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venerdì 11 luglio 2014

Il Paese degli “inchini”

Ancora un volta, a distanza di due anni e mezzo, stampa e Tv ritornano a dissertare di quella che sembra essere diventata una routine nel nostro Bel Paese: gli “inchini”.
Nel gennaio 2012, gli italiani scoprirono che, nell’insensato ma drammatico tentativo di eseguire il rituale atto di ossequio all’isola del Giglio, l’irresponsabile comandante della Costa Concordia fece naufragare, sugli scogli, la nave con gli oltre 4.000 passeggeri a lui affidati.
Oggi scopriamo, invece, che al rito dell’inchino può essere assoggettata non solo una nave, con i suoi ignari passeggeri, ma perfino una statua della Madonna.
È quello che è accaduto, infatti, alla statua della Maria Vergine delle Grazie, portata a spalle in processione per le strade di Oppido Mamertina, un comune di 5.000 abitanti in provincia di Reggio Calabria.
Si è venuti a conoscenza dell’accaduto solo perché il maresciallo della Benemerita, Andrea Marino, ed i suoi militi hanno abbandonato indignati il corteo processionale quando si sono resi conto che la statua della Madonna veniva fatta sostare, come atto di ossequio, sotto la casa dove vive, agli arresti domiciliari per motivi di salute, l’ergastolano ottantaduenne Peppe Mazzagatti, boss della ‘ndrangheta, condannato per omicidio ed associazione mafiosa.
La giustificazione squallida di don Benedetto Rustico, parroco di Oppido Mamertina stipendiato, peraltro, come tutti i parroci dallo Stato italiano, è stata: “bisognava fare così, sono trent’anni che si fa così”.
Se fosse vero ci sarebbe da allibire: possibile che nessuno se ne sia accorto e si sia ribellato in questi trenta anni ?  
La amareggiante realtà è che, se davanti all’isola del Giglio a perdere la vita furono 32 passeggeri della Costa Concordia, vittime del gesto irresponsabile di un incapace, ad Oppido Mamertina le vittime di quell’atto, sconsiderato ed intollerabile, sono stati la legalità e lo Stato.
La Magistratura ha subito avviata una inchiesta per scoprire chi abbia disposto che la statua della Madonna facesse l’inchino al boss mafioso.
Mi domando, però, se non siano da ritenersi altrettanto, se non più responsabili le autorità, a cominciare dal sindaco, Domenico Giannetta, e dai suoi assessori che, con la loro presenza alla processione e senza aver dimostrate disapprovazione ed indignazione, di fatto hanno avallata quella scelta inconsulta.
Nutro, però, l’amaro sospetto che quanto avvenuto ad Oppido Mamertina non rappresenti un caso isolato, e che in molti altri comuni, del nostro Paese, le statue della Madonna, di Gesù Cristo e dei Santi  siano utilizzate in vari modi come strumento di “inchino” per compiacere i mafiosi locali, anche tollerando, ad esempio, che siano i boss mafiosi a scegliere, tra i loro picciotti, i portatori delle statue nelle processioni.
Un sospetto che sembrerebbe trovare conferma nelle parole del Vescovo di Oppido-Palmi, Mons. Francesco Milito, che in queste ore ha deciso di sospendere a tempo indeterminato le processioni in tutti i 33 comuni della sua diocesi.
Sarebbe auspicabile che l’esempio di Mons. Milito fosse seguito dai molti Vescovi a capo di quelle diocesi nelle quali siano diffuse la presenza e le attività di organizzazioni mafiose e camorristiche.
Lo dovrebbero fare, se non altro, per rispetto ed in sintonia con le inequivocabili parole di Papa Francesco che, dalla Piana di Sibari il 21 giugno scorso, ha pronunciato l’anatema: “i mafiosi sono scomunicati”.
I credenti, d’altra parte, non hanno bisogno delle processioni per pregare e manifestare la loro religiosità, hanno mille altri luoghi ed infinite altre occasioni.

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