi sarà il candidato al Quirinale, abbia programmato prima l’incontro con Berlusconi  e, solo ventiquattro ore dopo, l’assemblea dei “grandi elettori” del PD ai quali è prevedibile che imporrà, con il consueto “prendere o lasciare”, il candidato indicato da Berlusconi.
Un copione già visto !
Infatti, era già avvenuto quando, concordata con Berlusconi la riforma della legge elettorale, Renzi si era presentato alla assemblea del PD ed aveva imposto l’Italicum, senza dare spazio ad un confronto democratico.
Renzi e Berlusconi confidano sul fatto che in Parlamento ci sia un mucchio di soggetti disposti perfino a passare da burattini pur di non perdere quel loro scranno così redditizio.   
E vuoi vedere che a breve,  grazie a questi parlamentari burattini, Berlusconi non solo otterrà la tanto agognata “agibilità politica” ma formerà con Renzi un nuovo governo, il “governo del Nazareno”?

lunedì 19 gennaio 2015

Meglio il sarchiapone della Serracchiani

Anni fa a farmi ridere a crepapelle era il famoso  “sarchiapone”, l’animale immaginario reso celebre da Walter Chiari in un suo impareggiabile sketch.
Oggi, invece, mi devo accontentare di ridacchiare ascoltando le dichiarazioni di Debora Serracchiani.
Il fatto è che, mentre Walter Chiari era un attore comico straordinario, Debora Serracchiani è solo una insignificante rappresentante politica del Partito Democratico.
Non solo, ma mentre Walter Chiari ideava lui stesso i suoi sketch spesso improvvisando, Debora Serracchiani non fa che ripetere, in modo pappagallesco, ciò che le detta il suo guru, Matteo Renzi.
La sceneggiata si è replicata in queste ore quando, commentando le dimissioni dal PD dell’eurodeputato Sergio Cofferati, la renziana Serracchiani non ha fatto il minimo sforzo per comprendere i perché di quella decisione ma si è limitata a dichiarare: “Credo che non si possa far parte di una comunità politica dicendo se perdo me ne vado”.
Ora, checché ne pensi la schiera di galoppini renziani, Serracchiani inclusa, Cofferati con le sue dimissioni ha voluto richiamare l’attenzione sulla inattendibilità delle primarie PD, diventate ormai sempre meno rappresentative di ciò che pensano e vorrebbero gli iscritti e gli elettori del partito.
D’altra parte, se la Procura di Savona ha deciso di aprire una inchiesta conoscitiva, con intervento di Digos e squadra mobile, per accertare ciò che è avvenuto in Liguria nella gestione delle primarie PD, significa che c’è stato qualcosa di poco chiaro su cui indagare.
Il tema è di una evidenza quasi banale.
Se le primarie sono state volute dal PD come strumento di democrazia interna per permettere agli iscritti ed ai potenziali elettori del partito di indicare il candidato a loro più gradito, è a dir poco assurdo accettare che ai seggi delle primarie affluiscano soggetti ai quali la legge non riconosce il diritto di voto, come è appunto il caso degli extracomunitari o dei minori.
Così come è altrettanto assurdo che alle primarie possano esprimere la loro preferenza anche simpatizzanti e militanti di altri partiti che alle elezioni non voteranno mai il PD ma che, ad esempio, potrebbero far prevalere il candidato più debole, quindi più facile da sconfiggere, oppure il candidato con il quale ci sono inciuci in corso.
A questo proposito perché non domandarsi se, ad esempio, Matteo Renzi avrebbe vinto le primarie per la segreteria del PD, senza i voti dei simpatizzanti di Forza Italia, accorsi a votarlo solo perché gradito a Berlusconi ?
Un sospetto difficile da fugare anche perché avvalorato da evidenze che sono  sotto gli occhi di tutti.
Ad esempio, dopo pochi giorni dalla sua elezione a segretario del PD, Renzi ha sentito il bisogno di manifestare la sua riconoscenza a Berlusconi per l’appoggio ricevuto dai forzisti alle primarie.
Come ? Ma invitando al Nazareno un Berlusconi, già pregiudicato, per impegnarsi a riconoscergli contropartite, inconfessate e non solo politiche.
Così la “tresca del Nazareno” è diventata una amara e perversa margherita che continueremo a sfogliare, giorno dopo giorno, fino a quando Matteo Renzi occuperà Palazzo Chigi.
D’altronde a Renzi sembra non importare se la sua segreteria sta conducendo il PD ad una crisi collassante.
Lo ha lasciato indifferente anche l’assenteismo spropositato che si è registrato alle elezioni regionali in Emilia, bacino elettorale da sempre leale al PD.
Sembra noncurante anche dei sondaggi che, in questi giorni, danno i consensi per il PD in caduta verticale.
Da un anno a Renzi interessa solo pagare tutte le cambiali che ha firmate a Berlusconi con la “tresca del Nazareno”.
Da qualche giorno, ad esempio, Renzi è preoccupato di onorare l’impegno di assicurare al pregiudicato la “agibilità politica”.
Gli è andata male quando ha infilato nel decreto fiscale, con la sua “manina” spudorata, l’art. 19bis escogitato “ad personam”.
Ci riproverà, nei prossimi giorni, cercando di far eleggere al Colle un presidente della Repubblica che sia propenso, appena varcata la soglia del Quirinale, a firmare la grazia per Berlusconi.
E dopo ? Quali e quante cambiali Renzi dovrà ancora pagare ?

