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giovedì 28 aprile 2016

Perché non vacanze premio per i corrotti ?

Dopo aver ascoltate le parole con le quali una parlamentare UDC spiegava alla intervistatrice perché i deputati di Area Popolare (NdR: aggregazione senza speranza di NCD ed UDC) sono contrari alla estensione dei termini di prescrizione per i reati di corruzione e per quelli commessi contro la Pubblica Amministrazione, non ho potuto fare a meno di pormi una domanda.
Forse che la motivazione vera, ovviamente inconfessabile, di NCD ed UDC sia la preoccupazione che, senza potersi giovare impunemente della corruzione o di azioni ai danni della Pubblica Amministrazione, molti di loro perderebbero l’interesse a fare politica ?
Pur con tutta la buona volontà, infatti, non riesco a vedere altra spiegazione al perché si alzino barricate a tutela, ad esempio, di corrotti e corruttori, di concussi e concussori.
Probabilmente sarò paranoico ma quei reati che NCD ed UDC vorrebbero patrocinare, proprio perché commessi ai danni della intera collettività, mi appaiono così abietti ed infami che meriterebbero di non essere mai e poi mai prescritti.
Sarà ma la prescrizione, con quei termini temporali che la politica manovra a suo piacimento, a me cittadino comune sembra un istituto giuridico perverso per almeno due motivi.
Innanzitutto perché il codice penale (NdR: Art. 157 e 158 cp) prevede che la prescrizione decorra dal momento in cui sia stato commesso il reato e non dal momento in cui il reato venga smascherato ed indagato.
Ora, prendiamo ad esempio il reato di corruzione.
Evidentemente, ne sono convinto, né il corruttore, né tantomeno il corrotto avranno interesse a rendere di pubblico dominio, con comunicati stampa e con interviste televisive, di aver commesso un atto corruttivo violando la legge.
Siccome, però, la prescrizione di un reato inizia a decorrere dal momento in cui lo si commette, se e quando la magistratura dovesse averne notizia ed iniziasse ad indagarlo, sarebbe già trascorso del tempo e, di conseguenza, i termini prescrittivi sarebbero in parte decorsi con la conseguenza che la prescrizione dell’illecito sarebbe più vicina.
Da cittadino, ignorante ma incazzato, mi domando perciò: perché mai il legislatore, visto che non la si vuole cancellare per sempre dal codice, non dispone che la prescrizione decorra solo dal giorno in cui il reato fosse scoperto ?
Capisco che in tal caso molti scranni in Parlamento e nei Consigli regionali e comunali non avrebbero più occupanti, ma almeno…
Anche perché, e vengo al secondo motivo per cui ritengo perverso l’istituto della prescrizione, il decorrere dei termini prescrittivi non si ferma neppure dopo che è iniziato l’iter processuale.
Per cui è gioco facile per gli avvocati della difesa appigliarsi ad ogni stratagemma e malizia per tirare alla lunga i processi e far sì che il reato diventi prescritto prima ancora che si arrivi a sentenza.
Ora, la proposta di legge che da tempo giace in Parlamento e sulla quale c’è, ohibò, il disaccordo di NCD ed UDC, non rimuove lo sciagurato principio di decorrenza della prescrittività, ma si limiterebbe a prolungare di due anni i termini della prescrizione, dopo la sentenza di primo grado, e di un ulteriore anno dopo la sentenza di appello.
Insomma, siamo alle solite.
Anche in questo caso, cioè, la nostra classe politica ha intenzione di prendere per i fondelli i cittadini con una legge che, di fatto, combatterebbe il cancro della ruberia con un decotto di fregnacce, al solo scopo di lasciare impuniti corrotti, corruttori e disonesti di ogni specie e colore politico.

martedì 26 aprile 2016

Quante code di paglia !

