Google+ Followers

giovedì 8 novembre 2012

Il terrore corre sul filo … del grillismo

 
Ieri sera, a proposito del tormentato ed ingarbugliato iter della legge elettorale, da uno dei tanti telegiornale ho appresa la notizia che, nel corso della giornata, erano intercorse intense telefonate tra i segretari dei partiti per cercare possibili intese.
L’immagine del febbrile susseguirsi di colloqui telefonici tra Alfano, Bersani, Casini, mi ha ricordato un vecchissimo film del 1948, un thriller diretto da Anatole Litvak dal titolo “il terrore corre sul filo”.
Nella pellicola, in bianco e nero, una giovane donna, a letto sofferente, nei ripetuti tentativi di telefonare al marito, intercetta la conversazione tra due individui che progettano l’assassinio di una donna che è in casa da sola. Da quel momento, già turbata dal non riuscire a contattare il marito, trascorre ore di terrore.
Un terrore simile, ho immaginato, a quello che può aver messo in moto quel convulso scambio di telefonate tra i segretari di partito, di cui ha dato notizia il telegiornale.
A terrorizzare Alfano, Bersani, Casini, è il “partiticidio” che potrebbe commettere Beppe Grillo con il suo movimento.
Ad alimentare l’ossessionante paura, contribuiscono proprio i molti sondaggi che persistono nell’evidenziare, giorno dopo giorno, il crescente consenso che l’elettorato sembrerebbe conferire al M5S, a livello nazionale.
Non posso fare a meno di sorridere pensando che, fino ad ieri, erano ben altri i motivi che mantenevano in stallo la legge elettorale.
Alfano, Bersani e Casini, infatti, vicendevolmente, per mesi, si sono tesi trabocchetti per impedire, l’uno all’altro, di primeggiare alle elezioni politiche 2013.
A mano a mano che i sondaggi facevano risaltare il tracollo del PdL, Alfano si scervellava per inventare ostacoli fantasiosi ad un possibile successo del PD.
Per mesi hanno discusso di un sistema rigorosamente proporzionale, per impedire il voto alle coalizioni ed escludere alleanze con formazioni che non fossero in grado di superare la soglia del 5%, ad esempio Lega, IdV e SEL.
Poi sono passati a litigare sul restituire o no il voto di preferenza agli elettori e sulla ipotesi dei collegi uninominali.
In seguito, però sempre con l’occhio attento ai sondaggi, hanno questionato sul premio di maggioranza e sulla sua entità, fino a tirar fuori la demenziale idea del “premio di consolazione”.
C’è stato perfino un momento in cui è sembrato che il “porcellum”, così com'è, fosse ben accetto da tutti, noncuranti dei richiami della Consulta e del Capo dello Stato.
Nel frattempo, però, mentre i partiti si accapigliavano per decidere come spartirsi poltrone e potere nel 2013, il grillismo continuava a crescere nei sondaggi, sotto lo sguardo incredulo e spocchioso del mondo politico.
Ma, l’angoscia per il “partiticidio” si è fatta lancinante dopo i risultati delle elezioni regionali in Sicilia.
Da quel momento Alfano, Bersani e Casini si sono trovati accomunati da una sola preoccupazione: impedire al grillismo di poter andare al governo del Paese.
Perciò, poiché Grillo ha dichiarato che il M5S non farà alleanze, ecco tornare di moda la possibilità di premiare le coalizioni.
Ma, con il M5S indicato dai sondaggi ormai come secondo partito con il 20% e trend in crescita, occorreva una regola di sbarramento più radicale.
Così, ecco spuntare l’emendamento, votato da PdL, UDC e Lega che fissa nel 42,5% (?!?!) la soglia per ottenere il premio di maggioranza.
A riprova della confusione mentale che regna sovrana nei nostri politici spunta fuori questo 42,5%.  Perché non, per esempio, il 42% o il 43%, o più semplicemente il 40% ?
Comunque, questa decisione ha mandato su tutte le furie Bersani che, forte del 29% accreditato al PD dai sondaggi, vagheggiava già di poter spadroneggiare alla Camera, in base al “porcellum”, disponendo del 55% di deputati.
A questo punto Alfano e Casini, per telefono, gli avranno fatto presente che il vero problema è Grillo, ed allora ecco che i giochetti sulla legge elettorale ricominciano daccapo.
Il presidente del Senato, Renato Schifani, assicura che la prossima settimana la legge elettorale approderà nell’aula del Senato.
Boh … può darsi … non ci resta che attendere.

Nessun commento: