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lunedì 2 settembre 2013

Per chi suonerà … il gong ?

È iniziato il countdown !
Il 9 settembre si avvicina e crescono apprensione e sbigottimento tra i pidiellini.
Che sarà di loro se Berlusconi, salvo imprevisti dell’ultima ora, sarà invitato a raccattare le sue cose, mettere il tutto in uno scatolone e lasciare Palazzo Madama?
Infatti, anche i reiterati tentativi di ricatto, “se mi fanno decadere il governo va a casa”, sono diventati ormai un’arma spuntata.
A disinnescare i ricatti ci hanno pensato, non tanto le voci sui possibili salti della quaglia di senatori pidiellini, quanto la mossa in contropiede di Napolitano che ha nominato quattro senatori a vita, personalità insigni, lontane dai meschini giochi berlusconiani.
Giocando con il pallottoliere Berlusconi lo ha capito, ed in meno di ventiquattro ore ha sconfessato se stesso, negando di aver mai minacciata la caduta del governo, nonostante video e registrazioni lo inchiodino senza pietà.
Non è certo una novità giacché Berlusconi ci ha abituati ad esibirsi in dichiarazioni che subito dopo rinnega con impudenza e con l’ebete puntello dei suoi lacchè.
Che strano! Non riesco neppure a provare un briciolo di pena per questo vecchio signore che si rifiuta di affrontare, con un minimo di dignità, il viale del suo tramonto politico.
Mi ricorda quei pugili rintronati che, con il viso tumefatto, messi in angolo e malmenati con durezza dai loro avversari, aspettano solo il getto della spugna o il suono del gong per uscire dalla penosa situazione.
Anche per Berlusconi il gong sta per suonare, a meno che Epifani ed il PD non decidano, all’ultimo momento, un suicidio collettivo.
Salvare Berlusconi e Letta, e gettare alle ortiche definitivamente il partito democratico sarebbe, però, una scelta troppo sconsiderata, anche se l’autolesionismo è nel DNA della sinistra italiana.
Ora, ammesso e non concesso che il PD non lanci una ciambella di salvataggio a Berlusconi, c’è da chiedersi che ne sarà del PdL.
Una formazione formalmente politica ma di fatto privata.
Per questo i pidiellini, dopo aver svolto, per venti anni, il solo compito di favorire e tutelare gli interessi personali di Berlusconi, oggi percepiscono che la loro fine è prossima.
Inevitabilmente, con l’avvicinarsi della fine si va diffondendo tra le file pidielline il “si salvi chi può”.
Sulle barricate restano solo gli irrazionali che non accettano la fine della cuccagna.
Brunetta, Santanchè, Biancofiore, Gelmini, Verdini, Gasparri, solo per citarne alcuni, rifiutano il destino inesorabile di tornare ad essere delle nullità, esattamente come erano prima di aggrapparsi senza decenza al carro berlusconiano.
Un carro così privato che gli stessi pidiellini vagheggiano, perfino, che a succedere a Berlusconi sia sua figlia Marina.
La realtà è che, come tutti i despoti, Berlusconi si è circondato di figure da comandare a bacchetta, evitando di prendere a bordo soggetti capaci di pensare.
Così, se la Giunta del Senato dovesse decidere la decadenza da senatore di Berlusconi, a cui fatalmente seguiranno dodici mesi di arresti domiciliari e la ineleggibilità per sei anni, il PdL, rimasto orfano, vivrà una graduale disgregazione, dilaniato dalle lotte intestine, tra falchi e colombe, per la conquista di ciò che resta.
Per questo, quando suonerà il gong, il 9 settembre, in gioco non ci sarà solo il destino parlamentare di Berlusconi ma anche il possibile sconvolgimento dello scenario politico.

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