Google+ Followers

domenica 15 settembre 2013

Voto segreto e mercimonio di voti

Sono trascorsi soli sette giorni da quando, con altro post, rivendicavo il diritto del popolo sovrano di conoscere come i suoi rappresentanti, al Senato, esprimeranno il loro voto sulla delibera, della Giunta delle elezioni e delle immunità, che, quasi sicuramente, proporrà la decadenza da senatore di Berlusconi.
D’altra parte, dopo che agli elettori, cioè al popolo sovrano, è stato scippato il diritto di scegliere i propri rappresentanti, con il voto di preferenza, il ricorso al voto segreto costituisce un nuovo atto di spregevole bassezza perché si prefigge di nascondere inciuci, accordi perversi e mercimonio di voti.
Il dubbio che possano essere in corso manovre, per condizionare il voto sull’affaire Berlusconi, deve essersi fatta strada in questi giorni anche tra i senatori del M5S che hanno richiesto, al Presidente Grasso, il voto palese.
D’altra parte, non sarebbe la prima volta, nel Parlamento italiano, che il mercimonio di voti cambi l’esito di una votazione.  
Ne ha fatte le spese, ad esempio, il Governo Prodi, come ha rivelato ai Magistrati di Napoli l’ex senatore Sergio De Gregorio, confessando di aver venduto, per tre milioni di euro, il suo voto a Berlusconi per far cadere il governo.
Figurarsi, quindi, se per salvare il loro datore di lavoro i lacchè berlusconiani non si stiano dando da fare per corrompere franchi tiratori che affossino la probabile delibera della Giunta.
È ributtante dover prendere atto che in Parlamento si annidino individui squallidi, disposti a vendere il loro voto, ed individui ancora più spregevoli che usano l’arma della corruzione per raggiungere i loro turpi fini.
Al momento, la proposta del M5S, apparentemente provocatoria, è stata accolta con favore da PD, UdC, SEL e Lega.
Invece, e non ci potevano essere dubbi, la proposta è stata respinta nettamente dal Popolo della Libertà, per bocca di Renato Schifani che si è appigliato al regolamento.
Il PdL, infatti, confida di poter contare sull’aiuto di una quarantina di franchi tiratori per bocciare la proposta di decadenza da senatore di Berlusconi.
Sembra che il mercimonio di voti sia già in corso.
A tessere la ragnatela per la compravendita di voti dovrebbe essere il senatore Denis Verdini che, peraltro, è così disinteressato a seguire i lavori del Senato che, in questi primi mesi di legislatura, ha già raggiunto il record di assenteismo del 94%!  
Forse che sia affaccendato in tutt’altre faccende?
Sembrerebbe proprio di si, se è vero, come si insinua, che abbia già rassicurato Berlusconi sulla disponibilità di un numero sufficiente di franchi tiratori per scongiurare la decadenza.
È chiaro, però, che qualora il Senato ricorresse al voto palese, le manovre corruttive di Verdini farebbero fiasco.
Per questo è importante chiedersi: ma il voto palese, richiesto dal M5S e fatto proprio da Lega, PD, UdC e SEL, sarebbe compatibile con il regolamento del Senato?
Le modalità di votazione del Senato sono disciplinate al Capo XIII, Art. 113 (1) (2) (3) del Regolamento sul quale, in data 6 maggio 1993, è intervenuto il parere vincolante della Giunta per il Regolamento che ha disposto:
“… le deliberazioni sulle proposte della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, in materia di autorizzazioni a procedere in giudizio, siano sottoposte alla disciplina generale relativa ai modi di votazione e, pertanto, debbano essere votate in maniera palese.
E ciò, in quanto le deliberazioni stesse costituiscono espressione di una prerogativa dell’Organo parlamentare nell’ambito del rapporto con altri Organi dello Stato e, dunque, non rappresentano in senso proprio “votazioni riguardanti persone”, ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 113, comma 3 del Regolamento. In applicazione del comma 4 dello stesso articolo 113, il ricorso al voto segreto si rende possibile per le autorizzazioni a procedere concernenti la sottoposizione all’arresto, la perquisizione personale e domiciliare,  o altra privazione o limitazione delle libertà personale, attenendo le deliberazioni stesse ai rapporti di cui agli articoli 13 e seguenti della Costituzione.
La nuova interpretazione entra immediatamente in vigore.”
Per Schifani, e per i sodali del PdL, la decadenza da senatore rientra forse tra una delle circostanze per le quali la Giunta del Regolamento prevede il voto segreto?
Cosa ne pensa il Presidente del Senato, Piero Grasso, che non può ignorare questo parere della Giunta del Regolamento?

Nessun commento: