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martedì 27 ottobre 2015

Da che pulpito viene la predica

“Credo che ci voglia coraggio ed una certa faccia per attaccare questo governo”, con queste parole Angelino Alfano, ministro degli interni del governo Renzi, ha reagito alla relazione con la quale Rodolfo Sabelli, presidente di ANM (NdR: Associazione Nazionale Magistrati), ha aperti a Bari i lavori del congresso ANM.
Nel suo intervento Sabelli aveva evidenziato come la classe politica, e sottinteso il governo, si dimostrino più attenti ed interessati a limitare l’uso delle intercettazioni, nelle attività investigative, che non a contrastare criminalità organizzata, mafia, corruzione e malaffare.
Che Sabelli almeno in parte abbia ragione lo conferma, da ultimo, la scellerata norma che il governo Renzi ha inserita nella Legge di Stabilità e che, con il pretesto di favorire i consumi, innalza da 1.000 a 3.000 euro l’uso dei contanti.
Questa norma, alla chetichella favorirà anche quel circuito, parallelo alle banche, attraverso il quale con i money transfer non solo gli immigrati inviano denaro alle loro famiglie, ma sono possibili altresì operazioni di riciclaggio e di finanziamento illecito, delle quali oggi si registrano ogni anno oltre 60.000 operazioni sospette e di fatto non controllabili.
Però non è di questa presunta “disattenzione” (?!?) del governo Renzi che voglio parlare.
Vorrei soffermarmi, invece, sull’invito all’autocritica e su quel “ci voglia una certa faccia”, con cui uno stizzito Alfano ha replicato alle parole di Sabelli.
Ora, a prescindere dal fatto che Alfano non ha specificato a quale tipo di “faccia” si riferisca (NdR: faccia tosta ?, faccia di bronzo ?, faccia da schiaffi ?, faccia di m…. ?) mi fa sghignazzare che sia proprio lui ad incolpare gli altri di avere “una certa faccia”.
Da che pulpito viene la predica !
Angelino Alfano, infatti, è uno di quelli che hanno avuta la faccia tosta  di affermare, sostenere e perfino votare la bufala che voleva Ruby nipote di Mubarak!
Il cattolicissimo Alfano non ha mai detta una sola parola di ravvedimento per aver preso parte a quell’orgia della vergogna, e per aver turlupinati gli italiani creduloni.
Eppure, oggi, con quella stessa faccia non solo fa il ministro degli interni ma, pur avendo immolate le ultime briciole della sua credibilità ai piedi di Ruby, si permette di bacchettare la magistratura.
È quantomeno paradossale, perciò, che a redarguire gli altri sia Angelino Alfano che, anche come ministro degli interni, ha dato prova di avere una straordinaria faccia di piombo (NdR: preferisco il piombo perché rispetto al bronzo è un metallo molto più duttile e malleabile e, quindi, più calzante al personaggio ).
Ad esempio, Alfano ha dimostrata una bella faccia di piombo quando ha sostenuto, davanti al Parlamento, che lui, ministro degli interni, fosse all’oscuro della espulsione dall’Italia e della estradizione, a viva forza, in Kazakistan di Alma Shalabayeva e della sua figlioletta di 6 anni, moglie e figlia del dissidente kazako Mukhtar Ablyazov, nonostante entrambe fossero in possesso di passaporto diplomatico.
Cioè: lui, ministro degli interni, non si è sentito responsabile per aver permesso, alla sua catena di comando, di tenerlo all’oscuro di un fatto tanto grave da imbarazzare e creare discredito al nostro Paese.
Perché non ha mai sentito il dovere di fare un minimo di autocritica e di discolparsi ?
La verità è che Alfano non ha fatta autocritica neppure quando la polizia, che fa capo al suo ministero, ha caricato i lavoratori AST che volevano raggiungere il palazzo dove era in corso un incontro in cui si decideva il loro futuro.
Nessuna autocritica, manco a dirlo, quando le inchieste sul Cara di Mineo hanno coinvolto un suo fedelissimo, Giuseppe Castiglione, tuttora sottosegretario del governo Renzi.
Insomma, con la sua faccia di piombo Angelino Alfano, nonostante le tante circostanze a dir poco sospette, da Ruby in poi, non ha mai avvertito né il bisogno di rammaricarsi, né il dovere di fare autocritica, e neppure la decenza di chiedere scusa agli italiani.
È mai possibile che Alfano non capisca che non possano essere solo gli altri ad avere “una certa faccia” ed a dover fare autocritica?

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