giovedì 15 gennaio 2015

Presidente della Repubblica “si … ma anche”

Alle ore 10:35 di mercoledì 14 gennaio 2015 Giorgio Napolitano, uomo di parola, ha rassegnate le dimissioni da Presidente della Repubblica.
Daniela Santanchè, con la consueta insipienza politica che la contraddistingue, si è detta soddisfatta delle dimissioni del Capo dello Stato, motivando la sua felicità con il fatto che Napolitano non solo non aveva difeso Berlusconi dalla Magistratura, ma una volta condannato non gli aveva neppure concessa la grazia.
Basterebbero già solo le parole della Santanchè perché gli italiani, senza se e senza ma, fossero grati a Giorgio Napolitano per non aver riabilitato sulla scena politica il pregiudicato Berlusconi.
Anche Beppe Grillo, guitto e ciarlatano, si è detto raggiante, ma con la logorroica insensatezza del suo blaterare non ha spiegate le ragioni di tanta contentezza.
Fatto sta che da oggi prenderà il via ufficialmente il gran prix del Colle.
Al momento ai nastri di partenza si va allineando un sempre più improbabile gruppo di ronzini, sponsorizzati in ordine sparso da questo o da quello.
Credo, però, che il nuovo Capo dello Stato non uscirà da questo irreale schieramento.
Scrutando, infatti, le tessere dell’ambiguo mosaico che va prendendo forma in questi giorni sembra sempre più evidente che il nome del futuro inquilino del Quirinale sia già scritto nei patti della “tresca del Nazareno”.
Un inciucio che, proprio per l’elezione del Capo dello Stato, si sarebbe rinnovato in un incontro segreto che Renzi avrebbe avuto con Berlusconi il 19 dicembre, pochi giorni prima di Natale.
D’altra parte da settimane l’inquilino di Palazzo Grazioli non perde occasione per ricordare che la scelta del Presidente della Repubblica rientra tra i patti della tresca.
Perciò non si può escludere che proprio nell’incontro prenatalizio i due maneggioni si siano accordati sul profilo del candidato e, forse, anche ne abbiano individuato il nome.   
Questo spiegherebbe, ad esempio, perché Matteo Renzi in questi giorni immagini il candidato alla Presidenza della Repubblica come “un grande arbitro che aiuterà il Paese a crescere, custode e garante dell’unità”.
Perché, però, non cita mai uno dei requisiti fondamentali che dovrebbe avere il Capo dello Stato, cioè quello di essere il garante della Costituzione ?
Forse perché lui ed il pregiudicato hanno deciso che il nuovo inquilino del Colle si dovrà girare dall’altra parte per lasciare che Renzi governi a suo piacimento senza rispettare la Costituzione.
D’altra parte è proprio quello che avrebbe voluto fare Berlusconi se sulla sua strada non avesse incontrati prima Scalfaro, poi Ciampi ed infine Napolitano.
Ma, se Renzi pensa ad un Presidente della Repubblica “arbitro”, sprovvisto di cartellini gialli e rossi, e “garante dell’unità”, Berlusconi prosegue affermando che dovrebbe essere anche “disposto ad ascoltare”.
“Disposto ad ascoltare”… cosa vorrà mai dire ?
Vuoi vedere che i due compagnoni pensano ad un Capo dello Stato che, sottoposto al supplizio delle trite e ritrite fandonie sulla “persecuzione giudiziaria” del pregiudicato di Arcore, si intenerisca e  congetturi un qualche atto di clemenza atipica per “ridargli agibilità politica” ?
E’ questo uno dei tanti patti segreti della “tresca del Nazareno” ?
Solo così si potrebbe spiegare perché Renzi e Berlusconi sponsorizzino la candidatura di Veltroni “l’africano” (NdR: detto “l’africano” perché promise di ritirarsi in Africa se fosse stato sconfitto alle elezioni del 2008. Ebbene, perse le elezioni ma … ).
Ma perché Veltroni ?
Perché Walter Veltroni per la sua congenita incertezza, potrebbe servirsi della leggendaria sua logica del “si … ma anche”.
Veltroni, cioè, potrebbe sostenere, ad esempio, che Berlusconi è il pregiudicato, condannato dalla Cassazione per frode allo Stato, ma è anche il padre padrone di un partito politico per cui … 

