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domenica 17 novembre 2013

Il “Division’s day” del panorama partitico

Allo Stadio di San Siro, durante i preliminari della partita di calcio Italia-Germania, il consueto drappello d’inutili idioti ha pensato bene di fischiare l’inno tedesco.
Sono certo, ad ogni buon conto, che la giornata di venerdì 15 novembre 2013 non sarà ricordata per questa ennesima manifestazione d’imbecillità collettiva.
Ho idea, piuttosto, che la giornata sarà rievocata come il “division’s day” dello scenario partitico italiano.
Per una coincidenza, che oserei definire non casuale, nelle stesse ore hanno vissuta la loro scissione due delle tre formazioni politiche che sostengono il governo delle “larghe intese”.
Poche ore prima del Consiglio Nazionale del “Popolo della Libertà”, convocato per decidere la riesumazione di Forza Italia, Angelino Alfano, ed una cinquantina di parlamentari pidiellini, hanno formalizzata la loro decisione di non traslocare in Forza Italia.
Formeranno autonomi gruppi parlamentari sotto il nome di “Nuovo Centrodestra”, sempre che il finiano Italo Bocchino, titolare del marchio “Nuovo Centrodestra”, registrato già nel maggio 2011, ne conceda loro l’utilizzo.
Il Consiglio Nazionale del “Popolo della Libertà”, come previsto, ha approvato il passaggio a Forza Italia non prima, però, di aver dovuto assistere alla sceneggiata del solito malore ad effetto di Berlusconi, assistito sul palco dal suo medico di fiducia, Zangrillo, e da Renato Brunetta che gli teneva amorevolmente la mano.
Aldilà dell’aspra conflittualità tra colombe e falchi, o governativi e lealisti che dir si voglia, la vera causa della rottura va ricercata nella diversa scelta di assicurare la governabilità del Paese, invece di consentire che la decadenza da senatore del pregiudicato Berlusconi spingesse nel caos il Paese.
Nelle stesse ore in cui si attuava lo strappo nel PdL, i rappresentanti di Scelta Civica erano riuniti in Assemblea per decidere sul futuro del movimento e dell’alleanza con l’UdC.
All’Assemblea, Scelta Civica è arrivata martoriata dai contrasti, sempre più evidenti, tra i “montiani”, intenzionati a portare avanti il progetto riformista ispiratore del movimento, ed i “popolari”, sostenitori, invece, del ritorno alle logiche vecchie di una politica ottusa, priva di una visione progettuale sul futuro del Paese.
Abbandonando con ostentazione l’Assemblea, i “popolari” hanno sancita, di fatto, la scissione.
La contestualità, però, di questi accadimenti stimola qualche riflessione, ma soprattutto giustifica qualche sospetto.
Ad esempio, è quantomeno peculiare che tra i più attivi promotori, di entrambe le scissioni, campeggiassero personaggi di “comunione e liberazione”, la consorteria bianca degli affari.
Così come desta curiosità che, tra le file degli scissionisti, ci siano molti ex democristiani, probabilmente ancora nostalgici della balena bianca.
Come non riflettere, anche, sulle assidue frequentazioni che alcuni dissidenti hanno avuto, nelle ultime settimane, con gli esponenti di UdC, Casini e Cesa ?
Proprio Casini e Cesa, eletti in Parlamento solo grazie alla benevolenza, a dir poco incauta, di Mario Monti dal quale, però, hanno prese le distanze, con animosità, non appena assicuratesi le poltrone parlamentari.
Vuoi vedere che dietro la manfrina di queste scissioni c’è la regia di un noto veterano marpione della politica ?

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