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martedì 10 luglio 2012

Perché mai Di Pietro … dà così fuori di testa ?


Sarà pure colpa di “caronte” o “minosse” che hanno rovesciato sull’Italia il caldo africano, sarà pure colpa di Monti che pretende di far lavorare anche a ferragosto quei poveracci dei parlamentari, già stressati dal dolce far niente, sarà pure che le beghe interne ai partiti creano nervosismo, certo è che non era mai capitato di vedere tanti “onorevoli” dare fuori da matti.
Non mi riferisco al solito Cicchitto che, da tempo imprecisato, si comporta come uno zitellone in andropausa, rilasciando dichiarazioni al vetriolo su qualsiasi argomento.
E neppure a La Russa, le cui piazzate isteriche, accompagnate da urla volutamente esagitate per soverchiare le voci degli interlocutori, sono all’ordine del giorno, come si è ripetuto ancora poche sere fa nel salotto di “porta a porta”.
Mi riferisco, invece, ad Antonio Di Pietro che, da alcuni mesi, sta facendosi notare per un crescendo di modi, gesti, parole, decisioni, che appaiono come la spia di un profondo disagio interiore.
Ad onor del vero Di Pietro non è mai stato un personaggio sobrio e moderato, ed il suo linguaggio di certo non si è mai rifatto ai dettami dell’Accademia della Crusca.
Da mesi, però, c’è qualcosa che lo affligge al punto da spingerlo, giorno dopo giorno, a comportarsi in modo sempre più irruente, litigioso, tracotante, sfascista.
Antonio da Montenero di Bisaccia, con i suoi comportamenti ha fatto terra bruciata intorno a sé.
L’unico a dargli ancora credito, per proprio tornaconto, è Vendola.
Quali possono essere le cause di questo intimo malessere che spinge Di Pietro a dar fuori di testa ?
Sicuramente è impensabile che tutto ciò sia scatenato da una sola causa.
Alcune cause, però, sono intuibili.
Ad esempio, Di Pietro si deve essere reso conto che la speranza di potersi presentare alleato del PD, alle prossime elezioni politiche, si è ridotta al lumicino.
Dopo il rifiuto a fare cartello con il PD nell’appoggio al Governo Monti, dopo le aspre e reiterate critiche rivolte al PD ed alle sue scelte politiche, dopo gli insulti al Capo dello Stato, a Monti, alla coalizione PD – PdL – UDC, il feeling con Bersani è progressivamente venuto meno.
Oltre a ciò, a Di Pietro, di destra e giustizialista, crea di certo un insopportabile conflitto interiore aver deciso, per chiaro calcolo populistico, di scendere in piazza con CGIL, di  schierarsi con i “no tav”, di fare comunella con Vendola, esponente della sinistra massimalista.
Quello, però, che senz’altro lo angoscia maggiormente è il successo di Beppe Grillo con il quale ha coabitato, fino a due anni fa, nella scuderia Casaleggio Associati.
Dalla gara, sul terreno della demagogia più dozzinale, che ha voluto ingaggiare con Grillo, Di Pietro si sta rendendo conto di uscirne pesantemente sconfitto.
Una ricerca condotta da IPR Marketing ha evidenziato, infatti, che il 46% dell’elettorato che nel 2008 aveva dato il voto a IdV, alle recenti amministrative ha voltate le spalle a Di Pietro ed è saltato sul carro di Grillo.
Ripudiato dal PD e sbaragliato da Grillo, allo sventurato Di Pietro non resta che aggrapparsi disperatamente a Vendola, non certo per diventare forza di governo, ma almeno per poter continuare a godere dei privilegi della “Casta” anche dopo il 2013.


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