Del berlusconismo sta scopiazzando tutto, l’arroganza e la sfrontatezza, l’impostura e la ciarlataneria, la megalomania e la spocchia, la falsità  e la strafottenza, l’insolenza e la sopraffazione.
Insomma, il personaggio Renzi si muove, agisce e parla come il clone di Silvio Berlusconi.
Affinché, però, la clonazione risultasse perfetta gli mancava solo di inserire, in uno dei suoi sproloqui, una affermazione ad esempio come questa: “il Paese ha conosciuto negli ultimi 25 anni pagine di autentica barbarie legate al giustizialismo”.
Immagino che Berlusconi, nel suo dorato confino politico, si sia messo a saltare di gioia constatando come la clonazione fosse finalmente compiuta.
Parole, quelle pronunciate da Renzi, che per anni erano riecheggiate, come un mantra, da parte di Berlusconi e dei suoi galoppini.
Non bisognava essere chiaroveggenti per prevedere che come quelle di Berlusconi anche le parole di Renzi avrebbero ottenuto il plauso dei molti furfanti in circolazione, ma la disapprovazione di chi auspicherebbe, invece, la moralizzazione della vita politica.
Insomma, un vespaio sul quale è piovuta, non per caso, l’intervista che Piercamillo Davigo, neo presidente della Associazione Nazionale Magistrati, ha rilasciata al Corsera.
A Davigo, componente del pool di “mani pulite” agli inizi degli anni ‘90, l’intervistatore ha chiesto cosa sia cambiato oggi rispetto ai tempi di mani pulite.
La risposta di Davigo è stata semplice e chiara: “Non hanno smesso di rubare, hanno solo smesso di vergognarsi”.
Da cittadino comune, che riceve ogni giorno dai media la sua dose di novità sul malaffare imperante, mi domando che cosa mai il presidente dell’ANM abbia detto di così inedito, sconvolgente ed irrispettoso da provocare la reazione scomposta e generalizzata da parte della classe politica (NdR: con la sola eccezione dei pentastellati, o grillini che dir si voglia).
Si è trattato di reazioni così spropositate da indurmi a pensare che troppi politici  italiani abbiano la coda di paglia, punti sul vivo dalle parole di Davigo o perché già pizzicati dalla giustizia o perché timorosi di esserlo quanto prima.
Eppure non c’è politico, di destra, di centro, di sinistra, che a parole non condanni corrotti e corruttori, salvo poi ingegnarsi per trovare ogni mezzuccio che faciliti il malaffare.   
La verità è che la politica, da sempre, si dimostra troppo “timida”, per usare un eufemismo, nel promulgare leggi che contrastino la corruzione ed il malaffare.
Ecco perché appare come una intollerabile ipocrisia quella di Renzi quando grida ai quattro venti: “io rispetto i magistrati ed aspetto le sentenze”.
È ipocrisia dire “io aspetto le sentenze” quando sa bene che troppi processi non arrivano a sentenza perché castrati dai termini di prescrizione.
Termini di prescrizione  che la politica ha voluto sempre più ridotti proprio per evitare che i processi si concludessero con condanne per reati di ogni genere.
È un dato di fatto che ormai da mesi giacciono in Parlamento proposte di legge mirate a ripristinare tempi di prescrizioni che impediscano ai malfattori di farla franca, proposte che il governo Renzi continua ad ignorare, forse per evitare che amici ed amici degli amici finiscano in gattabuia.
Non solo ma è ipocrisia anche quando Renzi, solo per gettare fumo negli occhi degli italiani, ringhia per pungolare i magistrati a velocizzare i processi.
Lui sa benissimo, infatti, che da due anni il suo governo non fa nulla per dare attuazione a quel pacchetto di riforme, elaborato dalla task force guidata da Nicola Gratteri, che consentirebbe di abbattere tempi e costi dei processi penali.
Eppure era stato proprio Renzi, appena insediatosi a Palazzo Chigi, ad affidare a Nicola Gratteri l’incarico di elaborare quelle riforme.
Vuoi vedere che, leggendo le riforme proposte, Renzi sia trasalito perché attuandole avrebbe colpiti centri di potere a lui cari, rischiando di far finire in galera politici e colletti bianchi amici ? 

