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sabato 17 dicembre 2016

Autolesionismo a cinque stelle

Inesperienza, di certo. Dilettantismo, evidente. Sventatezza, innegabile. Autolesionismo, velato.
Osservando in questi mesi le attività del sindaco romano, Virginia Raggi, mi sembra impossibile non ascriverne comportamenti, scelte e modi di fare ad un cocktail delle pecche prima citate.
Si ha quasi l’impressione che ci sia un preciso impegno del sindaco nel voler dimostrare ai cittadini, non solo romani, la incapacità del M5S a gestire la cosa pubblica.
Di sicuro una ferita letale al sogno utopico di Gianroberto Casaleggio e Beppe Grillo di proporre una alternativa ad una politica che da anni infetta il nostro Belpaese, una politica autoreferenziale, arrogante, corrotta, clientelare, che non disdegna la collusione con mafia, camorra e ndrangheta.
Una politica che mette alla pari senza distinzioni tutti i partiti traghettatisi con tracotanza dalla prima alla seconda repubblica.
Per questo all’apparire del M5S milioni di italiani hanno creduto alla possibilità di un cambiamento, a tal punto da far sì che il M5S, alle elezioni politiche 2013, risultasse il primo partito alla Camera con 8.689.168 voti.
Un successo impensabile che oggi sembrerebbe confermato ancora dai risultati del referendum costituzionale.
Per questo sorprende la noncuranza con cui Beppe Grillo assista da mesi al devastante cocktail con cui il sindaco Raggi sta fracassando la credibilità del M5S, e non solo.
Di fronte a tanta incuria il primo sospetto interpretativo è che Grillo sia del tutto incapace di prevenire e gestire gli ostacoli che fatalmente si frappongono alla affermazione di un movimento sfuggitogli di mano proprio per la ampiezza del successo già ottenuto.
Una incapacità resa ancora più pregiudizievole dalla mancanza di una visione strategica e dalla ottusità con cui Grillo sembra non comprendere che quello che poteva essere, all’inizio, un trastullo per poche decine di internauti, in rete con il mantra “uno vale uno”, sia diventato oggi il punto di riferimento per milioni di cittadini.
Credere, ad esempio, che poche decine di contatti in rete siano rappresentative di milioni di elettori non è solo da sciocchi, ma conferma la faciloneria con cui il M5S affronti non solo scelte e decisioni al suo interno, ma ancor più grave le difficoltà del Paese.
Ho, però, un altro sospetto interpretativo ancora più sgradevole.
Il sospetto, cioè, che a Beppe Grillo del M5S ormai nun glie ne pò fregà de meno dal momento che il suo vero obiettivo, fin dall’inizio, fosse non solo quello di scrollarsi di dosso un po’ della polvere di oblio che appannava la sua immagine di comico, ma quello di dar vita ad una lucrosa nuova attività fatta di introiti pubblicitari, vendita di libri, rilancio della sua immagine e tour teatrali.
Pur non avendo mai votato per i cinque stelle, seguo da anni con curiosità ed interesse le loro attività che a volte trovo perfino intriganti e spassose.
Forse per questo non ho remore a criticare con serenità quella che considero la strada dell’autolesionismo imboccata dal M5S da qualche tempo a questa parte, non so se per scelta cosciente di Grillo, ma di certo nella sua indifferenza.   

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