Google+ Followers

giovedì 15 settembre 2016

SI o NO ? That is the question

In diritto non è ammessa l’ignoranza della legge come ci ricorda la massima giuridica che in latino recita “ignorantia legis neminem excusat”.
In parole povere ogni cittadino ha il dovere di conoscere le leggi dello Stato.
Purtroppo, però, il vero problema è che spesso le leggi risultano incomprensibili perfino agli addetti ai lavori.
La sensazione, infatti, è che molte volte il legislatore voglia di proposito “originare ignoranza nei cittadini” promulgando leggi illeggibili oltre che per astrusità e nebulosità, anche per il ricorso ad un linguaggio sibillino e contorto.
È il caso, ad esempio, del disegno di legge di riforma costituzionale sul quale, in data ancora oggi vaga, saremo chiamati a votare con il referendum.
Comunque, in attesa che l’Innominato decida la data del referendum, ho voluto schiarirmi le idee avventurandomi, ahimè, nella lettura del testo approvato dalla Camera dei Deputati il 12 aprile 2016.
Con mille difficoltà ed affrontando fastidiose cefalee ho potuto constatare come si tratti di un disegno di legge studiato ad arte per risultare oscuro a noi comuni mortali.
1.     Innanzitutto è assodato che, contrariamente a quanto ci è stato favoleggiato, il Senato non sarebbe soppresso. Infatti il Senato, anche se depotenziato, continuerebbe ad esistere e sui suoi scranni invece dei 315 senatori, democraticamente eletti dai cittadini, si accomoderebbero 74 consiglieri regionali e 21 sindaci, scelti e nominati dai capibastone dei partiti, con buona pace della sovranità popolare. Sugli scranni troverebbero posto inoltre 5 senatori, nominati dal Capo dello Stato, pesci fuor d’acqua in una assemblea che dovrebbe rappresentare le istituzione territoriali. L’unico aspetto ragionevole è che questi 5 senatori almeno rimarrebbero  in carica solo 7 anni e non più “a vita” come avviene oggi.
2.     Mi sembra grottesco, però, che l’ipotizzato nuovo Senato possa essere un porto di mare per il continuo andirivieni di consiglieri regionali e di sindaci, decaduti e subentranti, dal momento che la durata del loro mandato di senatore, come indica l’Art. 2 del disegno di legge, “coincide con quella degli organi delle istituzioni territoriali dai quali sono stati eletti”. Ora è noto, anche a quelli tra noi più distratti, che le elezioni regionali e comunali avvengono in più tornate ed in date molto diverse, per cui avremmo un Senato la cui composizione risulterebbe inevitabilmente in continuo divenire. Che botta di genio di questi acuti riformatori !
3.     Andiamo oltre. Poiché, come si è visto, il Senato di fatto non sarebbe soppresso, ci raccontano balle colossali coloro che favoleggiano, a cominciare dall’Innominato e dalla riformista Boschi, che la riforma permetterebbe di risparmiare centinaia di milioni di euro. Infatti, dato e non concesso che ai consiglieri regionali e sindaci, nominati senatori part-time, non fosse elargito alcun compenso sotto forma di indennità, gettone di presenza, rimborso spese od altro, l’unico risparmio ipotizzabile sarebbe di 79 milioni e 401 mila euro, inseriti nel bilancio di previsione 2016 per il mantenimento dei 315 senatori. Dal momento, però, che Palazzo Madama manterrà la sua destinazione, sulle casse pubbliche continueranno a gravare 457 milioni (NdR: valore anche questo rilevato dal bilancio di previsione 2016) per il personale in forza a Palazzo Madama, di ruolo e non, vitalizi, pensioni dirette e di reversibilità, manutenzioni, comunicazione istituzionale, cerimoniale, ristorazione, cancelleria, servizi informatici ed ammennicoli vari.
4.     Inspiegabile ed insensato, inoltre, che sia concessa la immunità parlamentare a consiglieri regionali e sindaci con il mandato di senatori part-time. Senza l’autorizzazione del Senato, cioè, non potrebbero essere né arrestati né sottoposti ad intercettazione. Insensato ed inammissibile perché le cronache di tutti i giorni riferiscono di inchieste e di provvedimenti della Magistratura proprio nei confronti di amministratori locali accusati di malaffare e corruzione. Con la concessione dell’immunità è prevedibile che qualche furbetto, temendo di essere raggiunto dagli strali della giustizia, convinca il capobastone a nominarlo senatore part-time per mettersi al riparo per la durata del mandato e confidare nella prescrizione dei reati commessi. Straordinario colpo di genio dei riformatori per moralizzare le amministrazioni locali.

#   #   #

Quelle fin qui considerate, però, mi sembrano quisquilie che non giustificherebbero né il grande casino montato intorno a questa riforma costituzionale, né l’accanimento con cui l’Innominato incalza gli elettori affinché votino SI al referendum.
In effetti il disegno di legge costituzionale contiene ben altro.
Dal suo impianto viene a galla una vocazione assolutista che si proporrebbe di mettere fuori gioco i principi della democrazia parlamentare e della sovranità popolare ispiratori della attuale Costituzione.
1.     Ad esempio, per il perverso combinato disposto di questa nefanda riforma costituzionale e della non meno infausta legge elettorale, “Italicum”, la Camera dei deputati diventerebbe, di fatto, una istituzione asservita alla volontà di un presidente del consiglio che, avvalendosi del 54% di parlamentari da lui stesso scelti e nominati, potrebbe spadroneggiare in lungo e largo.
2.     Infatti, avendo previsto di interdire al nuovo Senato sia il voto di fiducia al governo che l’esame e la revisione delle leggi approvate dalla Camera dei deputati, un presidente del consiglio supererebbe a mani basse eventuali voti di sfiducia ed otterrebbe dalla Camera l’approvazione di tutte le leggi da lui volute, anche le più scellerate. D’altra parte abbiamo già assistito a qualcosa del genere, negli ultimi due anni, ogniqualvolta il Parlamento è stato espropriato del suo ruolo dagli oltre 50 voti di fiducia con cui sono state approvare le leggi volute dall’Innominato.
3.     È palese, inoltre che con questa riforma costituzionale verrebbe cancellato, di fatto, il principio dei pesi e contrappesi, cioè l’elemento fondativo di ogni democrazia liberale. Si, è vero che a controllare l’operato del governo resterebbero sempre il Capo dello Stato e la Consulta, ma suvvia dopo le esperienze di questi ultimi anni ci si può confidare nella serenità di giudizio del Quirinale ?
A questo punto non mi resta che spegnere il notebook e rileggermi “Il Principe” di Machiavelli, per riscontrare fino a che punto la dottrina machiavellica del “principe monarca” abbia ispirato gli autori di questa legge costituzionale.

Nessun commento: