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martedì 27 novembre 2012

Se fossi simpatizzante PD chi voterei domenica ?

 
Oggi proverò ad immaginarmi nei panni del simpatizzante PD che si prepari a fare la fila per partecipare, domenica prossima, al secondo atto delle primarie PD, il ballottaggio.
Perciò, cercherò, innanzitutto, di intuire quale dei due candidati abbia più frecce al suo arco per guadagnarsi le chiavi di Palazzo Chigi.
Infatti, i due personaggi, Pierluigi Bersani e Matteo Renzi, sono così differenti nelle loro complessità da rendere impossibile una facile scelta basata su fattori di affinità o di simpatia.
Ad esempio, sotto il profilo della comunicazione l’uno, Bersani, mi ricorda un parroco di campagna, accomodante su tutto, quasi mai aggressivo (a meno che non parli di Berlusconi), spassoso ogniqualvolta si avventuri nel chiarire un concetto con metafore del tipo “non siamo mica qui a … “.
L’altro, Renzi, si avvale invece di un’oratoria da arruffapopoli, volutamente battagliera, anche se spesso gli viene naturale intercalarla con battute divertenti e frizzanti, favorito in ciò dalla sua parlata toscana.
Davanti ad un microfono Renzi dimostra di essere così a proprio agio da apparire perfino troppo gigione, mentre Bersani, con i suoi modi da timido impacciato, pare voler suscitare tenerezza in chi lo ascolta.
In un’improbabile squadra di calcio, Renzi sicuramente giocherebbe all’attacco, Bersani, invece, coprirebbe un ruolo in una difesa a catenaccio, mai però come portiere perché le papere si potrebbero vedere troppo facilmente.
Sotto il profilo comportamentale, i due candidati a premier sono differenti come il giorno dalla notte.
Bersani meriterebbe l’oscar dell’indecisione, per il suo insistente e confuso tentativo di mettere insieme il diavolo e l’acqua santa.
Dopo aver scelto, infatti, come compagno di viaggio Vendola, a Bersani non dispiace civettare con Casini, e perché no, nelle ultime ore anche con Di Pietro, purché gli uni e gli altri lo aiutino ad arrivare a Palazzo Chigi.
Che poi una brigata così mal assortita renda ingovernabile il Paese, sembra non preoccupare assolutamente Bersani.
Renzi, invece, meriterebbe l’oscar della tracotanza, per la sua boria di rifiutare, a priori, intese con ogni altra realtà politica.
Un atteggiamento incomprensibile se, come si suppone, il proposito di Renzi fosse quello di governare il Paese, in uno scenario politico variegato come è appunto quello italiano.
Sul tema del rinnovamento i due si collocano agli antipodi.
Renzi vorrebbe cambiare allenatore, giocatori, maglie e, forse, anche campo di gioco.
Per Bersani, invece, l’aspirazione sarebbe quella di continuare a giocare a tresette, con gli stessi giocatori di sempre, nella solita fumosa osteria della provincia piacentina.  
Ma, quale potrebbe essere l’accoglienza dei due candidati nel contesto internazionale ?
Nessuno dei due, a mio parere, avrebbe le capacità e l’autorevolezza per rappresentare l’Italia e lasciare un segno imperituro.
Renzi, con il suo modo di proporsi, esuberante e canzonatorio, rischierebbe di essere vissuto, dai partner internazionali, un po’ come il nuovo giullare, praticamente il doppione giovane di Berlusconi.
Bersani, invece, un po’ per il connaturato stato confusionale, di cui è portatore, un po’ per l’inadeguatezza di esperienze e personalità, finirebbe per essere inascoltato nei consessi internazionali.
Dove, invece, i due candidati tendono a rassomigliarsi è nella mancanza di una progettualità politica, fatta di concretezze.
Nel loro blaterare di queste settimane non ho trovato riscontro, almeno così mi è parso, di ricette concrete per affrontare i problemi che assillano gli italiani.
Dalle loro valige dei sogni non ho visto sbucare nessuna idea realistica e fattibile, ad esempio, su come fronteggiare la recessione, su come contenere il debito pubblico, sui modi e tempi per creare nuova occupazione, sugli interventi per contrastare il dilagare delle nuove povertà, etc.
Perciò, dopo queste riflessioni, e dopo che per circa venti anni ho già dovuto sopportare un premier elargitore di sogni a gogò, zimbello agli occhi del mondo, capace di portare il Paese sull’orlo della catastrofe, domenica prossima finirò per andare in campagna e diserterò il ballottaggio.
Ma che sciocco, non sono simpatizzante del PD, per cui perché dovrei partecipare al ballottaggio !

2 commenti:

Anonimo ha detto...

voterei BERSANI BERSANI BERSANI BERSANI BERSANI BERSANI E POI BERSANI.......barbara

Alex di Monterosso ha detto...

E votalo... chi è causa del suo mal pianga se stesso !!!