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giovedì 31 luglio 2014

Dove ci conducono il Piacione ed il Pregiudicato ?

Era un freddo sabato di gennaio quando il Piacione ed il Pregiudicato si incontrarono per prendere un caffè al Bar del Nazareno.
Il Piacione era primo cittadino a Palazzo Vecchio, il Pregiudicato, facoltoso imprenditore brianzolo radiato dal Senato, era invece alla disperata ricerca di una ciambella di salvataggio che lo tirasse fuori dalle rapide del tramonto.
Fatto sta che discorrendo del più e del meno i due “amici al bar” si sono resi conto che, spalleggiandosi a vicenda, avrebbero potuto ambire ad una nuova vita nello scenario politico.
Il sogno ambizioso del Piacione era quello di fare le scarpe ad un suo compagno di partito per prenderne il posto sulla poltrona di Palazzo Chigi.
Le smanie, invece, che ossessionavano il Pregiudicato erano quelle di scrollarsi di dosso la polvere dell’oblio che lo stava sommergendo, e di assicurare inconfessabili benefici a sé ed alle sue imprese.
Così, in men che non si dica i due decisero di aiutarsi a vicenda, per conseguire le loro perverse intenzioni, affidandosi al “io do una cosa a te e tu dai una cosa a me”.
Affinché non fossero costretti a svelare i veri contenuti della loro tresca, i due escogitarono, come scopo dell’incontro, quell’accordo sulle riforme noto come il “patto del Nazareno”.
Così, in quattro e quattr’otto il Piacione dopo aver detronizzato, con spietatezza e cinismo, il suo compagno di partito si è insediato a Palazzo Chigi.
Dal canto suo il Pregiudicato ha ottenuto, come prima contropartita, di infilare nella compagine governativa un ministro ed alcuni sottosegretari, suoi fedelissimi che, opportunamente sistemati in appropriate stanze, potessero curare, giorno dopo giorno, gli interessi suoi e delle sue aziende.
Molto spesso i racconti si concludono con il classico “e vissero tutti felici e contenti”.
Siccome, però, per l'Italia e per gli italiani questa vicenda si sta rivelando non un favola ma una vera sciagura, vale la pena comprenderne le assurde anormalità.
Innanzitutto è anomalo che due individui, neppure parlamentari, si siano arrogato il diritto di redigere, in privato al tavolino di un bar, disegni di legge in spregio al dettato costituzionale che riconosce l’iniziativa legislativa esclusivamente al Governo, ai parlamentari, ed al popolo per proposte sottoscritte da almeno cinquantamila elettori (Rif.: Costituzione – Parte II – Titolo I – Sezione II – Art. 71).
Ancora più anomalo che i sedicenti progetti di legge (NdR: riforma delle legge elettorale e riforma del Senato), di due privati cittadini, siano stati recapitati al mondo politico istituzionale, Parlamento e partiti, corredati di impudenti paletti irremovibili e dalla intimazione “prendere o lasciare”.
Lo stupro della Carta Costituzionale, da parte del Piacione e del Pregiudicato, ha raggiunto però il punto culminante nella pretesa di imporre alle Camere, e non semplicemente proporre, quei testi legislativi, negando di fatto al Parlamento l’esercizio del diritto costituzionale di esaminarli ed approvarli, articolo per articolo.
Con disprezzo del dettato costituzionale, che attribuisce alle due Camere l’esercizio della funzione legislativa, il Piacione ed il Pregiudicato hanno trasformati così i lavori del Parlamento in una pagliacciata.
È sufficiente avere la pazienza, solo per qualche minuto, di seguire l’avvilente spettacolo che il Senato della Repubblica sta offrendo agli italiani ed al mondo intero per rendersi conto di quanto sia indecoroso il fasullo dibattito sulla riforma costituzionale, i cui margini di miglioramento e di modifica, concessi ai parlamentari, sono di fatto pari a zero.
La realtà è che la dispotica coppia P & P, capace di volere ma sicuramente incapace di intendere, pretende riformare a suo piacimento quella Carta Costituzionale che, come disse Piero Calamandrei, è nata “sulle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono trucidati”.
Ora, mentre è chiaro l’intento del Pregiudicato di ricorrere ad ogni maneggio pur di salvare se stesso dai guai giudiziari e le sue imprese da possibili rovesci, risulta molto meno chiaro cosa si prefigga il Piacione, lasciandosi condurre al guinzaglio dal suo compare di avventura.
Nella sua fatuità e cedendo al narcisismo il Piacione si trastulla a fare la parodia del despota senza rendersi conto dei gravi danni che sta arrecando al Paese ed agli italiani.
Un Paese in ginocchio, devastato da una crisi senza fine, sull’orlo del default a giorni alterni; un Paese che, quando si renderà conto di essere stato turlupinato con fandonie e smargiassate, non esiterà a buttarlo a mare. 

martedì 29 luglio 2014

Fuori dal mondiale l’Italia ruzzola sulle banane

In Spagna, alcuni mesi fa, durante la partita di calcio Villarreal vs Barcelona il giocatore brasiliano Dani Alves si apprestava a battere un calcio d’angolo quando dagli spalti gli veniva lanciata una banana, becero gesto di dileggio per il colore della sua pelle.
Con encomiabile prontezza di spirito Dani Albes raccolse la banana, la sbucciò e, come se nulla fosse, incominciò a mangiarla.
Il ricorso incivile e rozzo al lancio di banane verso giocatori di colore non è però una esclusiva dei pseudotifosi spagnoli.
Infatti, quel gesto idiota venne ripetuto a Bergamo, pochi giorni dopo, durante la partita Atalanta vs Milan, con il lancio di banane all’indirizzo di Kevin Constant, giocatore franco-guineano.
In realtà, ogni domenica negli stadi si può assistere ad inconsulti ed esecrabili atti di violenza, ad ululati razzisti, a manifestazioni varie di inciviltà che contrastano sia con i valori dello sport che con il genuino tifo per la squadra del cuore.
Un pezzo del nostro Paese, purtroppo, continua a dar prova di una inquietante incapacità a vivere in una società multirazziale, suggestionato anche da alcuni movimenti politici che fanno del razzismo il loro stendardo.
Ieri, in Italia, erano le popolazioni del sud ad essere disprezzate e derise, oggi invece ad essere oltraggiato e dileggiato è chi viene considerato diverso per il colore della pelle, per credo religioso o per i suoi costumi.
Questi moti di inciviltà avvelenano anche il mondo del calcio, nonostante i vertici federali, nazionali ed internazionali, da alcuni anni siano impegnati a contrastare il razzismo nel tentativo di educare le tifoserie e di impedire il verificarsi di manifestazioni becere.
Il nostro mondo del calcio, per di più, non solo è vecchio, ma è malato di tracotanza e respinge ogni tentativo di rinnovamento.
Eppure, il tracollo dei risultati sportivi a livello internazionale è sotto gli occhi di tutti.
Una tracotanza che, in queste ore, si sta palesando in tutta la sua boriosa ottusità.
Conclusa la fallimentare partecipazione italiana al campionato del mondo in Brasile, il commissario tecnico ed il presidente della FIGC si sono dimessi.
Dimissioni che avrebbero dovuto offrire una fantastica opportunità per rinnovare il sistema calcio nel nostro Paese.
Invece, a portare una fresca ventata di cambiamento ecco che, con il sostegno di 18 delle 20 società di serie A, avanza la candidatura alla presidenza della FIGC del 71enne Carlo Tavecchio.
Ex dirigente bancario, sindaco democristiano di Ponte Lambro per diciannove anni, presidente della Lega Nazionale Dilettanti, membro del CdA del Football Club Internazionale Milano SpA, il signor Tavecchio può sfoggiare nel suo curriculum anche cinque processi ed altrettante condanne per falsità in titolo di credito, evasione fiscale e di IVA, omessi versamenti di ritenute previdenziali ed assicurative, falsità in denunce obbligatorie, violazione delle leggi anti-inquinamento.
Perbacco, in un Paese, l’Italia, in cui spadroneggiano pregiudicati, mafiosi, collusi, corrotti e corruttori, quello di Tavecchio è senza dubbio il curriculum perfetto per la presidenza della FIGC !
Purtroppo però nel curriculum si è infilata una … buccia di banana.
Infatti Tavecchio esponendo, alla assemblea della Lega Dilettanti,  il suo progetto “innovatore” per la FIGC si è soffermato sulla presenza, nei campionati italiani, di calciatori extracomunitari sostenendo che: “In Inghilterra li fanno giocare se dimostrano di avere un curriculum ed un pedigree (NdR: probabilmente come quello dei cuccioli di cane!), noi invece diciamo che Opti Pobà, che prima mangiava le banane, è venuto qua ed adesso gioca titolare nella Lazio e va bene così” (NdR: la stampa transalpina si è risentita intravedendo in Opti Pobà un riferimento a Paul Pogbà, nazionale francese e giocatore della Juventus).
Ascoltate queste parole non si può fare a meno di pensare che Tavecchio sia uno degli esagitati che la domenica infettano gli stadi con ululati razzisti e lancio di banane.
L’assordante silenzio che ha fatto seguito alle parole del signor Tavecchio conferma, però, quanto i dominus del nostro calcio siano ottusi ed impudenti.
Le uniche reazioni ufficiali di sconcerto e di sdegno sono giunte, infatti, dal presidente dell’Assocalciatori, Damiano Tommasi, e dal presidente della Associazione Allenatori Calcio, Renzo Ulivieri.
Per le società di serie A, invece, dopo Juventus e Roma che già avevano negato il loro appoggio, nelle ultime ore contro la candidatura di Tavecchio si sono espresse anche Fiorentina, Sampdoria e Cesena.
A far sentire la sua voce, invece, è stata la Federazione Internazionale (FIFA) che ha inviata una lettera alla FIGC per invitarla ad indagare, decidere e riferire sulle parole di Tavecchio.
Commentando la lettera della FIFA alla FIGC, la Commissaria allo sport dell’UE ha lodato il richiamo della FIFA ricordando che: “razzismo e discriminazioni non hanno posto nel calcio”.
Insomma il calcio italiano, dopo la penosa eliminazione dai mondiali, si sta esponendo ad un’altra figuraccia internazionale !

domenica 27 luglio 2014

Renzi al guinzaglio non serve al Paese

L’eccitazione, che si è impossessata di Matteo Renzi da quando si è insediato a Palazzo Chigi, deve averne compromesso lo stato di coscienza provocando gravi disturbi di orientamento rispetto a tempo e persone, determinando così la perdita del controllo critico tra fantasia e realtà, con deliri che talvolta si manifestano in vere allucinazioni.
Ascoltando ciò che dice ed osservando ciò che fa, si ha la sensazione che Renzi viva in un permanente stato di confusione mentale.
Una patologia che si è manifestata, per la prima volta, lo scorso 24 febbraio quando, presentatosi alle Camere per chiedere il voto di fiducia al suo governo, ha esibito un roboante programma di quanto avrebbe realizzato nei 150 giorni successivi.
Quei 150 giorni, purtroppo, scadranno tra poche ore ed a fronte di tanto blablabla gli italiani hanno visto realizzarsi ben poco.
Nel discorso di insediamento, ad esempio, aveva assicurato che entro il mese di marzo (ovviamente del 2014 !!!) il governo avrebbe adottati interventi decisivi per ridefinire e rilanciare il mercato del lavoro, l’occupazione ed il tessuto produttivo.
Alla luce della grave crisi occupazionale e delle imprese che affligge il Paese, sarebbe stato logico attendersi che dovessero essere questi i problemi assolutamente prioritari da affrontare, invece al momento il preconizzato Job Act resta un oggetto misterioso dal destino incerto.
E che fine ha fatto la riforma della giustizia che Renzi si era impegnato a varare entro giugno ?
Nel suo sproloquiare, però, Renzi aveva fantasticato anche di tre milioni di euro da destinare ad interventi di ristrutturazione degli edifici scolastici, mentre in realtà si renderanno disponibili non più di 500 milioni.
Così, dopo aver propagandata come la panacea di tutti i problemi la spending review predisposta dal commissario Cottarelli (che prevedeva risparmi per 7 miliardi nel 2014, 18 miliardi nel 2015 e 34 miliardi nel 2016) Renzi, spaventato dal dover intervenire con le forbici sul complesso degli sprechi pubblici, ha deciso di rinculare e di spending review non ne parla più.
Oddio, è vero che ha messo in vendita su eBay qualche decina di auto blu da rottamare, ma tutto è finito lì.
Neppure sulle due riforme, per le quali è tenuto al guinzaglio da Berlusconi, Renzi è riuscito a rispettare gli impegni proclamati.
La riforma della legge elettorale, ad esempio, avrebbe dovuto essere approvata entro il 15 marzo (… sempre del 2014 !!!) ed invece a fatica ha ottenuto il solo voto favorevole della Camera.
Per la riforma del Senato, invece, la bagarre è appena iniziata e non è detto che riesca a superare indenne le forche caudine dei circa ottomila emendamenti che dovranno essere votati dall’aula.
Ora è pur vero che, tenuto saldamente al guinzaglio dagli accordi del Nazareno, Renzi non abbia molti spazi di manovra.
Però, se non vuole concludere “cornuto e mazziato” questa sua esperienza a Palazzo Chigi, deve rendersi conto che il Paese degrada di giorno in giorno e che l’Unione Europea non sarà disposta a dargli una mano se non metterà subito mano alle riforme economiche.
Se Renzi continuasse a dilapidare settimane e settimane di lavori parlamentari per incaponirsi sulla riforma della legge elettorale e su quella del Senato, che non portano alcun beneficio al Paese in crisi, anche l’elettorato che ha premiato il PD alle elezioni europee, con il tanto celebrato 40,8%, finirebbe per voltargli le spalle.