giovedì 8 gennaio 2015

Matteo Renzi … ‘cà nisciun è fess’

Perché mai ricorrere a questo famoso modo di dire partenopeo per iniziare il post ?
Semplicemente perché, leggendo ed ascoltando le dichiarazioni rilasciate dal presidente del consiglio nelle ultime ore, mi sono convinto che Matteo Renzi consideri tutti gli italiani una massa di incurabili fessi.
Ora, finché lo pensi di chi è saltato sul carro della Leopolda, potrei anche essere d’accordo con lui, ma se crede invece di poter far fessi indistintamente tutti gli italiani, beh allora non posso fare a meno di inca…volarmi.
Renzi non può pensare che ogni cittadino, senza essere per forza un genio, non sia in grado di trarre le doverose conclusioni dopo aver appreso che:
  1. il testo del decreto legislativo, che attua la delega fiscale, licenziato dal Ministero Economia e Finanze, non conteneva l’art.19bis (NdR: dichiarazione del giurista Franco Gallo coordinatore della commissione tecnica che ha redatto il testo originale);
  2. nel corso del consiglio dei ministri del 24 dicembre 2014 il decreto legislativo non è stato letto ed approvato per singolo articolo ma solo nelle sue linee generali (NdR: dichiarazione di Pier Carlo Padoan, Ministro Economia e Finanza);
  3. nella conferenza stampa che è seguita al consiglio dei ministri del 24 dicembre, inspiegabilmente (?!?) Matteo Renzi non ha consegnato ai giornalisti presenti il testo del decreto fiscale approvato dal CdM;
  4. per ammissione dello stesso Renzi, è stata sua la manina maliziosa che ha inserito l’art. 19bis nel decreto legislativo.

