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mercoledì 20 febbraio 2013

Il binomio vincente: donne e sviluppo



Mi piacciono le donne intelligenti … anche se belle. Questo non vuol dire, però, che io sia un maschilista, anzi.
Sono stato educato fin da ragazzo a portare rispetto alle donne non tanto perché appartenente all’altro sesso, che i maschietti si sono sempre illusi che fosse il sesso debole, ma perché donne ed uomini sono assolutamente simili per le loro peculiarità di esseri umani (ovvio … salvo piccole differenze anatomiche !).
Ho voluto fare questa premessa per spiegare come mai nella, ahimè, lunga vita professionale, io abbia scommesso più volte su donne, anche affidando loro ruoli per i quali mi attiravo critiche da  colleghi ed amici.
Eppure, non sono stato mai uno sconsiderato, ma avendo conosciuta, data l’età come semplice osservatore, la migrazione verso il nord industriale dei lavoratori meridionali, negli anni ’50 e ’60, mi sono trovato ad assimilare l’approccio che hanno le donne al mondo del lavoro, con l’approccio che avevano i lavoratori venuti dal sud.
Il lavoratore meridionale (accolto con i nomignoli di terrone o terra da pipe), venuto a contatto con la diffidenza e l’avversione dei “polentoni”, sentiva la necessità di impegnarsi oltre le proprie forze per dimostrare di non sfigurare nel raffronto con loro.
Un impegno che ha prodotti risultati così sbalorditivi da creare spesso tensioni all’interno delle fabbriche.
Ebbene, dal mio punto di osservazione ho notato che, sul posto di lavoro, molte donne sono inconsciamente convinte di dover dar prova di essere almeno efficaci ed efficienti come i loro colleghi maschi, condizionate, spesso, da un diffuso ed ottuso maschilismo che le vorrebbe emarginare.
Alla prova dei fatti, invece, nel lavoro la donna vale quanto, e spesso più dei suoi colleghi, grazie ad una migliore sensibilità, ad un maggiore pragmatismo e ad un buonsenso istintivo.
Per queste ragioni mi ha sempre infastidito lo slogan femminista “l’utero è mio e lo gestisco io” perché, secondo me, era riduttivo delle vere qualità delle donne, al punto di mortificare le giuste rivendicazioni che il movimento si proponeva di sostenere.
Naturalmente, lungi da me pensare che sia colpa di questi movimenti e dei loro slogan se la società italiana è in colpevole ritardo nel valorizzare il ruolo delle donne, certo è che purtroppo, ancora oggi, non solo il ruolo della donna nella società, nei luoghi di lavoro, nelle carriere, nella rappresentatività politica, è ancora poco centrale ma, purtroppo, nel terzo millennio assistiamo ancora a becere manifestazioni di maschilismo.
Non si può che provare sconcerto ed avvilimento quando il cattivo esempio viene dato, ai cittadini, da quello che dovrebbe rappresentare il modello comportamentale per tutti noi, cioè la classe politica.
Anche per questo, ho provata molta tristezza ed anche tanta vergogna nell’ascoltare le parole di Angela Bruno, intervistata da Corrado Formigli a Piazza Pulita su LA7: “Mi sono sentita offesa ma non potevo reagire. Vorrei vedere altri, al mio posto in quella situazione, e vorrei dire a chi ha applaudito e riso come si sarebbero comportati se lì, al mio posto, ci fosse stata una loro figlia o moglie”.
La signora Bruno è la persona alla quale Berlusconi ha rivolte le sue volgarità, giorni fa, durante la visita elettorale alla Green Power.
Episodi come questo, però, non devono scoraggiare perché la strada, sarà ancora lunga, cosparsa di ostacoli e resistenze da parte di maschilisti non solo brianzoli, ma speriamo in progressiva estinzione.
Alla fine, però, volenti o nolenti, ostacoli, resistenze ed oltranzismi dovranno fare i conti con la inesorabile evoluzione dei tempi, ed un giorno, più vicino di quanto immaginiamo, il popolare modo di dire “accanto ad un grande uomo c’è sempre una grande donna” lo leggeremo a rovescio: “accanto ad una grande donna potrebbe esserci un uomo”

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