sabato 26 luglio 2014

Delle popolazioni civili c’è massacro e massacro

È di queste ore la notizia che il gabinetto di sicurezza israeliano ha respinta la proposta per una tregua umanitaria di sette giorni formulata dal Segretario di Stato USA, John Kerry, e dal Segretario Generale ONU, Ban Ki-Moon.
Sembra che Netanyahu abbia motivato il rifiuto con il non accoglimento della condizione di ritirare, durante la tregua, le truppe israeliane dalla Striscia di Gaza.
Un rifiuto che suona come uno smacco sgradevole per la diplomazia a stelle e strisce che, solo pochi giorni prima, aveva espresso voto contrario alla risoluzione del Consiglio ONU di Ginevra per l’apertura di una inchiesta sugli eventuali crimini di guerra israeliani nella striscia di Gaza.
Al voto contrario USA si era subito accodata la non meno deplorevole e sconcertante decisione dei Paesi dell’Unione Europea, tutti, di astenersi dal votare la risoluzione dell’ONU.
Pur non negando il sacrosanto diritto dello Stato di Israele di esistere, non posso fare a meno di ritenere che sia una esecrabile ipocrisia mediatica voler definire guerra la brutale aggressione israeliana alla Striscia di Gaza.
Mi sembra ipocrita esattamente come considerare una gara sportiva il combattimento tra un lottatore di sumo ed uno smilzo ed imbelle ragazzino.
Lo spiegamento di aerei, elicotteri, mezzi corazzati e truppe, messo in campo da Israele, per aggredire la Striscia di Gaza, ha già causati, fino ad oggi, più di 800 morti e diverse migliaia di feriti.
Tra i morti si contano centinaia di donne e bambini, e trovo inaccettabile giustificare la strage di civili come inevitabile perché sarebbero usati da Hamas come scudi umani.
Anche perché sicuramente non erano scudi umani di Hamas i funzionari ONU morti insieme a donne e bambini nella scuola dell’UNRWA, presa a cannonate dai blindati israeliani.
A farmi incazzare (mi scuso, ma quando ce vo’ ce vo’) è il fatto che la diplomazia americana e quelle europee sembrano volersi arrogare il diritto di giudicare se l’eccidio di donne e bambini sia o meno un crimine, a seconda della nazionalità di chi lo commette.
Non molti mesi fa, infatti, di fronte al massacro della popolazione siriana perpetrato dai militari di Assad, in una guerriglia senza fine, ottenuta la condanna della Siria dall’ONU gli Stati Uniti avevano inviata la portaerei Eisenhower a poche miglia dalle coste siriane con l’intento di usarla come base per un possibile intervento delle forze NATO.
Sui crimini commessi da Assad pesava anche il timore che fossero state usate bombe al Sarin contro la popolazione civile.
Ora, la domanda che mi pongo è: per le diplomazie americana ed europee i massacri commessi da Assad, sulla popolazione siriana, sono forse più criminali di quelli che Israele sta compiendo sui civili palestinesi ?
E poi, gli Stati Uniti e l’Europa pretendono di avere il diritto di selezionare le popolazioni civili tra quelle che vanno tutelate e quelle, invece, che possono essere impunemente trucidate solo per non turbare interessi economici e relazioni di amicizia e di business ?