Nonostante ciò Matteo Renzi continua a far finta di non capire perché quell’art. 19bis, che lui ha introdotto di soppiatto nel decreto fiscale, abbia sollevata tanta indignazione e sia indicato da tutti come “salva Silvio”.
A questo punto è inevitabile domandarsi: ma Renzi c’è o ci fa?
Infatti, non potendo giustificarsi per essere stato colto con le mani nel sacco, il nostro presidente del consiglio si affatica a propinarci frottole che, invece di chiarire, non fanno altro che confermare l’esistenza di un altro inciucio ideato al Nazareno.
Ad esempio, quando insiste nel fare finta di non comprendere perché l’art. 19bis sia universalmente riconosciuto come un modo per ridare “agibilità politica” a Berlusconi, e dichiara: “Noi cambiamo il fisco per gli italiani, senza fare sconti a nessuno, nemmeno a Berlusconi che sconterà la sua pena fino all’ultimo giorno”.
Ma cosa c'entra il riferimento ai giorni di pena ?
Ahinoi ! Mi viene il dubbio che il nostro presidente del consiglio non sappia quello che dice !
Nessuno, infatti, si è neppure sognato di pensare che l’art. 19bis potesse servire a Berlusconi per risparmiarsi gli ultimi appuntamenti con i servizi sociali a Cesano Boscone.
Servizi sociali che, comunque, si dovrebbero concludere a fine febbraio, sempre che nei prossimi giorni i magistrati non accolgano l’istanza presentata dal pregiudicato di accorciare di 45 giorni la buffonata del suo affidamento in prova ai servizi sociali .
Mi domando perciò: possibile che Matteo Renzi sia l’unico, in Italia e nel mondo, a non aver ancora capito che su quel maliziosetto art. 19bis si sarebbero gettati di corsa gli azzeccagarbugli per ottenere la cancellazione della condanna inflitta a Berlusconi dalla Cassazione e superare, in questo modo, anche i sei anni di incandidabilità previsti dalla Legge Severino ?
Mi auguro che non sia così, altrimenti non resterebbe che allacciarci le cinture di sicurezza perché sarebbe prova provata che alla guida del nostro Paese ci sia un driver avventato e poco consapevole di quello che fa e dice.