martedì 19 aprile 2016

L’illusione del quorum

Appena chiuse le urne si è data la stura alle elucubrazioni con cui analisti e commentatori politici si sono affrettati ad interpretare il mancato raggiungimento del quorum per il cosiddetto referendum delle trivelle.
Da un lato i filorenziani erano al settimo cielo per l’insuccesso del referendum, dall’altro, invece, i sostenitori del referendum si rallegravano perché oltre 15 milioni e mezzo di italiani si erano recati alle urne ed i “si”avevano superato l’85% dei voti espressi.
Insomma, come sempre ognuno dimostrava di avere di che rallegrarsi.
Troppo impegnati, però, a sputare sentenze nessun analista o commentatore ha saputo o voluto mettersi nei panni del comune uomo della strada per cercare i veri perché di quel risultato.
Ad esempio, il quesito referendario poneva un problema di sicuro critico, ma vissuto sulla loro pelle solo dalle popolazioni di alcune zone della fascia adriatica, e più in particolare da coloro che vivono il mare come una risorsa essenziale per la loro esistenza.
La maggior parte degli italiani, però, è portata a preoccuparsi e ad aver cura soprattutto del proprio orticello, dimostrandosi troppo spesso incurante delle difficoltà che affliggono gli orticelli dei vicini.
Per questo mi domando quale tormento possa aver generato, per esempio in un cittadino della Valle d’Aosta o dell’Alto Adige, il fatto che le trivelle inquinino il mare adriatico.
Ecco perché sono convinto che il quorum non si raggiungerebbe neppure qualora fosse promosso un referendum contro il via vai di transatlantici nel canal grande di Venezia o contro la TAV in Val di Susa.
Era facilmente prevedibile, perciò, che la maggioranza degli italiani disertasse le urne trattandosi di un problema che non toccava il loro orticello.
Non va neppure trascurato che i media di regime, ad iniziare dalle televisioni RAI, avevano meticolosamente oscurato il referendum, impedendo così ai cittadini di farsi una idea, se non altro, delle ragioni del si e del no.
Ma sull’astensionismo ha sicuramente pesato l’azione ricorrente di terrorismo disoccupazionista, messa in atto da Matteo Renzi e dai suoi galoppini, sparando la menzogna che, se avesse vinto il si, dal giorno dopo 11.000 ingegneri, tecnici ed operai, impiegati sulle piattaforme, si sarebbero trovati sul lastrico e senza lavoro.
Una menzogna monumentale perché era chiaro che qualora avesse vinto il si le piattaforme avrebbero continuato ad essere operative per l’intera durata delle concessioni in essere, per cui ingegneri, tecnici ed operai sarebbero rimasti al loro posto di lavoro.
Menzogna che Renzi ha avuta la faccia tosta di riproporre anche nella conferenza stampa di domenica, dopo la chiusura delle urne, affermando che l’eventuale vittoria dei si “avrebbe portato a 11.000 licenziamenti”.
Oddio, è vero che non è questa la prima menzogna di cui si sono serviti Renzi ed i suoi galoppini per turlupinare gli italiani, però è inspiegabile che nessuno dei molti cronisti presenti alla pletora di conferenze stampa ed interviste, rilasciate dalla gente renziana, abbia smascherata questa fandonia.
Eppure bastava leggere il quesito referendario per rendersene conto !
Comunque, nella storia della Repubblica è stato ancora una volta il mancato superamento del quorum a trasformare un referendum in un buco nell’acqua.
Mi domando, perciò: perché non prevedere un quorum anche per le consultazioni che conferiscono a qualcuno il potere di governare il Paese, le Regioni, i Comuni ?
Ad esempio, con la crescita dell’astensionismo registrata negli anni e con una legge elettorale come l’Italicum, è accettabile che arrivi a Palazzo Chigi,  magari dopo il ballottaggio, qualcuno che sia stato votato solo dal 15 / 20 % del corpo elettorale, cioè da meno dei 15.806.788 che hanno votato il referendum ?