venerdì 25 luglio 2014

Requiem per la Costa Concordia

Per il vero uomo di mare ogni barca, e non solo la sua, rappresenta una ricchezza di cui avere cura perché è il luogo in cui, di volta in volta, si vive e si lavora, ci si rifugia per riposarsi, per ricordare o per godere del calore di familiari ed amici.
Per questo immagino la tristezza che può aver angosciati molti uomini di mare osservando il convoglio, un corteo “funebre”, che si è formato per accompagnare mestamente la carcassa della Costa Concordia nella sua ultima rotta verso la demolizione.
Come non indignarsi, perciò, quando, nelle stesse ore in cui il convoglio lasciava l’isola del Giglio, dai media veniva dato ampio risalto alle foto di un ridanciano Francesco Schettino ospite, ad Ischia, del White Party organizzato dall’editore Piero Graus che, a breve, curerà la stampa delle “epiche” memorie di questo sciagurato individuo.
Un battage che, personalmente, ho vissuto come un intollerabile affronto alle 32 vittime del signor Schettino, unico responsabile di quella terribile sciagura.
Supponevo, ingenuamente, che, per colui che ha sulla coscienza la morte di 32 passeggeri a lui affidati ed è accusato di omicidio colposo plurimo, la giustizia italiana avesse disposti come minimo gli arresti domiciliari.
Invece no !
Al signor Schettino la magistratura concede di vivere libero, senza alcuna limitazione, così da essere ricevuto in salotti mondani e festini, ospite d’onore imbarazzante con il quale giunoniche signore amano fare un selfie.
Ancora uno sconcertante riscontro del perché, al comune cittadino, sia difficile comprendere a quali logiche si richiamino, troppo spesso, le decisioni che i magistrati prendono in nome della giustizia.
Mentre sui media imperversavano le foto del signor Schettino, libero e festaiolo, infatti, a Este solerti carabinieri arrestavano e traducevano al carcere di Opera il deputato Giancarlo Galan, del quale solo due ore prima la Camera aveva autorizzato l’arresto.
Così tanta fretta perché, per i magistrati di Venezia, esisterebbe  il rischio di reiterazione dei reati dei quali Galan è accusato, vale a dire corruzione, concussione e riciclaggio.
Sarebbe stato meglio, per Galan, essere accusato di omicidio colposo plurimo!
Galan, però, molto probabilmente si starà anche chiedendo come mai lui, che per il momento è solo indagato, sia rinchiuso in cella mentre i magistrati concedono la libertà, ad esempio, al signor Schettino od al signor Berlusconi che, invece, continua ad essere libero cittadino pur essendo stato già condannato in via definitiva a quattro anni.
A proposito del pregiudicato Berlusconi, la notizia di oggi è che il TAR del Lazio ha respinta la sua richiesta di tornare in possesso del passaporto che gli era stato ritirato subito dopo la sentenza emessa dalla Cassazione.
Senza il passaporto, infatti, Berlusconi non potrà recarsi a trascorrere qualche giorno di vacanze libertine in Russia, nella dacia del suo sodale Putin.
Che faccia tosta !  

martedì 22 luglio 2014

Cosa avranno da festeggiare in Forza Italia ?

Io sarò anche un po’ sprovveduto e rimbambito, ma non riesco proprio a comprendere tutta questa euforia, tutti questi festeggiamenti che impazzano in Forza Italia dopo la sentenza d’appello che ha assolto “il pregiudicato” nel processo Ruby.
Per quanto possa essere sprovveduto e rimbambito ricordo molto bene, però, di aver studiato che una sentenza può considerarsi definitiva solo dopo i tre gradi di giudizio.
Mi viene in mente il professore di diritto e procedura penale che per mesi ci ha ossessionati ripetendoci: “un imputato deve essere ritenuto innocente o colpevole solo dopo il terzo grado di giudizio”.
Già vedo il prof. Conso compiacersi in cuor suo perché questo ex studente, poco diligente e molto svagato, ricorda ancora i suoi insegnamenti.
A ogni buon conto bando alle ciance e ritorniamo ai festeggiamenti forzisti, probabilmente prematuri.
Già, probabilmente !
Nella fretta con cui si è voluto chiudere il processo d’appello, senza riascoltare neppure un testimone, con tre sole udienze e poco più di tre ore di camera di consiglio, c’è qualcosa, infatti, che lascia sconcertati.
Un dubbio: forse che tutto ciò abbia a che vedere con il “patto del Nazareno”?  
Certo è che, in queste ultime 48 ore, Berlusconi non solo sembra aver dimenticato di essere comunque un pregiudicato, ma pare anche non preoccuparsi affatto che il processo Ruby possa affrontare ancora il terzo grado di giudizio.
Appunto, possa !
La domanda difatti è: sarà consentito alla Procura di Milano di impugnare in Cassazione quella sentenza di assoluzione che fa somigliare l’Italia ad una repubblica delle banane ?
Sorprende, infatti, che né i media, né lo stesso PM De Petris abbiano parlato, fino ad oggi, del possibile ricorso in Cassazione, quasi che il processo Ruby si debba considerare concluso con la sentenza di appello.
Eppure, di solito, anche prima di conoscere le motivazioni i PM manifestano subito il proposito di ricorrere in Cassazione ogniqualvolta le sentenze disattendano le loro richieste.
Ma, a gettare ulteriori ombre sul misterioso “patto del Nazareno” c’è la convinzione con cui “il pregiudicato” già parla di un intervento legislativo che, superando la legge Severino, renda possibile anche ai condannati in via definitiva di candidarsi al Parlamento.
Matteo Renzi ne sa qualcosa ? 
Ha già in tasca il decreto legge scritto da Ghedini ?
Se si trattasse non solo di una ipotesi, bensì di una concreta eventualità nascosta tra le pieghe del “patto del Nazareno”, alle prossime elezioni politiche, con le liste bloccate tanto care a Berlusconi, i pregiudicati di destra e di sinistra traslocheranno, coperti da rinnovata immunità, dalle patrie galere a Palazzo Madama od a Montecitorio.
Si mormora perfino che, ascoltate le parole di Berlusconi, Marcello Dell’Utri, rinchiuso nel carcere di Parma, abbia già iniziato a preparare la sua campagna elettorale.