martedì 6 gennaio 2015

Malcostume … di Stato

Sono inaudite la faccia tosta e l’ipocrisia con cui Maurizio Belpietro continua, da giorni, a pubblicare in prima pagina sul quotidiano “Libero”, di cui è direttore, roboanti titoli scandalistici sull’uso di un aereo di Stato da parte di Matteo Renzi e della sua famiglia per recarsi a trascorrere le vacanze natalizie sulle nevi di Courmayeur.
Che Renzi abbia sbagliato, approfittando della sua posizione per ottenere dalla Aeronautica Militare il Falcon 900 con cui recarsi a Firenze, recuperare moglie e figli, e quindi fare rotta sull’aeroporto della Val d’Aosta, è un dato di fatto inconfutabile che conferma, qualora ce ne fosse ancora bisogno, di come Renzi abbia assimilata rapidamente l’arroganza della classe politica.  
Mi infastidisce, però, che lo smemorato Belpietro si accanisca con tanto fervore su questa cavolata di Renzi, e non ricordi di essere stato in prima fila a difendere il suo padrone, quel Berlusconi da Arcore che a lungo ha abusato dei voli di Stato, sulle rotte Roma-Olbia e Milano-Olbia, per portare a zonzo avvenenti donzelle protagoniste dei bunga bunga.
Quello dell’uso abusivo dei voli di Stato da parte dei politici è solo una aspetto del multiforme malcostume con cui i politici, presenti e passati, dilapidano il denaro pubblico.
Ad esempio si sono serviti di voli di Stato anche Ignazio La Russa, per farsi condurre in tutta fretta a Milano per assistere ad una partita dell’Inter, Roberto Caldiroli, per recarsi a Cuneo a far visita ad una amica, Clemente Mastella, per andare con il figlio a Monza per assistere al gran premio di F1, e Roberta Pinotti, per farsi accompagnare a Genova per il fine settimana.
Ogni volta la gente si è incazzata ed i media hanno stigmatizzati gli episodi ma, come Renzi dimostra, la nostra classe politica continua ad abusare spudoratamente, nonostante esistano circolari e protocolli che regolamentano l’uso dei voli di Stato.
Già, ma ci vorrebbero dirigenti e funzionari con gli attributi giusti per far rispettare le regole ed impedire gli abusi, anche quando di fronte a loro ci fosse il presidente del consiglio.
Per fortuna ogni tanto scopriamo anche che Giorgio Napolitano va a Capri con il traghetto di linea, insieme agli altri turisti, o che Enrico Letta, quando era presidente del consiglio, ha utilizzato un aereo di linea per andare in vacanza a Trieste con la sua famiglia, o che la Signora Clio Maria Bittoni, moglie del Presidente della Repubblica, fa la fila al botteghino per acquistare i biglietti di una esposizione.
Certo è che fra voli di Stato, auto blu e scorte, viene scialacquato molto di quel denaro che i contribuenti italiani versano all’erario, spesso al costo di pesanti sacrifici.
Eppure, sarebbe sufficiente adottare una seria spending review per tagliare una caterva di costi inutili che si sono andati accumulando via via, ora per gratificare qualcuno con uno status, ora per piaggeria, ora semplicemente per un banale qui pro quo.
Basti pensare alle migliaia di agenti delle forze dell’ordine impegnati, 24 ore su 24, a fare da scorta a personaggi che non corrono alcun rischio.
Perché mai, ad esempio, le dimore sparse qua e là in Italia di un pregiudicato, anche se è stato presidente del consiglio, devono essere sorvegliate giorno e notte dalle forze dell’ordine ?
Perché mai, mi domando, devono avere la scorta, con relative auto blu, molti parlamentari, giornalisti, boiardi, e loro famigli, se non per una pacchiana testimonianza di status ?
Mi si obietterà: vengono applicati i protocolli di sicurezza.
Balle !
Non c’è protocollo di sicurezza che tenga quando questi individui  “scortati” frequentano piste di sci, skilift, stadi, bar, ristoranti, supermercati, teatri, manifestazioni di piazza, yacht, discoteche.
La verità, invece, è che gli “scortati” si servono spesso degli agenti di scorta come fattorini, maggiordomi, autisti, cui mollare la macchina alla ricerca di un parcheggio, oppure anche come conducenti di carrelli nei shopping centre.
Malcostumi che sono sotto gli occhi di tutti, ma che Matteo Renzi finge di non vedere perché altrimenti, se li contrastasse, come farebbe poi ad andare a sciare con i voli di Stato ?

