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domenica 13 luglio 2014

Un piatto di lenticchie per Matteo Renzi

Nell’Antico Testamento, Libro della Genesi, si narra di un Esaù affamato che, per avere dal fratello Giacobbe un piatto di lenticchie, senza pensarci su gli cedette prerogative e privilegi della primogenitura.
William Shakespeare, nell’opera teatrale “The Life and Death of King Richard III”, allo spietato Riccardo III, sconfitto sul campo nella battaglia di Bosworth ed impaurito dall’idea di essere catturato ed ucciso, fa pronunciare la celebre frase “Il mio regno per un cavallo”.
Ciò che accomuna queste due fantasiose narrazioni è il fatto che i personaggi siano arrivati a svendere la loro dignità per fame, l’uno, e per paura, l’altro.
Poiché si può dare per scontato che su Matteo Renzi non incombesse la necessità né di un piatto di lenticchie né di un cavallo, non resta altro da pensare che, in quel freddo sabato di gennaio al Nazareno, a spingerlo all’ambiguo ed inquietante aggrapparsi a Berlusconi, non più senatore e già pregiudicato, siano state solo la sua smodata ambizione e la sua voglia di protagonismo.
È anche vero, nondimeno, che già nel 2010 l’allora sindaco di Firenze, Matteo Renzi, si era recato ad Arcore per ossequiare  Berlusconi, a quei tempi Presidente del Consiglio.
Non si è trattato, quindi, di un improvviso coup de foudre.
I rapporti tra i due risalgono indietro negli anni come confermano, ad esempio, le cronache che, dopo il fallimentare tentativo di Bersani di formare un governo, raccontavano di un Renzi, voglioso di candidarsi alla presidenza del consiglio, sollecitare l’appoggio di Berlusconi.
In quella occasione, però, Berlusconi ancora senatore e non ancora pregiudicato, per ironia della sorte scelse di sostenere proprio Enrico Letta.
Anche alla luce di questo precedente vorrei poter soddisfare una mia semplice curiosità: in cambio del piatto di lenticchie (ovverossia la poltrona di Palazzo Chigi) cosa Matteo Renzi avrà mai svenduto a Berlusconi ?
Il “patto del Nazareno”, però, oltre a non essere scritto, ha affidata la memoria dei suoi contenuti ai soli due protagonisti.
Non resta, quindi, che immaginare con un po’ di fantasia quello che, ad esempio, Berlusconi potrebbe aver detto a Renzi in quel sabato di gennaio.
“Caro Matteo, tu vuoi far fuori Enrico Letta per prendere il suo posto a palazzo Chigi, e sai bene che solo io potrei aiutarti a realizzare la tua aspirazione.
Perciò, se vuoi il mio aiuto devi ascoltare ed accettare le mie condizioni, sapendo che potrebbero crearti difficoltà anche all’interno del tuo stesso partito.
Poiché sono condannato in via definitiva e non più parlamentare, voglio la garanzia che, una volta a Palazzo Chigi, tu faccia almeno ciò che sto per chiederti.
Tu vuoi proporti agli italiani come un riformatore ?
Bene, allora devi far approvare, così come è, questa riforma della legge elettorale preparata dai miei fedelissimi (NdR: l’Italicum !!!).
Innanzitutto, dovrai respingere ogni tentativo di introdurre il voto di preferenza perché solo io voglio scegliere le persone di mia fiducia da mandare in Parlamento.
Tradito da Alfano e da quel gruppuscolo di rinnegati, ormai non mi fido più.
Inoltre, devi fare in modo che passi il principio delle coalizioni elettorali, così non solo tagliamo fuori Grillo ma io potrò vincere le elezioni e cuccarmi il premio di maggioranza con una ammucchiata di liste, più o meno fasulle, che raccattino voti.
Per la riforma del Senato, invece, devi far fuori tutti i senatori nominati da Napolitano ed impedire che siano le odiose amministrazioni comuniste a farla da padrone in aula.
Se ci stai, per queste due riforme puoi contare su di me.
Ma c’è dell’altro. A Ministro dello Sviluppo devi nominare una persona di mia fiducia che blocchi l’asta delle frequenze, voluta da Monti, e tuteli gli interessi di Mediaset (NdR: Federica Guidi).
Sia ben chiaro, inoltre, che non potrai fare una riforma della giustizia che non sia stata preparata da me e da Ghedini, perché dobbiamo dare una lezione alle insopportabili toghe rosse.
Per incominciare devi nominare sottosegretari alla Giustizia, due personaggi che ti indicherò io (NdR: Cosimo Ferri e Enrico Costa).
Infine, caro Matteo, dopo che il Parlamento avrà approvate le riforme della legge elettorale e del Senato, Napolitano rassegnerà le dimissioni, e si dovrà eleggere il nuovo Capo dello Stato.
Tu mi devi garantire fin d'ora che, per il Quirinale, il tuo partito voterà compatto solo il candidato che mi riconoscerà come leader istituzionale, per aver partecipato al processo riformatore dello Stato, e che si impegnerà a scrollarmi di dosso le vicende giudiziarie concedendomi, di sua iniziativa, il provvedimento di grazia.
Caro Matteo, allora ti è tutto chiaro ? Rifletti bene e fammi sapere.”
Era il 18 gennaio 2014 !
Il 22 febbraio 2014 Matteo Renzi si è insediato a Palazzo Chigi !    

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