domenica 20 luglio 2014

Tarantella all’italiana

Tra le melodie della tradizione musicale di Napoli è molto popolare la tarantella, di Valente e Fiorelli, i cui versi sembrano scritti su misura per tratteggiare i passaggi della vita italiana, non solo politica, dei nostri giorni.
“Chi ha avuto, ha avuto, ha avuto …
chi ha dato, ha dato, ha dato …
scurdámmoce ‘o ppassato,
simmo ‘e Napule paisá ! …”
Espressione di una filosofia ingenua ma essenziale, con l’illusione di potersi scrollare di dosso ogni preoccupazione ed ogni ricordo e di affrontare il futuro senza grattacapi.
Versi di una tarantella che potrebbero fare da sottofondo, come leitmotiv, oltre che ai comportamenti di Renzi, anche alla sua  stessa visione politica.
Perché non immaginare, ad esempio, che Matteo Renzi, nell’ormai famoso sabato di gennaio al Nazareno, sia andato incontro al suo ospite, Berlusconi, canticchiandogli “chi ha avuto, ha avuto, ha avuto … chi ha dato, ha dato, ha dato … scurdámmoce ‘o passato”?
Versi che, di certo, le orecchie di un Berlusconi, già pregiudicato ed emarginato dalla scena politica, non possono avere ascoltati che con goduria, interpretandoli come una prospettiva di rinascita.
Da quel giorno, infatti, pur condannato in via definitiva, pur se non più senatore, pur se abbandonato da molti accoliti, ringalluzzito dalla tarantella dedicatagli da Renzi, Berlusconi non solo sarebbe riemerso dall’isolamento, ma sarebbe riuscito con scaltrezza ad abbindolare il grullo fiorentino fino al punto da dettargli l’indirizzo politico del Partito Democratico.
Sofferente di “arcoredipendenza”, da quel sabato Matteo Renzi di fatto non muove foglia che Berlusconi non voglia.
Renzi, vive talmente in simbiosi con Berlusconi da aver compreso, nell’incontro Pd-M5S, che Di Maio lo stava ridicolizzando incalzandolo, su ogni argomento, con la domanda: “ma deve andare ad Arcore a chiedere il permesso?”.  
È pur vero che Berlusconi, con il suo ringalluzzire, ha saputo allungare le mani sul PD, ma è altrettanto vero che ha dovuto assistere ai venticelli di sedizione che soffiano all’interno di Forza Italia da chi ritiene stridente la tarantella renziana.
Una tarantella che, con i suoi versi “chi ha avuto, ha avuto, ha avuto … chi ha dato, ha dato, ha dato … scurdámmoce ‘o passato”, è parsa fare da sottofondo alla sentenza di assoluzione di Berlusconi nell’aula della Corte d’Appello di Milano.
Versi, appunto, che non solo Berlusconi ma anche Emilio Fede, Lele Mora, Giancarlo Galan, Nicole Minetti, Denis Verdini, Marco Milanese, Lia Sartori, si augurano di sentire riecheggiare ancora nelle aule di tribunale.
Per questo, chiedendo venia a Valente e Fiorelli, mi permetterei di sostituire l’ultimo verso della loro tarantella.
Invece di “… scurdámmoce ‘o passato” proporrei un verso più adatto al momento storico del nostro Paese: “scurdámmoce ‘a legg’ e ‘a giustizia”

sabato 19 luglio 2014

Italia, sempre più repubblica delle banane

La sentenza sconcertante, per usare un eufemismo, emessa dai giudici della seconda sezione penale della Corte d’Appello di Milano con l’assoluzione di Berlusconi, condannato in primo grado a 7 anni ed alla interdizione perpetua dai pubblici uffici, rende soccombente ogni recriminazione contro coloro che, all’estero, considerano l’Italia una repubblica delle banane.
Ai giudici della Corte d’Appello, infatti, sono bastate tre udienze e poco più di tre ore di camera di consiglio per ribaltare la sentenza che i giudici di primo grado avevano emessa, dopo mesi di indagini, l’escussione di decine di testimoni, centinaia di ore di dibattimento in aula.
Di fronte a questo coup de theatre del Tribunale di Milano non si può fare a meno di sorridere apprendendo che il Presidente della Corte d’Appello, Enrico Tranfa, si è riservati 90 giorni di tempo per rendere note le motivazioni di una sentenza che il collegio giudicante ha deliberata in soli 180 minuti di camera di consiglio.
Che dire, poi, delle parole con cui Gaetano Quagliarello ha commentata la sentenza: “Quella di oggi è una sentenza storica che dimostra come lo Stato di diritto alla fine prevalga e come non si possano trascinare sul piano penale comportamenti personali, stili di vita, errori politici ?  
A leggere bene questa dichiarazione si può dedurre che, per il già ministro delle riforme e membro della 2a. commissione Giustizia, Quagliariello, non dovrebbero essere perseguiti penalmente i reati conseguenti a “comportamenti personali, a stili di vita, errori politici”.
Ora, apprendere dalla viva voce di questo bacchettone, strenuo oppositore del “fine vita”, che non deve essere considerato reato la frequentazione di  prostitute minorenni, non solo crea sconcerto, ma suggerisce a quanti sono in carcere per il reato di prostituzione minorile di richiedere subito la revisione dei loro processi.
D’altra parte, l’indulgente permissivismo di Quagliariello sembra in perfetta sintonia con i principi etici della Corte d’Appello che ha assolto Berlusconi dall’accusa di prostituzione minorile ritenendo che “il fatto non costituisce reato”.
In attesa delle motivazioni di questa “sentenza storica” sarà interessante e spassoso scoprire l’imbarazzo dei magistrati romani che, a giorni, dovranno giudicare imputati della "Roma bene" per il reato di prostituzione minorile.
Può sembrare una annotazione maliziosa ma va ricordato che il 1° ottobre 2012, quando il processo Ruby era già in dibattimento in aula a Milano, il Parlamento italiano, ratificando, con la legge 172, la Convenzione Europea di Lanzarote per la protezione dei minori,  ne modificò il testo originale introducendo il concetto di “ignoranza inevitabile dell’età del minore”, intendendosi tale l’ignoranza non rimproverabile a titolo di colpa.
Una modifica “ad personam” che potrebbe aver influito sulla sentenza di assoluzione.
I giudici della Corte d’Appello, però, hanno assolto Berlusconi anche dalla accusa di concussione perché “il fatto non sussiste”.
In questa decisione il moralismo non c’entra.
C’entra, invece, il preciso proposito dei giudici di non riconoscere che nella notte del 27 maggio 2010, telefonando personalmente, e non tramite il suo segretario, al Capo di Gabinetto della Questura di Milano per pretendere il rilascio di Ruby, che si trovava in stato di fermo, Berlusconi abbia abusato del suo ruolo di capo del governo per indurre il funzionario a contravvenire a procedure e norme di legge.
Che non fosse una semplice richiesta lo attestano sia l’esplicito avvertimento di Berlusconi che, trattandosi della “nipote di Mubarak”, si rischiava un incidente diplomatico, sia il fatto che la Questura rilasciò Ruby contro il parere del magistrato del tribunale minorile che aveva chiesto di accompagnarla presso una casa famiglia.
Anche se non si tratta, comunque, di una sentenza definitiva sempre che alla Procura non sia impedito di ricorrere in Cassazione, non può essere sfuggito che, già solo ascoltando la castigata requisitoria del pubblico ministero De Petris si percepiva nell’aula della Corte d’Appello un’aria  conciliante da tarallucci e vino.
Come non rimanere sbigottiti, infatti, nell’ascoltare che, per il pubblico ministero, il meretricio è un “commercio dei genitali”, i soggiorni ad Arcore non erano “proprio come prendere il tè delle cinque a casa di una anziana signora”, le prestazioni delle signorine erano “pernottamenti ad Arcore”, la competizione tra le giovani donne per trascorrere la notte a Villa San Martino si spiegava con la opportunità  di “una maggiore remunerazione”?
Certo è che a noi, comuni mortali, sfuggono le ragioni che possono aver indotti i giudici della seconda sezione penale della Corte d’Appello a sputtanare così ferocemente, con il ribaltamento della sentenza, i loro colleghi di primo grado.
Infatti, il ribaltamento della sentenza ha una sola chiave di lettura: i giudici di primo grado hanno presi fischi per fiaschi commettendo un errore madornale.