lunedì 5 gennaio 2015

Una licenza per frodare Stato … e contribuenti

Non c’è politico, di primo piano oppure da sottoscala, che sotto la luce dei riflettori, in campagna elettorale oppure in dichiarazioni pubbliche, non manifesti bellicosi propositi per combattere l’evasione fiscale.
Per molti politici si tratta di parole proferite con consapevole ipocrisia allo scopo di abbindolare i cittadini onesti.
Evadere il fisco è un reato con il quale non solo si froda lo Stato, ma si derubano tutti i contribuenti che pagano le tasse, ma soprattutto quei milioni di lavoratori e pensionati ai quali il fisco ogni mese sottrae il dovuto dalle loro buste paga e pensioni.
Ogni concessione fatta agli evasori rappresenta, perciò, un affronto ai milioni e milioni di cittadini che le tasse le pagano anche se obtorto collo.
Purtroppo negli ultimi venti anni da parte dei nostri governanti tutti noi, contribuenti, di pesci in faccia ne abbiamo presi a bizzeffe: condoni di ogni genere, depenalizzazione del falso in bilancio, varie sanatorie, scudi fiscali, e via discorrendo.
Come se non bastasse, a proteggere i disonesti intervengono anche i termini di prescrizione dei reati.
Ad esempio, solo grazie alle prescrizioni, Berlusconi se l’è scampata dalle prevedibili condanne per il reato di falso in bilancio (NdR: “Processo bilanci Fininvest 1988-1992”, “Processo Lentini”, “Processo consolidato Fininvest”), o per il reato di corruzione (NdR: “Processo Lodo Mondadori”, “Processo Mills”).
Ora però, siccome al peggio non c’è mai fine, capita che Matteo Renzi, intenerito dalla atmosfera natalizia, abbia deciso di approfittare dell’ultimo consiglio dei ministri per rivolgere agli evasori questo suo aberrante messaggio di pace.
“Cari evasori, d’ora in poi sarete autorizzati a frodare lo Stato fino al 3% del vostro imponibile, e vi do la mia parola di boyscout che per questa frode non sarete più punibili”!
Parole rivolte, evidentemente, non ai cittadini che hanno redditi di qualche decina di migliaia di euro (NdR: al massimo infatti potrebbero frodare allo Stato si e no poche centinaia di euro !), ma a coloro che contando su imponibili milionari potranno frodare lo Stato per milioni di euro.
Una decisione, quella del presidente del consiglio, così scandalosa ed immorale da provocare sdegno e sollevare molti dubbi.
Una voce autorevole, quella del sottosegretario Enrico Zanetti, ha confermato che il testo originale del decreto sui reati fiscali, elaborato dal ministero, non conteneva affatto l’art. 19bis che recita: “per i reati previsti dal presente decreto la punibilità è comunque esclusa quando l’importo delle imposte evase non è superiore al tre per cento del reddito imponibile”.
Questo vuol dire che, nel consiglio dei ministri, c’è stata una manina misteriosa e scellerata che ha introdotto l’art. 19bis ?
Chi sarà stato mai ?
Prometto in premio una bambolina di panno Lenci a chi indovinerà il responsabile !
Nel rileggere con attenzione l’art. 19bis mi viene persino il dubbio, però, che in quelle righe ci sia lo zampino di Niccolò Ghedini, il fedele azzeccagarbugli di Berlusconi.
D’altra parte come mai Matteo Renzi si assume la paternità di questa obbrobriosa licenza a frodare lo Stato, e non solo ma fissa nel 3% la soglia di evasione non punibile ?
La risposta ad un dubbio così mastodontico assomiglia tanto ad una certezza ed ha una sola possibile chiave di lettura.
Poiché la Corte di Cassazione ha condannato Berlusconi con sentenza definitiva per frode fiscale, riconoscendolo reo di evasioni che, al netto delle molte prescrizioni intervenute, risultavano inferiori al 3% sui redditi imponibili, quale poteva essere la soglia della non punibilità scelta da Renzi ?
Vuoi vedere che anche Renzi è stato contagiato dal tic delle leggi “ad personam”?
Infatti, quando l’art. 19bis dovesse diventare legge, il pregiudicato Berlusconi per effetto del principio del “favor rei”, previsto dall’art. 2 del Codice Penale (*), potrà richiedere la cancellazione della sentenza e, quindi, in barba anche alla Legge Severino, si potrà ricandidare, magari anche come prossimo Presidente della Repubblica.
Tutto ciò genera un dubbio che mi arrovella in queste ore: non è che con l’art. 19bis Matteo Renzi stia onorando, di fatto, un’altra delle cambiali sottoscritte a Berlusconi, con la “tresca del Nazareno”, in cambio dell’aiuto ricevuto per silurare Enrico Letta?
Dubbio avvalorato anche dalla dichiarazione che Renzi ha rilasciato poche ore fa: “Questa norma (NdR: art. 19bis) la rimanderemo in Parlamento soltanto dopo l’elezione del Quirinale, dopo che Berlusconi avrà completato il suo periodo a Cesano  Boscone” !
Cioè, tra le righe possiamo leggere: “Caro Silvio, abbi pazienza, dovrai attendere ancora qualche settimana prima di chiedere la cancellazione della condanna”.
  