sabato 16 aprile 2016

Parole avventate di un Presidente emerito

Devo confessare che, almeno durante il suo primo settennato, mi era sembrato che Giorgio Napolitano avesse adempiuto al suo mandato di Capo dello Stato con equilibrio, guadagnandosi popolarità ed una apprezzabile fiducia da parte degli italiani.
Anche se, tuttavia, alcuni suoi modi di agire, troppo invasivi e non del tutto lineari, avevano caratterizzato il biennio 2011/2012.
Quando, però, nel 2013 Giorgio Napolitano ha deciso di accettare il secondo mandato ho pensato che con quella scelta stava rischiando di gettare alle ortiche la immagine tutto sommato positiva che si era costruita nei primi sette anni.
Da quel momento, perciò, da comune cittadino ho seguito l’operato di Giorgio Napolitano con minore condiscendenza e con maggiore spirito critico.
Forse per questo l’idea che fino ad allora mi ero fatta di quel Presidente della Repubblica si è sbiadita a poco a poco ed ha assunte venature sempre più grigie sulla misura e sull’equilibrio di alcune sue scelte e modi di fare.
Ad esempio, non ho compreso perché di fronte alle dimissioni di Enrico Letta da Palazzo Chigi, dimissioni chiaramente provocate da una infame macchinazione, il Capo dello Stato non abbia ritenuto suo dovere indire nuove elezioni politiche ma, per la seconda volta nel giro di due anni, abbia deciso di affidare il governo del Paese di nuovo ad un soggetto non eletto dal Popolo sovrano.
Dopo due anni, comunque, Napolitano ha deciso di porre fine al secondo mandato per rientrare come senatore a vita a Palazzo Madama.
In questi giorni, però, Napolitano è tornato a far parlare di sè pronunciando parole inopportune, ancor più perché uscite dalla bocca di un Presidente emerito della Repubblica.
Infatti, a proposito del referendum sulle trivelle, che si svolgerà tra poche ore, Napolitano si è spinto ad affermare: “Non andare a votare è un modo di esprimersi sull’inconsistenza dell’iniziativa referendaria”.
Ora, a parte il fatto che definire “inconsistente” il referendum mi sembra superficiale ed irrispettoso nei confronti della Corte Costituzionale, che lo ha dichiarato ammissibile, mi domando anche da che pulpito venga oggi l’invito all’astensionismo.
Ricordo perfettamente, e farebbe meglio a ricordarselo anche il Presidente emerito, che quando lui era inquilino del Quirinale aveva stigmatizzato in più occasioni l’astensionismo degli elettori affermando, credevo lo dicesse con convinzione, che l’esercizio del voto è un dovere civico al quale ogni cittadino non può e non dovrebbe sottrarsi.
L’allora Capo dello Stato, d'altra parte, non faceva altro che richiamarsi all’Art. 48 della Carta Costituzionale alla quale aveva solennemente giurato fedeltà e leale osservanza.
Per questo mi domando: ma è mai possibile che oggi, solo allo scopo di tenere bordone a Matteo Renzi, Napolitano propagandi e giustifichi l’astensionismo senza provare vergogna ?
Vorrei sperare che si sia trattato solo di uno sconsiderato scivolone nel quale è incorso colui che noi italiani dovremmo rispettare e ricordare come un Presidente emerito della Repubblica fedele e leale difensore della Costituzione Italiana.  

