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lunedì 26 agosto 2013

L’Italia è ancora una democrazia rappresentativa?

L’allenatore rossonero, Massimiliano Allegri, non aveva ancora finito di pronunciare la frase “per Berlusconi è un momento difficile e speriamo di renderlo felice con i risultati”, che il Milan tornava da Verona con le pive nel sacco, sconfitto per 2 a 1 dalla neopromossa squadra scaligera.
Non è difficile immaginare che il risultato calcistico non abbia reso felice Berlusconi, già angosciato per aver trascorso il pomeriggio insieme a falchi e colombe del PdL, nel tentativo di elucubrare possibili uscite dalle rogne in cui è finito dopo che la Corte di Cassazione gli ha affibbiato il marchio di pregiudicato.
Come tifoso di calcio, anche se non del Milan, posso comprendere il suo sconforto che, però, non sarà mai comparabile a quello che ho provato io leggendo i comunicati scritti, nelle stesse ore, da Angelino Alfano e Mario Monti.
A dire il vero non è da ieri che nutro dubbi sul significato che ha, in Italia, la democrazia parlamentare e sulla sua corrispondenza al dettato della Carta Costituzionale, però prendere atto, grazie alle parole di questi due protagonisti, che i miei dubbi erano motivati è stato sconcertante.
Ad esempio, uscendo dal consiglio di guerra, tenutosi sabato pomeriggio ad Arcore, Angelino Alfano ha scritto un comunicato, asserendo tra l’altro: “la decadenza di Berlusconi dalla carica di senatore è inaccettabile costituzionalmente”.
Inaccettabile costituzionalmente?
Ma se la possibile decadenza di un parlamentare, per sopraggiunte cause d’ineleggibilità e d’incompatibilità, qualsiasi sia il suo nome ed il partito di appartenenza, lo prevede proprio l’art. 66 della Costituzione.
Su quale Carta Costituzionale ha studiato Alfano?
Forse su quella della Repubblica delle Banane che Berlusconi  immagina per l’Italia fin dal 1994?
Nello stesso comunicato, però, Alfano scrive anche altre parole inquietanti: “occorre garantire il diritto alla piena rappresentanza politica e istituzionale dei milioni di elettori che hanno scelto Silvio Berlusconi”.
Fino a poche ore prima ero convinto di vivere in un Paese retto da una democrazia rappresentativa, cioè da un sistema democratico parlamentare nel quale gli elettori eleggessero a rappresentarli centinaia di parlamentari.
Ora, se ho ben compreso, Alfano sostiene, invece, che per milioni di elettori la “piena rappresentanza politica e istituzionale” si identificherebbe solo in Silvio Berlusconi.
Perfetto! Ma allora perché mai si costringono i contribuenti italiani a mantenere sontuosamente 97 deputati e 91 senatori del PdL se, come afferma Alfano, sette milioni di elettori riconoscono come loro rappresentante esclusivamente Silvio Berlusconi?
Per carità, sarei disposto a condividere l’idea di Alfano se solo fosse possibile mandare a casa tutti i 188 pidiellini, anche perché a trarne beneficio sarebbero sicuramente le casse dello Stato.
Non avevo ancora digerito del tutto il comunicato di Alfano che, sotto gli occhi, mi è capitata una nota, dal titolo “Scelta Civica e il caso Berlusconi”, pubblicata da Mario Monti sul sito di Scelta Civica.
Pur avendola scorsa in fretta non ho potuto fare a meno di soffermarmi su due passaggi.
Il primo: “La posizione di Scelta Civica verrà formulata a tempo debito, su proposta del Presidente”.
Inaudito! Ancora una volta la mia fede nella Costituzione è andata in crisi.
Mi sembrava, infatti, di aver letto e studiato un certo art. 67 che, se ben ricordo, recitava: “Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincoli di mandato”.
Mi domando: è possibile conciliare il principio “senza vincoli di mandato” con l’idea che, in una formazione politica, “la posizione” sia indicata dal suo Presidente?
Però è stata soprattutto un’altra frase che mi ha lasciato interdetto per il suo ermetismo, ben più impenetrabile del tanto deprecato politichese.
Monti, tra i principi che dovrebbero ispirare la posizione di Scelta Civica indica: “l’opportunità di salvaguardare, favorendone una positiva evoluzione, la più aperta articolazione del sistema politico italiano resa possibile, a partire dal 1994, dall’impegno politico di Silvio Berlusconi”.
Cavolo … ma cosa avrà voluto mai dire Monti?
Mi arrendo! Lancio un SOS, sperando che qualcuno intervenga in mio soccorso e mi aiuti a decrittare il sibillino pensiero del Professor Monti.

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