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lunedì 23 marzo 2015

Renzi, epigono della filibusta salgariana

In molti libri avventurosi, scritti da Emilio Salgari, che eccitavano la mia fantasia di ragazzino e mi inducevano a fantasticare avventure mirabolanti, protagonista era la filibusta.
Infatti, alle temerarie storie dei pirati, che nel XVII secolo infestavano il mare caraibico, Emilio Salgari ha riservati i romanzi del ciclo “I Pirati delle Antille”.
Forse un giorno non lontano, stomacato dalla lettura quotidiana delle cronache politiche, mi darò da fare per ricercare sulle bancarelle di qualche mercatino quei vecchi libri perché mi aiutino a depurare la mente dalle brutture che la politica ci rifila ogni giorno.
Sbiadito retaggio delle letture salgariane mi è rimasto il vezzo di definire filibustiere ogni individuo spavaldo, scaltro, spregiudicato, impostore, opportunista, trafficone senza scrupoli.
Tali erano, infatti, il Corsaro Nero, il Corsaro Rosso ed i loro rispettivi rampolli.
Se Emilio Salgari fosse un cronista dei giorni nostri, non avrebbe alcuna difficoltà a raccontare le gesta dei tanti filibustieri protagonisti della nostra scena politica.
Ad esempio, credo che potrebbe dedicare un intero ciclo di libri a raccontare questi dodici mesi del premierato di Matteo Renzi.
Mi sembra, infatti, che Matteo Renzi rappresenti la incarnazione più autentica dei filibustieri descritti da Salgari.
I pirati, ad esempio, erano così spregiudicati e senza scrupoli da stringere alleanza con chiunque permettesse loro di arraffare ricchi bottini.
Ebbene, forse che Renzi non abbia dimostrato di essere spregiudicato e senza scrupoli quando, mentre rassicurava il suo compagno di partito Enrico Letta, #enricostaisereno, già cospirava con Berlusconi per pugnalare alla schiena lo sventurato Letta ed andare all’arrembaggio di Palazzo Chigi ?
I pirati potevano contare su ciurme di individui, senza arte né parte, pronte ad esaltarsi ogniqualvolta il pirata di turno, brandendo la sciabola, con spavalderia li spronava all’arrembaggio dalla tolda del vascello battente bandiera della filibusta.  
E forse Renzi non ostenta spavalderia, quando nei salotti televisivi esibisce irreali successi, o quando sguaina, invece della sciabola, raffiche di banali tweet, accolti come messaggi mistici dai suoi devoti ?
A differenza dei pirati, però, Matteo Renzi deve credersi un profeta, venuto al mondo per divulgare il suo credo a fedeli ed infedeli.
Se vogliamo dare fiducia ai sondaggisti, sembrerebbe che un 30% di italiani viva ubriaco per le abbondanti libagioni di tweet.
Ritornando, però, ai filibustieri, riscontravo in loro la istintiva attitudine a raggirare la ciurma, fantasticando di favolosi bottini per incitarla ad andare impavida all’arrembaggio.
Ebbene, da settimane il nostro premier non va per ogni dove ad incensarsi, per esempio, come artefice del Jobs Act quando, almeno per quanto riguarda le norme sulla maternità e sul superamento dei co.co.pro, il Jobs Act è invece solo una ipotesi di lavoro dal momento che i decreti attuativi sono bloccati dalla Ragioneria di Stato per mancanza di copertura finanziaria ?
Quante volte, in questi dodici mesi, Matteo Renzi si è avventurato nel vendere la pelle dell’orso prima di averlo ucciso ?
Ma nei romanzi di Salgari i filibustieri sono descritti anche come abili opportunisti nello sfruttare, di volta in volta, ogni circostanza da cui poter trarre vantaggio.
E qui, come il cacio sui maccheroni, per l’opportunista Renzi arrivano le “spintanee” dimissioni di Maurizio Lupi che liberano un dicastero di rilevanza strategica come è quello delle infrastrutture.
Quale migliore occasione, perciò, per collocare su quella poltrona un renziano fedelissimo anche se incompetente per gestire un ministero così importante.
Poco interesserebbe alla morale dell’ex rottamatore se si trattasse perfino di inserire un nuovo inquisito nella compagine di governo.
Non so cosa ne pensi tu, ma io non ho dubbi: preferisco i filibustieri narrati da Salgari.

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