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sabato 31 agosto 2013

“Patti segreti” e cambiali da pagare

Nelle ultime ore sta aumentando il gregge di caproni pronti a congelare il voto sulla decadenza da senatore di Berlusconi, in attesa che la Consulta si pronunzi sulla costituzionalità del D. Lgs 235/2012, cioè della Legge Severino.
Per questi caproni, dunque, l’approvazione di una legge, con il voto del Parlamento, varrebbe meno di un fico secco, ma meno ancora varrebbe il parere favorevole formulato dalla Giunta Affari Costituzionali.
Una Giunta della quale facevano parte esimi rappresentanti del PdL che, in quella sede, non sollevarono dubbi d’incostituzionalità.
È fin troppo palese, perciò, che il PdL, insistendo nel richiedere il parere della Consulta, voglia solo perdere tempo e rinviare di mesi e mesi la decisione della Giunta delle elezioni e delle immunità.
I sei pareri “pro veritate”, depositati da Berlusconi presso la Giunta del Senato e redatti da famosi costituzionalisti, sembrano formulati più per offrire un appiglio ai pidiellini, nei loro tentativi di differire il voto della Giunta, che non per infirmare di fatto la costituzionalità della legge Severino.
D’altra parte, le cavillose motivazioni riportate nei sei pareri trovano adeguate risposte già nelle motivazioni della sentenza n. 695 del 6 febbraio 2013, emessa dal Consiglio di Stato Sez. V, che ha respinto il ricorso proposto da Marcello Miniscalco contro l’Ufficio Centrale Regionale per l’elezione del Presidente e Giunta regionale della Regione Molise.
Mi domando se, prima di redigere i sei pareri “pro veritate”, i loro estensori si siano presi la briga di consultare l’esegesi che della Legge Severino fa il Consiglio di Stato con la citata sentenza, confermandone, di fatto e diritto, la validità e la legittimità.
Comunque, il 9 settembre si avvicina e, almeno in apparenza, le tensioni tra i partiti sembrerebbero aumentare in un crescendo rossiniano.
Sarà vero oppure si tratta di una delle consuete sceneggiate cui è avvezza la nostra classe politica?
A legittimare questo dubbio sono alcuni comportamenti e dichiarazioni degli ultimi giorni.
Ad esempio, il trionfalismo di Alfano, le manifestazioni di giubilo di tutti i maggiorenti del PdL, l’essersi attribuita la vittoria da parte di Berlusconi, a seguito della cancellazione dell’IMU, non possono essere letti se non come conferma che, ad imporre la propria volontà al governo Letta, sia di fatto il PdL, cioè uno solo dei tre partiti patrocinatori delle larghe intese.
Se poi riflettiamo anche sul ringraziamento personale che Berlusconi si è sentito in dovere di rivolgere ad Enrico Letta “per aver rispettati i patti” (sic!), come non essere sfiorati dal sospetto che tra Letta e Berlusconi ci siano dei “patti segreti”?  
E come non avere il dubbio che Letta abbia pagata, al PdL, la cambiale dell’IMU in cambio del mandato a Palazzo Chigi?
Quante cambiali Letta dovrà pagare ancora a Berlusconi per continuare a fare il Presidente del Consiglio?
La domanda nasce spontanea (come direbbe Antonio Lubrano) dopo aver ascoltato Letta che, mercoledì 28 agosto, in conferenza stampa, con tanta sicumera dichiarava “il governo, da oggi, non ha più scadenza”.
Quale significato attribuire a queste parole?
Forse che i “patti segreti” prevedono che il pagamento della prima cambiale (quella dell’IMU) sarebbe stata la condicio sine qua perché il governo potesse proseguire la sua navigazione in acque tranquille?
Già, ma gli addetti ai lavori e l’opinione pubblica hanno ben presente che, il 9 settembre in Senato, la Giunta delle elezioni e delle immunità si troverà sul tavolo la patata bollente della decadenza di Berlusconi da senatore.
Enrico Letta non ignora, di certo, che tutti i maggiorenti del PdL, a cominciare dal loro leader, siano stati tassativi: se la Giunta votasse la decadenza di Berlusconi il governo cadrebbe.
Come mai, allora, tanta ostentazione di sicurezza sulla durata del governo?
Non vorrei che Letta, pur di conservare la sua poltrona a Palazzo Chigi, stesse per pagare una seconda cambiale, a Berlusconi, inducendo il PD ad acconsentire al rinvio del voto in Giunta, se non, addirittura, a votare contro la decadenza.
Se così fosse resterebbe solo da domandarsi quante altre cambiali, ancora nelle mani del PdL, il Paese dovrà pagare per assicurare ad Enrico Letta la poltrona di Presidente del Consiglio.

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