giovedì 14 aprile 2016

C’era una volta … Scelta Civica

Penso che quando a Mario Monti venne la balzana idea di dar vita alla formazione di Scelta Civica non immaginava certamente che, dopo la sua uscita di scena, il partito sarebbe finito nelle mani di un segretario che, pur di ottenere per se una poltrona di governo, dapprima da sottosegretario e poi da viceministro, avrebbe ridotta Scelta Civica a servile zerbino di Renzi e dei suoi ghiribizzi.
Eppure, nel febbraio 2013 erano stati ben 2.824.065 elettori (NdR: cioè l’8,3% dei votanti) a dare il loro voto a Scelta Civica confidando che, come da programma, il partito si sarebbe prodigato, tra l’altro, nel combattere malcostume, inciuci, corruzione e, perché no, anche l’evasione fiscale.
Illusi ? Forse !
Troppo fiduciosi nel professor Monti ? Credo proprio di sì dal momento che Scelta Civica si presentava agli elettori con una armata Brancaleone che raccattava troppe anticaglie della decrepita politica italiana, Ferdinando Casini, Lorenzo Cesa, i finiani, etc..
Personaggi, cioè, che senza lo sprovveduto soccorso montiano sarebbero scomparsi definitivamente dalla scena politica.     
Fatto sta che oggi, a distanza di tre anni, secondo i sondaggi Scelta Civica sarebbe precipitata così in basso da essere accreditata, nella più favorevole delle ipotesi, di un miserevole 0,6/0,8%.
Insomma, una vera disfatta !
Non è, però, del futuro oramai segnato di Scelta Civica che ho intenzione di scrivere, quanto piuttosto desidero commentare un malfido emendamento che quattro deputati di Scelta Civica hanno inserito nella Legge di Stabilità 2016 e che, proprio in questi giorni, sta producendo i suoi primi effetti deleteri.
Prima di quel emendamento la legge prevedeva che l’Agenzia delle Entrate avesse dieci anni di tempo per accertare e contestare i reati tributari.
A Scelta Civica, evidentemente, sarà sembrato abnorme tenere sulle spine per dieci anni, nel timore di essere beccati, i gaglioffi evasori e così ha pensato bene di ridurre a quattro anni, dalla dichiarazione dei redditi fraudolenta, il termine entro il quale la amministrazione fiscale può accertare e contestare gli illeciti tributari.
Mi domando: sarà solo un caso se il primo a beneficiare di questo emendamento sia stato proprio Denis Verdini, neo sodale della maggioranza di governo, che si è servito con successo del disposto di questo emendamento per opporsi agli accertamenti per le evasioni di Iva, Irpef, Irap ed Ires, per complessivi cinque milioni di euro, commesse tra il 2002 ed il 2011 ?
Enrico Zanetti, segretario di Scelta Civica e vice ministro dell’economia, ha definito  “un importante successo politico” questo emendamento che permetterà a decine di migliaia di evasori di farla franca ed impedirà alle casse dello Stato di recuperare milioni e milioni di evasione.
Insomma, nel nostro Bel Pese continuano ad imperversare al governo ed in Parlamento esseri che invece di premiare i contribuenti leali, riducendo loro le tasse, si preoccupano soprattutto di favorire chi commette reati tributari.

martedì 12 aprile 2016

Perché fregarsene della Costituzione ?

Eppure, nonostante ciò che avviene ogni giorno sotto i nostri occhi, molti di noi cocciutamente continuano ad illudersi di vivere in un Paese democratico nel quale, come recita la Carta Costituente all’Art. 1 “La sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”.
Oggi, ad esempio, alla Camera si è presentato il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, per manifestare la sua soddisfazione perché nella giornata, da lui definita “storica”, la cosiddetta riforma costituzionale (NdR: del Senato) è arrivata all’ultimo voto dell’iter parlamentare.
Non appena, però, Renzi ha iniziato il suo solenne e raggiante sermone i deputati dell’opposizione , tutti, hanno abbandonati i loro scranni lasciando i soli parlamentari del partito democratico a presidiare l’aula.
La vista di quell’aula così desolatamente mezzo vuota mi ha indotto  a domandarmi quanti italiani, di fatto, rappresentassero quei deputati che avevano abbandonata l’aula.
Poiché la Camera è sempre quella eletta nel 2013 con il “porcellum” (NdR: legge elettorale dichiarata incostituzionale dalla Consulta) non restava altro da fare che consultare i risultati usciti dalle urne il 24 e 25 febbraio 2013.
Come sospettavo a lasciare l’aula sono stati i deputati eletti dal 57,8% degli elettori votanti, cioè da 19.681.717 cittadini mentre, invece, precettati in aula sono rimasti i deputati del PD in rappresentanza di 8.958.399 cittadini, insieme a quelli di Scelta Civica, Area Popolare ed Alleanza Liberalpopolare.
Ora è pur vero che da quel voto sono trascorsi già tre anni e che molti, troppi parlamentari, in questi anni, hanno tradito i loro elettori zompando indecentemente da uno scranno all’altro, tuttavia questi numeri mantengono ancora oggi la loro significatività.
Non c’è dubbio che  responsabile di questa aberrante situazione, in cui il Paese è governato da coloro che non hanno ottenuto il voto dalla maggioranza degli elettori, sia l’incostituzionale “porcellum”.
Ma di certo la situazione degenererà ulteriormente quando gli italiani saranno chiamati alle urne con la nuova legge elettorale, l’Italicum.
Così come  l’unica certezza, purtroppo, è che con il Porcellum o con l’Italicum i nostri politici continuano con accanimento ad impedire che il Popolo eserciti la sovranità, fottendosene dell’Art. 1 della Carta Costituzionale.

