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mercoledì 8 ottobre 2014

Errare è umano … ma perseverare è diabolico

Per otto mesi si è trastullato tra comparsate televisive e viaggi da un capo all’altro del mondo per autopromuoversi.
Per otto mesi ha trasformato il Parlamento in un agorà per la  masturbazione mentale di deputati e senatori costretti a disquisire di voti di preferenza, liste bloccate, soglie di ingresso, premi di maggioranza, senatori nominati od eletti, e di altre bazzecole del genere.
Ha fatto il piacione con Angela Merkel sperando di essere ammesso nel clan di coloro che reggono i destini dell’Europa.
Ha dimostrato di essere un innovatore da operetta quando, di fronte alle proposte di spending review elaborate da Cottarelli, se l’è fatta sotto e non ha trovato di meglio che licenziarlo.
I media hanno avuto il loro da fare, in questi otto mesi, a star dietro alla fiumana di annunci di cambiamento che lui mitragliava ad ogni piè sospinto.
Mentre lui era indaffarato nel pavoneggiarsi in ogni dove  il Paese procedeva nel suo progressivo inesorabile declino.
Il debito pubblico ha continuato a crescere, la disoccupazione soprattutto giovanile è arrivata a livelli da incubo, il numero delle imprese che hanno chiusi i battenti si è ingrossato giorno dopo giorno, gli italiani in povertà relativa o assoluta hanno superati i sei milioni, e si potrebbe continuare.
Dopo otto mesi, nel carniere di Matteo Renzi e del suo governo non c’è, in concreto, una sola riforma che serva al Paese, non c’è un solo provvedimento in grado di contrastare la crisi, non c'è nessun reale intervento per combattere con efficacia malaffare, corruzione, sprechi, evasione fiscale.
Insomma solo valanghe di annunci, dichiarazioni e bla bla bla.
Improvvisamente, però, dopo otto mesi Matteo Renzi scopre che in Italia esiste un “problema lavoro”, e decide di puntare i piedi perché il Senato, correndo pancia a terra, approvi in “24 ore 24” una abborracciata riforma del lavoro, senza discutere e sottomettendosi all’ennesimo voto di fiducia.
In realtà a Renzi interessa unicamente potersi pavoneggiare, mercoledì 8 ottobre al vertice milanese dell’Unione Europea, esibendo una riforma del lavoro qualunque, anche se campata in aria ed inattuabile.
Una lampante prova dell’esibizionismo, del dilettantismo e della superficialità con cui Matteo Renzi si rapporti con le difficili e gravi scelte di cui il nostro Paese avrebbe bisogno in una fase così drammatica.
Protagonismo, dilettantismo e superficialità che, guarda caso, ritroviamo anche nell’annuncio di puntare all’aumento dei consumi, da gennaio 2015, inserendo nelle buste paga dei lavoratori dipendenti il TFR (detto anche liquidazione o buonuscita),.
È evidente che Renzi ignori cosa significhi il TFR per i lavoratori e per le imprese, non avendo lui mai lavorato in una fabbrica o in un ufficio.
Ignora, ad esempio, che il TFR è fatto da soldi dei lavoratori, per cui non spetta certo né a lui né al suo governo decidere cosa i lavoratori debbano farne e quando lo possano utilizzare.
Ignora, allo stesso modo, che il TFR costituisca una fonte effettiva di finanziamento per le imprese, soprattutto piccole e medie.
Una fonte di finanziamento, ogni anno rivalutata per i lavoratori, il cui ammontare è di molti miliardi di euro.
Miliardi che se sottratti alla gestione delle imprese potrebbero provocare il tracollo di molte di loro.
D’altra parte, dato e non concesso che il Governo riesca a convincere il sistema bancario a surrogare il venir meno del TFR, le imprese otterrebbero finanziamenti sostitutivi sì, ma gravati di esosi interessi.
Renzi ignora, altresì, che per superare momenti eccezionali di difficoltà delle loro famiglie, molti lavoratori ricorrono alla anticipazione fino al 70% del TFR maturato.
Ignora, infine, che la liquidazione rappresenta per molti lavoratori, al momento di andare in pensione, un gruzzoletto di denari che, ad esempio, può garantire una vecchiaia più serena, o permettere di far proseguire gli studi ai figli od aiutarli nel caso, molto diffuso, siano disoccupati, etc. etc.
Ecco perché, nonostante il pressapochismo pericoloso ed angosciante di Renzi, nonostante gli evanescenti ed inconcludenti otto mesi del suo governo, si rimane sconcertati nell’apprendere dai sondaggisti che continua ad essere accreditato di un buon consenso popolare.
Ora, è pur vero che se volgiamo uno sguardo alla storia del nostro Paese ci rendiamo conto che milioni di italiani hanno osannate le parole stentoree con cui dal balcone di Palazzo Venezia venivano trasformati in carne da cannone, e che, cinquanta anni dopo, ancora milioni di italiani si sono fatti abbindolare dalle lusinghe di un imbonitore brianzolo però, per la miseria, “errare humanum est, perseverare autem diabolicum” !  

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