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martedì 24 settembre 2013

Della serie: “lei non sa chi sono io!”

A chi di noi non è capitato, almeno una volta nella vita, di incontrare uno di quei tipi tronfi, un po’ burini, che a causa dei loro tortuosi complessi di inferiorità si aggrappano ad un titolo accademico o ad un ruolo pubblico.
C’è, ad esempio, chi si risente stizzito se non ci si rivolge a lui appellandolo, secondo i casi, dottore, ingegnere o professore, perfino quando le situazioni e l’ambiente suggerirebbero di bandire ogni formalismo.
È una pecca ancora molto diffusa, nel nostro Paese, che mette a disagio questi soggetti quando, trovandosi nei paesi anglosassoni si devono accontentare di essere chiamati semplicemente “Mister” o, nel migliore dei casi “Sir”.
Ho sorriso divertito ma perplesso, alcune settimane fa, quando Renato Brunetta si risentì nei confronti della Presidente della Camera, Laura Boldrini, che aveva osato rivolgersi a lui chiamandolo “onorevole” invece che “presidente”, attribuzione a lui spettante perché presidente del gruppo parlamentare PdL alla Camera.
Non era la prima volta che Brunetta peccava di siffatti spocchiosi modi, come quando, ad esempio, ricorda agli interlocutori che lui è un professore.
Lo ha replicato l’altro giorno, partecipando in TV al programma “Mezz’ora”.
Parlando del Ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, ha affermato: “Saccomanni è un tecnico, ma io sono più tecnico di lui perché sono professore!”.
Il vero problema, dell’Onorevole Presidente Professore Renato Brunetta, è che in materia di economia e di conti pubblici ha la memoria corta, o perlomeno finge di non ricordare.
Non ricorda, ad esempio, che Berlusconi, a capo del governo di cui lui era ministro, il 26 ottobre 2011 inviò all’UE un documento (vedi lettera a Van Rompuy e Barroso) con il quale specificava gli interventi indifferibili, e relativo calendario di attuazione, che l’Italia si impegnava a realizzare entro il 2013 per il risanamento dei conti pubblici.
Tra i molti impegni, oltre alla riforma delle pensioni, alla riduzione del debito pubblico, etc., Berlusconi indicava  il conseguimento del 3% nel rapporto Deficit/PIL per il 2013.
Peccato però che, dopo poche settimane, Berlusconi ed i suoi ministri, tra i quali c’era appunto Brunetta, coscienti della loro incapacità di realizzare gli impegni presi con l’UE, fecero armi e bagagli ed abbandonarono al suo destino la nave Italia .
Al grido di “coraggio fiöi scappuma” rifilarono l’ingrata eredità, degli impegni presi con l’UE e della procedura di infrazione, prima al governo Monti, e poi al governo Letta.
È intollerabile, perciò, che l’Onorevole Presidente Professore Renato Brunetta, emulo di Schettino, dopo aver abbandonato il ponte di comando ed essersi messo in salvo sugli scogli, abbia incominciato a criticare ed infierire contro Monti, prima, e Letta, poi, che, sobbarcandosi fatica ed impopolarità, si sono dati da fare per salvare il Paese e rispettare gli impegni con l’UE.
Per questo, mi sembra quanto meno doveroso che l’ex ministro Onorevole Presidente Professore Brunetta provi vergogna e si zittisca quando il Ministro dell’Economia, Saccomani, esprima preoccupazioni e minacci di dimettersi qualora gli siano creati nuovi ostacoli nel far fronte a quegli impegni, con l’UE, che aveva assunti il governo Berlusconi! 

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