venerdì 18 luglio 2014

Incontro PD – M5S, inutile e scontato

Il secondo incontro, trasmesso in streaming dalla Sala del Cavaliere di Montecitorio, tra la delegazione del PD, guidata da Matteo Renzi, e quella del M5S, guidata da Luigi Di Maio, ha offerto uno spettacolo sconsolante a quelle migliaia di italiani che lo hanno seguito con stoicismo, senza farsi sopraffare da un più che giustificabile pisolino.
Eppure sarebbe stato logico attendersi che l’incontro, se non proprio conclusivo, consentisse almeno ai partecipanti di definire qualche punto di convergenza, dopo che il PD aveva preteso che il M5S prendesse carta e penna per dare dettagliati riscontri e motivate repliche alle dieci domande formulate da Renzi.
Invece, checché ne dicano i partecipanti, con le loro scontate parole di circostanza, ed i cronisti con i loro compiacenti resoconti, l’incontro è risultato del tutto inutile, troppo spesso scontato, a tratti segnato da venature di ridicolo.
Fin dalle prime battute è apparso evidente che la delegazione del PD, altezzosa oltre misura, era lì solo per non essere riuscita a trovare altre scuse per sfuggire ai pressanti inviti del M5S.
L’obiettivo, di Renzi e degli altri componenti la squadra, era evidentemente quello di menar il can per l’aia, temporeggiare in attesa di conoscere la sorte della travagliata riforma del Senato.
Come al solito il Segretario PD/Premier si è profuso in fiumi di parole inconcludenti, dribblando uno dopo l’altro tutti i temi che Di Maio poneva sul tavolo.
A causa del suo tergiversare Renzi ha dovuto perfino incassare la provocazione di non saper prendere decisioni senza consultare Berlusconi.
La delegazione del M5S, invece, si è presentata all’incontro come una scolaresca un po’ secchiona e testarda che, dopo aver fatti i compiti a casa ed aver studiata la lezione, si proponeva di far uscire allo scoperto Renzi ed i suoi sugli aspetti principali della legge elettorale.
Per questo Di Maio ha continuato ad incalzare Renzi con domande chiare ed inequivocabili.
“Il PD è favorevole alle preferenze ?”
“Il PD è d’accordo per eliminare l’immunità per deputati e senatori ?”
“Il PD è disponibile a riconsiderare il principio delle candidature multiple ?”
“Il PD è d’accordo con il doppio turno di lista e non di coalizione?”.
L’incontro, per oltre un’ora, è andato avanti con il M5S che poneva domande su punti concreti della legge elettorale ed il PD che nicchiava, discorreva del sesso degli angeli, rinviava le risposte ad un incontro successivo.
A raggiungere, però, l’apice del ridicolo è stato Renzi ripetendo come un mantra “prima dobbiamo fare un giro ufficiale sulla legge elettorale per consultare le altre forze politiche che condividono le riforme”.
Perdindirindina, ma che novità è mai questa ?
A gennaio, uscito dal Nazareno con l’Italicum che Berlusconi gli aveva mollato in mano, Renzi è corso in direzione del PD con un diktat chiaro “la legge elettorale è questa e non si tocca”.
Ora, invece, vuole fare un giro ufficiale di consultazioni ?
E chi dovrebbe incontrare in questo giro ufficiale se non Berlusconi ?
Infatti Alfano si è già espresso con chiarezza per le preferenze e non mi sembra esistano altre forze politiche disposte a sostenere l’Italicum.
Comunque, anche dopo questo incontro appare ancora nebuloso ed incerto quale sia l’indirizzo politico sulla legge elettorale di un PD, affrancato dalla supervisione di Berlusconi.

