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giovedì 29 settembre 2016

10 buone ragioni per il mio “NO” (Prima parte)

“Alea iacta est”, il dado è tratto !
Così avrebbero esultato i nostri avi latini alla notizia che il presidente del consiglio ha finalmente decisa la data del voto sul referendum costituzionale.
Resta un mistero, almeno per me, come mai l’Innominabile abbia allungato il brodo fino a scegliere l’ultima data possibile concessagli, cioè quel 4 dicembre che coincide con il 70esimo giorno dalla pubblicazione del decreto che ha indetto il referendum.
Un rinvio dettato dalla paura di sottoporsi al giudizio del Popolo Sovrano ?
Oppure un rinvio suggeritogli dagli astrologi di palazzo alla ricerca affannosa della congiunzione astrale meno avversa ?
Già, perché se dovessero vincere i “NO” per l’Innominabile ed i suoi lacchè sarebbe la disfatta.
Fatto sta che gli italiani, per la prima volta nella storia della Repubblica, andranno alle urne a dicembre, in pieno inverno !
Ora mi domando: ma davvero saranno necessari ancora così tanti giorni ed una campagna referendaria più rissosa perché gli elettori decidano se votare “SI” o “NO”?
Personalmente la mia scelta l’ho maturata semplicemente ascoltando le balle con cui l’Innominabile ed i suoi galoppini celebrano da mesi gli inesistenti pregi della riforma.
Per chiarire il semplice processo, del tutto personale, che mi ha fatto decidere come voterò il 4 dicembre, ricorrerò a qualche esempio.
Incomincerò con la Balla n° 1
Da mesi il presidente del consiglio ed il ministro Boschi ripetono, come un mantra, che eliminando 315 senatori e sopprimendo il CNEL, la riforma costituzionale produrrebbe nell’immediato un risparmio di 500 milioni da destinare ai poveri (NdR: in realtà all’inizio erano 1000 milioni, ridimensionati poi a 500 dal ministro Boschi.)
Perché si tratta, secondo me, di una balla monumentale ?
Ø  Perché inevitabilmente Palazzo Madama manterrà invariata la sua funzionalità per ospitare il nuovo senato dei 21 sindaci, 74 consiglieri regionali e 5 senatori nominati dal Capo dello Stato.
Ø  Perché, per assicurare la funzionalità, Palazzo Madama sosterrà i costi sia del personale in organico, di ruolo e non, sia di servizi informatici, manutenzioni, cancelleria, ristorazione, etc. Ciò significa che sulle casse dello Stato, anche dopo l’eventuale entrata in vigore della riforma, continuerebbe a gravare il fardello di 457 milioni  relativo ai costi di Palazzo Madama come quantificati nel bilancio di previsione 2016.
Ø  Perché la Ragioneria dello Stato ha indicato in 49 milioni annui il costo relativo a indennità e rimborsi spese dei 315 senatori, come confermato, peraltro, anche nel bilancio di previsione 2016. È evidente, quindi, che la eliminazione dei 315 senatori porterà un risparmio effettivo inferiore a 50 milioni.
Ø  Perché la Ragioneria di Stato ha stimato in 8,7 milioni il risparmio conseguibile con la soppressione del CNEL.
Conquistata dalla panzana di quei 500 milioni di risparmi da destinare ai poveri la sciura Maria, casalinga pensionata di Voghera, presa carta e penna ha fatto di conto.
Si è resa conto però che, nella migliore delle ipotesi i risparmi reali non supererebbe i 60 milioni; in quel momento ha capito di essere stata buggerata dall’Innominabile e dalla Boschi che, a lei come a tutti gli italiani, vanno raccontando una balla che vale ben 440 milioni.
Comunque, passatale l’incazzatura la sciura Maria non ha più avuto dubbi: voterà “NO” !
E veniamo alla Balla n° 2
Il presidente del consiglio ed il ministro Boschi continuano a dare ampie rassicurazioni che, anche dopo l’entrata in vigore della riforma, i futuri senatori saranno sempre eletti dai cittadini.
Perché mi sembra che anche queste rassicurazioni siano una balla ?
Ø  Perché o il presidente del consiglio e la Boschi ignorano il testo di quella riforma che, noi cittadini, dovremo invece conoscere per votare il 4 dicembre, oppure sono in malafede e mentono sapendo di mentire. L’Art. 2 della riforma, dal titolo “Composizione ed elezione del Senato della Repubblica”, nel riscrivere l’Art. 57 della Carta Costituzionale, dispone infatti che  “I Consigli regionali ed i Consigli delle Province autonome di Trento e Bolzano eleggono, con il metodo proporzionale, i senatori tra i propri componenti e, nella misura di uno per ciascuno, tra i sindaci dei Comuni dei rispettivi territori.” Sic !!! Quindi anche un gonzo capisce che i futuri senatori non saranno eletti dai cittadini.
Ø  Perché se invece l’Innominabile e la Boschi intendono appigliarsi  al fatto che i sindaci e consiglieri regionali, che saranno nominati senatori dai capibastone dei partiti, sono eletti dai cittadini, allora alla malafede si accompagna una intollerabile disonestà intellettuale. È chiaro, infatti, che ogni cittadino, quando elegge il sindaco od i consiglieri regionali, si attende da loro un impegno a tempo pieno, perché solo la continuità di presenza sul territorio può consentire di conoscere e soddisfare i reali bisogni della comunità. Si tratta non solo di risolvere i problemi giorno dopo giorno, dalla occupazione alla viabilità, dai servizi sociali alla messa in sicurezza del territorio, etc., ma anche di studiare ed attivare progetti che, ad esempio, migliorino le condizioni di vita, promuovano lo sviluppo delle imprese e della economia locale, etc. Nel caso, invece, gli amministratori, una volta nominati senatori, diventassero pendolari tra il loro territorio ed il senato romano, è evidente che sottrarrebbero tempo ed applicazione ai doveri assunti nei confronti della collettività che li ha eletti, venendo meno, di fatto, al mandato conferitogli dalle urne.
Ø  Perché il presidente del consiglio ed il ministro Boschi non dicono, furbescamente, che con la riforma si scaricherebbe sulle finanze locali, già ridotte dai tagli, una parte dei costi che si “risparmierebbero” a Roma. Mi riferisco, ad esempio, non solo  alle indennità corrisposte a sindaci e consiglieri regionali diventati amministratori part-time, ma anche ai costi che, gli eletti senatori part-time sosterrebbero per il loro “secondo lavoro”: rimborsi per viaggi, ristoranti, alberghi, noleggi auto, assistenti, segreteria, e via dicendo. Insomma, con questo truffaldino gioco delle tre carte l’Innominabile ed il ministro Boschi pensano di infinocchiare quegli italiani così sciocchi da non rendersi conto che, da qualunque angolo la si veda, si sta scialacquando sempre e solo il denaro dei contribuenti.
Sarebbe sufficiente già solo questa balla per indurmi a votare “NO”.
Non volendo, però, tediare oltre chi ha avuta la bontà di leggere fino a qui il post mi fermo e delle  “Balle 3, 4 …. 7, 8, 10” proverò a scrivere in un prossimo post.
Tanto mancano ancora 67 giorni al 4 dicembre !!!

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