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domenica 30 novembre 2014

C’era una volta la certezza del diritto

Tra le molte cicatrici che il 2014 lascerà nella mia memoria ci sarà, senza dubbio, anche l’aver dovuto prendere atto che, nel nostro Belpaese, il diritto sarà sempre più una inquietante scatola a sorpresa da aprire ogni volta con trepidazione.
È crollato, così, un altro dei punti fermi ai quali mi potevo aggrappare ogniqualvolta gli eventi, intorno a me, mi inducevano allo sconcerto.
Erano stati eminenti cattedratici ad inculcarmi l’idea che, in Italia, a prescindere dallo status, dalla posizione sociale, dall’età e dal sesso, chiunque commetta un reato finisca per essere sempre condannato e punito con una pena commisurata al misfatto commesso.
Volevano convincermi che “la giustizia è uguale per tutti”.
Erano gli anni in cui ad occupare le istituzioni ed a decidere i destini del Paese non c’erano, però, così tanti inquisiti e pregiudicati, corrotti e corruttori, malavitosi e collusi.
Siffatti manigoldi, infatti, approfittando di aver messe le mani sul potere si sono precipitati a proteggere se stessi ed i loro sodali dalle leggi e dalla loro applicazione.
Così, poco a poco la certezza del diritto è stata smantellata con leggi ad personam, con la depenalizzazione dei reati, con la sforbiciata dei tempi di prescrizione, con il patteggiamento delle pene, e via discorrendo.
Un colpo molto grave alla certezza del diritto lo assestano, però, anche molti di coloro che dovrebbero essere fedeli apostoli e propugnatori del diritto e, quindi, della giustizia: i magistrati.
Alcuni, ad esempio, si nascondono, con pusillanimità, dietro a  questo o quel codicillo pur di lavarsene le mani, altri mirano solo ad ingraziarsi il potente di turno con fantasiose interpretazioni delle leggi, altri sono preoccupati solo dal servirsi della toga come passepartout per ambiziosi obiettivi personali.
Fatto sta che con sempre maggiore frequenza gli italiani si trovano a fare i conti con provvedimenti e sentenze incomprensibili e sconcertanti.
È accaduto nei giorni scorsi quando i Giudici della I Sezione della Corte di Cassazione hanno annullate le condanne comminate in primo e secondo grado per “disastro ambientale doloso”, nel processo Eternit, nonostante il Procuratore Generale avesse dovuto riconoscere la responsabilità dell’imputato (il magnate svizzero Stephan Schmidheiny) per “tutte le condotte che gli sono state ascritte”.
Condanne di primo e secondo grado annullate per “intervenuta prescrizione del reato” !
Una decisione assurda ed  irritante non solo per le vittime di quel disastro ambientale ma per ogni cittadino di buon senso.
Ma come si può anche solo vagheggiare di considerare prescritto un reato, come il disastro ambientale, che produce i suoi infausti e luttuosi effetti con continuità negli anni ?
Ma dove vivono i Giudici della Cassazione ?
Lo sanno che proprio nei giorni in cui loro si preoccupavano di annullare le condanne, a Casale stavano spegnendosi ancora altre vittime di Eternit?
Ma qualcuno ha informati i Giudici delle Cassazione che i disastri ambientali provocati da Eternit permangono ancora nelle zone interessate ?
Giovanni Giolitti sosteneva che i giudici “applicano le leggi ai nemici e le interpretano per gli amici”.
Come faccio a non riconoscere, pur con amarezza, la profonda verità delle parole di Giolitti se oltre alla incredibile conclusione del processo Eternit, ripenso, ad esempio, alla scandalosa assoluzione di tutti gli imputati del processo per l’assassinio di Stefano Cucchi, oppure alla ridicola sentenza con cui la Corte di Appello del processo Ruby ha ribaltata la condanna di primo grado a 7 anni, assolvendo Berlusconi per i reati di prostituzione minorile e concussione ?

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