giovedì 17 luglio 2014

Conte, le dimissioni e la cena di banchieri

Gent.ma Signora Evelina Christillin,
ho letto l’articolo, a sua firma, pubblicato su L’Huffington Post di ieri, dal titolo “Adios al grande Antonio Conte che questa volta ha agghiacciato lui tutti noi bianconeri”.
Riferisce che la notizia delle dimissioni di Antonio Conte da allenatore della Juventus, appresa nel corso di una “pallosa” cena di banchieri (così la definisce lei), avrebbe creato così tanto soqquadro da far dimenticare i seriosi discorsi su Basilea 3 o sull’Asset Quality Review.
Mi sorprende che proprio a lei la notizia delle dimissioni sia giunta solo all’ora di cena, quando ufficiosamente era nota già all’ora del tea, a meno che l’incipit del suo articolo non volesse solo far presente a noi, comuni mortali, che lei frequenta personaggi influenti.
Non è stato di certo, però, il reportage sulla sua importante cena che mi ha infastidito.
Ad indispettire me, juventino oramai decrepito, oltre alla sua chiosa alle dichiarazioni rilasciate a caldo da Conte, è stato soprattutto il mieloso panegirico con cui lei ha voluto incensare l’operato del presidente Andrea Agnelli.
Un presidente che, secondo lei, “ne aveva piene le scatole … delle bizze psicosomatiche del suo coach”.
Non ho motivo per mettere in dubbio questa sua testimonianza, anzi la ritengo più che attendibile.
Mi e le domando, però, come mai a maggio, dopo la conquista del terzo scudetto consecutivo, quando Conte aveva manifestata l’intenzione di lasciare, Andrea Agnelli avesse tanto insistito per trattenere quel rompiscatole di allenatore.
Non solo, ma se i media, a cominciare da Tuttosport, non raccontavano fandonie, sempre a maggio Agnelli aveva proposto a Conte addirittura il rinnovo del contratto con un generoso aumento dell’ emolumento.
Siccome Conte rifiutò il rinnovo è evidente, gentilissima signora, che il problema non era economico, ma di garanzie sul rafforzamento della squadra in vista della stagione 2014/2015 e della partecipazione alla Champions.
Perciò è legittimo supporre che, se nell’incontro di lunedì 19 maggio Conte desistette dal proposito di lasciare, lo fece perché aveva ricevute assicurazioni, dal presidente Agnelli, su una campagna acquisti importante e di qualità.
Ricorderà anche lei, gentile signora, che per settimane sono stati sbandierati i “quasi accordi” di Marotta, ad esempio, con Sanchez, Iturbe, Candreva, Drogba.
Uno straordinario rosario di flop avallato dal signor Agnelli.
Come se ciò non bastasse, lunedì 14 luglio nel bel mezzo del primo allenamento, Agnelli e Marotta si sono precipitati a Vinovo per informare Conte che anche la sua richiesta di trattenere Vidal e Pogba molto probabilmente non sarebbe stata esaudita poiché dalla Premier erano in arrivo fantastiche offerte.
Lei scrive di una “luna di miele che stava diventando, e anche rapidamente, una luna di fiele”, ed inganna i tifosi juventini quando afferma che “quello che ha portato via Conte dalla sua leggenda bianconera è stato lo stress di un trono troppo complicato da mantenere in equilibrio sul suo scranno”.
Eh no, gentile signora  Christillin, questo è veramente troppo !
Che le piaccia, o no, Conte ha lasciata la Juventus perché il presidente Agnelli, da lei tanto incensato, non ha mantenuto nessuno degli impegni che prese il 19 maggio per convincere Conte a non rassegnare allora le dimissioni.
Ora lei ha ragione quando sostiene che essendo il padrone del vapore Agnelli può fare e disfare come vuole, questo però non toglie che Agnelli stia dimostrando di essere un presidente mediocre e poco ambizioso.
La scelta di Allegri come sostituto di Conte ne è una conferma.
Può darsi che tra i motivi che hanno indotto Agnelli a scegliere Allegri ci si anche la certezza che non avrà più a che fare con un allenatore rompiscatole.
Se, però, fra qualche mese la Juventus galleggerà a metà classifica, Agnelli cambierà ancora allenatore secondo il modello Ferrara-Zaccheroni-Delneri ?
Gentile signora, accetti l’amara riflessione di un vecchio juventino: dopo che l’Avvocato ed il dottor Umberto hanno lasciato il timone della Juve, è scomparso con loro quello che tutto il mondo riconosceva alla Juventus: “lo stile”.
L’Avvocato, ad esempio, non avrebbe mai tollerata la grossolanità con cui sono stati trattati Del Piero, Deschamps … ed oggi Conte.
Cordialmente. 

lunedì 14 luglio 2014

L’ultimo viaggio della Costa Concordia

In base ai piani di lavoro predisposti, alle ore 06:00 di lunedì 14 luglio, condizioni meteo permettendo, le squadre di tecnici avvieranno la messa in rigalleggiamento della Costa Concordia.
Nella prima fase è previsto il recupero di circa due metri delle condizioni di rigalleggiamento, indispensabile per poter spostare di alcune decine di metri il relitto della nave dal luogo dove è naufragata il 13 gennaio 2012.
Secondo il dettagliato piano di recupero occorrerà almeno una intera settimana per recuperare le condizioni di rigalleggiamento necessarie perché il relitto, agganciato da due rimorchiatori oceanici e da due rimorchiatori portuali, possa iniziare il suo ultimo viaggio verso il porto di Genova.
Sono trascorsi oltre 900 giorni da quella infausta sera in cui 32 passeggeri hanno persa la vita, vittime della scellerataggine di Francesco Schettino.
L’isola del Giglio sarà liberata finalmente da quell’ingombrante rottame, meta di curiosi ma deleterio per il turismo, primaria risorsa economica per gli abitanti dell’isola.
A suscitare perplessità e preoccupazione in queste ore, però, sono le dichiarazioni rilasciate dall’amministratore delegato di Costa, Michael Thamm, e dal capo della Protezione Civile, Franco Gabrielli.
Entrambi hanno ribadito, difatti, che, per la complessità e le difficoltà di una operazione eseguita per la prima volta nella storia, esistano rischi correlati anche alle condizioni del vento e del mare nel periodo che va dalla giornata di lunedì 14 luglio fino al giorno previsto per l’arrivo al porto di Genova, il 25 o 26 luglio.
Una volta lasciata l’isola del Giglio, infatti, il relitto della Costa Concordia, trainato dai rimorchiatori, dovrà percorrere circa 200 NM ad una velocità media che non potrà superare i 2,5 nodi, a condizione che le onde del mare non superino i 2 metri (mare 4/5 della scala di Beaufort) e che la velocità dei venti, in particolare da S – SW, si mantenga inferiore ai 15 nodi.
Se, come è auspicabile, tutto procederà bene, la navigazione verso Genova dovrebbe durare non meno di 90 / 100 ore anche perché la rotta non potrà essere lineare.
In realtà il convoglio dovrà zigzagare, almeno nei primi giorni, per transitare a non meno di 10/15 miglia dall’isola di Montecristo, dall’isola di Pianosa, dall’isola d’Elba, da Bastia, dall’isola Capraia, prima di puntare diritto su Genova.
Sicuramente i tecnici di Titan Micoperi ed il Capo della Protezione Civile devono aver ragguagliato Renzi ed i suoi Ministri sulle difficoltà e sui rischi, anche imponderabili, che comporta il trasferimento del relitto, prima che il Governo scegliesse il porto di Genova per i lavori di demolizione della Costa Concordia.
Per questo, dopo quanto si è detto è legittimo domandarsi come mai, per i lavori di demolizione, il Governo non abbia scelto il porto di Piombino, distante solo 30 miglia dall’isola del Giglio, e raggiungibile dal convoglio con una rotta lineare in meno di 15 ore di navigazione e con minori rischi anche ambientali.
Una domanda, come mille altre, che rimarrà senza risposta.

