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martedì 14 ottobre 2014

Nun c’è bisogno ‘a zingara p’andivinà

Come recita il verso di una famosa canzone napoletana, che è poi il titolo di questo post, spesso non occorrono doti divinatorie, né bisogna essere chiaroveggenti, per comprendere e leggere cosa si nasconda nel modo di fare e nelle intenzioni di molti nostri simili.
Prendiamo, ad esempio, Beppe Grillo.
Che fosse un buffone, molto prima di “laurearsi” cialtrone, lo si era intuito assistendo alle sue performance sia in teatro che sui teleschermi.
Il successo come buffone, anzi, lo ha ottenuto proprio grazie alla televisione pubblica, la RAI sulla quale oggi sputa le sue invereconde e velenose offensive.
È noto a tutti che, dal marzo 1981 all’aprile 1984, Grillo non solo abbia poppati ingenti compensi dalle mammelle di “mamma RAI”, ma a spese della televisione pubblica si sia sollazzato in lussuosi viaggi in giro per il mondo con lo scopo di realizzare due programmi: “Te la do io l’America” e “Te lo do io il Brasile”.
È lecito supporre che, proprio con il denaro spillato a “mamma RAI”, Grillo oggi possa godersi la splendida villa di Sant’Ilario, a Genova, con i suoi 24 vani, le due piscine, di cui una ovviamente coperta e riscaldata, ed uno sconfinato prato all’inglese.
Però, da autentico cialtrone e da fasullo moralista e censore dei vizi umani, Grillo si è arrangiato per far sì che il suo principesco maniero fosse accatastato come un modesto villino in modo da pagare meno tasse.
Ma il vero guaio è che Grillo, oltre ad essere fasullo come moralizzatore, è anche e soprattutto un fascista sovversivo che ha in spregio la democrazia, le istituzioni, la legalità.
Lo manifesta da anni perseguendo lo sfascio delle istituzioni e di ogni principio che facilita la coesistenza democratica ed il confronto delle idee.
A fugare ogni dubbio, anche dei più ottusi tra noi, sulla vocazione fascista e sfascista di Grillo, ci ha pensato la kermesse del M5S che si è svolta in questi giorni al Circo Massimo di Roma.
Infatti, mentre il cialtrone si esibiva in uno dei suo consueti sproloqui senza capo né coda, dietro di lui sul fondale del palco veniva proiettato lo slogan “O NOI O LA DEMOCRAZIA” che, credo, non abbia bisogno di commenti.
D’altra parte il burattinaio Casaleggio, che ispira e manovra il burattino Grillo, gli ha fatto capire che loro non potranno mai vincere per via democratica e, per convincerlo, continua a rinfacciargli il flop delle recenti elezioni europee.
A maggio, infatti, Grillo era così sicuro di trionfare che, smargiassando con lo slogan “VINCIAMONOI” era arrivato a giurare che, se il M5S non avesse vinto, lui si sarebbe ritirato dalla scena politica.
Ora, come tutti sanno, il M5S non solo è uscito sconfitto dalle urne, ma ha subita una vera e propria debacle e, ciononostante, il cialtrone è ancora lì, abbarbicato a quella miniera d’oro che è il movimento.
Dal palco del Circo Massimo Grillo ha rispolverato lo slogan “VINCIAMONOI” ma, questa volta, affinché non ci fossero più dubbi sulle sue intenzioni golpiste, lo ha associato al nuovo slogan “O NOI O LA DEMOCRAZIA”.
Ma non basta ancora !
Dallo stesso palco nel suo farneticare Grillo ha detto: “Questa gente (NdR: il riferimento è al governo Renzi) va fermata con l’esercito. L’esercito deve stare con gli italiani”.
Queste parole non sono forse un ulteriore segno della vocazione golpista del burattino genovese e del burattinaio Casaleggio ?
Già qualche mese prima Grillo aveva tentato, senza successo, di istigare alla sedizione le forze dell’ordine invitandole a non difendere le istituzioni ma ad unirsi al “movimento dei forconi” che manifestava in piazza.
Insomma, la democrazia non piace proprio né al burattinaio né al suo burattino per cui, siccome i media sono parte integrante della vita democratica, li si aggredisce disprezzandoli, insultandoli, denigrandoli.
Al Circo Massimo Casaleggio si è rivolto, ai pochi giornalisti che cercavano di intervistarlo, con queste parole: “Mi serve che voi vi togliate dai coglioni !”.
E che dire dell’assolutismo che regna nello stesso M5S ?
La storiellina del “uno vale uno”, ripetuta a pappagallo dai pentastellati, di fatto è riconosciuta da tutti, all’interno del movimento, come l’accettazione del fatto che a decidere qualsiasi cosa sia sempre e solo “uno”, cioè Beppe Grillo in quanto portavoce di Casaleggio.
Coloro che già avevano capito questo andazzo e hanno dimostrato di non condividerlo sono stati epurati, secondo le usanze fasciste, oppure hanno preferito lasciare il movimento.
Se è vero che la dittatura attecchisce più facilmente quando la ignoranza della gente riempie le piazze ogni volta che parla un cialtrone, in Italia c’è di che preoccuparsi.

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