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domenica 19 gennaio 2014

Marionetta nuova ma stesso burattinaio

Sono convinto che Silvio Berlusconi non avrebbe mai accettato di varcare la soglia di Piazza Nazareno se non fosse stato certo di ottenere in cambio, da Renzi, favori personali.
Infatti, dover entrare nelle stanze dell’odiato partito che ha votata la sua decadenza da senatore, sarebbe stata una bestemmia per Berlusconi, fino a qualche giorno fa.
Nei giorni scorsi, però, c’era stato già un abboccamento di Denis Verdini con Matteo Renzi, nel corso del quale è evidente che i due non si devono essere confrontati sulla legge elettorale, altrimenti Renzi non si sarebbe incaponito nel voler incontrare Berlusconi.
Verdini, infatti, esponente di primissimo piano della resuscitata Forza Italia, aveva credenziali e carte in regola per esprimere le preferenze del suo partito per uno dei tre modelli elettorali proposti da Renzi.
Di quell’incontro, però, non è trapelato nulla, venendo così meno quella trasparenza della quale Matteo Renzi si è sempre vantato a gran voce.
È lecito ipotizzare, perciò, che Verdini si sia recato da Renzi soltanto come ambasciatore per dettare, al segretario PD, le condizioni alle quali Berlusconi avrebbe accettato di  incontrarlo.
Quali le condizioni ?
Le scopriremo, probabilmente, solo con il trascorrere del tempo perché Renzi ha ritenuto opportuno non accennarne neppure alla direzione PD riunita giovedì scorso a Roma.
Ed è proprio questo impenetrabile silenzio sull’incontro Renzi-Verdini a mettere la pulce nell’orecchio ed a solleticare qualche maliziosa riflessione.
Ad esempio, è verosimile che l’interesse personale di Berlusconi per la nuova legge elettorale sia scarso, dal momento che i due anni di interdizione dai pubblici uffici ed il disposto della Legge Severino lo rendono incandidabile per i prossimi sei anni, a meno che …
Appunto ! A meno che, ad esempio, Renzi, pur di soddisfare la sua smania di incontrare il Cavaliere, non si sia impegnato ad imporre al PD, in Parlamento, di promuovere una revisione, se non addirittura la abrogazione della Legge Severino.
Una ipotesi impraticabile, però, senza la insanabile scissione del PD.
Però, l’ipotizzato “a meno che …” lo si può coniugare, con fantasia, anche immaginando altri possibili inciuci renzusconiani.
Non è assurdo immaginare addirittura che Berlusconi abbia accettato di recarsi al Nazareno solo perché Renzi si è impegnato a far cadere il Governo Letta ed a ritornare alle urne per esempio a settembre 2015, cioè quando per il Cavaliere scadrà la interdizione dai pubblici uffici.
Già, ma Renzi cosa ne otterrebbe in cambio ?
A Renzi, ad esempio, Berlusconi potrebbe aver offerta l’opportunità di diventare il Presidente del Consiglio di un “governo di scopo”, appoggiato da Forza Italia.
Un “governo di scopo” che potrebbe durare fino a settembre 2015 per realizzare: l’approvazione della nuova legge elettorale, la riduzione del numero dei deputati, la trasformazione del Senato in Camera delle Autonomie locali, la riforma del Titolo V della Costituzione e, dulcis in fundo, il varo di un decreto legge, predisposto dagli azzeccagarbugli berlusconiani, che bypassi la Legge Severino e faccia sì che Berlusconi possa ricandidarsi come premier del centrodestra.
È così inverosimile che un Matteo Renzi, ebbro di ambizione, possa essere cascato in questa trappola ?
L’affaire, d'altra parte, potrebbe anche aver successo se sulla testa di Berlusconi non pendessero altri processi che, una volta giunti a sentenza definitiva, lo metterebbero fuori gioco definitivamente, a meno che …
E mentre, grazie a Renzi, il Cavaliere torna al centro della scena politica con la concreta eventualità che il segretario PD ne favorisca anche la agibilità politica … il Paese permane in coma farmacologico ! 

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