sabato 9 aprile 2016

Enfants pas du tout prodigieux

Dopo i tragici e luttuosi attentati di Parigi del 13 novembre scorso, seguiti a febbraio dal terroristico e vile attacco di Bruxelles, mi sono detto che continuando  a commentare le meschine vicissitudini della politica italiana avrei mancato di rispetto alle vittime della barbarie jihadista ed al dolore dei loro cari.
Per questo ho preferito interrompere la pubblicazione di post nonostante lo scenario politico italiano continuasse a proporre momenti di quotidiana bassezza.
In queste ultime ore, però, la insolenza della combriccola degli “enfants pas du tout prodigieux” che, oltre ad arrogarsi il diritto di governarci, pretende anche di prendere per i fondelli milioni di italiani, non è più sopportabile.
Prendiamo ad esempio la oramai ex ministra Federica Guidi le cui uniche credenziali, per entrare nel governo Renzi, erano l’aver frequentata Villa San Martino ad Arcore, in compagnia del padre imprenditore modenese.
Poiché nei giorni in cui si formò il governo Renzi andava di moda il “patto del Nazareno”, non fu difficile, per Berlusconi, ottenere che, al Ministero dello sviluppo economico con delega per le comunicazioni, fosse nominata la fidata Federica Guidi che avrebbe scongiurate spiacevoli sorprese a Mediaset.
In effetti  da quando si sono insediati il governo Renzi e la ministra Guidi , dall’agenda di governo è scomparsa, ad esempio, la asta delle frequenze TV tanto indigesta a Berlusconi.
Non è avventato, perciò, pensare che la nomina a ministra della Guidi sia una delle cambiali che Renzi abbia pagato a Berlusconi  per sdebitarsi dell’aiuto da lui ricevuto prima nello spodestare Enrico Letta e poi per arrampicarsi a Palazzo Chigi.
Ora, però, Federica Guidi  oltre a tutelare gli interessi di Mediaset non poteva non curare anche quelli del fidanzato, Gianluca Gemelli.
Per questo, con insolente arroganza, gli “enfants pas du tout prodigieux” del governo hanno allestito e fatto approvare il cosiddetto emendamento “Tempa Rossa”.
Renzi, però, mente sapendo di mentire quando ai parlamentari del suo partito, critici nei confronti di quel emendamento, rinfaccia di averlo votato.
Infatti la ministra per i rapporti con il Parlamento, Maria Elena Boschi, se ne è infischiata che il “Tempa Rossa” fosse già stato bocciato dalla commissione parlamentare, e ciò nonostante lo ha inserito al comma 552 della Legge di Stabilità 2015, sulla quale il governo, ancora una volta, ha chiesto il voto di fiducia.
Per questo è falso sostenere, come fa Renzi, che il “Tempa Rossa” sia stato distintamente approvato dal Parlamento perché, in effetti, è passato grazie al colpo di mano compiuto ponendo la fiducia.
Certo non è questa la prima, e di certo non sarà l’ultima asserzione falsa che esce dalla bocca del nostro premier.
Come quando ha affermato che il decreto “salva banche” non era stato predisposto per offrire un salvagente al vice presidente di Banca Etruria, cioè al padre della sua beniamina, la ministra Maria Elena Boschi.
Di questa ennesima indegna vicenda italiana, però, in particolare mi hanno turbato le gravi ed inquietanti  parole “mi stai usando” con cui, a proposito dell’affaire “Tempa Rossa”, Federica Guidi, ancora ministra della Repubblica, si rivolgeva al suo compagno Gianluca Gemelli in una telefonata.
Questo significa che per il tramite della ministra Guidi  il signor Gemelli stava “usando” anche Renzi ed il suo governo ?
Mi domando, a questo punto:  la nostra vita e le sorti del nostro Paese sono decise da ministri, vice ministri e sottosegretari del governo Renzi che sono o potrebbero essere “usati” dalle pretese di genitori, figli, parenti, fidanzati, amanti, ma soprattutto … mandanti e burattinai ?