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giovedì 14 maggio 2015

La sicumera di Renzi è solo fumo

Non credo, o perlomeno spero di non essere l’unico italiano che si è scocciato di ascoltare la tiritera che, da un anno, ci propina ad ogni piè sospinto il nostro presidente del consiglio.
Non perde occasione, Matteo Renzi, per ricordare urbi et orbi che, alle elezioni europee del 25 maggio 2014, LUI ha ottenuto il 40,8% dei voti.
Ora, a prescindere dal fatto che non essendo trascorsi neppure tre mesi dal giorno in cui, dopo aver pugnalato il suo compagno di partito Enrico Letta, lui si era impossessato di Palazzo Chigi, è chiaro che gli elettori hanno manifestato semplicemente un voto di auspicio, non riferito a risultati concreti ma solo alle tante chiacchiere che lui continuava a gettare qua e là.
Non solo, ma da consumato politicante pochi giorni prima delle elezioni lui aveva elargita a 10 milioni di elettori la regalia degli 80 euro, una prodigalità che graverà sulle casse dello Stato ogni anno per circa 10 miliardi.
In più, a chiacchiere lui aveva giurato che avrebbe fatta la voce grossa, in Europa, per sottrarre l’Italia ai vincoli imposti dalle politiche di austerità, mentre di fatto esegue diligentemente tutto ciò che l’UE continua ad imporgli.
In ogni modo, a prescindere da tutto questo e da molte altre contingenze, al meschinello sfugge che da quel 25 maggio 2014 è trascorso un anno e le sue performance di questi mesi potrebbero aver mutati gli umori degli italiani nei confronti suoi e del suo governo, per cui quel 40,8% appartiene alla storia ed è sciocco e pretestuoso utilizzarlo ancora supponendo che oggi possa riproporsi lo stesso consenso elettorale.
Penso, peraltro, che sia improponibile, come tentano alcuni, scrutare probabili trend ed indicatori nei risultati delle elezioni comunali che si sono svolte, nei giorni scorsi, in Trentino-Alto Adige e Valle d’Aosta  
Per questo, anche se con personale ed immutata diffidenza nei sondaggi, sono andato a curiosare tra le indicazioni che i sondaggisti proponevano un anno fa e quelle che vengono indicate oggi.
Per equilibrare l’osservazione ho presi in esame i dati forniti, sia oggi che dodici mesi fa, da tre istituti demoscopici: EMG, Doxa e Piepoli.
Ho concentrata l’attenzione sulle risposte date ad un quesito che mi sembra tra i più significativi per valutare lo stato d'animo degli italiani.
Ho scelto, cioè, il quesito relativo alla fiducia che il campione rappresentativo dell’elettorato ripone in Matteo Renzi e nel suo governo.
Ebbene, la “fiducia in Matteo Renzi” che, nel maggio 2014, si collocava tra il 59% ed il 62% oggi, maggio 2015, si posiziona tra il 31% ed il 33%.
Altrettanto sintomatico il calo registrato nella “fiducia nel governo Renzi”, passata del 44/46% del maggio 2014 al 29/31% di oggi.
Credo, perciò, che aldilà della ostentata sicurezza che continua ad esternare in ogni occasione, Renzi conosca questi trend negativi e ne sia preoccupato.
Solo così si può spiegare perché, pur di rinviare a dopo le elezioni amministrative del 31 maggio la amara decisione che il governo adotterà ai danni di 5 milioni di pensionati, Renzi abbia ingaggiato un braccio di ferro con il ministro Padoan che, invece, vorrebbe comunicare questo provvedimento alla UE nel giro di qualche giorno.
Sono curioso di vedere se la spunterà il rispetto dell’impegno preso da Padoan a Bruxelles, o la apprensione elettorale di Renzi. 

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