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sabato 5 aprile 2014

La fregola isterica di Matteo Renzi

C’è un antico adagio popolare sul quale dovrebbe riflettere Matteo Renzi: “la gatta frettolosa fa i gattini ciechi”.
Posseduto, infatti, da una fregola isterica più che riformista, il nostro Presidente del Consiglio sembra interessato piuttosto a conquistare un primato cronometrico che non a rimuovere seriamente le afflizioni del sistema politico ed istituzionale.
Lo si era già intuito quando, nel presentare il suo improbabile crono programma, si illudeva di poter realizzare una riforma al mese, sottovalutando la complessità dei problemi da affrontare.
Lo si è compreso, poi molto bene, quando ha scommesso su proposte riformiste qualificabili, con eufemismo, tra il nefasto ed il ridicolo.
È fin troppo chiaro che si comporti, in modo così superficiale ed avventuroso, perché vorrebbe vincere, tra sette settimane, le elezioni europee, ma commetterebbe un errore fatale se pensasse di scopiazzare il suo sodale Berlusconi nel turlupinare gli italiani.
Rischierebbe di pagarla molto cara.
Ha fatto approvare in prima lettura, dalla Camera, una oscena legge elettorale, ricattando i suoi stessi compagni del PD e negando ai parlamentari un confronto democratico per apportare possibili miglioramenti e modifiche.
Tutto ciò perché doveva onorare la cambiale che aveva firmata, al Nazareno, al vero estensore di quella scandalosa legge, Berlusconi.
Sempre con l’arma del ripetuto ricatto, “o si fa così o andiamo tutti a casa”, ha ottenuta l’approvazione, dalla Camera, del DL Delrio che non abolisce le Province, come Renzi continua a strombazzare in ogni occasione, ma semplicemente le congela.
Infatti, continueranno ad essere di competenza delle Province la pianificazione del territorio, dei trasporti, dell’ambiente, della rete scolastica, oltre alla gestione della edilizia scolastica ed al controllo dei fenomeni di discriminazione in ambito occupazionale e promozionale.
L’unica novità è che il Presidente della provincia ed il consiglio provinciale, in futuro, non saranno più eletti dai cittadini ma dai sindaci e dai consiglieri comunali dei comuni della Provincia.
Quindi Matteo Renzi racconta una panzana quando favoleggia che sono state eliminate le Province.
Si intuisce, però, che Renzi ricorrerà ancora all’arma del solito ricatto anche per la riforma del Senato.
Una riforma cervellotica e senza capo né coda.
I sondaggisti rilevano che la cancellazione del bicameralismo perfetto sia auspicata dall’80% dei cittadini italiani, ma sarebbe una follia farsi forte di questo dato per inventare un nuovo ed assurdo Senato.
Un Senato, cioè, quello che vorrebbe Renzi, del quale dovrebbero entrare a far parte a titolo gratuito, vale a dire senza indennità aggiuntive, 127 amministratori locali, regionali e comunali, e 21 senatori eletti dal Capo dello Stato per “altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario”.
Mi domando, ma se gli amministratori locali svolgessero con serietà ed a tempo pieno il mandato affidato loro dai cittadini, come potrebbero trovare anche il tempo per partecipare alle sedute di questo improbabile “Senato delle Autonomie” ?
Non solo, ma Matteo Renzi si è reso conto che più che di un “Senato delle Autonomie” si dovrebbe parlare di un “Porto di mare senatoriale”, nel quale approderebbero e dal quale salperebbero amministratori costretti ad avvicendarsi, a livello locale, per alternanze delle giunte, rimpasti, inchieste giudiziarie, processi ?
Stai a vedere che è proprio vero che “la gatta frettolosa fa i gattini ciechi” !

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