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martedì 20 agosto 2013

Trinariciuti di ieri e di oggi

Quando ero ragazzo, vale a dire molti e molti decenni fa, negli ambienti democristiani, liberali e post-fascisti, si asseriva che i militanti del fu Partito Comunista Italiano fossero trinariciuti, in quanto rei di aver portati all’ammasso i cervelli, per dare credito a tutto quello che propinavano loro i vertici dell’apparato del partito.
Con l'espressione trinariciuto, coniato da Giovannino Guareschi, si identificava, cioè, l’individuo tanto stolto da abboccare ad ogni corbelleria gli fosse raccontata.  
Da allora, come ho detto, sono trascorsi molti decenni ed i discendenti di quei trinariciuti, confluiti in parte oggi nel Partito Democratico, non solo si sono scrollata di dosso la sindrome di trinariciuti, ma si sono ammalati della sindrome contraria, quella che manifestano con scontri intestini litigando su banalità di ogni genere.
A sinistra, l’accettazione monolitica dei messaggi dogmatici è stata definitivamente sotterrata da un proliferare di correnti e consorterie che si guardano come cani e gatti.
E' stato fatto un bel salto mortale triplo per arrivare a trasformare i trinariciuti di allora nei democratici di oggi, inclini al confronto, anche se esasperato, con militanti dello stesso partito.
Siccome, però, nel nostro Paese la normalità non è mai di casa, è successo che, mentre gli ex comunisti si democratizzavano, a destra, parlamentari, dirigenti e militanti manifestassero sintomi evidenti della sindrome da trinariciuti.
Con il consenso tacito e l’adesione tetragona ad ogni baggianata, narrata od imposta loro dal signore di Arcore, individui, dalla apparenza rispettabili e raziocinanti, si sono trasformati in burattini sciocchi ed irrazionali.
Ridottisi a trinariciuti ottusi, proprio come quelli di cui parlava Guareschi, hanno portato all’ammasso, insieme ai cervelli, anche la loro dignità.
A conferma di questo stato di fatto si potrebbero citare centinaia di situazioni in cui l’irrazionale ha prevalso sul razionale e l’infamia ha sconfitta la dignità.
Circostanze e condizioni così assurde e illogiche da indurre perfino a mettere in dubbio la buonafede di questi individui.
Ad esempio, è mai possibile che tra le centinaia di parlamentari che, tempo fa, hanno votato convinti che Ruby fosse nipote di Mubarak, non ce ne fosse uno, anche solo uno che, per un sussulto di dignità, sia stato sfiorato dal dubbio che si trattasse di una bufala colossale?
Invece no! Tutti i parlamentari pidiellini hanno dimostrato di credere ciecamente al burattinaio, rendendosi ridicoli agli occhi del mondo.
Tra le altre panzane, a cui i trinariciuti pidiellini, danno credito c’è la messinscena dell'accanimento giudiziario, del quale sarebbe vittima Berlusconi da quando, nel 1994, è sceso in campo.
Eppure, sarebbe sufficiente sfogliare le cronache giudiziarie del 1990 (quattro anni prima della discesa in campo), per rendersi conto, ad esempio, che il loro leader è stato giudicato colpevole, dalla Corte di Appello di Venezia, di falsa testimonianza sotto giuramento e che solo grazie all’amnistia si salvò.
Così come basterebbe leggere altre cronache giudiziarie per convincersi che molti reati, di cui è stato accusato, Berlusconi li abbia commessi ben prima di entrare in politica.
Qualche malizioso insinua perfino che la discesa in campo sia stato solo un modo per sfuggire alle sue pendenze giudiziarie.
D’altra parte, come non essere sfiorati neppure da un piccolissimo sospetto quando le cronache giudiziarie riportano che dal processo per corruzione in atti giudiziari, (reato commesso nel 1991!) Previti sia uscito con una condanna definitiva a 6 anni di reclusione, mentre il coimputato Berlusconi se la sia cavata solo grazie alla prescrizione, pur avendo la Corte riconosciuta la sua “piena consapevolezza che la sentenza era stata oggetto di mercimonio” ?
Ciò nonostante, oggi i trinariciuti pidiellini tornano alla carica, pretendendo che gli italiani ignorino che una sentenza definitiva, come quella che ha condannato Berlusconi per frode fiscale, vada rispettata ed eseguita, oppure che sorvolino sul fatto che i senatori potrebbero trasgredire ad una legge dello Stato solo per consentire al pregiudicato Berlusconi di continuare, in Parlamento, a brigare pro domo sua !
Almeno i vecchi comunisti trinariciuti, ottusi ma in buonafede, non pretendevano di stravolgere le leggi dello Stato, nell’interesse di un pregiudicato.
Già ma quelli erano altri tempi e gli italiani di allora erano tanto avveduti da non aver mandato mai al governo il PCI, mentre, invece, oggi …

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