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martedì 24 marzo 2015

Prima il rimborso del riscatto e poi…

Sul quotidiano La Repubblica ha avuto un certo risalto la intervista che Vanessa Marzullo ha rilasciata all’inviato Paolo Berizzi.
Vanessa Marzullo è una delle due giovani “volontarie”, l’altra è Greta Ramelli, che si sono recate in Siria con una buona dose di avventatezza per portare aiuto, a loro dire, alle popolazioni civili stremate dal conflitto civile.
Non riesco proprio a non ritenere velleitario ed incosciente il loro comportamento alla luce del fatto che non potevano contare in Italia sul supporto di una organizzazione accreditata e che, ancora più grave, non disponevano di protezioni competenti e qualificate in un territorio di guerra quale è ormai da diversi anni la Siria.
Fatto sta che a fine luglio 2014 le due “volontarie” furono rapite nei pressi della località di Aleppo da un gruppo di guerriglieri jihadisti e, da quel momento, non si ebbero più loro notizie.
L’unità di crisi della Farnesina appena allertata attivò tutte le iniziative opportune per accertare non solo che fossero ancora vive ma dove fossero segregate e da chi.
Per farla breve, dopo cinque mesi di prigionia le due “volontarie” sono tornate libere grazie al lavoro svolto dalle strutture del Ministero degli Esteri, ma soprattutto grazie al pagamento di un riscatto che voci ben informate indicano in 12 milioni di dollari, pagato ovviamente non dalle loro famiglie ma dallo Stato italiano.
Non è certo la prima volta che lo Stato, e quindi pro quota tutti gli italiani, paga per la liberazione di un connazionale che in giro per il mondo è rapito da qualche banda di predoni.
È però la prima volta, secondo me, che una persona rapita e liberata, grazie all’impegno delle istituzioni ed al pagamento del riscatto con denaro pubblico, dimostri scarsa considerazione per i problemi ed il danno che i suoi comportamenti, incoscienti ed irresponsabili, hanno procurato alla collettività.
Nel corso dell’intervista, infatti, la “volontaria” Vanessa Marzullo ha dichiarato: “Appena potremo, non so ancora quando, Greta ed io in Siria potremmo anche tornarci”.
Non contesto che le due “volontarie”, maggiorenni e vaccinate, possano disporre della loro vita come meglio credono.
Però, confesso che, se ne avessi il potere, innanzitutto ritirerei loro i passaporti per restituirglieli solo dopo che abbiano rimborsati allo Stato i 12 milioni di dollari pagati per il loro riscatto.
Come ?
Magari dedicandosi, gratuitamente, in Italia ad opere di assistenza a beneficio dei milioni di loro concittadini che versano in stato di indigenza, sono invalidi, infermi, anziani, etc., etc.
Comprendo bene che assistere emarginati, invalidi e malati in Italia non sia avventuroso come farlo in Siria e non renda così popolari da attirare l’attenzione dei media.
Però, se il proposito delle due “volontarie” è quello di dedicare la loro vita ad alleviare le sofferenze del prossimo, allora mi domando perché non farlo in Italia ?

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