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sabato 18 gennaio 2014

L’autolesionismo di Matteo Renzi

Da quel 6 dicembre 2010, quando varcò i cancelli di Arcore per far visita a Berlusconi nella sua villa, Matteo Renzi deve essere rimasto così ammaliato da non riuscire, neppure oggi dopo tre anni, a fare a meno del Cavaliere che nel frattempo è stato messo alla porta dal Senato perché pregiudicato.
Una ostinazione, la sua, che potrebbe insinuare il sospetto che, in quella occasione, Renzi sia stato stregato da Berlusconi con una qualche pozione magica.
Per carità, sarà pur vero che Renzi incontrò Berlusconi, allora presidente del consiglio, perché da sindaco di Firenze voleva caldeggiare i bisogni della sua città, però avergli fatto visita nella sua residenza privata e non averlo incontrato, invece, in una sede istituzionale suscitò non poche perplessità.
In realtà, i due hanno continuato ad annusarsi a distanza, ed in particolare Berlusconi, astuto incantatore, non ha persa occasione per circuire il sindaco fiorentino, a volte lanciando messaggi del tipo “un po’ mi somiglia perché è fuori dagli schemi”, altre volte irretendolo con un “bravo Matteo, io ti avevo capito quella volta che sei venuto ad Arcore”.
Ed il vanitoso Matteo, al solo ricordo delle ore trascorse ad Arcore, va in brodo di giuggiole. 
Poco conta, a quanto sembra, che da allora siano trascorsi tre anni, che molta acqua sia passata sotto i ponti, e che lui oggi sia il neo-segretario del PD, se di fatto resta immutata la accondiscendenza di Renzi nei confronti di Berlusconi.
Una accondiscendenza che Renzi riconferma anche quando, con fervore, vorrebbe battersi per pungolare le forze politiche a mandare definitivamente in soffitta l’ignominioso “porcellum”.
Una accondiscendenza che si palesa con sconcertanti ed insensate modalità.
Sconcertante, ad esempio, l’iniziativa presa da Renzi, dopo la sua nomina a segretario del PD, di rivolgersi alle forze politiche per proporre loro tre possibili modelli elettorali, senza aver avvertita l’esigenza, prima di tutto, di confrontarsi con la direzione del suo partito.
Sarebbe stato sensato, infatti, innanzitutto condividere con la direzione PD, il modello elettorale prescelto, e verificare, solo in seguito, la convergenza sullo stesso delle diverse parti politiche.
Renzi, invece, ha fatta una scelta contrassegnata oltre che da scarsa considerazione per la sua parte politica, anche da una sconcertante ingenuità.
Perfino uno sciocco sarebbe stato in grado di prevedere che, di fronte a tre alternative, ogni partito avrebbe manifestata la preferenza per il modello che più degli altri privilegiasse gli interessi di bottega, vanificando così la convergenza su questo o quel modello.
Ed allora perché lo ha fatto ?
Probabilmente Renzi, ancora in trance per il risultato delle primarie, è ricorso alla proposta dei tre modelli elettorali per dare sfogo alla sua smania di protagonismo.
Certo è che Renzi conferma scarso rispetto per la direzione del suo partito anche quando la convoca, con all’ordine del giorno la scelta della legge elettorale, per lunedì 20 gennaio, cioè solo dopo l'incontro con Berlusconi per accordarsi sulla linea da seguire.
Una scelta insensata ed inspiegabile.
Insensata perché, anche se Berlusconi rimane il vero padre-padrone di Forza Italia, dopo la condanna in via definitiva e la sua espulsione dal Parlamento, non ha più alcun ruolo istituzionale che giustifichi tanta insistenza nel voler definire con lui la legge elettorale.
L’anomalia tutta italiana, infatti, è che, pur se raggiunto oramai da sei mesi da sentenza definitiva, Berlusconi non è ancora ridotto in stato di detenzione domiciliare a causa di arzigogolate procedure giudiziarie che gli consentono di condurre, a tutto oggi, una vita pubblica.
D’altra parte, se il vero obiettivo di Renzi fosse solo quello di confrontarsi con Forza Italia sul possibile modello elettorale, di cosa avrebbe discusso nei giorni scorsi con Denis Verdini, esponente di primissimo piano di quel partito ?
Non solo, ma come mai Renzi non ha chiesto di incontrare i capi gruppo di Forza Italia, alla Camera ed al Senato,  figure istituzionali accreditate di quel partito ?
Evidentemente Renzi si propone di trovare, con Berlusconi, una intesa su un qualche inconfessabile inciucio come, ad esempio, la messa a punto di modalità e tempi per far cadere il Governo Letta ed andare al voto nei prossimi mesi.
Sarebbe fantapolitica immaginare che un Renzi, sempre più pieno di sé, proponga a Berlusconi di fornirgli una stampella che lo disseppellisca dalla estinzione politica ?
Se così fosse, Matteo Renzi si darebbe la zappa sui piedi, pregiudicando in modo definitivo qualsiasi parvenza di innovatore, esponendosi alla contestazione da parte di quella stessa base del PD che lo ha eletto segretario e, forse, compromettendo anche l’eventuale secondo mandato da sindaco di Firenze.
Certo è che se il “cambiamento” di cui Renzi continua a professarsi messia è ancora l’inciuciare con Berlusconi, beh … il fiorentino Dante Alighieri sicuramente declamerebbe: "lasciate ogni speranza o voi elettori del centrosinistra".

2 commenti:

Anonimo ha detto...

ottima analisi !

Alex di Monterosso ha detto...

Grazie !!!