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giovedì 5 settembre 2013

“La libertà non è star sopra un albero …”

Da settimane, sulla carta stampata ed in TV, continuano ad incrociarsi e ad accavallarsi grida di allarme su immaginari rischi che correrebbe la democrazia in Italia.
All’origine di questa ridicola campagna allarmistica c’è la decisione che dovrà prendere la Giunta del Senato sulla decadenza da senatore di un pregiudicato, Silvio Berlusconi.
Tra i più invasati, nel promuovere la grottesca operazione, Santanchè, Brunetta, Cicchitto, Alfano, Gasparri.
Daniela Santanchè, una farneticante a tempo pieno, è arrivata a bollare come “drammatiche per la democrazia” le parole del Capo dello Stato, ed a gridare ai quattro venti “ci attende un’altra battaglia, la più importante, quella della democrazia”.
Alfano, invece, ha parlato di “sospensione della democrazia”, mentre Brunetta, nel suo piccolo, si è limitato a sproloquiare  di “decadenza della speranza di democrazia”.
Credo, però, che il fatto stesso che questi esseri possano proferire impunemente così tante sciocchezze, rappresenti la prova provata che nel nostro Paese la democrazia sia stabilmente di casa.
La realtà è che i soggetti della loro casta non si accontentano, invece, di una democrazia che garantisca libertà di pensiero e di parola, valorizzata dalla discrezionalità e dal godimento di diritti.
Ebbene no!
Per loro, democrazia significa godere di benefici indecenti, mettere le mani nelle casse dello Stato, agire al di sopra ed al di fuori delle leggi, comportarsi da corruttori e da corrotti, restando sempre impuniti.
Insomma, una democrazia contraffatta a loro uso esclusivo e perpetuo.
La verità è che, proprio da soggetti della loro specie, la vera democrazia, quella con la “D” maiuscola, è calpestata, violentata, vilipesa.
Per colpa loro, infatti, ad essere espropriati dei diritti democratici sono i cittadini, cioè coloro che, invece, dovrebbero essere i veri protagonisti di una democrazia.
In questi giorni, ad esempio, come cittadino elettore sono incazzato, perché mi sento derubato proprio di alcuni dei miei diritti democratici.
È un ladrocinio che viene da lontano, vale a dire da quando loro mi hanno sottratto il diritto di scegliere, con il voto, il mio rappresentante in Parlamento.
Un fatto già grave a sufficienza per poter affermare che mi hanno depredata una parte della mia democrazia, perché, come recitava Giorgio Gaber “la libertà non è star sopra un albero e neppure il volo di un moscone, la libertà è partecipazione”.
Como posso sentirmi libero se non mi è concesso di partecipare, con il voto, a fare le mie scelte?
E l’incazzatura lievita quando penso che, a breve, mi sarà sottratto un altro dei miei diritti democratici.
Infatti, fra una settimana, un mese od un anno, i senatori saranno chiamati a votare a favore o contro la decisione della Giunta sulla decadenza del pregiudicato Silvio Berlusconi.
Per un ignobile e disdicevole costume i senatori si pronunceranno con voto segreto.
L’utilizzo del voto segreto, da parte di individui che sono lì non a titolo personale ma in rappresentanza dei cittadini, è un atto di una viltà e di uno squallore intollerabili.
Con il voto segreto, infatti, si impedirà agli elettori di conoscere e valutare la scelta che ogni loro rappresentante farà su un caso che potrebbe condizionare la vita politica e sociale del nostro Paese nei prossimi anni.
Non solo, ma il voto segreto si presta ad ambiguità ed inciuci  di cui i nostri politici hanno saputo dare reiterate dimostrazioni.
Con il ricorso al voto segreto, a me, cittadino elettore, sarà impedito, pertanto, di riconoscermi, o no, nelle scelte che faranno i miei rappresentanti.
È, o no, questo un ulteriore caso in cui il mio diritto di partecipazione democratica sarà calpestato e violentato?


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