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mercoledì 2 dicembre 2015

“Sai ched’è la statistica ?” si chiedeva Trilussa

Anche questo mese ISTAT ci illumina con il suo rapporto “Economia e Lavoro” dal quale risulterebbe che il tasso di disoccupazione ad ottobre sia sceso al 11,5%, vale a dire al valore minimo degli ultimi tre anni.
Nella struggente attesa di leggere il tweet con cui Matteo Renzi, con toni raggianti, si pavoneggerà e si attribuirà il merito di questo risultato, ripenso agli arguti versi con cui Trilussa rispondeva alla domanda: “Sai ched’è la statistica ?”.
Imponendomi la massima concentrazione riesco perfino a ricordare alcuni versi:
“Me spiego: da li conti che se fanno
seconno le statistiche d’adesso
risurta che te tocca un pollo all’anno:
e, se nun entra nelle spese tue,
t’entra ne la statistica lo stesso
perch’è c’è un antro che ne magna due”.
Come saggiamente evidenziava Trilussa un dato statistico può distorcere la realtà.
Bisogna, perciò, accostarlo, quando possibile, ad altri indicatori che ne possano addirittura influenzare il significato.
Ecco perché sono cauto nel prestare fede a quel 11,5% del tasso di disoccupazione senza averlo dapprima comparato con altri indicatori contenuti nel rapporto ISTAT.
Infatti, ad esempio, rilevo che nello stesso mese di ottobre il numero degli occupati, rispetto a settembre, si sia ridotto di 39.000 unità.
Perbacco! Com’è possibile che la disoccupazione sia diminuita, se nello stesso periodo si è ridotto anche il numero di coloro che lavorano ?
Secondo logica, infatti, al diminuire degli occupati si dovrebbe rilevare un aumento della disoccupazione.
L’osservazione sembrerebbe ineccepibile!
Sennonché nelle statistiche ISTAT ogni mese intervengono dinamiche che cambiano, di fatto, le basi di calcolo.
Così nel mese di ottobre, per esempio, ha inciso il fatto che 32.000 soggetti disoccupati hanno rinunciato a cercare un posto di lavoro, perché delusi e frustrati, diventando per ISTAT “inattivi”, cioè, ex-disoccupati e quindi esclusi dalla base statistica (NdR: negli ultimi 12 mesi sono ben 196.000 i disoccupati che hanno desistito dal cercare un lavoro!).
Perciò in ottobre il tasso di disoccupazione è diminuito ma non perché sia aumentato il numero di occupati (NdR: occupazione che, anzi, come si è visto si è ridotto di 39.000 unità), bensì solo perché 32.000 disoccupati, per lo più giovani, si sono rassegnati a non cercare più un lavoro.
Mi domando: qualche giornalista avrà il coraggio e gli attributi per spiegarlo a Renzi quando gonfiandosi il petto si incenserà, davanti ai microfoni, asserendo che grazie a lui la disoccupazione sta diminuendo?
A conferma ulteriore, però, che ogni dato statistico vada preso con le molle interviene un altro indicatore riportato nel rapporto ISTAT.
Il PIL del terzo trimestre 2015 (NdR: luglio-settembre) è aumentato dello 0,2% rispetto al secondo trimestre.
Vero ! Solo che a determinare, in parte, questo risultato hanno contribuito però le quattro giornate lavorative in più rispetto al trimestre precedente, giornate il cui apporto è stato decisivo per conseguire quel +0,2%.
Proprio le incertezze, che continuano a contrassegnare il trend del PIL, hanno indotto ISTAT a rivedere nel rapporto di oggi la previsione a fine 2015, riducendo ad un possibile stentato +0,8% l’indice che, fino allo scorso mese, era ancorato ad un +0,9%.
Insomma, è la riprova di quanto sia imprudente abboccare alle sparate con cui i nostri governanti, strumentalizzando i dati statistici, cerchino di portare l’acqua al loro mulino, soprattutto all’avvicinarsi di tornate elettorali.
È provato, infatti, che ogni dato statistico per sua natura dica sempre e solo una mezza verità ... quella che fa comodo.

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