domenica 13 luglio 2014

Un piatto di lenticchie per Matteo Renzi

Nell’Antico Testamento, Libro della Genesi, si narra di un Esaù affamato che, per avere dal fratello Giacobbe un piatto di lenticchie, senza pensarci su gli cedette prerogative e privilegi della primogenitura.
William Shakespeare, nell’opera teatrale “The Life and Death of King Richard III”, allo spietato Riccardo III, sconfitto sul campo nella battaglia di Bosworth ed impaurito dall’idea di essere catturato ed ucciso, fa pronunciare la celebre frase “Il mio regno per un cavallo”.
Ciò che accomuna queste due fantasiose narrazioni è il fatto che i personaggi siano arrivati a svendere la loro dignità per fame, l’uno, e per paura, l’altro.
Poiché si può dare per scontato che su Matteo Renzi non incombesse la necessità né di un piatto di lenticchie né di un cavallo, non resta altro da pensare che, in quel freddo sabato di gennaio al Nazareno, a spingerlo all’ambiguo ed inquietante aggrapparsi a Berlusconi, non più senatore e già pregiudicato, siano state solo la sua smodata ambizione e la sua voglia di protagonismo.
È anche vero, nondimeno, che già nel 2010 l’allora sindaco di Firenze, Matteo Renzi, si era recato ad Arcore per ossequiare  Berlusconi, a quei tempi Presidente del Consiglio.
Non si è trattato, quindi, di un improvviso coup de foudre.
I rapporti tra i due risalgono indietro negli anni come confermano, ad esempio, le cronache che, dopo il fallimentare tentativo di Bersani di formare un governo, raccontavano di un Renzi, voglioso di candidarsi alla presidenza del consiglio, sollecitare l’appoggio di Berlusconi.
In quella occasione, però, Berlusconi ancora senatore e non ancora pregiudicato, per ironia della sorte scelse di sostenere proprio Enrico Letta.
Anche alla luce di questo precedente vorrei poter soddisfare una mia semplice curiosità: in cambio del piatto di lenticchie (ovverossia la poltrona di Palazzo Chigi) cosa Matteo Renzi avrà mai svenduto a Berlusconi ?
Il “patto del Nazareno”, però, oltre a non essere scritto, ha affidata la memoria dei suoi contenuti ai soli due protagonisti.
Non resta, quindi, che immaginare con un po’ di fantasia quello che, ad esempio, Berlusconi potrebbe aver detto a Renzi in quel sabato di gennaio.
“Caro Matteo, tu vuoi far fuori Enrico Letta per prendere il suo posto a palazzo Chigi, e sai bene che solo io potrei aiutarti a realizzare la tua aspirazione.
Perciò, se vuoi il mio aiuto devi ascoltare ed accettare le mie condizioni, sapendo che potrebbero crearti difficoltà anche all’interno del tuo stesso partito.
Poiché sono condannato in via definitiva e non più parlamentare, voglio la garanzia che, una volta a Palazzo Chigi, tu faccia almeno ciò che sto per chiederti.
Tu vuoi proporti agli italiani come un riformatore ?
Bene, allora devi far approvare, così come è, questa riforma della legge elettorale preparata dai miei fedelissimi (NdR: l’Italicum !!!).
Innanzitutto, dovrai respingere ogni tentativo di introdurre il voto di preferenza perché solo io voglio scegliere le persone di mia fiducia da mandare in Parlamento.
Tradito da Alfano e da quel gruppuscolo di rinnegati, ormai non mi fido più.
Inoltre, devi fare in modo che passi il principio delle coalizioni elettorali, così non solo tagliamo fuori Grillo ma io potrò vincere le elezioni e cuccarmi il premio di maggioranza con una ammucchiata di liste, più o meno fasulle, che raccattino voti.
Per la riforma del Senato, invece, devi far fuori tutti i senatori nominati da Napolitano ed impedire che siano le odiose amministrazioni comuniste a farla da padrone in aula.
Se ci stai, per queste due riforme puoi contare su di me.
Ma c’è dell’altro. A Ministro dello Sviluppo devi nominare una persona di mia fiducia che blocchi l’asta delle frequenze, voluta da Monti, e tuteli gli interessi di Mediaset (NdR: Federica Guidi).
Sia ben chiaro, inoltre, che non potrai fare una riforma della giustizia che non sia stata preparata da me e da Ghedini, perché dobbiamo dare una lezione alle insopportabili toghe rosse.
Per incominciare devi nominare sottosegretari alla Giustizia, due personaggi che ti indicherò io (NdR: Cosimo Ferri e Enrico Costa).
Infine, caro Matteo, dopo che il Parlamento avrà approvate le riforme della legge elettorale e del Senato, Napolitano rassegnerà le dimissioni, e si dovrà eleggere il nuovo Capo dello Stato.
Tu mi devi garantire fin d'ora che, per il Quirinale, il tuo partito voterà compatto solo il candidato che mi riconoscerà come leader istituzionale, per aver partecipato al processo riformatore dello Stato, e che si impegnerà a scrollarmi di dosso le vicende giudiziarie concedendomi, di sua iniziativa, il provvedimento di grazia.
Caro Matteo, allora ti è tutto chiaro ? Rifletti bene e fammi sapere.”
Era il 18 gennaio 2014 !
Il 22 febbraio 2014 Matteo Renzi si è insediato a Palazzo Chigi !