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lunedì 16 luglio 2012

La “maison Grillo” registra i primi cigolii


Nutro il sospetto che Grillo, comico applaudito per la sua corrosività e fustigatore dei costumi, negli ultimi anni abbia scelto di interpretare la parte di una marionetta messianica, manovrata dagli epigoni di quegli stessi poteri che lui aveva deriso con tanto sarcasmo.
Guardando e riguardando le videocassette dei suoi spettacoli, datati anni ’80 e ’90, ho cercato di scoprire quale correlazione ci potesse essere tra il Grillo di allora e le sue performance di oggi.
Ne ho tratta una sola conclusione: Grillo era e continua ad essere un grande istrione.
Sono persuaso, però, che non esista una correlazione conseguente tra l’essere un grande istrione, amato dalle folle, e l’essere un leader politico, riconosciuto ed autorevole.
In altre parole, ridere ed applaudire qualcuno che, da un palco, interpreti un copione con battute, filippiche ed imprecazioni contro gli odiati potenti, del tipo “piove, governo ladro”, non significa riconoscere una leadership, tantomeno politica, al recitante di turno.
Gli stessi “grillini” sembrano non attribuire una leadership a Beppe Grillo, come testimoniano gli esponenti del M5S che, una volta ottenute collocazioni politiche, prendono le distanze dal “guru” che con le sue chiassate li ha portati al successo.
Così è stato, a Parma, con il neo sindaco Federico Pizzarotti, così sta avvenendo, a Modena, con la consigliera comunale Sandra Poppi, per citare solo i due casi più eclatanti.
Ed il “guru”, barricato dietro un blog che gli gestiscono altri, si limita a distribuire anatemi e scomuniche che lasciano il tempo che trovano.
D’altra parte, i “grillini”, approdati ad incarichi nelle amministrazioni locali, giorno dopo giorno si sono resi conto che tra i problemi reali dei cittadini, che sono chiamati ad affrontare e risolvere, e le predicazioni pseudopolitiche di Grillo c’è un gap incolmabile.
Dalle prese di posizione di questi militanti, di primo piano, si avverte che loro stessi non vivono il “grillismo” come un “progetto politico”, ma si sentono portatori della spontanea e viscerale rabbia di cittadini insofferenti ad una classe politica antiquata, indegna, arrogante, fanfarona, arraffona e corrotta.
Perché il “grillismo” possa dar vita ad un “progetto politico”, infatti, non basta che Grillo sbraiti ai quattro venti che l’Italia non deve pagare i debiti che ha contratti, o che la strategia sia uscire dall’euro, od ancora che vada negata la cittadinanza ai figli di immigrati nati in Italia.
Queste sono solo baggianate per far presa sui grulli, perché poi, quando gli esponenti di M5S scendono dal palco e si confrontano con i problemi reali della gente, come è avvenuto ai sindaci di Sarego, Parma, Comacchio e Mira, la musica cambia e di queste sciocchezze non ne resta traccia.
Però, un merito importante va riconosciuto al “grillismo”; è quello di aver spalancate le porte della politica ad esponenti della società civile, cioè ad individui non intruppati negli arcaici e degradati apparati partitocratici.
Se questo aiuterà al rinnovamento della classe politica, ed a fare della politica non un mestiere né una chance per arraffare denaro più o meno lecito, ebbene, di questo dovremo dire “grazie Beppe Grillo” !

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