(*) L’art. 2 del Codice Penale recita: “Nessuno può essere punito per un fatto che, secondo la legge posteriore, non costituisce reato; e, se vi è stata condanna, ne cessano l’esecuzione e gli effetti penali”.

sabato 3 gennaio 2015

Turlupinare governando

C’è un antico detto popolare che più o meno dice così: “la gatta frettolosa fa i gattini ciechi”, per significare che a voler fare le cose troppo in fretta si finisce sempre per commettere errori, a volte imperdonabili.
È un modo di dire che, secondo me, aiuta a leggere i primi dodici mesi di attività di Matteo Renzi, dieci dei quali trascorsi a Palazzo Chigi.
Come non ricordare, ad esempio, la promessa riforma della legge elettorale, il famoso (NdR: o famigerato ?) Italicum ?
Dopo aver intrallazzato insieme al pregiudicato con la “tresca del Nazareno”, Renzi si presentò da neo-segretario alla assemblea del PD e, pavoneggiandosi, sventolò sotto gli occhi dei presenti un Italicum che, a suo dire, sarebbe stato approvato senza modifiche nel giro di qualche settimana.
Era il gennaio 2014, cioè un anno fa !
Sono trascorsi ormai dodici mesi durante i quali hanno continuato a litigare e, modifica dopo modifica, il giorno in cui il Parlamento dovesse mai approvare l’Italicum, ci troveremo di fronte a qualcosa di molto diverso dal testo che Renzi aveva sventolato di fronte alla assemblea del PD.
Possiamo dire, dunque, che in ordine di tempo l’Italicum sia stato il primo “gattino cieco” partorito da un incauto e frettoloso Renzi.
Spinto dalla smania di sparare annunci a gogò, Renzi però ha costellato di “gattini ciechi” ogni conferenza stampa, ogni dichiarazione.
Oggi vorrei soffermarmi in particolare su un’altra smargiassata che il presidente del consiglio ha propinata agli italiani.
Mi riferisco all’annuncio con il quale un Renzi vanesio prometteva che dal 2015 venti milioni di contribuenti sarebbero stati sollevati dall’angoscia di compilare il 730 perché, bontà sua, avrebbero ricevuta la dichiarazione dei redditi precompilata, della quale verificare semplicemente correttezza e completezza.
Immagino il sospiro di sollievo dei venti milioni di lavoratori dipendenti e pensionati, rincuorati dall’idea di poter fare a meno dei commercialisti o di fare la fila ai CAF.
Balle, ancora una volta balle !
A confermarlo non sono i soliti media antiregime, ma addirittura l’Agenzia delle Entrate, secondo i cui calcoli almeno il 70% delle dichiarazioni precompilate (NdR: vale a dire di almeno 14 milioni di contribuenti !) richiederà un intervento da parte di un professionista o dei CAF.
Le dichiarazioni dei redditi precompilate, infatti, non prevedono ad esempio alcun dato relativo alle rendite catastali od alle detrazioni per spese sanitarie, rette scolastiche, mutui, polizze vita, contributi previdenziali, bonus per ristrutturazioni ed altre forme di detrazioni fiscali.
Inoltre, la Agenzia delle Entrate prevede che almeno il 28% delle dichiarazioni precompilate potrà comunque contenere errori che il contribuente dovrà per forza correggere.
Per questo, nel 2015, milioni di contribuenti non potranno fare a meno di ricorrere ai commercialisti ed ai CAF, i quali, a loro volta, saranno costretti ad operare procedendo sui carboni accesi perché le norme di attuazione prevedono, per ogni certificazione omessa, tardiva o errata, una sanzione di € 100,00 (NdR: cioè, la bazzecola di 193.627 lire del vecchio conio !).
Si mormora che la situazione potrebbe migliorare nel 2016, ma per il momento si tratta solo di una speranza a cui aggrapparsi.
Ora mi domando, ma Renzi non poteva essere meno sconsiderato ed attendere, prima di pavoneggiarsi con il solito annuncio farlocco, che la Agenzia delle Entrate confermasse la messa a punto, il completamento e la verifica di tutte le procedure ?
Cosa sono autorizzati a pensare di Matteo Renzi gli italiani, dopo questo ennesimo annuncio fraudolento ?