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domenica 10 febbraio 2013

Dal 1994 nulla è cambiato


Per molti di noi il 1994 ha segnato il passaggio dalla prima alla seconda repubblica.
Ad altri, invece, ricorda la discesa in campo di Berlusconi, con Forza Italia, e il suo primo insediamento a Palazzo Chigi, alleato con Alleanza Nazionale e Lega Nord.
Un primo governo Berlusconi, dalla vita breve perché sfiduciato dopo soli 252 giorni da Bossi.
L’economia italiana, nel 1994, beneficiava di un trend positivo, anche se rimanevano irrisolti i nodi strutturali, dalla disoccupazione agli squilibri tra nord e sud, dalle criticità della finanza pubblica alle tensioni sui mercati finanziari internazionali.
Il 13 agosto dello stesso anno, il quotidiano La Stampa di Torino, pubblicava un’intervista all’allora Presidente dell’Università Bocconi, Mario Monti.
Nell’intervista si sollecitava Mario Monti ad esprimere la sua valutazione sulla congiuntura economica e finanziaria dell’Italia nello scenario internazionale.
Rileggendo oggi quell’intervista, si evidenziano due osservazioni che, pur a distanza di 19 anni, risultano di assoluta attualità.
“Non c’è nessun complotto, ma i mercati internazionali sono preoccupati dal buco della finanza pubblica”.
“Gli italiani saranno comprensivi, ma più si aspetta più i tagli saranno dolorosi”.
Ora, se qualcuno fosse caduto in catalessi proprio in quei giorni e, all’improvviso, si risvegliasse oggi, si renderebbe conto che, dopo 19 anni, le criticità di allora sono ancora attuali.
Berlusconi è sempre lì, nelle piazze, a fare l’imbonitore promettendo agli italiani la luna nel pozzo.
La disoccupazione continua ad essere un’emergenza sociale.
Tra le regioni del nord e del sud permangono gli squilibri.
La finanza pubblica continua a preoccupare i mercati internazionali.
È la controprova che tutti i governi che si sono alternati negli ultimi 20 anni, di destra e di sinistra, siano stati incapaci di incidere sui gangli strutturali del nostro Paese, limitandosi a politiche di piccolo cabotaggio per curare i loro meschini interessi di parte.
Quando nel 1994 Monti indicava, alla classe politica, la necessità di rimuovere le criticità strutturali, certamente non avrebbe potuto  immaginare che, 20 anni dopo, con il Paese oramai sull’orlo del default, avrebbero chiesto a lui di togliere le castagne dal fuoco.
Né Monti avrebbe supposto che, a dispetto della grave crisi, il Parlamento, preoccupato più dell’avvicinarsi delle elezioni politiche che di risollevare le sorti del Paese, avrebbe annacquati i provvedimenti da lui proposti, pur di difendere i meschini interessi di questa o quella parte.
Quello che è altrettanto sconcertante, però, ascoltando i dibattiti di questa campagna elettorale è l’impressione che, a questa specie di politicanti da baraccone, non interessi far uscire l’Italia dallo stato di crisi in cui si dibatte e neppure intervenire per adottare, con urgenza, le riforme che pongano rimedio alle criticità strutturali.
Una campagna elettorale nella quale si sente parlare solo di possibili alleanze postelettorali, si fantastica di promesse impraticabili, si scambiano accuse, si alimenta lo tsunami di un ingannevole populismo.
Nessuno parla di come affrontare e risolvere i problemi degli italiani e del Paese.
Con queste premesse, non è difficile intravedere all’orizzonte solo giorni lunghi ed amari ! 

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